sabato 13 giugno 2015

Selvaggia Lucarelli su Samantha Cristoforetti: un'occasione persa per tacere.

Sul suo profilo Facebook Selvaggia Lucarelli, nota "opinionista, conduttrice televisiva, blogger, conduttrice radiofonica e scrittrice italiana" (cito da Wikipedia) ha esternato il suo fastidio sulle celebrazioni per il ritorno sulla Terra di Samantha Cristoforetti, l'astronatura italiana, prima donna del Belpaese nello spazio, spiegando poi che si lamentava "della pallosa retorica della stampa e non di lei o dei suoi meriti" (cit.). Lo ha fatto così: 
"Abbiamo capito che la Cristoforetti è tornata a casa e mi spiace per lei che ora si ritrovi appiccicato addosso il nomignolo AstroSamanta come una cartomante barese, ma davvero, basta. Non se ne può più. C'è tanta gente che lavora mesi su una petroliera o in cantieri sperduti nel mondo o a tirar su le case in Nepal e quando torna a casa si festeggia senza tutta 'sta melassa spaccacoglioni."
A parte le 19515 persone che hanno messo mi piace, per lo meno al momento in cui scrivo,  in molti (ma certamente meno di 19515) hanno protestato. A parte i toni disgustosamente maleducati e arroganti di alcuni, e fastidiosamente (almeno per me) retorici di altri, vorrei spiegare a Selvaggia Lucarelli perché anche io ho ritenuto fuori luogo il suo intervento.

Intanto sono certo che se la Lucarelli fermasse 100 persone a caso per strada e chiedesse loro chi è Samantha Cristoforetti, quelle che sarebbero in grado di dare una risposta corretta sarebbero una netta minoranza. Sicuramente meno di quanti invece saprebbero rispondere con dovizia diparticolari alla domanda su chi è il numero 10 della Juventus o l'ultimo vincitore di Amici. Certo, Samantha Cristoforetti verrà invitata qua e là in qualche programma tv, Fabio Fazio le stenderà fra mille sleccate il tappeto rosso che stende a chiunque, da Toto Cutugno a Spielberg, ma onestamente non vedo in giro tutte queste "spaccacoglioni". Non vedo tutto questo trasporto emotivo. Sicuramente molto meno di quello per i vincitori del Grande Fratello quando escono dalla casa, o quando prendono 3000 euro a botta per firmare 10 minuti di autografi in discoteca.

Perché è proprio questo il punto che la Lucarelli non ha compreso. In Italia l'interesse per tutto ciò che è cultura è tipicamente vicino allo zero. Ancor più se si tratta di argomenti in qualche modo legati alla scienza, che è ancora vista da tanti come una pratica da stregoni di cui fidarsi il giusto. E il post di Selvaggia Lucarelli aggiunge un mattoncino al disinteresse nazionale per tutto questo. Non solo, la Lucarelli mostra fastidio, insofferenza, sostanzialmente invitando ad appiattire le menti. E' l'invito subliminale a puntare verso il basso invece che verso l'alto, a evitare di interessarsi a qualunque cosa che richieda l'utilizzo di più di 10 neuroni per essere compreso.

Certo, Selvaggia Lucarelli non voleva dire questo. Sono certo che non era questo il suo pensiero. La reputo sufficientemente intelligente da esserne certo. Ma in pratica si è comportata come se lo pensasse. In pratica ha implicitamente suggerito a tutti quelli che la leggono, o per lo meno a 19515 di loro, che si sta bene anche fottendosene di donne che invece di ambire a sposarsi uno ricco decidono di farsi un mazzo così per inseguire un sogno. Si sta bene fottendosene di ambire a un lavoro che ti permetta di emergere dalla media. La Lucarelli ci dice, senza volerlo, che di avere questo tipo di sogni non vale nemmeno la pena.

Ma la cosa che mi sorprende e che secondo me la Lucarelli non ha affatto compreso è che con questa uscita lei ha fatto un pessimo servizio soprattutto a se stessa. Sì perché la Lucarelli è una persona intelligente, e le cose che scrive spesso fanno pensare. Richiedono di pensare, quantomeno per farsi la propria opinione. Con la sua uscita sulla Cristoforetti invece, la Lucarelli senza rendersene conto ha detto a tutti che è molto più comodo assumere una posizione nazional-popolare di quelle passive verso il mondo. Chi se ne fotte! Non vale la pena entusiasmarsi per qualcosa. E' mentalmente troppo faticoso! Basta stare a guardare, che già basta e avanza, e cambiare subito canale se stanca.

venerdì 12 giugno 2015

Che cos'è e cosa non è la Teoria della Relatività.



Vero e falso in quello che dicono i media sulla Teoria della Relatività



Quest'anno ricorrono 100 anni dalla formulazione della Teoria della Relatività Generale di Einstein, e 110 anni dall'articolo originario della Teoria della Relatività Ristretta.  La ricorrenza diventa il pretesto per parlare sui media di Relatività, a volte in modo corretto e a volte, come spesso accade, a sproposito. Per cui ecco, per un non addetto ai lavori, una lista sintetica di cosa è e cosa non è la Teoria della Relatività, per districarsi nel rutilante mondo della scienza divulgata.

La Teoria della Relatività non è un'unica teoria. Esiste una Relatività Ristretta e una Relatività Generale. La prima riguarda i corpi soggetti a moto rettilineo e uniforme (i cosiddetti "sistemi inerziali") mentre la seconda riguarda qualunque tipo di moto. Tuttavia la Relatività Generale è sostanzialmente una nuova teoria della gravitazione che ingloba la teoria classica di Newton come caso speciale di situazioni "tranquille", come quasi ovunque accade nel nostro sistema solare.  Vero è che, in linea di principio, si può considerare la Relatività Ristretta un caso particolare della Relatività Generale, anche se nessuna persona sana di mente partirebbe dalle equazioni della Relatività Generale per descrivere il moto di una particella in un acceleratore.

La Teoria della Relatività non è soltanto una teoria. Alcuni credono che il termine "teoria" renda la Relatività soltanto un'ipotesi, una possibilità, un'ardita estrapolazione mentale tutt'altro che verificata dagli esperimenti. E invece 100 e passa anni di scienza hanno rivoltato la Relatività come un calzino, in particolare la Relatività Ristretta, tanto che essa è ormai un tutt'uno con gran parte dei fenomeni della fisica, dalla corrente elettrica all'antimateria. Non esiste esperimento di alcun tipo che abbia evidenziato discrepanze dalle previsioni della Relatività Ristretta. Non solo gli acceleratori di particelle e il GPS, tanto per fare alcuni esempi, non potrebbero funzionare se la Relatività fosse sbagliata, ma nemmeno una semplice lampadina. Dire a un fisico, oggi, che la Relatività possa essere banalmente sbagliata, come qualcuno ogni tanto scrive, è come insinuare a un elettricista che la corrente elettrica non esista. Anche la Relatività Generale ha ricevuto conferme sperimentali strabilianti, sebbene il suo naturale campo di applicazione sia nei fenomeni astrofisici estremi, come ad esempio le pulsar e i buchi neri, cosa che rende per forza di cose più complessa la sua verifica sperimentale.  Nonostante tutto questo esistono alcuni la cui missione primaria nella vita sembra essere quella di dimostrare che la Relatività è sbagliata (vedi ad esempio qui). Ognuno ha le sue fisse...

Lo spostamento del periastro di una pulsar: i dati sperimentali
sovrapposti alla previsione della teoria della relatività generale.

La teoria della relatività non è un aspetto marginale della fisica. Si potrebbe credere che la Relatività sia una teoria marginale nell'ambito di ciò che si utilizza normalmente in fisica. Astrusa e geniale quanto vi pare, ma sostanzialmente di poca utilità pratica. In fin dei conti andare a velocità prossime a quelle della luce o vivere nei paraggi di un buco nero sono attività talmente estreme e fuori della normalità che, si potrebbe pensare, rendano la Relatività uno passatempo per fisici che hanno perso il contatto con la realtà. E invece la Relatività Ristretta è un tutt'uno con le leggi fondamentali della fisica, a partire dall'elettromagnetismo classico (la Relatività Ristretta è l'elettromagnetismo classico), con la fisica nucleare e con tutti i processi microscopici, mentre la Relatività Generale è lo strumento indispensabile per descrivere l'universo su grande scala.

La Teoria della Relatività non è una teoria filosofica. Nonostante a certi filosofi della domenica affascini la cosa, la Relatività è una teoria estremamente attaccata ai reali fenomeni fisici e non ha nessuna velleità di effettuare voli pindarici su questioni che non sono strettamente attinenti ai fenomeni sperimentabili tramite il metodo scientifico. Il primo articolo scritto da Einstein sull'argomento non si intitolava "Sulle questioni dello spazio e del tempo", né apriva la porta a disquisizioni scientificamente mal definite, ma aveva il titolo molto concreto di "Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento". Niente che lasciasse spazio a divagazioni di tipo metafisico, quindi.

La Teoria della Relatività Ristretta è facile da capire. Contrariamente a come spesso ci viene presentata, cioè il prodotto di un genio che pochi al mondo sono capaci di comprendere, la Relatività Ristretta è concettualmente e matematicamente sorprendentemente semplice, e comprensibile nei dettagli anche a uno studente con le conoscenze matematiche dell'ultimo anno di liceo.

La Teoria della Relatività Generale è invece una teoria difficile. E questo per la matematica che utilizza, che è il calcolo tensoriale, ovvero una cosa tutt'altro che banale. Lo stesso Einstein spese molti anni nell'incapacità di formalizzare quello che aveva intuito concettualmente, proprio perché non conosceva gli strumenti matematici adeguati. Strumenti della cui esistenza imparò quasi casualmente, e il cui apprendimento lo costrinse, sue testuali parole, a uno sforzo enorme. E se ha fatto fatica lui...

La Teoria della Relatività Ristretta era già nell'aria prima di Einstein. C'erano già tutti gli ingredienti pronti, e tutte le osservazioni sperimentali sull'invarianza della velocità della luce indipendentemente dal moto dell'osservatore. E le trasformazioni di Lorentz, che sono alla base della relatività ristretta, esistevano già (non a caso si chiamano di Lorentz, e non "di Einstein"). Solo che nessuno aveva ancora capito il significato fisico di quello che si era scoperto. Einstein ebbe il merito di collegare tutto assieme e di intuire le implicazioni fisiche di ciò che si era appreso dalle osservazioni sperimentali. Probabilmente, quindi, la Relatività Ristretta sarebbe stata scoperta a breve anche senza Einstein.

La Teoria della Relatività Generale era tutt'altro che nell'aria prima di Einstein. Al contrario della Relatività Ristretta, la Relatività Generale rappresentò qualcosa di realmente innovativo e imprevisto nel panorama della fisica dell'epoca. L'interpretazione da parte di Einstein del campo gravitazionale come una distorsione dello spazio-tempo è radicalmente nuova, e probabilmente senza Einstein avrebbe dovuto attendere parecchio prima di venire alla luce.

E infine, last but not least, la Teoria della Relatività non dice che "tutto è relativo!" Anzi, la frase è del tutto priva di senso, perché la Relatività rappresenta le conseguenze del fatto che le leggi fisiche restano le stesse, non cambiano, indipendentemente dal sistema di riferimento da cui le si osservano. Sulla terra, su Plutone, su un aereo supersonico o sulla schiena di un bradipo le leggi della natura sono sempre uguali, e sempre scrivibili con le stesse formule. Quindi, eventualmente, dovremmo dire che la Relatività afferma che "Niente è relativo"!



venerdì 5 giugno 2015

La scienza inesatta e le scale

Ma veramente la fisica è una "scienza esatta"?


Spesso si sente dire che la fisica è una "scienza esatta". Non so bene che cosa si intenda veramente, e secondo me non lo sa nemmeno chi lo afferma. E' probabilmente una cosa che si ripete per sentito dire, forse perché un libro di fisica in genere è pieno di formule matematiche, e le formule matematiche possono indurre a credere che tutti quei calcoli diano per forza di cose risultati "esatti". O magari lo si dice per distinguere la fisica dalle scienze naturali, dove ci sono forse meno formule (ma non così poche come si potrebbe pensare!) equiparando quindi erroneamente la difficoltà legata alla complessità dei sistemi trattati (gli esseri viventi) con l'incapacità intrinseca di dare risposte "esatte" rispetto alla fisica.

In ogni caso la fisica è tutt'altro che una scienza esatta. Nessuna scienza è "esatta", e anzi la scienza stessa è ben lungi dall'essere esatta. Ma poi, chiediamocelo, cosa vuol dire "esatta"?

La fisica sa dare previsioni realmente "esatte" dei fenomeni naturali? Vediamo se è vero. Prendiamo il moto di una palla da biliardo: la fisica sa calcolarne la traiettoria. Una predizione "esatta", quindi. Ma nella realtà? Sarà "esatta" quella predizione? Assolutamente no, perché esiste l'attrito del panno e quello dell'aria, che rallentano la palla, e il cui effetto "esatto" dipende dalla temperatura dell'aria o del panno, dalla densità, dall'umidità, e da eventuali turbolenze presenti nell'aria, nonché dalle minuscole asperità della palla e da quelle molto più macroscopiche del panno, dalla massa della palla e dalle piccole disuniformità nella sua densità all'interno, tutte quantità impossibili da conoscere con precisione e che remano decisamente contro le nostre ambizioni di dare una previsione "esatta" del fenomeno. E se vogliamo aggiungere altre complicazioni, le piccole variazioni della densità locale attorno al luogo in cui ci troviamo, o la presenza/assenza di masse nelle vicinanze (un lago, una grotta) possono influenzare il moto della palla in modo impercettibile ma sufficiente da non rendere "esatta" la nostra previsione.


Al limite possiamo dire che la fisica permette una previsione "esatta" in una situazione ideale, in cui non esiste attrito, la forza di gravità è costante e diretta verso il basso, e i bordi del biliardo sono perfetti. Una situazione che ovviamente nella realtà non esiste.  Ma anche in questo caso particolare la previsione fornita dalle formule della dinamica "quanto è esatta"? Al centimetro? O al millimetro? O al micron? Se fossimo interessati a altissime precisioni dovremmo tener conto anche degli effetti relativistici, e perfino dei fenomeni quantistici. Insomma, avete capito che tutto dipende da quello che intendiamo per "esatto".

Però non dobbiamo nemmeno demoralizzarci troppo. Non è che adesso dobbiamo buttare via la fisica, convincendoci che alla fine crediamo di sapere ma non sappiamo un bel niente! Non facciamo come certi filosofi della domenica, tipo Benedetto Croce (vedi nota a piè pagina), che sosteneva che la conoscenza scientifica, essendo imperfetta e effimera, non è quindi degna di essere presa in considerazione. Perché le previsioni della fisica e della scienza in generale nella pratica funzionano, e se saliamo su un aereo e tutto sommato ci fidiamo è perché quelle previsioni, sebbene intrinsecamente imprecise, assolvono al loro scopo alla grande, che è, nel caso in questione, quello di far volare l'aereo. Non ci interessa che siano precise da tener conto di tutti i fenomeni fisici che possono avvenire attorno e dentro un aereo in volo: ci interessa semplicemente che siano sufficientemente precise da farlo assolvere al suo scopo.

Questo preambolo per introdurre un aspetto fondamentale della fisica, e della scienza in generale: quasi sempre, nello studiare un problema, non serve darne una descrizione totalmente completa e esauriente, ma è invece sufficiente fornire una risposta "efficace". Per tornare all'esempio del moto della palla di biliardo, non ci interessa di tenere conto degli effetti quantistici o relativistici, che pure esistono, se il nostro scopo è calcolare la traiettoria in modo sufficientemente esatto da mandare la boccia contro il boccino per farlo finire in buca. Se un giorno invece dovessimo andare a giocare a biliardo dalle parti di un buco nero o di una stella di neutroni, allora serviranno i calcoli che tengano conto della relatività generale di Einstein. Ma se siamo al bar, ci basta Newton.

La teoria che usiamo per descrivere i fenomeni fisici varia a seconda della "scala". Se ci occupiamo di ammassi di galassie, in generale non ci interessa di conoscere la composizione e la dinamica delle stelle che le compongono. E se studiamo le stelle non ci interessa sapere la posizione e il moto di tutti gli atomi che le compongono. E se studiamo la chimica, e quindi il comportamento di atomi e molecole, non ci interessa, in generale, sapere come sono fatti i nuclei atomici al loro interno. La scala delle galassie è completamente disaccoppiata dalla scala delle stelle, e quella delle stelle da quella degli atomi, e quella degli atomi da quella dei nuclei e delle loro sottostrutture. Per ognuna di queste "scale" esistono "teorie efficaci", utili per descrivere il mondo a quella scala, e che tipicamente inglobano le teorie alle scale inferiori, come tante scatole cinesi.

I precisini a questo punto si scateneranno a cercare i controesempi, ma ho sottolineato che questo discorso è valido "in generale"! La fisica, ma oserei dire la scienza, è anche questo: sintesi. E' saper individuare il concetto valido in generale da quello che è valido solo in casi particolari, e capire che senza avere compreso l'importanza dei fenomeni validi in generale a quest'ora saremmo ancora ai tempi delle caverne.

Quindi, per riprendere l'esempio del biliardo, nessun giocatore sano di mente, per quanto esperto di Relatività e di Meccanica Quantistica, si metterà a usare le previsioni di queste due teorie se sta giocando con gli amici al bar. Questo perché la "scala" a cui sta lavorando non ha bisogno di preoccuparsi di ciò che avviene a scale completamente diverse. La fisica che si usa alla scala "del biliardo" è sufficientemente precisa da poter ignorare le complicazioni rilevanti alle scale di campi gravitazionali fortissimi e fortemente variabili, delle velocità prossime a quelle della luce o delle dimensioni simili a quelle dell'atomo.

Nel campo della fisica atomica e subatomica le scale di riferimento sono relative alle energie in gioco nei fenomeni che si studiano, e che sostanzialmente corrispondono alle dimensioni spaziali che sono coinvolte in quei fenomeni: più alta è l'energia in gioco, infatti, e più piccola è la distanza che si sta considerando (ecco perché per studiare le particelle si usano gli acceleratori!). Per gli atomi si parla di scala di energia dell'elettronvolt, per i nuclei del milione di elettronvolt, per le particelle subatomiche del miliardo di elettronvolt o più.

Al momento nel campo della fisica delle particelle elementari la teoria di riferimento, quella capace di descrivere (e quindi prevedere con sufficiente precisione) la fenomenologia di (quasi) tutti i fenomeni osservati negli acceleratori e negli urti fra particelle, si chiama Modello Standard. Il Modello Standard funziona benissimo fino alle energie a cui è stato finora testato (ad esempio all'acceleratore LHC del CERN), che sono quelle dell'ordine del TeV, mille miliardi di elettronvolt. 

Domanda: il Modello Standard è una teoria fondamentale o è una teoria efficace? Vale in linea di principio per qualunque scala di energia (anche se per studiare le palle di biliardo solo un malato di mente lo utilizzerebbe) o risulta un'approssimazione valida alle energie a cui si fanno gli esperimenti odierni, ma che risulterebbe inutilizzabile a energie maggiori? E quanto maggiori? Dove sta la nuova eventuale "scala" di energia alla quale il Modello Standard non funzionerebbe più bene?

Nel Modello Standard non è inclusa la forza di gravità. I fisici, per ora, non lo sanno fare, anche se ci provano da un bel po'. Sappiamo, o per lo meno supponiamo, che la scala a cui la forza di gravità diventerebbe di grande rilevanza nel mondo subnucleare è a energie enormemente più alte di quelle attualmente studiabili: 10 alla 19 GeV, cioè 10000000000000000 volte maggiore, zero più zero meno,  di quella studiata oggi a LHC.  Questa scala di energia si chiama Scala di Planck. Alle energie della scala di Planck le "distanze" in gioco sono così piccole da dover considerare contemporaneamente sia gli effetti quantistici (cosa che viene fatta anche alle scale di energia studiate agli acceleratori) che quelli gravitazionali. In tutti gli esperimenti finora effettuati nel campo della fisica delle particelle, invece, la forza di gravità fra le particelle si può tranquillamente ignorare. Tanto per dare un numero, la forza di gravità fra l'elettrone e il nucleo in un atomo di idrogeno è 10 alla 39 (1 seguito da 39 zeri) volte inferiore alla loro mutua attrazione elettrica. Dedicato ai vari scienziati pazzi (ci sono) che affermano che l'atomo è in realtà tenuto assieme dalla forza di gravità! Però alla scala di Planck, cioè se elettrone e protone fossero vicini 10 alla -35 metri, invece che "soltanto" 10 alla -10 metri, che sono le dimensioni di un atomo, la forza di gravità fra di essi non potrebbe essere ignorata, ma anzi sarebbe determinante.

Quindi sicuramente alla scala di Planck si instaurerebbero fenomeni che noi al momento non conosciamo affatto nemmeno dal punto di vista teorico. Nuove particelle, nuova idea di spazio-tempo, nuovo tutto, chissà. Di sicuro, se mai disponessimo di un acceleratore di particelle che producesse urti a quelle energie, (e quindi capace di sondare dimensioni spaziali di 10 alla -35 metri) le nostre conoscenze di fisica attuali sarebbero completamente inservibili per studiarle.

Però per fortuna per studiare le particelle alle energie di LHC, di questi fenomeni che non conosciamo e che sarebbero rilevanti alla scala di Planck non dobbiamo preoccuparcene, perché alla scala di LHC sono irrilevanti.

E quindi possiamo trattare il Modello Standard come una teoria efficace. Non sarà una teoria fondamentale, non sarà LA teoria, ma per quello che ci serve adesso funziona alla grande. Questo perché la natura ci fa il regalo di "schermarci" dagli effetti di ciò che avverrebbe a scale di energia molto più elevata. Non ci serve conoscere quel tipo di fisica per descrivere quello che avviene in questo mondo, insomma.

Questo è un grosso favore che ci fa la natura, perché altrimenti sarebbe un bel casino, e per giocare a biliardo in modo decente occorrerebbe conoscere la fisica alla scala di Planck. Sicuramente questa piccola difficoltà avrebbe influito diminuendo in modo drastico il tasso di fughino a scuola.

E se esistessero altri fenomeni fisici non noti a scale di energia intermedie fra quella attualmente studiata agli acceleratori e la scala di Planck? Beh, noi sappiamo che sicuramente questi fenomeni ci sono! Sappiamo ad esempio che esiste la "materia oscura", e la natura di questo tipo di materia ci è completamente sconosciuta. Quello che di certo sappiamo, però, è che la materia oscura non è descritta dal Modello Standard. La scala di energia probabilmente associata alla materia oscura, chiamata scala della nuova fisica, e pertanto le eventuali particelle non incluse nel Modello Standard, sono la nuova fisica che gli scienziati stanno cercando: un nuovo capitolo da aggiungere alla nostra (approssimata) conoscenza della Natura.

La speranza è che questa scala di nuova fisica faccia sentire i suoi effetti, seppure diluiti, anche alle energie di LHC, sotto forma di sottili discrepanze dalle previsioni del Modello Standard, così come gli effetti della Teoria della Relatività Generale si sono manifestati subdolamente in piccole alterazioni del moto del pianeta Mercurio, altrimenti perfettamente descritto dalla vecchia fisica Newtoniana. La speranza dei fisici è che la natura ci mostri finalmente qualcosa di nuovo e inaspettato, perché dopo un po' gli scienziati si stancano di vedere le loro teorie sempre confermate dagli esperimenti. Gli scienziati ambiscono a saperne sempre di più, ma in realtà amano quello che non si sa.


Nota: Benedetto Croce è stato un importante filosofo, ma quando diceva queste scemenze sulla Scienza diventava un filosofo della Domenica.

venerdì 29 maggio 2015

Nikola Tesla dixit

Povero Tesla, se potesse veramente dire la sua!


Nikola Tesla è stato un brillante e geniale ingegnere, famoso per le sue invenzioni e i suoi brevetti nel campo dell'elettromagnetismo. Questo gli è ampiamente riconosciuto dalla scienza e dalla storia. Addirittura gli hanno dedicato l'unità di misura del campo magnetico, il Tesla, per l'appunto. Negli ultimi anni della sua vita però sembra che il nostro eroe fosse andato un pelino fuori di melone, e il suo comportamento un po' eccentrico portò in seguito la gente ("certa" gente...) ad attribuirgli incredibili anticipazioni di sviluppi scientifici successivi. Ciò è anche dovuto al fatto che Tesla lasciò poca documentazione sui risultati che avrebbe ottenuto, spesso solo sotto forma di appunti e non di lavori organizzati e comprensibili a tutti. Pertanto è relativamente facile attribuirgli le idee più strampalate, o la paternità di invenzioni mirabolanti di ogni tipo.

Questo fa sì che Tesla sia oggi il mito di ogni complottista che si rispetti. Nikola Tesla, l'uomo che ha sfidato il sistema! Il sistema: la parola che piace tanto al complottista, perché al generico sistema si possono affibbiare tutte le colpe possibili, tanto "il sistema" non ha né nome né cognome e non devi quindi sbatterti più di tanto a combatterlo. Il nostro Nikola vanta gruppi di fan su Facebook, siti web e libri a lui dedicati, dove i suoi sostenitori gli attribuiscono di tutto, e elencano tutto ciò che egli avrebbe inventato e che, per volere del "potere", è stato insabbiato. La solita tiritera del complotto, insomma.

Qualche esempio?

Il Dr. Nikola Tesla ha riscoperto quello di cui erano a conoscenza gli antichi costruttori delle piramidi: piramidi, obelischi e pietre erette generano un flusso costante di ioni negativi, utilizzabili per migliorare gli ecosistemi e rinverdire i paraggi circostanti.

Che attorno alle piramidi ci sia il deserto deve essergli sfuggito. Forse il flusso di ioni negativi non è poi così costante, e col tempo anche le piramidi si sono scassate la minchia di erogare a gratis.

Oppure:

L'automobile spinta dall'etere di Nikola Tesla. Nikola Tesla sostituì il motore a benzina con un motore elettrico a corrente alternata di 80 cavalli, senza una fonte di energia esterna, senza batterie: installò sull'auto un piccolo circuito collegato a distanza ad un'antenna che trasmetteva energia nell'etere.

In figura si vede un'immagine d'epoca in cui Nikola Tesla e alcuni collaboratori mostrano come fa l'etere a spingere l'automobile.



Un sito che si definisce "una guida online per aprire un'azienda e iniziare un businnes di successo" elenca tutte le invenzioni più importanti di Tesla, tra cui spiccano in ordine crescente di importanza, come i fuochi d'artificio, che iniziano piano e terminano col botto finale: i raggi X, la radio, il controllo remoto (sarebbe il telecomando), il motore elettrico, la robotica, il laser, la wireless e l'energia libera.

Non so voi, mai io di un sito che spara così tante puttanate con nonchalance e allo stesso tempo si autodefinisce "una guida per aprire un'azienda e inziare un businnes di successo" non mi fiderei neanche per aprire un banco per le caldarroste.

Comunque mi incuriosisce questa storia dell'energia libera, giusto per capire cosa sia, e cerco un po' in rete, scoprendo ad esempio che Tesla avrebe dichiarato:

"La corrente continua si può trasmettere nei cavi elettrici alla distanza di alcuni chilometri soli. A differenza di quella corrente, la corrente alternate, che vibra in un ritmo continuo di qua e di là, si può trasmettere con le file e i cavi ad alta tensione per centinaia dei chilometri."

Da cui si intuisce che Tesla è stato anche un precursore di Google Translator.

Altre invenzioni rimaste ingiustamente nel cassetto perché boicottate dai poteri forti, sono il ferro da stiro con le ruote, per ridurre l'attrito e l'orologio che dice l'ora esatta fra 24 ore.
 
Va poi molto di moda, fra gli adulatori di Tesla della rete, citare le sue frasi assemblandole virgolettate a una sua fotografia. Ovviamente in questo modo fanno dire al povero Nik qualunque cosa, e il virgolettato starebbe a significare che quella cosa l'ha detta proprio lui, tanto chi controlla? Di sicuro Tesla non potrà smentire tutte le idiozie che gli mettono in bocca, poveraccio. Secondo me è li che si incazza ogni volta che vede postata a suo nome la puttanata del giorno, e non può dire niente perché la comunicazione via etere non funziona. La fotografia tipicamente lo mostra nella "posa classica da candidato alle regionali", con la mano appoggiata al mento e lo sguardo vagamente voluttuoso.


Tra le frasi pronunciate da Nikola Tesla e ingiustamente tralasciate dai biografi spiccano in particolare:
  • A far la barba si sta bene un giorno, a prender moglie si sta bene un mese, ad ammazzare il maiale si sta bene un anno.
  • Un cavaliere tra due dame fa la figura del salame.
  • Frutto proibito, frutto saporito.
  • Gente trista, nominata e vista.
  • Donna nana, tutta tana.
  • Donna distesa non è mai lunga
  • Se un pezzo non funziona con solo basso e batteria non sara' un cazzo di chitarra col flanger a farlo diventare bello
Ah, no, scusate, l'ultima l'ha detta Frank Zappa. Che però a Tesla gli somiglia quindi...


    giovedì 21 maggio 2015

    Il vademecum del perfetto ciarlatano

    Come distinguere il ciarlatano d.o.c.


    Il cancro si cura con il limone, i terremoti si prevedono con il radon, la sclerosi si cura con l'infusione di cellule staminali, esiste una macchina che produce energia dal niente, il diabete si guarisce con una dieta di verdura, la fusione fredda esiste e lotta insieme a noi.

    Queste sono solo alcune delle mirabolanti affermazioni che ci capita di sentire, spesso complice la rete, e che il popolo di internet inoltra, diffonde e condivide aggiungendo pollici sollevati, corredando il tutto con commenti del tipo "DIFFONDETEEE!!!! PRIMA CHE LO CENSURINOOOO....!!!!!" in un tripudio di maiuscole gridate, punti esclamativi e puntini di sospensione.



    La caratteristica degli autori di queste grandi scoperte (se fossero vere, sarebbero scoperte epocali) è quella di essere dei ciarlatani. E' inutile girarci attorno: la definizione, l'unica possibile, è questa. Non mi riferisco agli scienziati mancati, quelli che nel segreto della propria stanzetta cercano di emulare Einstein sviluppando improbabili teorie del tutto. Quelli sono in buonafede. Mi riferisco a quelli che, in malafede, decantano le proprie scoperte spacciandole come le soluzioni dei problemi dell'umanità.

    E come si distingue un ciarlatano da uno scienziato serio? Come fa l'uomo della strada, un non addetto ai lavori, a sapere se la presunta scoperta è vera, è credibile, o è una bufala? O peggio ancora una truffa? Ecco una guida infallibile. Provate a vedere quanti dei punti elencati qua sotto combaciano con il caso in questione e scoprirete se avete a che fare con un ciarlatano d.o.c.

    • L'autore della scoperta non è in realtà uno specialista esperto del settore, anzi spesso di mestiere fa tutt'altro. Se si parla di cancro al massimo è un neurologo, se non è addirittura stato radiato dall'albo, se si parla di cellule staminali è un laureato in scienza della comunicazione, se si parla di terremoti è un elettricista in pensione, se si parla di fusione fredda è un laureato in filosofia.
    • L'autore della scoperta accusa la scienza e il mondo accademico di non prendere in considerazione il suo lavoro, osteggiando e ignorando per partito preso il suo operato.
    • L'autore della scoperta non pubblica il suo risultato su alcuna rivista scientifica accreditata del settore, o spesso non sottomette neanche a pubblicazione il suo lavoro, accusando pero' allo stesso tempo l'establishment scientifico di ostracismo nei suoi confronti.
    • L'autore della scoperta pubblica i suoi risultati (che se fossero veri sarebbero epocali) solo sul suo sito web personale, su riviste che non sono sottoposte a peer review o con un impact factor bassissimo, o addirittura su riviste da lui create, e mascherate da riviste scientifiche ufficiali, con titoli che somigliano a quelli di famose riviste scientifiche.
    • L'autore della scoperta ostenta presentazioni a conferenze e congressi i quali, ad un'analisi approfondita, si rivelano appartenere alla categoria dei "falsi congressi", quelli in cui paghi e ti stampano i proceedings su qualunque cosa, anche lo studio sul volo degli asini o il galleggiamento delle lastre di ghisa, senza alcun controllo (ce ne sono a centinaia).
    • Alla domanda su perché si rifiuta di pubblicare il suo lavoro seguendo i normali criteri scientifici, l'autore della scoperta risponde che il suo unico interesse è il benessere apportato alla comunità dalla sua scoperta, e che non gli interessa la notorietà nel mondo scientifico e accademico.
    • L'autore della scoperta è vago sulle procedure sperimentali che hanno portato allo scoperta stessa.
    • L'autore della scoperta propone misure a supporto della sua tesi che sono difficilmente riproducibili, o non sono state ottenute secondo i normali canoni della metodologia scientifica. 

    • L'autore si rifiuta di sottoporre la sua scoperta al vaglio di test indipendenti effettuati da altri ricercatori, sostenendo che le affermazioni della gente (in particolare questo accade in campo medico) sono di per sé una certificazione sufficiente della veridicità del suo metodo. Della serie: "se c'è gente che dice di essere guarita dal cancro ingozzandosi di bicarbonato, a che serve fare uno studio serio?"
    • L'autore della scoperta ha un suo sito web, o un suo profilo facebook, o entrambi, dove risponde con modi molto rassicuranti e ostentando grande professionalità alle domande di chi si manifesta interessato al suo lavoro.
    • L'autore della scoperta smette di rispondere in modo rassicurante e ostentando grande professionalità quando si rende conto che a chiedere informazioni sul suo lavoro è un esperto del settore.
    •  L'autore della scoperta, sullo stesso sito web, censura tutte le critiche al suo lavoro,  bannandone gli autori.
    • L'autore della scoperta vende libri, tiene corsi a pagamento, dove descrive il suo metodo e i suoi studi
    • L'autore della scoperta rifiuta qualunque confronto con altri scienziati nei luoghi dove normalmente essi avvengono, ovvero i congressi scientifici o le presentazioni scientifiche di fronte a una platea di esperti.
    • L'autore della scoperta partecipa invece volentieri a dibattiti televisivi e talk show.
    • L'autore della scoperta gode di un nutrito fan club in rete e, a volte, nelle piazze
    •  La "scoperta" è diffusa in rete dai suoi sostenitori accompagnata da post dai toni eclatanti e perentori, del tipo "Quest'uomo ha scoperto come guarire il cancro!!!!".
    • L'autore della scoperta non è mai dubitativo nell'esprimere i suoi risultati, ma al contrario dispensa certezze (la mia cura guarisce il cancro, guarisce la sclerosi, guarisce il diabete etc)
    • L'autore della scoperta richiede pagamenti mascherati da "donazioni".
    • L'autore della scoperta si propone, e come tale viene acclamato dai suoi seguaci, come un paladino della libera scienza, un difensore della gente comune, e contemporaneamente un martire dell'establishment.

    Se solo alcune di queste affermazioni combaciano al caso in questione, avrete la certezza di trovarvi di  fronte a un ciarlatano. Ma la cosa curiosa è che quasi mai alcune di queste affermazioni si adattano al caso in questione. In genere TUTTE queste affermazioni si adattano perfettamente al caso in questione! Quando si è ciarlatani, lo si è all-inclusive: si acquista tutto il pacchetto. Altrimenti si rischia di non essere creduti, perché, vista la grande concorrenza, anche per farsi notare come ciarlatano ci vuole impegno!




    venerdì 15 maggio 2015

    Dio: il testimonial dei giornalisti scientifici.

    Vuoi che leggano un articolo sul CERN? Metti Dio nel titolo.

    Mi è capitato di recente di leggere un articolo sul CERN di Ginevra, pubblicato dall'Espresso. Titolo: "Reportage - Il CERN fra Dio e Scienza."

    Lo leggo, incuriosito da quel titolo, chiedendomi in che modo avranno fatto entrare Dio nell''articolo. Arrivo in fondo e non trovo niente sul Padreterno. Si parla delle solite cose che si dicono negli articoli sul CERN: l'invenzione del web, il bosone di Higgs, la tecnologia, Fabiola Gianotti, etc etc. Niente di nuovo, ma tutto sommato un articolo decoroso, considerati gli standard medi. Però di Dio nessuna traccia. Per esserne certo cerco la parola "Dio" nel testo con il find, e mi viene fuori soltanto la parola "stuDIO".

    Traduzione: Dio è stato usato come specchietto per le allodole. Come invogliare il lettore-cretino-medio a leggersi un articolo che parla di ricerca scientifica, senza neanche una tetta occhieggiante, o un mistero misterioso che chissà cosa potrebbe essere? Semplice: ci mettiamo Dio!  Per vendere le automobili si sfruttano tacchi a spillo e metrate di cosce, per vendere la scienza si sfrutta Dio.

    Mi chiedo: possibile che in Italia, salvo rare lodevoli eccezioni,  non si possa scrivere un articolo scientifico per il grande pubblico parlando solo di scienza, senza infarcirlo di sciocchezze che niente hanno a che vedere con l'argomento? Senza parlare di misteri, senza usare diecimila volte la parola "inspiegabile", senza toni roboanti o apocalittici, senza lasciar sottintendere quello che non è, oppure senza il piano B, cioè tirare in ballo la fede?

    Si perché evidentemente i giornalisti nostrani, complice la subcultura ereditata da Benedetto Croce ancora largamente diffusa in Italia, sono convinti che lo scienziato sia continuamente dilaniato dal conflitto scienza-fede. Che si rotoli la notte nel letto, madido di sudore, incapace di prendere sonno, a riflettere se le sue scoperte possano mettere a repentaglio la fede, o se sono in contraddizione con "il vero", torturato dal dubbio se non si sia spinto troppo oltre nel sondare l'insondabile, o se, al contrario, non sia inconsciamente attratto dal diventare egli stesso Dio, per poi finalmente sbarazzarsi del Dio creatore. Una vita terribile, quella degli scienziati, dilaniati dalla tentazione di sostituirsi al Padreterno e dettare loro le regole dell'universo.

    E quindi adesso mi rivolgo ai giornalisti e a tutti i pensatori della domenica che scrivono dell'annoso conflitto fra scienza e fede, convinti che la vita dello scienziato sia afflitta da questa continua tentazione-paura di sconfiinare in ciò che non si può conoscere. Giornalisti e pensatori bananas, fatevene una ragione, agli scienziati, quando fanno gli scienziati, di Dio non frega niente. Non ci pensano proprio a Dio, quando fanno il loro lavoro. Mettetevi il cuore in pace!

    L'idea di Dio non condiziona la ricerca scientifica. Ma proprio neanche un po'! La scienza è laica (se Dio vuole!). Nessun risultato scientifico viene enfatizzato o nascosto sotto il tappeto in base a considerazioni religiose o di fede. Né lo scienziato pensa mai a come le sue ricerche possano coincidere o essere in conflitto con la fede. Poi, nel suo animo, come qualunque essere umano, egli sarà credente, religioso fervente, credente a modo suo, agnostico, ateo o mangiapreti. Il suo Dio sarà quello certificato dalla Chiesa, sarà un Dio di comodo modellato a proprio uso e consumo, o magari non sentirà affatto il bisogno di alcun Dio, ma tutto ciò non entrerà mai in conflitto con il suo lavoro. Eventualmente, se personaggio pubblico, manifesterà apertamente le sue convinzioni religiose o di ateo (a volte anche perdendo un'ottima occasione per tacere), ma in nessun modo questo interferirà con la sua attività scientifica, che è laica per definizione. 

    Ve lo garantisco, filosofi della domenica, che in tanti anni che faccio questo mestiere, in tante chiacchierate con i colleghi al CERN, che è l'ambiente scientifico che frequento, non ho mai, sottolineo MAI sentito parlare del problema di come conciliare Dio con il proprio lavoro. Ma questo non per superficialità o chiusura mentale, come alcuni potranno pensare. Non per indomito, testardo materialismo. Non per incapacità di avvicinarsi al "vero", come diceva Benedetto Croce (che il Padreterno se lo fulmini per la marea di cazzate che ha sparato mentre era in vita, e che ancora fanno sentire i loro effetti), ma semplicemente perché il problema non esiste. Il fatto non sussiste!

    E quindi non si può analizzare un problema inesistente.  Sarebbe come pretendere che i pesci argomentassero su come scalare la Nord del Cervino, o che il Bologna si preoccupasse di come affrontare due campionati consecutivi in serie A. Non si può discutere di cose prive di senso.

    PS: Alcuni diranno: e allora la "particella di Dio"? Come mai, se il lavoro degli scienziati è così disaccoppiato dal misticismo, hanno chiamato il bosone di Higgs "la particella di Dio"?  

    Risposta: il nome "particella di Dio " non viene dagli scienziati ma, anche in questo caso, guarda caso, da un giornalista. O meglio da un editore. A riprova di quello che dicevo sopra.

    La storia è che un fisico, il premio Nobel Leon Lederman, scrisse un libro sulla ricerca del bosone di Higgs, e lo propose all'editore con il titolo "The Goddam Particle", ovvero "la particella maledetta". L'editore, fiutando un maggiore successo commerciale, modificò il titolo trasformando "Goddam" in "God". Uguale no? Stesso significato! E da allora ogni volta tocca di sentire il cretino di turno che scrive da qualche parte che "gli scienziati, con la particella di Dio, vogliono sostituirsi all'Onnipotente".  Tutta questa storia avrà pure fatto pubblicità al CERN e alla fisica, ma sinceramente di questo tipo di pubblicità se ne farebbe volentieri a meno.

    venerdì 8 maggio 2015

    Il web: un esempio di come funziona la ricerca scientifica



    Le applicazioni pratiche della ricerca di base sono quasi sempre imprevedibili, ma ci sono sempre: si tratta soltanto di aspettare

     

    Il 23 agosto del 1991 il CERN rende pubblico il "World Wide Web", oggi comunemente detto "il web". Lo rende pubblico gratuitamente, rinunciando a qualunque tipo di diritti. Se avesse chiesto 1 euro per ogni sito web aperto, a quest'ora il CERN sarebbe tra le aziende più ricche del pianeta. Ma il CERN non è un'azienda, è un laboratorio di ricerca finalizzato alla ricerca di base, ovvero alla comprensione dei fenomeni naturali, e nel suo statuto non è contemplato il fatto di poter fare soldi.

    A parte questo, la storia del web è emblematica per capire come funziona la ricerca scientifica, e come hanno luogo le sue ricadute pratiche, quelle che tornano utili all'umanità. E che il web sia qualcosa che è tornato utile all'umanità, e che abbia stravolto il mondo, penso non ci siano dubbi, e non sia necessario spiegarlo.

    Il web nasce nel 1990 ad opera di due informatici del gruppo IT del CERN: Tim Berners-Lee e Robert Cailliau, che mettono a punto un protocollo standard per pubblicare e condividere documenti ipertestuali, testi, grafica e immagini, usando una rete mondiale di computer.