mercoledì 1 marzo 2017

Quando si cercano le cause di fatti che non esistono.

Cose pazzesche che succedono quando non c'è cultura scientifica.



Si dice spesso che in Italia manchi la cultura scientifica, ed è vero. Cultura scientifica che non è sapere di scienza (anche se la cosa può aiutare) ma conoscere e fare proprio il modo tipico della scienza di approcciare i problemi. E perché la carenza di cultura scientifica nella società può rappresentare un problema? Perché possono succedere cose pazzesche e impensabili come questa.

Siamo a Canneto, frazione di Caronia, spesso chiamato semplicemente Canneto di Caronia, un paesetto in provincia di Messina. La foto qua sotto lo mostra in tutta la sua estensione. Le classiche quattro case in riva al mare, con la ferrovia che lo taglia in due. In alto un albergo, qua e là case di pescatori e di vacanze, una strada provinciale e sostanzialmente niente altro.  Il cerchio rosso individua la zona che ha portato alla ribalta delle cronache questo paese: una cinquantina di metri lungo una stradina.
Canneto di Caronia (ME). La zona in rosso è quella influenzata dai "misteriosi" fuochi.

I primi fatti risalgono all'inizio del 2004, quando hanno cominciato a verificarsi alcuni incendi e combustioni di oggetti di varia natura: fili e apparecchiature elettriche, ma anche poltrone, divani, letti e suppellettili di vario tipo. I fatti si ripetono nel tempo, e sebbene i media riportino che coinvolgono l'intero paese, in realtà essi avvengono solo nella zona del riquadro ovale della foto: una cinquantina di metri e alcune case lungo una stradina senza sbocco. Tutto il resto, ferrovia, albergo, spiaggia, strada provinciale e le altre case, resta nella assoluta normalità.

Gli incendi, che si susseguono nel tempo, vengono subito catalogati dai media, dagli abitanti e in primis dalle autorità locali come "misteriosi". Addirittura c'è chi parla di cellulari che si accendono da soli, morie di pesci, fuochi fatui e altri fenomeni "inspiegabili". Talmente inspiegabili che, dopo due anni di brancolamento nel buio, viene finalmente istituito il Gruppo Interistituzionale per l'Osservazione dei Fenomeni (che ti viene subito da dire: me cojoni!) con ordinanza emergenziale della Protezione Civile (fonte). Leggetevi l'articolo citato perché ne vale veramente la pena. Tutto questo prevedeva anche una collaborazione tra Stato Italiano e Regione Siciliana anche nello stanziamento di fondi. Secondo questo gruppo, Canneto di Caronia "è stata colpita da fenomeni elettromagnetici di origine artificiale, capaci di generare una grande potenza concentrata".

Alcuni tra i misteriosi fuochi di Canneto di Caronia: in senso orario un tubo di lavatrice, un ciuffo d'erba, della carta sul pavimento, una poltrona, un asciugamano da bidet, il muro di un sottoscala.


E per cercare di capirci qualcosa erano stati interpellati anche la Protezione Civile, l'Esercito, la Marina Militare Italiana, l'ARPA, l'INGV, l'Aeronautica Militare, l'Istituto Idrografico della Marina Militare, il Ministero delle Comunicazioni e altri enti istituzionali di vario tipo. Una lista non completa delle misure effettuate per cercare di scoprire la causa dei fuochi è elencata qua sotto (fonte):
 
Campagna di telefoto e rilevamento aereo condotta dall’Aeronautica Militare
•Campagne di misure dei parametri fisici, geofisici e geochimici, condotte dall’INGV (Sezioni di Catania e Palermo)
•Campagna oceanografica condotta dalla Nave “Galatea” dell’Istituto Idrografico della Marina Militare su uno specchio di mare esteso, antistante la zona costiera di Canneto (magnetometria, parametri fisici e chimici, sedimentologia)
•Campagna di rilevamenti e misure con georadar
•Campagna di rilevamenti magnetometrici a terra e di monitoraggio dei campi elettrici ed elettromagnetici condotti dalla Marina Militare
•Campagna di monitoraggio dello spettro radioelettrico condotta dal Ministero delle Comunicazioni e dall’ARPA Sicilia e misure dei parametri ambientali e meteo-climatici condotta dal SIAS – Regione Siciliana
•Mappatura di tutti gli utilizzatori dello spettro radioelettrico presenti in un raggio di diversi chilometri centrato su Canneto, curata dal Ministero delle Comunicazioni
•Campagna di rilevamento aereo, misure e mappatura dell’intensità totale del campo magnetico terrestre condotta con tecnologia d’avanguardia dall’INGV su un’ampia zona di mare compresa tra I’Isola di Ustica e le Isole Eolie
•Campagna di monitoraggio dei campi elettromagnetici tuttora effettuata e in via di ulteriore potenziamento
•Campagne di rilevamento nel visibile e nell’infrarosso (IFR-FLIR) condotte in terraferma e da piattaforma aerea, con il supporto di mezzi aerei e specialisti della Marina Militare.

A quel punto il paese diventa meta di "esperti" di tutti i tipi, tra i quali, oltre a quelli degli enti istituzionali sopra citati, abbondano anche maghi, sensitivi, rabdomanti, ufologi e, ovviamente, la troupe di Voyager, che in queste situazioni ci sguazza sempre (vedi filmato).

La conclusione di questo po' po' di cape tante è che i misteriosi fuochi hanno cause altrettanto misteriose che coinvolgono misteriose esercitazioni militari, gli USA, la Nato, potenze elettromagnetiche inimmaginabili, tecnologie sconosciute e ovviamente gli ufo, che prontamente compaiono sopra le case di Canneto, fotografati immancabilmente mossi e sfuocati nonostante questa iradiddio di mezzi.


Due ufo nel cielo di Canneto di Caronia, ripresi con la tipica alta definizione che contraddistingue questo genere di foto.

Il tutto è efficacemente sintetizzato dal titolo di un quotidiano online, che sentenzia: "Fuochi di Caronia, verdetto finale: tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre"  Bello quell' anche, come se in sostanza gli alieni fossero in combutta con i terrestri. Come se ci avessero detto, "fate voi, avete carta bianca a appiccare incendi. Poi se abbiamo un fine settimana libero facciamo un salto anche noi a incendiare qualche credenza". Come se si sapesse quali sono le tecnologie aliene.

Il presidente dell CUN, il Centro Ufologico Nazionale, precisa durante un dibattito televisivo che "una volta escluse tutte le cause terrestri, la spiegazione è automaticamente non terrestre (mentre lo scrivo mi sale il crimine!)". Vale la pena a questo proposito quotare il contenuto di un suo intervento pubblico, perché illuminante sulla profondità del pensiero di chi veniva invitato ai dibattiti pubblici sui fatti di Caronia (fonte).

"Pinotti (il presidente del CUN, n.d.r) si è quindi soffermato sulla vicenda di Canneto di Caronia a proposito della quale la chiave interpretativa ufologica è stata avallata perfino dalla commissione istituita dal governo. Peraltro i treni d'onda provenienti dal mare e scagliati contro la piccola località sarebbero dannosi per gli abitanti; a proteggerli basterebbe una sorta di adeguata gabbia di Faraday, che tuttavia non è stata realizzata."
Una gabbietta di Faraday attorno a tutto un paese, dai! E che ci vuole, un lavoretto da niente! Deve aver visto molti film giapponesi di Gozzilla, il presidente del CUN. Quelli dove il generale giapponese intimava "costruite una recinzione di alta tenzione tutta attorno a Tokio!", e dopo mezz'ora arrivata il sottoposto che diceva: "recinzione costruita, generale!". Che poi magari se ci sono alte frequenze è pure inutile!

E comunque a questo po' po' di esperti non viene in mente che se ci fossero stati questi spaventosi campi elettromagnetici, questi avrebbero avuto effetto sui metalli, sui binari del treno, sulla linea elettrica, sulle ringhiere dei balconi, e non sui pezzi di plastica, le poltrone, e gli asciugamani da bidet. E sempre a questo po' po' di esperti non viene nemmeno in mente di spiegare come mai tutto quanto avviene soltanto in quei 50 metri di stradina, mentre su tutto il resto del paese gli spaventosi campi elettromagnetici non fanno accadere niente di niente. Che burloni questi alieni, che in combutta con potenze militari misteriose accendono i loro potentissimi raggi fotonici e cosa fanno? Li puntano contro un cul de sac di una stradina di Canneto di Caronia e bruciano l'asciugamano da bitet della signora Concetta, o la coperta del letto di zio Turiddu! Decine di Gigawatt di potenza (lo dicono gli esperti) per bruciare un divano Dondi! D'accordo che sono brutti che non si guardano, ma mi sembra francamente esagerato venirci da un'altra galassia solo perché non ti piace una poltrona! Evidentemente nel loro pianeta gli alieni non hanno la spending review.

Comunque, mentre le autorità ovviamente brancolano nel buio (e come potrebbero fare altrimenti, di fronte a fenomeni causati da tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre?), soltanto una voce suona fuori dal coro: quella di Marco Morocutti, ingegnere elettrotecnico e membro del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. Morocutti, su suggerimento di un tecnico della Tim che casualmente aveva potuto prendere visione di alcuni reperti incendiati, aveva analizzato a sua volta alcuni oggetti tra quelli che avevano preso fuoco, e aveva osservato una cosa tanto semplice quanto sorprendente in tutta questa girandola di ipotesi fantasiose: che agli oggetti era stato dato fuoco! (video).

Ad esempio un contatore elettrico dell'Enel, di quelli che abbiamo in tutte le case, appariva bruciato nella plastica esterna, ma dentro era completamente integro e intatto. Segno che il fuoco era stato appiccato fuori, e non si era sviluppato dentro i dispositivi elettrici. Quindi non era stato causato da fenomeni sconosciuti e immani potenze, come sostenevano gli "esperti", ma molto verosimilmente era stato banalmente incendiato. E lo stesso per tutti gli altri oggetti analizzati da Morocutti. In particolare i fili elettrici avevano tutti la gomma bruciata all'esterno, ma dentro erano intatti. Cosa piuttosto strana per un incendio che sarebbe stato causato dagli spaventosi campi elettromagnetici che viaggiavano all'interno dei fili.

E alla luce di tutto ciò si era permesso di dire pubblicamente, in più occasioni, che gli incendi erano molto probabilmente dolosi, e aveva consigliato i carabinieri locali di piazzare qualche telecamera nascosta qua e là. Queste dichiarazioni sono state ovviamente derise dalle autorità locali, oltre che dai vari "esperti" (videovideo).

Inascoltato il Cicap, i fuochi sono andati avanti per anni, si sono interrotti per un certo periodo e poi sono ripresi. Infine, per farla breve, il maresciallo dei carabinieri del luogo si è deciso a mettere finalmente qualche telecamera nascosta, che in poco tempo ha registrato per una cinquantina di volte un ragazzotto del luogo, il figlio del presidente del comitato locale di vittime degli incendi (fonte), che appiccava fuochi qua e là. C'è un filmato, uno fra i molti a disposizione degli inquirenti, in cui lo si vede passare accanto a una macchina col finestrino aperto, guardarsi attorno, buttarci dentro qualcosa e poi allontanarsi tranquillo. Dopo qualche minuto si vede il fumo uscire dalla macchina, e accorrere i pompieri. Era il figlio di quello che si era fatto portavoce nel chiedere rimborsi per chi dagli incendi aveva subito danni. In questo filmato il padre del colpevole (quando ancora non era stato scoperto) racconta a un ufologo come sia avvenuto un incendio nella stanza in cui suo figlio si trovava da solo! Ovviamente catalogandolo come misterioso e inspiegabile. La spiegazione, insomma, era già sotto il naso di tutti, se solo quei tutti avessero avuto il cervello collegato.

Tecnologie anche aliene, campi elettromagnetici di potenza inimmaginabile, e invece era un ragazzotto di 25 anni, che all'inizio dei fatti era un adolescente, come quasi sempre avviene in questi casi di "Poletergeist". Adolescente che si sarà divertito come un pazzo a fare queste cose. Immaginatevi uno che da fuoco per scherzo al bracciolo di una poltrona e per tutta risposta le autorità chiamano la Marina Militare che piazza un incrociatore a 10 miglia dalla costa a fare rilevazioni coi radar! Da fuoco a un filo elettrico con l'accendino, e la Protezione Civile fa effettuare studi geomagnetici sulle anomalie del campo magnetico terrestre nella zona compresa fra le isole Eolie e Ustica. Brucia un cestino della carta straccia e arrivano gli ufologi a dire che ci sono chiare tracce di intervento alieno. E' il sogno di qualunque adolescente annoiato!

E dopo questa scoperta, quali sono state le reazioni di chi aveva chiesto aiuto all'Aeronautica, all Marina Militare e agli Ufologi? Eccole! Comprensibili, perché svegliarsi una mattina e constatare di essere un pirla senza se e senza ma non deve essere bello.

E dove sta la mancanza di spirito scientifico in tutto questo? Sta nel fatto che, a parte Morocutti e quel tecnico della Tim, nessuno, NESSUNO, si è preso la briga, in quei dieci anni, di effettuare una perizia tecnica sugli incendi. Si è deciso fin dall'inizio che erano misteriosi, e come tali si è proceduto. E quindi si è cercato di dare spiegazioni a fenomeni assunti come misteriosi, decidendo senza alcun motivo che fossero state impiegate potenze spaventose e per forza di origine altrettanto misteriosa, (fenomeni misteriosi implicano spiegazioni misteriose) contravvenendo alla più elementare regola del procedere scientifico (ma oserei dire anche del buon senso), e cioè che prima di cercare spiegazioni per un certo fenomeno, è essenziale assicurarsi che il fenomeno sia reale! Altrimenti si rischia, come in questo caso, di perdersi a cercare spiegazioni fantasiose per fatti che in realtà non sono mai avvenuti, o sono avvenuti in modo completamente diverso.

E comunque la cosa che lascia veramente stupefatti è come in dieci anni, DIECI ANNI!, né all'ARPA, né alla Marina Militare, né all'Aeronautica Militare e a tutti gli altri enti istituzionali che sono stati interpellati e si sono prestati a usare i propri mezzi per effettuare misure e rilevazioni, sia venuto in mente di alzare la mano e chiedere: "scusate, ma perché ci fate piazzare un incrociatore a pattugliare la costa, perché volete che facciamo le misure coi radar e i rilevamenti geomagnetici, i carotaggi e i voli coi jet sopra questo paese di quattro case? Ci dati uno straccio di motivo per cui credete che sia necessario fare queste cose?" E se il risultato è un enorme quanto ridicolo sperpero di denaro pubblico, uomini e mezzi, per un fatto che poteva invece essere risolto in un paio di pomeriggi, beh, permettete che a uno gli girino un attimo i cosiddetti!


Se volete avere un'idea del mare di idiozie che si sono dette su questa storia, guardatevi questi filmati (1 e 2, 3)





venerdì 24 febbraio 2017

Sciopero degli astrologi: basta scoprire nuovi pianeti!

Che lo stato intervenga regolamentando la scoperta selvaggia.


Le prime avvisaglie c'erano già state con il declassamento di Plutone da pianeta normale a pianeta nano, evento che aveva costretto gli astrologi a rivedere di colpo tutti gli algoritmi per le previsioni e il ruolo dei vari pianeti. Perché se Plutone diventava all'improvviso allo stesso livello delle miriadi di pietroni vaganti attorno al sole, diventava difficile giustificare come mai tutti questi anonimi corpi celesti erano irrilevanti per l'oroscopo mentre Plutone poteva farti essere felice o incazzoso a seconda di dove si trovava nel cielo al momento della tua nascita. Meglio sacrificarsi e toglierne uno che infilarcene dentro qualche migliaia senza poi avere idea di cosa fargli fare.

"E poi chi glielo dice adesso a mio cognato che quel carattere di merda che si ritrova non è colpa di Plutone?" aveva sbottato il direttore di Astra ai microfoni de La vita in diretta nella puntata speciale dedicata a "meteorismo e cene di gala". Per non parlare poi delle dispense della Grande Enciclopedia dell'Astrologia, acquistabili in edicola assieme alla Collezione di Santini Dipinti a Mano, divenuta di colpo obsoleta e da buttare (l'enciclopedia, i santini invece continuavano ad andare da Dio!).

Sembrava soltanto un incidente di percorso nel radioso progresso dell'astrologia, quando si è insinuata subdola la storia delle comete. Una volta ne passava una ogni tot anni, e era una rarità, e si poteva usarla per spaventare un po' la gente e fargli credere che sarebbe successo chissà cosa. Ai bei tempi del Medioevo le comete quando arrivavano mettevano paura, e per gli astrologi era una pacchia! "Adesso invece, con questi telescopi (lo dicevano già ai tempi di Galileo che sono strumenti del Demonio!) ne scoprono una al mese, e ti avvisano della loro presenza molto prima che diventino visibili, e non è mica facile far credere alla gente che una cometa può far succedere cose pazzesche se quando la vedi è solo un puntino insignificante!", ha dichiarato il celebre mago Brachio, noto per aver previsto il terremoto di Amatrice praticamente in tempo reale, solo una mezz'ora dopo la scossa. "Ad esempio uno potrebbe azzardare che col passaggio della prossima cometa il PD rischierà la divisione interna" -  ha proseguito il celebre studioso - "ma si capisce che sono affermazioni azzardate, senza basi scientifiche".


Ma la catastrofe per gli astrologi ha iniziato a concretizzarsi quando la Nasa si è messa in testa di cercare addirittura pianeti esterni al sistema solare. Come se non bastassero già quelli nostrani, che ad assegnare a tutti quelli che già si conoscono una responsabilità nel profilo astrologico è già un bel da fare e non si sa più cosa inventarsi! Come se non fosse bastato il fatto che gli astrologi avevano già sputato sangue con la scoperta di Urano e Nettuno, dato che gli altri pianeti facevano già tutto quanto, e l'unica cosa che era rimasta libera erano gli effetti sulle emorroidi e la prostata! Come se non bastasse tutto questo, alla Nasa hanno cominciato a dire che di pianeti in giro ce ne sono molti ma molti di più di quelli già noti, e che loro li volevano addirittura scoprire!

E quindi è arrivata la mazzata finale, quella che ha steso gli astrologi: in una botta sola sono stati scoperti sette nuovi pianeti nella costellazione dell'Acquario, per di più tutti piuttosto simili alla terra. E almeno gli avessero dato dei nomi che uno sopra ci poteva elucubrare qualcosa di credibile! Figuriamoci invece, li hanno chiamati a, b, c, d, e, f e g!

E a questo punto la categoria non ce l'ha fatta più e è sbottata. "Dobbiamo buttare via per l'ennesima volta tutti i libri e i corsi di astrologia, e rifare tutti i software delle previsioni astrologiche! E poi credete che inventarsi qualcosa per sette pianeti tutti in un colpo solo sia facile?", ha sbottato il noto astrologo Paolo Foxy. "Già hanno cancellato la messa in onda del mio oroscopo solo per dare la notizia che a Istanbul per una ragazzata erano morte una quarantina di persone" - ha aggiunto - "ma a questo punto è chiaro che qui si sta agendo deliberatamente contro la nostra  categoria, cercando di screditare la nostra professionalità!".

E quindi le piazze delle città italiane si sono improvvisamente riempite di astrologi, cartomanti e previsori del futuro, che minacciano le barricate. "Non vi leggeremo più l'oroscopo la mattina, poi voglio vedere come affronterete la giornata!", ha gridato il mago Onanirius ai microfoni di Teletaglieforti. "Basta con questa scienza ottusa e scriteriata", - ha chiosato la veggente Shamhahnthah - "vogliamo un decreto legge che finalmente ci tuteli, e regolamenti la scoperta dei nuovi pianeti!".  "Se continueranno queste scoperte selvagge" - ha dichiarato il mago di Sessa Aurunca Oronzo Espiritusantu - "per ritorsione venderemo semplici pezzi di plastica spacciandoli per potenti talismani".

Per gli astrologi, insomma, si prefigura un futuro difficile, al pari di quando la De Agostini doveva gettare continuamente al macero tonnellate di atlanti geografici appena stampati perché con la caduta dell'URSS ogni settimana nasceva un nuovo stato. E quindi, in vista di un futuro costellato di astacoli c'è chi ha suggerito un condono sulla scoperta dei futuri pianeti, e di decidere fin d'ora che quelli che verranno non contano. Tanto, cazzata per cazzata, chi vuoi che se ne accorga?

lunedì 20 febbraio 2017

Orgogliosi di non sapere la matematica

Popolo di santi, navigatori, e ignoranti in matematica

   

L'ambiente tipico in cui succede è il talk show televisivo, la vetrina per politici da salotto, attori rampanti e decaduti, giornalisti e pseudo tali, tuttologi definiti genericamente "intellettuali" e varia umanità italiota. Ad un certo punto, alla domanda su qual è l'attività su cui si è proprio negati, viene fuori che: "guarda, se c'è una cosa che proprio non fa per me è la matematica!"  E lo dicono ridendo, con fare civettuolo, come se fosse una caratteristica vezzosa, un aspetto divertente della persona. 

L'uomo di cultura da talk show sa prendere posizione sulla politica internazionale, sull'economia, sugli adolescenti che sterminano la famiglia e sul ruolo di internet nella comunicazione del nuovo millennio, ma se c'è da fare una proporzione o una percentuale da quinta elementare si arrende. Si arrende, ma si sente anche giustificato come se gli avessero chiesto di leggere una tavoletta in scrittura cuneiforme, perché la matematica si sa che è una cosa per pochi, e per lui/lei - e lo dice sorridendo - la matematica proprio non è cosa!

Immaginiamo per un attimo la seguente situazione: il politico, la soubrette, o l'uomo di cultura che dicesse: "ah, guarda, chiedetemi qualunque cosa ma per carità, non pretendete che parli un italiano decente perché io e i congiuntivi proprio non andiamo d'accordo!". E giù risate - ah ah ah -  perché non si può pretendere mica tutto da un uomo di cultura! 

Impensabile vero? Se un personaggio pubblico sbaglia i congiuntivi (io non li uso così non rischio neanche) tutti lo prendono (giustamente) in giro, ma invece non sapere la matematica è considerato alla fine un peccato veniale, come se uno non sapesse fare la maionese.



Ve lo immaginate un uomo di cultura cultura che citasse "Rolando Manzoni", o dicesse "non mi ricordo mai se il Passero Solitario l'ha scritto Leopardi o Carducci, che tanto erano tutti due poeti medievali!". Impensabile. Uno scandalo. Da far suonare l'allarme evacuazione dello studio televisivo. Invece lo stesso uomo di cultura, un esponente del pensiero, in Italia può tranquillamente dire pubblicamente di non ricordarsi il Teorema di Pitagora, o di non sapere quanti centimetri cubi ci sono in un metro cubo, che non si scandalizza nessuno. E' l'Italia, baby, popolo di santi, di navigatori, e di uomini di cultura per i quali la matematica non fa parte della cultura. E quindi se non si sa calcolare il 20% del 10% non ci si vergogna neanche, come a dire "oh, sono un essere umano anche io alla fine!".

E come ciliegina ogni tanto trovi su Facebook quei post del tipo: "Solo pochissimi lo sanno risolvere!!!!!" e sotto un'operazione del tipo 3+2x0+2x4 = ?. E di fronte a una sfida del genere, - solo pochissimi lo sanno risolvere -, il genio matematico che è in ognuno di noi comincia a scalpitare per dare la soluzione,  e ecco che ti ritrovi con una lista infinita di numeri più o meno a caso, tra i quali la risposta giusta è spesso in minoranza (il massimo sono quelli che, oltre a sbagliare l'ordine delle operazioni, sbagliano anche i conti).

Tutte le volte è la stessa storia. Tutte le volte è pieno di gente chi svolge le operazioni da sinistra a destra (o magari da destra a sinistra, non si sa mai, essendo i numeri "arabi"...) ignorando una cosa che si insegna (e si dovrebbe imparare) alle elementari, e cioè che, in mancanza di parentesi, prima si svolgono le moltiplicazioni, e poi le addizioni.  

Che pensi ingenuamente che ormai si dovrebbe essere sparsa la voce, fra il popolo di internet, di questo cavillo imparato nella notte de tempi. Tra gli internauti, quelli che se scrivi che il prezzemolo fa guarire dal cancro diventa subito virale, possibile che la regoletta di come si fanno le operazioni di aritmetica non riesce a attecchire? Popolo del web, vi imparate e fate vostre tutte le peggio puttanate in un attimo, fate uno sforzo, no?

Ma non solo, tra le risposte sbagliate trovi quelli che, se glielo fai notare, si incazzano pure, e ti dicono che sono solo punti di vista, e che lui si ricordava comunque del contrario, e che dipende dalla definizione, e che senza le parentesi non si può fare, e che non c'è una regola precisa. Insomma, della serie: sono ignorante su una cosa che dovrei sapere così come dovrei sapere che Ancona sta nelle Marche e non in Abruzzo (non avete idea di quanti si sbagliano, io che sono di Ancona ci faccio caso!), però, invece di tacere e tenere le orecchie basse,  pretendo pure di avere ragione adducendo motivazioni a caso. 

Io spero che questa gente non cada mai vittima di usurai. Me li immagino che chiedono un prestito, mettiamo di 10000 euro, e si accordano per ripagarlo al 50% (hanno trovato usurai dal cuore d'oro...). E poi, invece di ridargli 15000 euro, i 10000 più il 50%, insistono che sono solo 10000, perché 10000+10000x0.50 secondo loro fa giusto 10000. Chissa se Gennarino 'o sguarramazzo si lascerà convincere che alla fine l'ordine delle operazioni è tutta una questione di punti di vista?

venerdì 10 febbraio 2017

Trovare un ago in un pagliaio: la scoperta del bosone di Higgs a LHC.

Immaginate di lavorare a una nastro trasportatore di una fabbrica che inscatola pomodori, in qualità di addetti al controllo della qualità. Il vostro compito è scegliere i pomodori buoni e buttare quelli mezzi marci o che comunque non vanno bene, mentre il nastro vi scorre sotto il naso.

Solo che questa è una fabbrica veramente strana, perché i pomodori buoni non sono la maggioranza, ma soltanto uno ogni 10 miliardi, mentre tutti gli altri sono da buttare. Non solo, ma la catena di montaggio è così perversa che i pomodori non scorrono lentamente, lasciandovi tutto il tempo per controllare con calma, ma sfilano davanti ai vostri occhi con la velocità di più di 40 milioni di pomodori al secondo! E voi dovete quindi essere non solo attenti, ma anche così incredibilmente veloci da controllarli tutti, uno per uno, e decidere sul momento, senza esitare, se quei pomodori devono andare nei barattoli o nel cestino della spazzatura.

Sembra una situazione demenziale? Queste erano (e sono tuttora) le condizioni agli esperimenti di LHC del Cern per individuare il Bosone di Higgs, scoperto nel luglio 2012 dopo decenni di infruttuose ricerche. La scoperta del bosone di Higgs è stata quindi anche un "challenge" tecnologico non da poco, e di questo voglio parlare.


Il bosone di Higgs è una particella di grande importanza per la consistenza del quadro teorico relativo al mondo delle particelle elementari. Era il tassello ancora mancante di una descrizione teorico/fenomenologica, denominata "modello standard delle particelle elementari", che aveva trovato negli anni numerosi e precisi riscontri nelle osservazioni sperimentali, oltre ad aver fornito dettagliate previsioni su fenomeni poi effettivamente scoperti e misurati, quali ad esempio l'esistenza del quark top e il valore della sua massa. Mancava solo la particella di Higgs, ricercata invano da decenni. Il "Most Wanted" della fisica delle particelle (adesso soppiantato dalla materia oscura).

Il motivo per cui nessun esperimento era mai riuscito a evidenziare questo tipo di particella sta nel fatto che la sua massa era sostanzialmente ignota. La teoria ne prevedeva l'esistenza, ma non quanto fosse pesante. Esistevano delle limitazioni - non più leggera di tanto, né più pesante di tot - provenienti da considerazioni teoriche e misure sperimentali, ma l'intervallo di massa dove esso poteva collocarsi era sufficientemente ampio da rendere la sua ricerca difficile.

Una collisione registrata dall'esperimento CMS del Cern all'LHC, candidato a contenere un bosone di Higgs che si trasforma immediatamente in due fotoni (indicati in rosso).
Il motivo è che le particelle di Higgs non esistono normalmente in natura così come esistono i protoni o gli elettroni. Come per la maggior parte delle particelle elementari esse devono essere prodotte in urti fra particelle. La produzione di particelle "pesanti" diventa possibile accelerando particelle comunemente esistenti in natura, come ad esempio i protoni, e facendole scontrare fra loro. In questo modo, negli urti che avvengono, la natura riesce a trasformare parte dell'energia cinetica iniziale delle particelle accelerate in materia, in massa, letteralmente creando particelle che non esistevano prima. E' l'utilizzo della famosa relazione E=mc2 in senso contrario. Invece di produrre energia dalla materia, come avviene nelle reazioni nucleari, si produce materia a partire dall'energia. Il tutto è possibile perché energia e massa sono la stessa cosa (e infatti c'è un uguale in mezzo). Essendo però c al quadrato (c è la velocità della luce) un numero "grande", mentre basta poca massa per produrre tanta energia (le bombe atomiche ce lo dimostrano), è necessaria molta energia per produrre materia appena sufficiente per fare una singola particella elementare.

E siccome l'Higgs (i fisici lo chiamano amichevolmente così) era previsto essere piuttosto pesante (relativamente al "peso" delle particelle, ovviamente, almeno un centinaio di volte la massa di un protone), per produrlo era necessario disporre di un acceleratore che conferisse molta energia alle particelle accelerate. LHC, il Large Hadron Collider costruito al Cern, era quindi lo strumento giusto per far avvenire urti nei quali si realizzavano le condizioni per produrre la fantomatica particella.

Ma l'energia dell'acceleratore non è l'unica quantità importante. E' importante anche che, nell'ambito delle varie tipologie di collisioni che avvengono in un acceleratore, il bosone di Higgs venga prodotto in modo sufficientemente abbondante da poter essere osservato e separato statisticamente dal fondo. E qui viene l'aspetto interessante, perché quando accendiamo un acceleratore come LHC e facciamo scontrare i protoni a gogò, la casistica di ciò che può avvenire nei vari urti è vastissima, e non possiamo prevedere in anticipo che cosa avverrà in ogni scontro. Sono processi quantistici, e l'unica cosa che possiamo fare è calcolare la probabilità che si produca un bosone di Higgs, ma non possiamo dire in anticipo quale sarà l'urto giusto e quale quello in cui dell'Higgs non vi è traccia.

Allora chiediamoci per prima cosa come si manifesterà un bosone di Higgs in un urto fra protoni a LHC nel caso esso venga prodotto. L'Higgs non è una particella stabile, come lo sono invece protoni o elettroni. Appena prodotta, la particella di Higgs scompare subito, immediatamente, senza dare il tempo di osservarla o guardarla muoversi. Si dice che "decade", in gergo, ovvero si trasforma in altre particelle che sono invece osservabili sperimentalmente, tipo ad esempio una coppia di fotoni, che sono oggetti che i fisici conoscono molto bene. Non solo, ma questi "stati finali" in cui si trasforma il bosone di Higgs avranno tutta una serie di caratteristiche peculiari, che i fisici sapevano già prevedere e descrivere nei dettagli anche senza aver mai osservato un bosone di Higgs in precedenza. In sostanza i fisici non sapevano che massa avrebbe avuto il bosone di Higgs, ma nel caso avrebbero riconosciuto la sua faccia.

Però la cosa importante da considerare è che esiste anche quello che chiamiamo il "fondo".  Ovvero fra tutte le innumerevoli collisioni fra protoni che si ottengono a LHC, ce ne saranno alcune che avranno caratteristiche del tutto simili a quello che ci si aspetta per il bosone di Higgs, pur non avendo niente a che fare col bosone di Higgs. Altri tipi di "stati finali" con la stessa faccia del bosone di Higgs, senza tuttavia esserlo. E quindi, guardando una singola collisione con queste caratteristiche (i fisici li chiamano genericamente "eventi") non abbiamo modo di dire se essa è relativa alla produzione e successivo decadimento di un bosone di Higgs oppure se si tratta di un evento di fondo. Una separazione fra le due categorie è possibile solo a livello statistico. Solo in quel modo si può controllare se, oltre al fondo, ci sono eventi che, seppure ad esso simili per caratteristiche, sono numericamente in eccesso.

Questi eventi avranno la caratteristica di avere valori di massa simili, manifestandosi come una "bozza", un picco smussato sul fondo sottostante. E' quello che si vede nella figura qua sotto, in cui è riportato il numero di coppie di fotoni raccolte durante la presa dati di LHC in funzione della loro massa (si chiama massa invariante, e si calcola con le formule della relatività ristretta, e è una quantità che corrisponde alla massa a riposo dell'eventuale particella che è stata prodotta e successivamente si è trasformata in due fotoni). Il fondo è dovuto a tutte le combinazioni casuali fra due fotoni scorrelati fra loro, cioè che non provengono dal decadimento della stessa particella, che casualmente simulano quello che ci si aspetta per il decadimento di un Bosone di Higgs. Negli urti a LHC infatti i fotoni abbondano. Se viene prodotto un bosone di Higgs, però, i due fotoni in cui esso decade mantengono il ricordo del papà che li ha generati, e la loro massa invariante sarà proprio quella del bosone di Higgs.

Quella protuberanza che spunta fuori dal fondo a valori di massa attorno a 125 GeV (circa 134 volte la massa del protone) ci dice che c'è qualcosa in più oltre al fondo, e è la firma della produzione del bosone di Higgs. Il picco non è netto, ma smussato, perché la misura dell'energia dei fotoni non è perfetta (a scuola insegnano che ogni misura scientifica ha associato un errore!) e questa imprecisione nella misura si trasforma in una imprecisione nella misura della massa, che quindi rende la posizione del picco non perfettamente definita.

Quindi capiamo subito che, per accorgerci della produzione di particelle di Higgs, ne dobbiamo produrre in abbondanza in modo da poter avere una significativa separazione statistica fra segnale e fondo. La bozza sul fondo deve vedersi, perché altrimenti non potremmo distinguerla dalle naturali fluttuazioni statistiche del fondo stesso. Questo si apprezza bene nella parte bassa della figura, in cui il fondo "medio" è stato sottratto.

Detto in soldoni, se all'interno dei nostri dati ci aspettassimo in media - mettiamo -  soltanto 2 eventi contenenti l'Higgs e 1000 di fondo, non avremmo speranza di separare il segnale dal fondo, perché il numero degli eventi di fondo non sarà mai esattamente 1000 e neanche gli eventi di Higgs saranno esattamente 2, ma fluttueranno statisticamente, e la fluttuazione statistica del numero 1000 è tale da coprire ampiamente ogni possibile fluttuazione statistica del numero 2. Quindi dobbiamo disporre di un acceleratore che produca molti bosoni di Higgs in modo da rendere il rapporto fra eventi di Higgs e eventi di fondo sufficientemente grande. Anche perché di questi eventi contenenti l'Higgs che verranno prodotti, un po' se ne perderanno per strada a causa delle difficoltà sperimentali nel metterli in evidenza. Si chiama in gergo "efficienza di rivelazione". Ovvero per ricostruire questo tipo di eventi dovremo applicare opportuni algoritmi che scartino il fondo senza intaccare troppo il segnale di Higgs, e tali algoritmi per forza di cose non potranno mai essere 100% efficienti né privi di contaminazioni. Alla luce di tutto questo LHC rappresentava l'acceleratore ideale per produrre sufficienti bosoni di Higgs in modo da evidenziarli nonostante il fondo. Il compito degli esperimenti era invece quello di analizzare le collisioni prodotte e in mezzo ad esse scovare la particella maledetta.

Esiste poi un altro problema molto interessante legato alla casistica di ciò che può saltare fuori quando facciamo urtare fra loro due protoni alle energie di LHC, casistica che, come dicevo prima, è molto vasta. Alcune tipologie di collisioni sono molto probabili, altre meno, altre molto meno. E se vogliamo cercare il bosone di Higgs, i casi che interessano a noi, cioè quelli in cui viene prodotto un bosone di Higgs, sono, guarda caso, fra i più rari. Circa un decimiliardesimo meno frequenti del tipo di eventi più probabili, che hanno caratteristiche di tutt'altro tipo, e che in generale sono meno interessanti. Ricordate la storia dei pomodori? Quelli buoni sono una piccolissima parte, e tutti gli altri non ci interessano.

 Per studiare le collisioni prodotte a LHC si circonda il punto dove i protoni si scontrano con una serie di strumenti, di "detector", che costituiscono l'apparato sperimentale che ha il compito di "vedere" quello che salta fuori da ognuno di questi urti, e dirci che particelle sono state prodotte, la loro direzione, il loro impulso, la loro carica elettrica, e tutte quelle informazioni che servono ai fisici per studiare la fisica delle particelle.

A LHC, per come è fatto l'acceleratore, le coppie di protoni collidono frontalmente ogni 25 miliardesimi di secondo, il che corrisponde a 40 milioni di urti al secondo. In realtà addirittura di più, perché ogni volta che i fasci di protoni si incrociano, all'interno di essi si verificano anche più di trenta urti frontali fra coppie di protoni. Tuttavia la quasi totalità di questi urti ha caratteristiche che nulla hanno a che vedere con la produzione del Bosone di Higgs. La produzione di eventi contenente un Higgs avviene in media una volta ogni 10 miliardi di collisioni. Sempre la storia dei pomodori...

A questo punto però c'è un problema tecnico non indifferente.  Mentre l'acceleratore funziona, e produce collisioni su collisioni, 40 milioni e più al secondo, il detector ha un compito fondamentale: deve trasformare il passaggio delle particelle prodotte nelle varie collisioni al suo interno in informazioni trattabili da dispositivi elettronici, e successivamente archiviare questa mole di dati. Tutta queste marea di segnali elettrici, opportunamente interpretati, si tradurranno alla fine in quelle informazioni fisiche comprensibili da esseri umani quali la direzione, la carica elettrica, l'impulso e le altre caratteristiche delle particelle prodotte in ogni collisione.

Il punto però è che non si possono archiviare su memoria permanente 40 milioni di eventi al secondo. Ognuno di questi eventi occupa infatti circa 1 MByte di spazio disco. Quindi 40 milioni di eventi al secondo significano una pila di CD alta quanto la torre Eiffel ogni qualche secondo (e senza considerare le custodie!). Chiaramente una cosa insostenibile. Quindi, anche se i dati non si scrivono su CD, gli apparati sperimentali non possono permettersi di archiviare tutte le collisioni e poi studiarle con calma per cercare all'interno di esse gli eventi interessanti corrispondenti alla produzione di un bosone di Higgs, ma devono selezionare gli eventi da archiviare su memoria permanente in base alle loro caratteristiche. E devono scegliere con criterio e velocemente, dato l'enorme flusso di dati. Questo viene realizzato implementando una forma di decisione "online" che si basa sulle caratteristiche delle collisioni osservate senza tuttavia analizzarle troppo in dettaglio - perché non ci sarebbe il tempo - ma tale da fare una cernita fra eventi potenzialmente interessanti e eventi sicuramente da scartare che sia la più corretta possibile.

Questa scelta si chiama in gergo "trigger" dell'esperimento. Trigger letteralmente significa grilletto, ma anche innesco, qualcosa che fa partire qualcos'altro. Nel nostro caso si intende un algoritmo, un dispositivo, che analizzi tutte le collisioni, e decida in tempo reale se acquisirle su memoria permanente o buttarle via svuotando tutti i registri dell'elettronica dell'apparato. Se si decide di acquisirli, il "trigger" dà l'okay, e abilita il sistema di archiviazione su memoria permanente.

Tutto questo viene fatto su più stadi, data la complessità del sistema e la velocità con cui deve essere fatto. Infatti, come dicevo prima, tutte le collisioni devono essere prese in considerazione dal sistema di trigger, e per ognuna esso deve dire "si" o "no", come l'Uomo del Monte.

La prima scelta avviene utilizzando un sistema hardware, che prende in pasto le informazioni grezze (raw) immagazzinate dopo ogni collisione dall'elettronica posta sull'apparato stesso. Un algoritmo veloce (e per forza di cose semplice e approssimato) calcola quantità importanti per effettuare una prima scrematura, andando a guardare in ogni collisione i depositi di energia nelle varie parti dell'apparato sperimentale e la presenza di particelle come muoni o elettroni, che possono essere individuate velocemente in modo sufficientemente preciso per questo scopo utilizzando le informazioni "pronte all'uso". La selezione avviene confrontando queste informazioni grezze con alcuni valori di soglia opportunamente scelti in modo da buttare via la tipologia di eventi certamente non interessante, mantenendo contemporaneamente un'efficienza di selezione sufficientemente alta per eventi tipo quelli in cui ci si aspetta che venga prodotto il bosone di Higgs.  Questo primo livello di trigger riduce il flusso di eventi da 40 MHz a 100 KHz. In pratica si tiene una collisione su 400, con una scelta che però è tutt'altro che casuale.

Questa prima scrematura viene fatta in tempo reale, e ogni 25 nanosecondi, ovvero il tempo che intercorre fra una collisione e la successiva, il sistema deve prendere la decisione (evento buono oppure evento da buttare). Per questo scopo le informazioni delle collisioni arrivano all'elettronica che deve prendere la decisione in "pipeline", in fila indiana, esattamente come nel nastro trasportatore dell'esempio iniziale. L'elettronica di trigger di primo livello, proprio come coi pomodori, pesca su le collisioni ritenute buone e butta via le altre.

Le collisioni così preselezionate, però, devono essere controllate in modo più approfondito per decidere se vale realmente la pena di archiviarle su memoria permanente. La scelta finora fatta, infatti, dato che doveva essere molto veloce, era basata su criteri abbastanza approssimati e quindi piuttosto laschi. Tuttavia anche la nuova selezione, sebbene più accurata, deve essere fatta in fretta. Per fare ciò si dirottano tutte le informazioni disponibili delle collisioni preselezionate su più di una decina di migliaia di CPU, che hanno il compito di fare una mini analisi veloce per prendere una decisione finale con più di accuratezza rispetto alla decisione presa in quattro e quattrotto un attimo prima. Questa fase si chiama "trigger di alto livello", e il risultato è una ulteriore riduzione del flusso di eventi da 100 KHz a circa 1000 Hz. Uno su 100. Questi 1000 Hz di collisioni vengono finalmente archiviati con tutte le loro informazioni su memoria permanente, e vengono messi a disposizione dei fisici per farli divertire. La dentro, oltre al fondo, c'è anche il bosone di Higgs.






giovedì 26 gennaio 2017

Vaccinazioni sì o no: io, genitore qualunque, non vorrei dover scegliere!


Leggo che il sindaco di Livorno ha dichiarato che rendere obbligatorie le vaccinazioni per i bambini all'asilo è una "forzatura insopportabile". Aggiunge poi che non ci sono emergenze sanitarie in Toscana, e che la vaccinazione deve essere una scelta individuale, perché altrimenti si viola la libertà del singolo individuo. Il testo integrale del suo intervento lo trovate qua sotto.

Innanzitutto al sindaco sfugge un aspetto cruciale: in Toscana non c'è un'emergenza (meningite) perché la maggior parte dei bambini è vaccinata! Se non lo fosse, il virus avrebbe avuto vita facile nel diffondersi, e l'emergenza sanitaria adesso ci sarebbe eccome! Si chiama immunità di gregge, ed è il motivo principale per cui è importante che sia vaccinata una percentuale più alta possibile della popolazione. In pratica l'immunità della maggior parte della popolazione (resa possibile dalla vaccinazione di massa) rende difficile ai virus il contagiare quei pochi che non sono immuni (i non vaccinati), e che sono quindi suscettibili di contagio. Se il numero dei non immuni dovesse aumentare, l'epidemia si diffonderebbe con facilità. Non pretendo che il sindaco lo legga, ma il concetto è spiegato un po' più in dettaglio qui



E quindi veniamo al secondo errore del sindaco: la vaccinazione non è affatto una questione personale, una scelta individuale, ma riguarda la collettività! Vaccinarsi non solo protegge chi lo fa, ma anche chi , per vari motivi, non può farlo. Ad esempio i bambini troppo piccoli, o coloro che, per motivi di salute, non possono assumere il vaccino. L'immunità che io e il sindaco acquisiamo con la vaccinazione, indirettamente agisce anche su di loro.


E veniamo al terzo errore del sindaco, il più grave secondo me, perché travestito con parole che lo fanno apparire, a uno sguardo sprovveduto, come una frase di assoluto buon senso. E cioè che ogni cittadino, ogni genitore, dovrebbe essere lasciato libero di decidere in modo autonomo se vaccinare o meno i propri figli. 

Il punto è: che competenza ho io, cittadino qualunque, che non sono un medico, che confondo virus con batteri, che laringe e faringe per me sono la stessa cosa, per decidere su un argomento così complesso? Come può pretendere uno che non ha nemmeno chiaro il fatto che se non si è diffusa la meningite è perché la maggior parte della gente è vaccinata,  di chiedere alla gente di prendere in modo autonomo una decisione consapevole su un argomento che, alla luce dei fatti, egli per primo non conosce affatto?

Cosa dovrebbe fare un cittadino qualunque? Se ha buon senso chiederà al pediatra, che gli dirà di vaccinare il figlio (oppure di non farlo, ci sono anche questi medici qui). Ma che alterativa avrebbe, se non quella di chiedere al proprio medico? Mettersi a studiare virologia? Spulciarsi le pubblicazioni su Lancet? (auguri!). Chiedere a parenti e amici? Come riuscirebbe a comprendere se quello che legge o gli viene detto è affidabile, o è la parola di un incompetente? Con quali strumenti un genitore qualunque potrebbe assumersi autonomamente e consapevolmente la responsabilità di una decisione così importante per la salute dei suoi figli e per la comunità?

Io lo dico chiaramente: io non vorrei dovermi assumere una simile responsabilità! Io, cittadino qualunque, privo di competenze in materia, ho il diritto, in uno stato civile, di non dovermi assumere questa responsabilità! Ho il diritto che lo stato mi guidi su ciò che la scienza, che io non sono tenuto a conoscere, ritiene fondamentale per la salute pubblica! Non c'è nulla che ha a che fare con la libertà dell'individuo nell'imporre a un padre di famiglia che magari non ha nemmeno un titolo di studio di "informarsi" e poi decidere autonomamente se è meglio far fare la trivalente a suo figlio, e magari fargli anche scegliere a che età fargliela fare (alcuni dicono che bisognerebbe almeno farla da "grandi"!).

Sarebbe come se il costruttore della casa in cui andrò ad abitare mi chiedesse di decidere autonomamente se mettere in certi punti della casa le travi portanti, oppure lasciarci un normale muro di mattoni. E che ne so io? Non deve spettare a me una decisione simile! E' tutt'altro che libertà, quella! 

Alcuni tirano in ballo l'informazione: prima di imporre - dicono - bisognerebbe informare. Non sono d'accordo. In questo caso bisogna informare mentre si impone! Non si può aspettare che tutti, opportunamente informati, vadano autonomamente alla Ausl a far vaccinare i figli, perché abbiamo visto che, se lasciati fare, molti cittadini cadono vittima delle trappole di chi sparge idee demenziali in fatto di salute (col pretesto di informare!). Lo so che imporre è una parola brutta, ma in questo caso stiamo imponendo la salute dei cittadini. E' un'imposizione più che accettabile, direi!

domenica 22 gennaio 2017

Adroterapia: la fisica delle particelle per curare il cancro

Una delle tante ricadute pratiche della ricerca di base. Imprevedibile 60 anni fa.


"Ma a cosa serviranno mai questi esperimenti di fisica delle particelle! Non produrranno mai niente di utile, sono solo uno spreco di soldi!!!".   

Capita di leggere commenti simili, no? Tipicamente in calce a qualche articolo scientifico online, dove il pubblico si sente in dovere di esprimere il suo punto di vista. Di fronte a certi commenti a me sale il crimine, già solo perché usare il web, inventato originariamente proprio per gli esperimenti di fisica delle particelle, per sentenziare una cosa del genere, è come usare la radio per dire che Marconi non ha mai combinato niente di utile.

E quindi voglio raccontare un'applicazione pratica della fisica delle particelle, quella fisica che utilizza gli acceleratori, e che ha come fine primario lo studio degli oggetti più piccoli che ci sono in natura. Non è l'unica ricaduta pratica. Oltre al web sopra menzionato, inventato originariamente per rendere più agevole lo scambio dei risultati scientifici tra i fisici nelle varie parti del mondo, e solo in seguito reso pubblico (gratuitamente) con i risultati che tutti conosciamo, c'è un enorme indotto che ruota attorno a questo tipo di esperimenti, che si manifesta in termini di lavoro per le aziende e diffusione di competenze. Ma la ricaduta pratica di cui voglio parlare è una di quelle cose che se 60 anni fa avessero chiesto a chi si cimentava nella ricerca delle prime particelle elementari - il muone, il pione etc - "cosa potrà mai portare di pratico questo tipo di ricerca", difficilmente avrebbero potuto immaginare che sarebbe servita un giorno per curare il cancro. Di sicuro non era con quella prospettiva che le particelle venivano studiate. La fisica delle particelle, infatti, ha prodotto oggi, tra le sue ricadute pratiche, una tecnica per curare il cancro che si chiama "adroterapia".


Una piccola premessa: non essendo io un medico immagino che mi potrà scappare qua e là qualche imprecisione che salterà certamente agli occhi di un vero medico. Eventualmente fatemelo notare. In ogni caso saranno peccati veniali, perché io voglio in realtà spiegare i principi fisici che sono alla base di questa pratica.

Una tecnica comunemente usata per attaccare i tumori è la radioterapia. Essa si basa sul fatto che i raggi X, ovvero onde elettromagnetiche particolarmente penetranti, sono in grado di danneggiare il patrimonio genetico delle cellule cancerose, causandone la morte e impedendo quindi la loro proliferazione. La radioterapia è quindi l'irraggiamento tramite raggi X della parte del corpo all'interno della quale è situato il tumore. A seguito dell'irraggiamento quest'ultimo si riduce di dimensioni, e può eventualmente essere asportato chirurgicamente. Alla base di tutto questo c'è l'interazione dei fotoni della radiazione ionizzante con le molecole che essi incontrano lungo il loro percorso, interazione che è di tipo elettrico, cioè dovuta al fatto che i fotoni "vedono" le cariche elettriche presenti negli atomi, e con esse interagiscono.

Questa tecnica è ben sperimentata da lungo tempo, relativamente poco costosa e efficace, ma ha un problema. Il problema è che i fotoni dei raggi X non sanno quali sono le cellule malate, per cui loro, quando entrano all'interno del corpo del paziente, non fanno distinzione e interagiscono non solo con le cellule malate, ma anche con tutto quello che c'è di sano davanti o dietro. Sono una specie di Lanzichenecchi, che rompono tutto quello che incontrano, senza preoccuparsi di cosa sia, e mentre procedono attraverso il materiale su cui sono stati sparati (il corpo del paziente) diminuiscono esponenzialmente in numero, fino a essere completamente assorbiti. Bisogna dire comunque che si osserva che le cellule cancerogene, se danneggiate dai raggi X, hanno la proprietà di morire in maggiore quantità rispetto a quelle analogamente danneggiate, ma in origine sane. In pratica gli enzimi che hanno il compito di riparare le cellule danneggiate, nelle celle cangerogene fanno più fatica. Almeno quello!

Il fatto che la radioterapia sia potenzialmente dannosa anche sulle cellule sane non è cosa da poco, perché sappiamo che le radiazioni ionizzanti possono esse stesse provocare il cancro! Non sarebbe un bel risultato distruggere le cellule malate ma irradiare così tanto le parti sane da aumentare significativamente la probabilità di sviluppare un altro tipo di cancro in futuro! L'ideale sarebbe di disporre di una sorgente di radiazione ionizzante che irradiasse la zona con il tumore, e passasse senza colpo ferire dove il tumore non c'è.

Qui entra in gioco l'adroterapia, una tecnica che idealmente permette di irradiare in modo selettivo la parte malata, rilasciando una quantità di dose minima nei tessuti antistanti. Idealmente perché, come sempre, la realtà ha le sue complicazioni. Vediamo di capire come funziona, quali sono i vantaggi, e gli aspetti da studiare ancora. Premetto comunque che questa tecnica è già applicata alla cura del cancro, e che in Italia esistono 3 centri che la utilizzano: il CNAO a Pavia, il Centro di Protonterapia a Trento, e il Centro di Adroterapia Oculare a Catania. In particolare in quest'ultimo centro, il primo a nascere in Italia in ordine temporale, la casistica clinica dei pazienti trattati, in maggioranza affetti da melanoma uveale, mostra risultati molto incoraggianti, con il 95% dei pazienti con la malattia attualmente sotto controllo (fonte). Numerosi altri centri analoghi esistono in altri paesi, e quindi, sebbene introdotta recentemente, non si tratta più di una tecnica sperimentale. Il trattamento, è importante specificarlo, è completamente indolore.

Adroterapia viene da "adroni", un termine che significa particella "pesante" (sempre riferito alle particelle, ovviamente) e identifica le particelle che sentono la forza nucleare, quella che tiene assieme i nuclei atomici. Nella pratica l'adroterapia utilizza sia i protoni, le particelle cariche che costituiscono i nuclei degli atomi, che alcuni tipi di nuclei pesanti (ioni positivi di elementi pesanti, tipicamente di Carbonio, detti spesso genericamente "ioni pesanti"), composti da più protoni e neutroni. 

I protoni sono particelle facili da ottenere e da manipolare, ed è per questo che gran parte degli acceleratori di particelle esistenti al mondo accelera protoni per gli esperimenti di fisica. Anche per l'adroterapia, sia con protoni che con ioni pesanti, si utilizzano gli acceleratori di particelle. Il fatto di essere "pesanti" ha un ruolo determinante nel modo in cui queste particelle si comportano quando attraversano un materiale (nel nostro caso il corpo di un paziente).

Cosa fanno gli adroni (protoni o ioni pesanti) "dell'energia giusta" (poi capiremo cosa significa) quando vengono "sparati" all'interno della materia? Ad esempio dentro la pancia di un paziente?  I protoni sono particelle dotate di carica elettrica, e tramite questa interagiscono con le cariche elettriche degli elettroni e dei nuclei presenti negli atomi del materiale che costituisce il bersaglio. E principalmente grazie a questa loro proprietà, perdono energia mentre si muovono (in linea retta) all'interno del bersaglio. L'energia che essi perdono per ogni centimetro di spessore attraversato è sostanzialmente sempre uguale nel tragitto che essi percorrono, ed è relativamente piccola. Poi però succede una cosa speciale, caratteristica di questo tipo di particelle, ed è quella che le rende utili per il nostro scopo. Quando hanno perso quasi tutta la loro energia, ma ne hanno ancora un po' da spendere, i protoni, invece di dosare la loro energia cinetica restante come hanno fatto in precedenza, la consumano tutta in un colpo solo solo arrestandosi di botto.

Questo avviene perché la perdita di energia di una particella carica nella materia è inversamente proporzionale al quadrato della sua velocità. Quindi quando la particella (il protone, o un nucleo di Carbonio) sta per fermarsi, la sua perdita di energia per centimetro di percorso aumenta moltissimo. Il risultato è quindi che queste particelle rilasciano poca energia lungo tutto il percorso, finché viaggiano veloci, e molta nel punto in cui si fermano. Quindi se scegliamo l'energia dei protoni in modo opportuno (l'energia "giusta"!), possiamo far si che essi si fermino proprio dove c'è il tumore, e rilascino quindi gran parte della loro energia solo nella zona malata. Il picco di energia depositata all'arrestarsi delle particelle nella materia si chiama "Picco di Bragg".

Dose rilasciata da raggi X di varie energie e da un opportuno fascio di protoni, in funzione della profondità all'interno del materiale. Il picco che si ottiene per i protoni si chiama "Picco di Bragg".

Tutto ciò è illustrato nella figura qua sopra, in cui è schematizzata, in rosso, la dose rilasciata da un fascio di protoni da 150 MeV (unità di energia tipica della fisica nucleare) in funzione della profondità del materiale attraversato. Si vede che la dose rilasciata è  più o meno costante nel tratto iniziale, con una crescita lenta man mano che il protone si muove all'interno del bersaglio, per poi avere un brusco aumento poco prima del suo arresto, che deve essere scelto in modo da coincidere con il punto in cui si trova il tumore. Dopo, non c'è più niente.  Per confronto è mostrata la dose rilasciata da raggi X di diverse energie. Si vede chiaramente che se l'energia dei raggi X è troppo bassa,  nella zona malata non ci arriva niente, ma gran parte della dose viene rilasciata dove invece non serve (e dove ci sono tessuti sani!). Quindi se si vuole rilasciare il massimo di dose sulla zona malata, occorre aumentare l'energia dei fotoni, con il risultato di irraggiare anche tutto quello che si trova dietro la zona malata.

I vantaggi nell'utilizzare protoni sono chiari: si irradia principalmente la parte malata, senza rischio di danneggiare in modo significativo il resto. Questo permette di trattare tumori che si trovano in zone non operabili, oppure localizzati in punti particolari per i quali la radioterapia non è la scelta ottimale, come ad esempio il retro dell'occhio. E' infatti facilmente intuibile che irraggiare un occhio sparandogli contro dei raggi X per cercare di distruggere quello che c'è dietro il bulbo oculare non è proprio la cosa più sana da fare. L'adroterapia invece permette un trattamento selettivo della zona malata senza danneggiare, almeno in linea di principio, tutto il resto. A Catania, esiste appunto un centro espressamente dedicato a questo.

E perché si usano i nuclei, gli ioni di carbonio?  Essi hanno la caratteristica di avere una carica elettrica elevata, 6 volte quella del protone, oltre a una massa maggiore. Questo rende nel loro caso la posizione del picco di Bragg meglio localizzata, e la loro interazione con la materia più efficace nel danneggiare il DNA delle cellule, causando in particolare danni maggiori nella zona del tumore. Una tipica adroterapia al carbonio consiste nell'accelerare questi nuclei fino al 50% della velocità della luce, e spararli sulla parte malata in numero di 1-10 milioni di ioni al secondo. Lo svantaggio dell'utilizzo degli ioni pesanti (nessun pasto è gratis) è che dopo il picco di Bragg, il deposito di energia nei tessuti non si riduce a zero come nel caso dei protoni, ma è presente un residuo a distanze maggiori. Questo perché i nuclei di carbonio interagiscono con i nuclei degli atomi contenuti nei tessuti irraggiati producendo ioni leggeri, che necessitano di più spazio per essere arrestati all'interno della materia.

Dietro tutto questo c'è la fisica delle particelle, perché per produrre questi fasci di protoni o di ioni c'è bisogno degli acceleratori di particelle, delle tecniche e delle tecnologie che si sono apprese e sviluppate in questo campo in decenni di ricerca scientifica. Ricerca scientifica finalizzata inizialmente per tutt'altri scopi, ma che adesso trova ricadute anche su aspetti molto concreti per la nostra vita. In Italia un importante contributo allo sviluppo dell'adroterapia è venuto proprio dall'INFN, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l'ente pubblico che finanzia e partecipa ad esperimenti sullo studio del bosone di Higgs, sulle proprietà dei neutrini o sulla la ricerca della materia oscura.

Tornando all'adroterapia, finora abbiamo visto i vantaggi: e gli svantaggi? Perché il mondo non è pieno di centri di adroterapia?

Innanzitutto perché è una tecnica costosa e perché necessita di strutture molto particolari, complesse da realizzare e da mantenere. Occorre avere un acceleratore di particelle apposito, con spazi dedicati ralativamente grandi, e il numero di pazienti trattabili non è elevato come per la radioterapia. Quindi, per forza di cose, i centri dedicati non possono essere diffusi sul territorio come quelli per la tradizionale radioterapia. Il numero di centri per l'adroterapia è comunque in crescita nel mondo, come pure il numero di pazienti trattati (fonte). I tumori trattabili al meglio con l'adroterapia sono descritti ad esempio qui. Ulteriori informazioni per il pubblico, oltre a quelle contenute in tutti i link che ho messo finora, possono essere trovate ad esempio qui.

Al CNAO di Pavia, al momento si possono trattare circa 1000 pazienti l'anno, e il costo di un ciclo completo è di circa 24000 euro (fonte), da confrontarsi con i costi della chemioterapia, variabili fra alcune migliaia di euro fino ai 100000 euro dei farmaci biologici più costosi, e la radioterapia, del costo tipico di alcune migliaia di euro, anche in questo caso con ampia variabilità.

In più in Italia la legge prevede che ogni regione separatamente debba stipulare una convenzione specifica con i centri che effettuano questo tipo di trattamento, al fine di farlo passare sotto il Servizio Sanitario Nazionale, e finora soltanto Emilia Romagna e Lombardia hanno sottoscritto questo accordo.

In parallelo ai trattamenti terapici si effettuano anche studi sugli effetti delle radiazioni rilasciate dai protoni o dagli ioni lungo il loro percorso all'interno dei tessuti, per capirne gli effetti. Esistono poi le difficoltà tecniche presenti quando il tumore da trattare si trova in tessuti che si modificano durante il trattamento stesso. Ad esempio la respirazione del paziente da un lato cambia la disposizione degli organi all'interno del corpo, e contemporaneamente modifica la densità del materiale che i protoni devono attraversare. Questo fa sì che il punto di arresto dei protoni non sia così ben determinato come dovrebbe essere.

Esiste poi un problema "sociologico" di comunicazione con il mondo medico, come mi raccontavano separatamente e indipendentemente due oncologi dell'Ospedale Sant'Orsola di Bologna e dell'IRST di Meldola (FO). Sostanzialmente questa tecnica deve ancora diffondersi e essere pienamente accettata anche fra i medici stessi, e forse questo richiederà tempo. Sarebbe interessante, sotto questo aspetto, conoscere il parere di medici esperti del settore, che avranno sicuramente argomenti molto più puntuali dei miei.

Tuttavia entrambi gli oncologi con cui ho avuto modo di parlare hanno detto che (cito le parole testuali di uno di loro) "esiste una nicchia molto vasta di tumori trattabili al meglio con questa tecnica". Ovvero tumori particolari per tipologia e localizzazione, ma tuttavia molto diffusi, il cui trattamento beneficerebbe da una più ampia diffusione dell'adroterapia. Speriamo.


domenica 15 gennaio 2017

Fisica alla maturità scientifica? In quel modo è demenziale!

 

Lo scritto di fisica alla maturità scientifica


Manca poco alla data in cui il Ministero della Pubblica Istruzione renderà note le materie della seconda prova di esame alla maturità, e per il Liceo Scientifico studenti e docenti quest'anno temono che potrebbe uscire fisica.

Il timore è dovuto al fatto che le simulazioni recentemente proposte dal ministero sulla tipologia delle possibili tracce erano rappresentate da quesiti decisamente difficili, certamente sproporzionati al livello di competenze che mediamente raggiungono gli studenti in quinta.

Quei problemi erano obbiettivamente complessi per un liceale, e potevano tranquillamente essere dati a un compito di Fisica 2 all'università. Richiedevano una competenza e uno spirito critico tutt'altro che scolastici nel comprendere i problemi e tradurli in operazioni matematiche e calcoli risolvibili, cosa che soltanto una piccola frazione degli studenti, quelli con una marcia in più, possiede.

La cosa è preoccupante perché indica chiaramente che al ministero chi si dovrebbe occupare della scuola italiana non ha assolutamente il polso di cosa succede nella scuola italiana. Non solo ma, a mio parere (e poi spiegherò perché) non ha nemmeno compreso a che cosa bisognerebbe dare priorità nell'insegnamento della fisica in un liceo scientifico, e questo è ancora più grave.



Evidentemente la cosa che sfugge a chi ha proposto quei problemi, ritenendoli adatti per un liceali di quinta, è che matematica e fisica non sono la stessa cosa. Un conto è risolvere un integrale che ti viene proposto direttamente, come avviene nelle prove di matematica, e un altro è trasformare una serie di informazioni sparse in un integrale da risolvere. Non sto dicendo che è più difficile, ma solo che è diverso, molto diverso.  E mentre gli studenti sono abituati a fare la prima cosa, cioè risolvere esercizi di matematica, perché fin dal primo anno di liceo tutto quello che si fa in matematica è concatenato e finalizzato ad affrontare l'esame di maturità, la fisica, come viene fatta al liceo, è tipicamente a compartimenti stagni, senza una vera visione di insieme, e gli studenti mediamente non possiedono la capacità di analizzare problemi complessi dove tutto quello che hanno studiato sia in matematica che in fisica, in tutti e cinque gli anni, deve essere messo a frutto.

D'altra parte se si guarda agli esercizi proposti dai libri di fisica in uso nei licei, questi non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelli che ha proposto il ministero, al contrario di ciò che avviene invece in matematica, dove, salvo le strampalatezze occasionali di certi compiti alle maturità recenti, ciò che viene richiesto è comunque non troppo diverso da quello che si fa durante l'anno scolastico. E comunque, visto che da qualche anno i compiti ministeriali di matematica tendono ad avere una tipologia simile, capito l'andazzo sia i docenti che gli studenti hanno il tempo e tutti gli strumenti per adeguarvisi.

Uno potrebbe quindi dire che i docenti dovrebbero adeguarsi anche a queste nuove "tendenze" in fatto di esercizi di fisica, ma chiedere questo significa non avere per niente idea di ciò che avviene a scuola. 

In fisica, al momento, (parlo sempre del liceo scientifico) ci sono programmi sterminati in modo ridicolo. In quinta si dovrebbe fare l'elettromagnetismo, le onde, e poi la relatività ristretta, la meccanica quantistica, la fisica atomica, la fisica nucleare, e magari anche un po' di fisica delle particelle elementari e di astrofisica. E in più, stando a ciò che propone il ministero, imparare a risolvere esercizi a livello universitario. Tutto con tre ore la settimana. Siamo seri, su! 

E poi che senso ha fare mille argomenti, tutti per forza di cose in modo veloce e approssimato, quando le ultime parti del programma, quelle di fisica moderna, si traducono tipicamente in una chiacchiera e via? Lo sanno al ministero che c'è un abisso di differenza fra "fare" la meccanica quantistica e "spiegare" la meccanica quantistica? Sono a conoscenza delle incredibili difficoltà concettuali della meccanica quantistica, che se non vengono sviscerate e comprese rendono la meccanica quantistica stessa poco più di una favoletta a cui credere?

E qui veniamo al punto che secondo me è veramente cruciale. E cioè che, al di là della difficoltà degli esercizi proposti dal ministero, non ha proprio alcun senso fare la fisica al liceo in questo modo! Anzi, è il modo migliore per incentivare il rifiuto verso la fisica! Il saper risolvere esercizi complessi non deve essere il target dell'insegnamento della fisica al liceo, ma un suo eventuale sottoprodotto. All'università poi diventerà importante imparare a risolvere anche gli esercizi, ma non al liceo! E comunque generazioni di studenti del liceo sono andati a fare fisica senza aver svolto un esercizio (una volta non si facevano quasi mai) e, me compreso, non hanno avuto alcun problema con gli esami. Per affrontare bene fisica all'università è immensamente più importante avere le spalle solide in matematica, piuttosto che saper fare gli esercizi di fisica!

Il target principale dell'insegnamento della fisica al liceo, secondo me, dovrebbe essere invece quello di instillare il fascino per la fisica. La fisica è come la storia: imparare la storia non è conoscere tutte le date e sapere cosa fece Federico Barbarossa a Lubecca o che battaglie combatté Carlo Martello. Conoscere la storia è innanzitutto avere uno sguardo di insieme, avere chiare le connessioni, le similitudini e le differenze fra le varie epoche. Poi, eventualmente, un vero conoscitore saprà anche le date e i singoli fatti, ma non deve (non dovrebbe!) essere quello il fine della scuola!

Perché se non si fa innanzitutto comprendere che dietro le formule della fisica c'è il mondo vero, quello reale, e che tutte quelle assurde astrazioni (chi mai nella vita fa scorrere barrette conduttrici attaccate a una molla su altre barrette conduttrici ad esse perpendicolari poste dentro un campo magnetico uniforme su un piano inclinato in assenza di attrito?) sono in realtà essenziali per capire come funziona la natura, allora il liceo avrà fallito completamente, in quanto a insegnare la fisica. Se la fisica viene percepita come un formulario per risolvere i problemi, è garantito che, una volta finito il liceo, resterà ben poco. Avrà magari prodotto dei ragionieri della fisica, più o meno capaci di applicare la formuletta giusta, ma la maggioranza degli studenti non vedrà l'ora di finire il quinto anno per occuparsi di altro e, ovviamente, dimenticare tutto.

E invece, secondo me, l'insegnamento della fisica al liceo dovrebbe prendersi il suo tempo (come dovrebbe fare l'insegnamento della storia!), lasciando perdere quegli insulsi programmi dove si è cacciato dentro di tutto, e insegnare invece a riflettere su quello che si studia. A porsi le domande, più che a dare risposte codificate, perché l'apprendimento della fisica passa innanzitutto attraverso l'imparare a porsi quelle domande che stimolano il pensiero critico verso i fatti del mondo.

Qualche esempio? Quanti studenti saprebbero rispondere correttamente alla domanda sul perché gli astronauti galleggiano nello spazio? E quanti hanno mai riflettuto sul grande problema concettuale che c'è dietro, che è perfino alla base della teoria della relatività generale? E del perché un oggetto può raffreddarsi da solo, ma non scaldarsi? Quanti hanno effettivamente provato a dare una spiegazione invece di prenderlo per buono? E sul perché una carica elettrica che si muove produce un campo magnetico, e invece se è ferma il campo non c'è? Quanti hanno mai riflettuto su questa specie di magia che i libri propinano come se fosse la cosa più ovvia del mondo? E su cos'è un campo, parola ripetuta di continuo in fisica? Quanti hanno mai riflettuto sul fatto che spostare una moneta con la calamita è in realtà il gioco di prestigio più incredibile che si sia mai visto? Quanti saprebbero rispondere, o hanno mai riflettuto a fondo su questioni del genere? Pochi, secondo me, e questa è soltanto fisica di base! E allora, a che diavolo serve includere nei programmi tutto lo scibile umano e fare esercizi complessi, se non si è avuto il tempo di discutere e sviscerare cose di questo tipo, cioè quelle cose che abbiamo quotidianamente sotto il naso e che rendono affascinante la fisica? Gli esercizi complessi si sanno risolvere solo se si è digerito e sviscerato queste cose. Prima viene la comprensione della fisica, e poi gli esercizi!

La mia proposta su come fare fisica al liceo è quindi questa:

1) Via quei programmi ministeriali demenziali dove è inclusa anche la scoperta fatta il giorno prima. Da buttare nel tritadocumenti! Si possono eventualmente fare dei seminari, magari invitando esperti, per stuzzicare l'interesse, questo sì. Io in fin dei conti ho deciso di fare fisica perché in quarta liceo assistetti a una conferenza per gli studenti sulla teoria della relatività. Col senno di poi non ci capii molto, ma per qualche motivo mi affascinò e tocco le corde giuste (corde che non sapevo nemmeno di avere) e decisi che quello era ciò che avrei voluto studiare.  "Ho visto la luce, come John Belushi di fronte a James Brown sui Blues Brothers". Non credo, onestamente, che l'effetto sarebbe stato lo stesso se avessi dovuto studiarla sul libro. La prova, se mai ce ne era bisogno, che la passione muove le cose molto più della ragione (madonna che frase!).

2) Fare tonnellate di laboratori. I primi due anni secondo me bisognerebbe fare solo quelli. Che senso ha, in prima liceo, far fare problemi di fisica a gente che non ha ancora nemmeno imparato bene a risolvere le equazioni di primo grado e non conosce i sistemi? Invece i laboratori sono fondamentali per sviluppare lo spirito critico. E non c'è bisogno di avere laboratori strafighi. Il laboratorio si può fare anche con oggetti banali, inventandosi misure o prendendo i dati, che so', della qualità dell'aria forniti dalle varie ARPA, o dalle statistiche dell'Istat, e facendo grafici, correlazioni, medie, e imparando a leggere e interpretare criticamente i risultati.

3) Dare continuità ai programmi di fisica. Al momento fisica è fatta a compartimenti stagni. Prima cinematica, poi la gravitazione, poi le molle, etc. E invece in fisica tutto serve per tutto.

4) Prendersi il  tempo necessario per approfondire i concetti. Lo scopo da raggiungere in fisica, e nella scienza in genere, ancor prima di riuscire a dare risposte, è quello di saper formulare le domande giuste! La fisica si apprende tramite le domande. Spesso dietro una domanda posta nel modo giusto può non esserci una risposa chiara e univoca, ma si può nascondere un mare di concetti interessanti da sviscerare. Un consiglio? Mettere in ogni classe una "cassetta delle domande", in cui gli studenti possano mettere domande su aspetti che coinvolgono fenomeni anche banali e quotidiani, e poi parlarne, e magari sperimentarci sopra. Non è detto che si sappia dare la risposta, ma ragionarci sopra con l'insegnante è immensamente utile, perché quella è la fisica, non i piani inclinati senza attrito con le molle e i fili inestensibili!

5) Insegnare a fare gli esercizi, ma senza farne lo scopo primario. Saper risolvere gli esercizi è infatti solo una conseguenza dell'avere adeguate conoscenze in fisica. E invece al liceo oggi sono praticamente scomparse le interrogazioni orali in fisica (e non solo in fisica!). Gli studenti sanno risolvere i problemi sulle leggi di Keplero ma non sanno perché il sistema solare è obbligato a rispettare le leggi di Keplero. E poi, come diceva un mio professore di fisica all'università, Giampietro Puppi, che di fisica se ne intendeva, "se si capiscono bene i concetti, poi i calcoli in qualche modo si fanno". Se invece la scuola non riesce a far amare la fisica, ad apprezzarne la sua grandezza, la sua capacità di interconnettere tutto quello che abbiamo sotto gli occhi, beh...si sarà persa un'ottima occasione per fare qualcosa di bello!