lunedì 25 gennaio 2016

Perché il bufalo soffre mentre il leone se lo mangia?

Difficile da spiegare senza Darwin


L'altro giorno stavo guardando un documentario sulla savana. Un gruppo di leoni aveva accerchiato e isolato un bufalo, lo aveva atterrato, e aveva iniziato a mangiarselo. Classica scena da savana, insomma. Solo che, mentre i leoni banchettavano infilando frenetici il muso nella sua pancia, il bufalo era ancora vivo. Lo si capiva perché sgambettava, e ogni tanto riusciva ad alzare un po' il collo, liberandosi per un attimo dalla presa della leonessa addetta al soffocamento, per muggire disperato. 

Il commentatore diceva che è tipico, per i bufali, essere mangiati vivi. Eh sì, perché un bufalo non è una gazzella, che basta stringerle un po' il collo e quella schiatta. No, il bufalo la natura l'ha fatto bello grosso e robusto, e i leoni ci mettono un po' a farlo fuori. Però, siccome a questi ultimi non piace aspettare che la minestra si raffreddi, anche se non è proprio morto se ne fregano e iniziano a mangiare lo stesso.

Di fronte a questa scena ho provato ad entrare nella testa di quelli che non credono all'evoluzione Darwiniana. Di quelli che "dietro c'è chiaramente un progetto". Quelli che "non è possibile che alla giraffa gli si sia allungato il collo per caso" (perché poi questi non credono nell'evoluzione ma non capiscono neanche una mazza di quello che è realmente l'evoluzione). Quelli che "come avrà mai fatto la lince a farsi venire i puntini per mimetizzarsi", etc. Quelli che, insomma, vedono di fronte alla "perfezione" della natura la mano di un disegnatore, qualunque cosa esso sia.

Ho messo le virgolette, perché su questa presunta "perfezione" della natura ci sarebbe in realtà molto da ridire. Non si capisce, tanto per dirne una, perché la natura, così "perfetta" e "disegnata" abbia prodotto e fatto vivere per 200 milioni di anni i dinosauri facendoli diventare grandi come palazzi, per poi cancellarli da un giorno all'altro e lasciarci in eredità solo qualche lucertola, tutto questo per dare spazio ai mammiferi, che fino a quel momento stentavano a farsi notare. Un disegnatore "intelligente", visto che a tanti piace usare questo aggettivo, avrebbe saltato tutta la prima fase e sarebbe passato direttamente alla seconda, no? Invece la natura "perfetta" sviluppa una miridade di specie animali e vegetali ma poi le basta un'eruzione vulcanica un po' incazzosa, un asteroide di taglia un po' più abbondante del solito, una Pangea che si muove, una corrente marina che ti cambia di direzione, e capace che ti fa scomparire il 70% delle specie viventi come niente, buttando nel cesso il lavoro di qualche centinaia di milioni di anni. Ci sono indubbiamente disegni più perfetti.



A parte questa digressione sulla presunta "perfezione" della natura, di fronte alla scena del bufalo mangiato vivo dai leoni viene da chiedersi: perché il bufalo soffre? Sembra una domanda stupida ma non lo è. Non lo è perché la natura è stata capace di mettere in atto innumerevoli stratagemmi per far vivere "al meglio" gli esseri viventi e dare loro spazio nell'ecosistema. Rende mimetici esseri lentissimi come il camaleonte, manda in letargo gli animali che hanno bisogno di molto cibo quando il cibo non si trova, rende la pelliccia folta quando è freddo e rada quando è più caldo, fa vedere gli infrarossi (gli oggetti caldi=vivi) ai serpenti, perché dal basso in mezzo all'erba scorgere un topo con la sola vista non sarebbe proprio l'ideale, e insomma, si è inventata trucchi incredibili per dare spazio a tutti. Perché, nonostante questi "capolavori", non è stata capace di risolvere questo annoso problema dei bufali (e non solo dei bufali), e di fargli magari secernere qualche sostanza per staccare la spina e trapassare dignitosamente prima che il leone gli tiri fuori le budella?  Perché, invece, la natura ha prodotto il bufalo sufficientemente forte e resistente da farlo addirittura restare vivo e cosciente mentre i leoni se lo mangiano, facendogli quindi passare sofferenze inaudite? Perché su questo aspetto la natura, in altri casi tanto "perfetta", è stata così latitante? 

E più in generale ci si dovrebbe chiedere: perché non solo la morte, ma anche la vecchiaia, è spesso accompagnata da sofferenza? In fin dei conti è un problema diffuso tra tutti gli esseri viventi, uomini compresi, mica solo tra i bufali, e dal punto di vista di chi sostiene la teoria del disegno intelligente non si capisce come mai abbiamo una fisiologia che ci fa battere il cuore senza che dobbiamo stare a pensarci, ci fa respirare, digerire, ci fa piacere il sesso, ci fa sentire fame per farci capire quando è ora di immettere energia e ci fa sentire sazi quando un altro piatto di lasagne sarebbe controindicato, ci da un sistema immunitario che passa continuamente il tempo a distruggere virus e batteri in arrivo dal mondo esterno anche a nostra insaputa, eppure quando la morte si avvicina tutti quanti si defilano, e ci lasciano nella merda. Perché la natura smette di essere "perfetta" quando siamo vecchi e è il momento di morire?

Non so che risposta abbiano quelli che non credono all'evoluzione. Non so se pensino che il bufalo debba espiare qualche colpa, o se si rifugiano nell'imperscrutabilità del tutto. Invece la risposta che da l'evoluzione a questa domanda solo in apparenza banale è la più ovvia e la più semplice possibile: il bufalo soffre quando muore perché non farlo soffrire non servirebbe! Non servirebbe a quello che è il motore dell'evoluzione della specie, e cioè la perpetuazione della specie. Non soffrire quando si sta per morire non aiuta a perpetuare la specie!

L'evoluzione si basa su una tautologia, un'ovvietà: gli individui che riescono a procreare sono quelli che riescono a crescere, diventare adulti, e quindi superare "bene in forma" le difficoltà dell'ambiente naturale in cui vivono. E quindi questi individui sono quelli che hanno i geni "giusti" da permettere loro di crescere sani, arrivare ad accoppiarsi, e procreare. Geni "non giusti" semplicemente non permetterebbero questo risultato. Ma non c'è nessun disegno, nessuno che si sia messo a scegliere i geni buoni da quelli sbagliati! Il tutto avviene a posteriori. Se il leone avesse avuto i geni tali da fargli spuntare i campanellini sulla coda, o le bande catarinfrangenti arancioni sulla pancia come quelli dell'ANAS, quei geni avrebbero avuto scarso successo nell'essere tramandati, perché quel leone sarebbe morto di fame prima di diventare adulto e riuscire ad accoppiarsi. A posteriori sarebbero stati geni "sbagliati". I geni "buoni" sono quelli che hanno maggiore probabilità di essere tramandati perché garantiscono all'essere vivente quelle caratteristiche che lo rendono più idoneo a superare le difficoltà dell'ambiente, tanto da arrivare a procreare. No geni giusti, no party! La selezione della specie è tutta qui, di una semplicità incredibile.

E' tutto qui il succo del problema: arrivare a procreare. E quindi si capisce che morire senza sofferenze è una caratteristica del tutto inutile in quello che viene selezionato dall'evoluzione. Quando si muore, per il semplice fatto che si sta morendo, il fatto di farlo serenamente attuando meccanismi fisiologici che sopprimano il dolore non aiuterà comunque a tramandare i tuoi geni a nessun altro! Non è qualcosa su cui il meccanimso evolutivo agisce. Se un bufalo, in base a una fortuita mutazione, sviluppasse dei geni che gli fanno percepire un piacevole solletico quando il leone gli strappa le budella, questo non lo favorirebbe in nessun modo nell'adattamento all'ambiente tanto da tramandare i suoi geni speciali meglio dei bufali che quel gene non ce l'hanno. E siccome la natura è molto economica nelle sue "scelte" (virgolettato perché la natura non pianifica nessuna scelta), le cose che non servono vengono automaticamente scartate. E quindi la configurazione favorita resta quella di default, cioè che se uno ti sbrana la pancia provi dolore, molto dolore (perché il dolore, da vivi, permette di rendersi conto che c'è qualcosa che non va, ed è uno strumento fondamentale per proteggere l'organismo e crescere senza farsi male da soli, e quindi arrivare a procreare).

Questa cosa dell'economia della natura risponde a quelli che sostengono, non si sa bene in base a quali prove, che sfruttiamo solo il 10% del cervello (o il 5, o che altro, non c'è grande accordo sulle percentuali, nonostante Facebook stia aiutando a convergere tutti sul 10%). Avere una capa tanta e tenerla in vita ma non farla funzionare costa. Costa cibo e risorse sottratte al resto dell'organismo, nonché aumenta la possibilità di ammalarsi o di essere più vulnerabile. E quindi sarebbe un fattore sfavorevole, che penalizzerebbe quegli individui, tagliandoli fuori dalla corsa evolutiva. E' come dover andare avanti con uno stipendio da cassintegrato e ostinarsi a vivere in affitto in un superattico a piazza Navona sfruttandone però solo una stanza. E' una scelta che non paga. Molto meglio prendersi un monolocale e usare quei soldi in un modo più proficuo. Altrimenti, se fosse vera questa storia del cervello che uno se lo tiene lì ma non lo usa (non si sa mai, un domani, dovesse tornare utile...), il mondo sarebbe pieno di elefanti con le ali (che non le usano ma le tengono lì, hai visto mai), papere con i canini (sempre non usati), bradipi con le sacche natatorie, etc. Una natura che ha fornito gadget di qua e di là, ma che non vengono mai usati. Non funziona così, anzi, appena uno smette di usare qualcosa, tipo noi la coda, o il cavallo le dita, quella cosa si atrofizza e prima o poi scompare e ne resta solo un pietoso ricordo. Una cosa che dovrebbe far preoccupare certa gente abituata a usare così poco il cervello.

29 commenti:

  1. Bell'articolo. Che poi la logica è la stessa per le malattie degenerative e i tumori, dato che di solito colpiscono dopo che si ha procreato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto! Alla natura ostacolare l'Alzheimer a 70 anni non serve.

      Elimina
    2. Riflettendo si sono create delle condizioni per cui alla natura serve ostacolare i tumori e l'Alzheimer a 70 anni: tipo se l'uomo cerca di usare l'ingegneria genetica per ostacolare l'Alzheimer, i tumori etc.. Fra qualche milione di anni sapremo come e' andata.. probabilmente per scoprire che l'uomo sara' estinto e le formiche avranno avuto la meglio :D

      Elimina
    3. "malattie degenerative e i tumori, dato che di solito colpiscono dopo che si ha procreato"
      Fonte?

      Elimina
    4. Dal sito http://www.alzheimer.it : "E' affetta dalla malattia di Alzheimer circa una persona su venti tra quelle che hanno superato i 65 anni di età, e meno di una persona su mille al di sotto di tale età." Sul cancro, invece, vedere il grafico a pag. 20 del documento http://www.registri-tumori.it/PDF/AIOM2015/I_numeri_del_cancro_2015.pdf

      Elimina
  2. Nella semplicità della domanda, quasi banale e curiosa, si è rivelata, questa, una piacevolissima e bellissima lettura. Complimenti.

    RispondiElimina
  3. IO mi faccio un'altra domanda: soffre il bufalo mentre il leone se lo mangia vivo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il dolore è qualcosa di fisiologico che provano tutti gli esseri viventi, e è un ingrediente essenziale per la vita, e per capire quando stiamo facendo qualcosa che il nostro organismo non puo' tollerare. Lo prova un cane se gli si pesta una zampa, dubito che un bufalo ne sia esentato mentre il leone gli strappa le budella, anche a giudicare da come reagisce. Probabilmente non ha la consapevolezza della morte come ce l'avrebbe un essere umano, ma sul dolore non credo ci siano dubbi.

      Elimina
    2. Non tutti gli esseri viventi provano dolore, in realtà. "Esseri viventi" è di gran lunga una categoria troppo vasta. Ma i bufali sì...

      Elimina
  4. Una cosa non mi è chiara, le evoluzioni della specie derivano sempre da mutazioni genetiche casuali, o in un certo senso possono essere influenzate anche da comportamenti tenuti da una specie ripetutamente per più generazioni?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Premetto che, non essendo un esperto del settore, bisognerebbe consultare un evoluzionista. Il Lamarkismo, che sosteneva che il comportamento ripetuto puo' apportare modificazioni genetiche, è stato rifiutato dal Darwinismo (su basi sperimentali!). Tuttavia so che, in tempi recenti, sono sorti dubbi su questo aspetto, anche se si esclude quello che affermava Lamarck. Pero', ripeto, non mi azzardo a fare affermazioni perche' bisognerebbe far parlare un vero espert del campo.

      Elimina
    2. epigenetica... ;-)

      Elimina
  5. Un spiegazione del processo evolutivo efficacissimo, con osservazioni molto, penetranti, Darwin ne sarebbe deliziato, bravo veramente.

    RispondiElimina
  6. Purtroppo chi avrebbe più bisogno di leggere questo articolo probabilmente non lo leggerà... anche leggere più di 5 righe consecutive per molti è assai doloroso.

    RispondiElimina
  7. Amico mio, abbiamo letto l'inizio di questo articolo, cioè fino ai dinosauri. Non siamo riusciti ad andare oltre perché secondo noi (siamo una redazione) sei completamente pazzo, sia letto con simpatia e senza offesa, giusto come piccola provocazione sul piano logico, non ti conosciamo e cmq nn ci permetteremmo mai di giudicarti. A te no, ma il tuo ragionamento sì. Come fai ad essere così pazzo ed arrogante da sapere qual è il passaggio più "intelligente" per arrivare ai mammiferi? Non è antropocentrista questo tuo (risibile ed eminentemente moderno) paradigma della linea retta?
    Inoltre come la maggioranza dei darwinisti confondi l'adattamento con l'evoluzione, cioè soffri del pregiudizio da perfezionamento. La natura è perfetta, il problema è che né tu né i sedicenti darwinisti hanno la minima idea del perché e per chi sia perfetta, si scandalizzano davanti all'urlo del bufalo e poi vanno al ristorante a mangirsi una bistecca, sempre connessi al loro I-Phone (notoriamente prodotto sfruttando manodopera minorile).
    Quando non si ha percezione di cosa sia la coscienza, quando non si conosce l'Uomo, quando l'orizzonte mentale è quello della propria cameretta, o perlomeno quello della sua materialità, si finisce per non capire nemmeno l'oggetto stesso del proprio studio: la materia.
    Infatti usi argomentazioni che potrebbe contraddire qualunque studentello da liceo scientifico di formazione post-darwinista. Ci scuserai, eh?
    PS: la curiosità ci ha spinto ad andare oltre i dinosauri ma non a correggere quanto abbiamo obiettato. Solo aggiungiamo che è scientificamente provato che persino chi usa il 10% del proprio cervello, nel solo avvicinarsi a facebook non supera il 3% ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Faccio solo notare che il mio uso di "intelligente", è esattamente quello degli antievoluzionisti. Sono gli antievoluzionisti che hanno deciso, loroo, che cosa è intelligente (secondo loro) e cosa non lo è. La scienza invece non si pone affatto questo problema. Ve lo dico perché chiaramente vi è sfuggito, essendovi fermati ai dinosauri. Per il resto la digressione sulla bistecca, completamente fuori tema, domostra quanto poco avete capito di quello che avete letto.

      Elimina
    2. Interessante notare come tutta la redazione non abbia confutato il nocciolo dell'articolo, ovvero la funzione del dolore. Probabilmente era troppo impegnata a inorridire di fronte al pensiero scientifico.

      Elimina
    3. Intanto complimenti all'autore del blog. Bellissimo articolo. Come sempre, del resto.
      Ma cosa gli hai fatto a quelli di Technesya da farli arrabbiare cosí tanto? È evidente che hai rovinato la giornata ad un gruppo (una intera redazione, caspita!) di arguti opinionologhi. Voi darwinisti e i vostri iPhone! Sarei però curioso di sapere da quale dispositivo elettronico scrive l'adirato opinionista. Perché, a meno che non si sia costruito da solo il PC, probabilmente anch'esso é stato costruito con lo stesso sfruttamento minorile di cui lui stesso lamenta. Se può interessare, io sto rispondendo da un Samsung:sono una persona di ferrei principi morali!
      P. S. :technecosi, il darwinismo non é una religione,non é una fede da difendere. È una branca scientifica. E non ha bisogno di darwinisti per sopravvivere, non é un'idea o un'opinione. Bollereste un fisico con epiteti "postgravitazionalista"? O " postfluidodinamicista"? Ma rileggete quello che scrivete prima di pubblicarlo?

      Elimina
  8. Le tue tesi sono interessanti (comunque già le conoscevo, ma non credo che ti interessi l'esclusiva) e "potrebbero" essera una risposta alle domande "cosa siamo" e "come siamo diventati quel che siamo".
    Sì, certamente.
    Applico il tuo ingegnoso ragionamento a qualche altro campo. Una spiegazione, se valida, deve funzionare anche in altri casi, no ?
    Dunque, perché ci sono dei grattacieli ? Vediamo, sono i prodotti dell'evoluzione, ma cosa è questa evoluzione ? Escludendo che possa venire da un'ente superiore (è evidente che non ci credi) cosa vogliamo ipotizzare ?
    Tu non lo dici espressamente, e quindi non posso attribuirti cose che non hai detto, ma altri l'hanno detto espressamente, e parlo per loro (non per te, almeno finché non ti sarai espresso personalmente).
    L'ente responsabile dell'evoluzione sarebbe il caso.
    Quindi, i grattacieli sarebbero opera del caso, e solo quelli che, per pura combinazione, sono fatti in modo adatto resterebbero in piedi,mentre gli altri crollerebbero.
    Ok, è una teoria, tutto è opera del caso.
    Ma a me non convince.
    Io ci vedo una chiara intelligenza, ci vedo delle conoscenze.
    L'altro giorno ho chiesto al mio fruttivendolo di farmi un bel grattacielo; mi ha guardato tutto strano (l'episodio è inventato, ovviamente, non sono così pazzo da fare richieste simili; è solo per evidenziare certi aspetti che a me non sembrano congruenti) e mi ha chiesto se in alternativa poteva darmi un chilo di mele. Splendido, geniale, avresti mai pensato che il mio fruttivendolo avrebbe pensato a Newton ? :D
    Va bene, sto scherzando. Cercherò di essere più serio.
    Quello che manca nell'ipotesi "caso" è l'intelligenza.
    Se l'introduciamo, qualcosa si aggiusta.
    Ma quanta intelligenza dobbiamo introdurre ed attribuirla a chi ?
    Chi ha, per esempio, l'intelligenza e le conoscenze per trasformare le pinne in ali ?
    No, non mi dire che è opera del puro caso. Non è una risposta accettabile. Posso accettare che "tu" lo creda, ma non oltre questo. Non puoi imporre a me di credere a questa roba.
    Dunque, io vedo nel processo dell'evoluzione non la semplice opera del caso, ma l'intervento di un'intelligenza e conoscenze superiori a quelle umane (o vorresti dire che sai far crescere le ali, o rendere mimetica la pelle?).
    In altri casi si vede l'intervento di intelligenze umane (costruzioni di case, per esempio) o anche inferiori a quelle umane (opere dei castori, per esempio). Io non mi sento di dire "quanto" sia il contributo di questa intelligenza, e dove finisca il caso.
    Avrei bisogno di sapere, e di capire più di quello che so e capisco.
    A me sembra che nel mondo esistano anche intelligenze diverse da quelle singole.
    Per esempio l'intelligenza dell'alveare, del termitaio, ecc.
    Il fatto stesso che l'evoluzione porti alla sopravvivenza della specie mi fa ipotizzare (senza certezza alcuna, beninteso) che possa esistere una intelligenza della specie, e non sono affatto sicuro che l'intelligenza che guida la sopravvivenza del bufalo sia la stessa di quella che lo fa per i leoni. Credo che allo stato attuale delle (mie) conoscenze, posso ipotizzare che nell'universo esistano più intelligenze superiori e non "una sola" che guidi l'intero universo.
    Quanto alla perfezione, mi pare evidente che essa non appartenga a questo mondo, men che meno a me :-)
    Se il bufalo soffre è magari perché all'intelligenza della specie importa la propria sopravvivenza, più di quella del singolo individuo che la forma.
    In tal caso non saremmo ai vertici della presunta piramide (che non tutti riconoscono) ma saremmo intelligenze di grado inferiore.
    Forse.
    E questo mi fa pensare con una certa apprensione che mi avvio ad un'età di grandi sofferenze, a cui non mi sento preparato.
    Povero me.
    Ma non posso farci niente.
    Buona serata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio per il commento e per lo spunto di discussione. Io non sono un biologo, nè un naturalista, per cui sto semplicemente raccontando quello che i biologi e i naturalisti hanno scoperto in questi ultimi 100 anni su come si sono evolute le specie viventi. Ti invito a leggere senza pregiudizi qualche testo divulgativo sulla materia. Io ne ho letti di bellissimi, che mi hanno fatto apprezzare la semplicità dell'evoluzionismo in quanto modello di gran lunga piu' economico di qualunquue teoria che necessiti di "intelligenza".

      Esistono innumerevoli misure sperimentali sull'evooluzione, in particolare da quando e' nata la genetica. Una, bellissima, riguarda i conigli australiani. Tutti i conigli australiani provengono da una dozzina di coppie portate li' dagli europei. All'inizio del secolo scorso i conigli erano cosi' tanti che si decise di introdurre un parassitq per uccidere i conigli. Il parassita uccise quasi tutti i conigli, con una mortalita' quasi del 100%. Ne sopravvisse una piccolissima frazione, che ovviamente si moltiplico'. La successiva diffusione del parassita risulto' tuttavia meno efficace, e con il passare del tempo il numero di conigli riprese ad aumentare. Successive diffusioni del parassita furono sempre meno efficaci. Al momento l'efficacia del parassita e' solo del 40%. Cosa è successo? Che tra i conigli inizialmente c'era una piccolissima frazione che CASUALMENTE era geneticamente protetta dal parassita. Questa frazione, sopravvissuta al parassita (ovvero selezionata a posteriori dalle condizioni ambientali) ha trasmesso i propri geni alle generazioni successive, e il risultato adesso e' una popolazione di conigli fortemente resistente al parassita. Nota come il caso assieme alla selezione dovuta all'ambiente (la presenza del parassita) ha prodotto un risultato che SEMBRA IL FRUTTO DI UN PROGETTO INTELLIGENTE!

      Sulla questione delle pinne, il discorso e' simile. Dire che le pinne non nascono per caso è porre male la questione. E' chiaro che uno non si ritrova da zero a uno con le pinne. O con un occhio, che da tanti è citato come la prova che deve esistere un''intelligenza progettante. Ma la semplice presenza di cellule fotosensibili (nel caso dell'occhio) puo' rappresentare un'importante vantaggio rispetto a non averle, in un organismo. Tutto procede per stadi, e non per caso, ma filtrato dalla selezione, che è il vero ingrediente fondamentale.

      Sempre sul progetto intelligente, che alla luce dei fatti si dimostra non cosi' intelligente, leggevo come nel corpo umano ci siano dei veri e propri obbrobri anatomici, delle storture, degli accrocchi che sono frutto del fatto che un tempo eravamo pesci, e ci siamo evoluti lentamente da quello, e siamo diventati mammiferi partendo da qualcosa che non lo era affatto, e quindi il nostro corpo attuale è il risultato di una lenta modifica a partire da un pesce. Un po' come dover passare da una Panda a una Limousine senza poter rifare tutto da zero. Io ho trovato queste cose veramente illuminanti, oltre che incredibilmente belle. Molto piu' del risultato di un disegno.

      Cordiali saluti

      Stefano

      Elimina
    2. Se fossi io l'intelligenza dietro a tutto questo partirei dal risultato finale (tanto sono onnipotente, no?) e non da un ammasso di cellule messe a CDC per procedere poi a "migliorie" graduali.

      Elimina
    3. Vorrei fare una richiesta per Smarcel, quando citi testi di divulgazione che ritieni interessanti di qualsiasi genere potresti indicarne i titoli? Per cortesia
      Credo potrebbe essere utile ad aiutare un po chi volesse orientarsi più facilmente nelle tante proposte che parlano di evoluzionismo o di altra scienza, senza scegliere diciamo così troppo a caso se capitasse chi pur interessato non ha mai letto qualcosa in proposito.

      Io adesso stavo leggendo per esempio ' Al di la di ogni ragionevle dubbio' di Sean B. Carrol ma l'edizione è del 2006 forse avrei potuto trovare anche cose molto più recenti.

      Grazie

      Elimina
  9. Si racconta che Newton ebbe l'idea della gravità quando, per caso, gli cadde una mela in testa. Naturalmente, detta così, è una storiella simpatica, ma non necessariamente vera. Magari la mela sarà caduta senza colpirlo in testa, o magari avrà solo immaginato che potesse cadere, non importa. Ma certamente molte invenzioni, molte scoperte sono state aiutate dal caso. A cominciare dalla scoperta della pennicillina. Non nego l'importanza del caso, non nego l'esistenza di un'evoluzione, nel bene e anche nel male (quando la Società non richiede doti particolari, per cui sopravvivono anche i meno intelligenti). A volte l'evoluzione procede al contrario, e sopravvivono i peggiori.
    I Romani rischiarono di essere annientati da Annibale quando furono sconfitti nella battaglia di Canne del 216 aC (ne esiste anche una del 1017 dC). 45 mila Cartaginesi annientarono l'intero esercito romano, di 85 mila uomini. Mi sono formato una mia opinione, ed approfitto per rifilartela.
    Il console era Varrone, un personaggio superficiale e incompetente che però aveva un grande carisma, che mi ricorda il nostro Grillo. Promise di far fuori Annibale, fino ad allora ben tenuto a bada e logorato dalle tattiche (che potremmo chiamare di guerriglia) di Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore. Ottenuto il consolato, si mise d'accordo con l'altro console Lucio Emilio Paolo di comandare l'intero esercito un giorno lui, un giorno l'altro. Una enorme sciocchezza. Avuto l'intero esercito lo scagliò addosso ad Annibale, forte della superiorità del numero.
    L'esercito romano aveva fama e tradizione di virtù guerriere, ma quelle erano reclute non ancora addestrate, e non ci volle molto perché soldati addestrati, come quelli di cui poteva disporre Annibale, e magistralmente guidati da quel genio militare, facessero a pezzi le reclute romane. Nella strage di Canne morì eroicamente Lucio Emilio Paolo, ingenuo ma uomo d'onore, mentre Varrone si salvò, lui autore di tanto sfacelo, fuggendo. Proprio il colpevole, vigliacco e traditore, fu ringraziato dal Senato romano per aver salvato alcuni soldati romani che erano fuggiti insieme a lui.
    Evoluzione al contrario; il peggiore, Varrone, si salva e viene anche ringraziato, mentre coloro che avevano a cuore le sorti della loro città sono morti.
    A dirla tutta, Sun Tsu, teorico militare cinese prevede che non ci sia nulla di male a fuggire, quando la battaglia è impari. Il soldato che fugge è buono per la prossima battaglia.
    Ma al di là dell'efficacia dell'esempio, spero sia arrivato il messaggio che l'evoluzione non porta necessariamente alla vittoria dei migliori (sempre che ci mettiamo d'accordo su cosa significhi "migliore"). L'evoluzione premia chi trae vantaggio della situazione, indipendentemente dal fatto che sia migliore o peggiore.
    Dunque, abbiamo messo sul tavolo alcuni fattori che sembrerebbero influenzare l'evoluzione. Il caso senz'altro, ma anche l'intelligenza.
    Il caso ha bisogno di condizioni particolari. Per esempio i conigli resistenti ai parassiti hanno potuto imporsi perché gli altri conigli morivano. Non possiamo parlare di "intelligenza" (allo stato delle mie conoscenze non risulta che quei conigli abbiano fatto uso di intelligenza per sviluppare quella resistenza), ma nemmeno di puro "caso", perché è evidente la presenza di una precisa ragione, la presenza dei parassiti.
    D'altra parte ci sono altri casi in cui è evidente l'effetto del caso, ed altri in cui è evidente (per me) la presenza di un'intelligenza, di un progetto complesso.
    Ora però devo interrompere questa interessante discussione, mi scuso e ti saluto.

    RispondiElimina
  10. Esatto, l'evoluzione premia chi ne trae vantaggio. D'altra parte il fatto che nello stesso ambiente esistano contemporaneamente bradipi e giaguari vuol dire che il vantaggio lo si puo' trovare in innumerevoli nicchie ecologiche diverse, e questo è il succo della varietà della natura. Dire che l'evoluzione e' frutto di puro caso, come certi affermano, significa non avere capito come funziona l'evoluzione. Il caso (per i conigli la resistenza al parassita) ASSIEME al filtro della selezione naturale (le condizioni esterne) selezionano gli esseri viventi che riescono a procreare, e quindi tramandare il loro DNA. Il caso da solo non servirebbe a nulla. Poi ognuno e' libero di vederci dietro un'intelligenza.

    Personalmente penso che, anche per un credente, sia riduttivo immaginare un "progettatore" che interviene in corso d'opera. Sempre personalmente, troverei molto piu' soddisfacente un progettatore che ha progettato il mondo senza che vi si scorga la necessita' di un progettatore. Cosa c'e' di piu' bello di un insieme di leggi della natura che sono capaci di produrre sia le pietre che gli esseri umani? Ma qui entriamo in un discorso che non credo di voler approfondire...

    RispondiElimina
  11. Stefano, io sono credente, ma su quest'ultimo punto la penso esattamente come te. Non c'e' alcun bisogno, per un credente, di considerare il "progettista" come un muratore che costruisce materialmente il suo progetto. Il progettista pone la base, il pensiero, le leggi generali. Tutto il resto puo' venire da se'. Anche seguendo il caso, perche' il caso fa parte delle leggi generali. Credo che per i credenti sia molto più onesto accettare una spiegazione di questo tipo, invece che sforzarsi di confutare evidenze sperimentali ben consolidate con argomentazioni astruse. Altrimenti siamo ancora allo stesso livello del processo a Galileo. Mi piace molto la tua frase "troverei molto piu' soddisfacente un progettatore che ha progettato il mondo senza che vi si scorga la necessita' di un progettatore".

    RispondiElimina
  12. Ho visto che c'è chi contesta l'espressione "intelligenza". In effetti, non avendo concordato una definizione di cosa sia, è normale che qualcuno pensi che non esista. Leggendo alcune dichiarazioni di nemici dei tanker, sarei quasi spinto anch'io a credere alla sua non esistenza :-) , ma poi volgo lo sguardo altrove e mi convinco che tutto sommato esista.
    Partirei da Cartesio, che considero l'unico che abbia portato una prova vera e non dubitabile. Si può dire e immaginare di tutto, come l'essere una ameba che sogna di essere un umano (l'immagine non è mia) ma una cosa non si può smentire, che esista il pensiero. Qualcosa esiste. Poi, cosa sia questo qualcosa è discutibile.
    Ci sono persone che hanno visioni, che confondono la realtà con l'immaginazione, e quello che vedo, leggo e sento potrebbe essere solo l'effetto della mia immaginazione di vecchia ameba sorniona.
    Ma questo discorso non porterebbe a nulla, e quindi preferisco immaginare che il mondo sia reale. E che quello che ricordo sia più o meno davvero accaduto.
    Ebbene, io ricordo di aver affrontato molti problemi, e non averli risolti tutti perché non sono un essere di incommensurabile genialità; sono una persona che si è laureata, che ha affrontato e risolto molti problemi. Per risolvere i problemi serve aver studiato (in genere), aver letto, discusso, provato, ed eventualmente avere mezzi e strumenti, ma non voglio affrontare la questione in modo esaustivo, voglio solo arrivare a dare un'idea di cosa sia l'intelligenza (secondo me). Compito arduo e gravoso. Immaginate un incontro di pugilato tra uno forte, veloce, tecnico, esperto ed uno che tutte queste doti le abbia in misura inferiore. Cosa potrà mettere sul piatto ? Eppure io ho visto pugili non dotati vincere. Io stesso ho indotto all'abbandono del pugilato un atleta che aveva tutte queste qualità in misura maggiore.
    Cosa puoi opporre a tutto questo ? La forza del ragionamento, che a volte batte la forza anche quando questa si unisca ad una maggiore tecnica.
    Le nostre storie sono piene di esempi di intelligenza. Nelle partite di scacchi spesso l'intelligenza ha buon gioco (ma non c'è solo quella). Insomma, l'intelligenza è la capacità di risolvere i problemi più svariati senza averne necessariamente una conoscenza tecnica collaudata. Cercherò di spiegarmi meglio, a scuola c'era chi studiava le dimostrazioni dei teoremi, e a domanda partivano come razzi, veloci e sicuri. Io le dimostrazioni non le ho mai studiate e me le sono sempre inventate sul momento. Si fece una gara di matematica, e i bravi non ebbero il conforto di aver potuto studiare cosa gli avrebbero domandato. Fu il mio trionfo. Da quel giorno mi chiamarono Einstein, anche quelli delle altre sezioni. Cosa mi permise di risolvere problemi non studiati prima ? Cosa non permise ai bravi di risolverli ? (io non ero considerato "bravo" perché quando dovevo dimostrare un teorema ci mettevo più tempo, perché inventavo sul momento). Ecco, per me l'intelligenza è quella dote che ti permette di risolvere problemi nuovi. Secondo me.

    RispondiElimina
  13. Vorrei chiarire che io non studiavo le dimostrazioni non per superbia, ma perché concepisco la matematica come uno strumento che debba metterti in grado di risolvere problemi nuovi. Le dimostrazioni sono cose che si imparano a memoria.
    Faccio un esempio dalla mia esperienza scolastica:
    // prendiamo una quantità piccola a piacere, 4/3 di epsilon //
    4/3 ?
    perché ? perché "dopo" si semplifica!
    Ma allora vuol dire che io non sto ragionando, sto solo seguendo a memoria il ragionamento di qualcun altro.
    Per me invece la matematica deve essere uno strumento per risolvere problemi nuovi; se so già che dopo si semplifica, vuol dire che non ho un problema.
    Faccio un altro esempio.
    Se mi voglio spostare in città ho bisogno di qualche mezzo, che può essere a piedi, una bici, l'auto, l'autobus la metro ecc.
    Ora mi servono i dati del problema, e cioè da dove a dove mi devo spostare.
    In base a questi sceglierò lo strumento adatto sulla base della priorità che devo dare al tempo, al divertimento, al costo ecc.
    Ho dunque in genere varie soluzioni.
    L'importante è conoscere gli strumenti e poi a seconda del problema e in base agli strumenti di cui dispongo, troverò una soluzione.
    L'intelligenza poi mi serve per trovare un modo efficace (magari il migliore, ma questo non è indispensabile) per risolvere il mio problema.
    C'è differenza tra intelligenza e furbizia.
    L'alunno intelligente, dato il problema, ed avendo gli strumenti per risolverlo, si impegna, spreme le meningi e trova una soluzione.
    L'alunno furbo copia. Magari ottiene anche un voto più alto.
    Ma nei problemi della vita il furbo dovrà parassitare ancora, mentre l'intelligente sarà ancora in grado di risolvere i problemi con i suoi mezzi.
    La nostra Società è ormai così evoluta che spesso il furbo se la passa molto meglio dell'intelligente, sempre che abbia la possibilità di parassitare e sfruttare l'intelligenza altrui.

    RispondiElimina
  14. Ciò che non si usa si perde, ma non 'scompare' credo, rcordo di aver letto in uno scorrevolissimo e divertente libro di Byll Bryson che ha una parte dedicata all'evoluzionismo ( Breve storia di quasi tutto)
    Li diceva che abbiamo conservato persino i 'Geni' utili a far crescere la coda se solo per qualche ragione si 'riattivassero', in teoria.
    Si in effetti li anche diceva che noi serviamo in sostanza per la trasmissione delle informazioni del Dna di fatto, che siamo strumenti per il suo benessere e sopravvivenza non viceversa, insomma pure il Dna ed i Mitocondri che sono se non erro anche simbionti della Cellula se ne sbatte di come sopravviviamo, che per la natura insomma, inutile farsi illusioni di progetti intelligenti solo secondo i nostri parametri e dedicati a noi in maniera spciale, non ne ha di sicuro.
    E' solo la vanità umana che lo fa pensare.
    Solo che in tutto ciò in effetti si inserisce ora una coscienza capace di libero arbitrio, che la natura almeno individuale voglia replicarsi con istinti procreativi può essere bloccato da decisioni personali a non permettere che avvenga se così ci aggrada o crediamo meglio.
    E già si iserisce un fattore 'perturbante' diciamo così rispetto a tutte le altre specie.
    Quello che mi incuriosisce dell'evoluzione più di tutto è il Sonno, a proposito di propagazione di cose solo utili a svantaggio delle inutili, avevo letto un'analisi che riteneva questa funzione era tecnicamente 'dannosa' per la sopravvivenza, soprattutto in età remote, quando il dormire poteva èsporre più facilmente all'attacco di predatori.
    Quindi questa funzione avrebbe dovuto essere soppressa nel corso delle ere, eppure il Sonno continua a far parte della nostra vita e non per percentuali minime, almeno un quarto dell'esistenza si Dorme.
    Il che essenzialmente non è utile sicuramente nemmeno all'aumento di potenziale procreativo per esempio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caspita volevo dire un terzo / mediamente si dorme 8 ore/

      Elimina