mercoledì 10 aprile 2019

Tipici errori sul gatto di Schrödinger

Se ne parla spesso, ma spesso sfugge anche l'aspetto cruciale del problema.


Il "gatto di Schrödinger" è un paradosso molto famoso della meccanica quantistica, usato spesso a indicare quanto questa teoria possa essere paradossale e controintuitiva. Non solo, ma la storia del famoso gatto sintetizza per certi versi le caratteristiche stesse della descrizione del mondo quantistico. Citato da tanti, fonte di innumerevoli discussioni nei gruppi scientifici sui social, eletto dai fuffari come passepartout per spacciare come scientifiche le peggio scemenze, in realtà molti di quelli che lo citano non comprendono realmente quale sia la questione, e anzi spesso la fraintendono completamente. Questa vuole essere una guida a cosa dice realmente il paradosso del gatto di Schrödinger, e soprattutto cosa non dice.

Nella meccanica quantistica lo stato di un sistema fisico (ad esempio un elettrone, o un atomo, o un insieme di atomi) è rappresentato da un ente matematico che si chiama funzione d'onda. La funzione d'onda, contrariamente a quanto molti pensano, evolve nel tempo in modo assolutamente deterministico e non probabilistico, secondo quanto previsto dalla cosiddetta equazione di Schrödinger.

I problemi sorgono quando facciamo una misura per conoscere lo stato di quel sistema. Ad esempio immaginiamo una particella che abbia uno spin che può essere "su", oppure "giù". La descrizione quantistica del sistema ci dice che la particella, prima di effettuare la misura, è contemporaneamente sia "su" che "giù", secondo un'opportuna mistura, e questa mistura si evolve nel tempo tramite la funzione d'onda, secondo quanto previsto dall'equazione di Schrödinger. E' soltanto quando facciamo la misura, cioè quando vogliamo sapere il valore dello spin, se è "su" o "giù", che la funzione d'onda "collassa",  ovvero sceglie, in modo del tutto casuale, una delle due condizioni, o "su", oppure "giù", con probabilità che dipendono dai pesi relativi presenti nella funzione d'onda. Quindi lo stato del sistema è contemporaneamente sia "su" che "giù" prima dell misura, e l'atto stesso della misura lo obbliga a scegliere uno dei due risultati possibili. L'indeterminazione è nel fatto che non possiamo sapere a priori che cosa uscirà dalla misura, se "su" o "giù", ma possiamo soltanto calcolare la probabilità delle due uscite.

Notate bene il punto cruciale: non è che il sistema sia "su" e giù" contemporaneamente perché non abbiamo fatto la misura e quindi non sappiamo il risultato. La meccanica quantistica ci dice che il sistema è realmente intrinsecamente indeterminato prima della misura, ovvero è una mistura delle due situazioni, entrambe coesistenti. Questo è un punto cruciale per capire la storia del gatto.

Questo aspetto fondamentale alla base della meccanica quantistica si chiama "principio di sovrapposizione", e è ad esempio all'origine dei fenomeni di interferenza negli esperimenti a doppia fenditura, in cui gli elettroni danno luogo a figure di interferenza. In questi esperimenti, finché non cerchiamo di conoscere la posizione dell'elettrone, l'elettrone passa contemporaneamente in entrambe le fenditure, coerentemente con quanto previsto dal principio di sovrapposizione. E infatti forma la figura di interferenza, che è una caratteristica tipica delle onde, cioè di entità che non sono localizzate spazialmente, ma sono "spalmate" su tutto lo spazio. E' soltanto se cerchiamo di sapere in quale fenditura passa, se cerchiamo di misurare la sua posizione, che l'elettrone sceglie o una o l'altra delle fenditure, e ecco che la figura di interferenza scompare. Tutto questo per sottolineare come il principio di sovrapposizione non sia una semplice congettura, ma trovi riscontro nell'osservazione del comportamento degli oggetti quantistici: se non cerchiamo di conoscere lo stato di un sistema, il sistema si comporta effettivamente, dal punto di vista sperimentale, come se non avesse uno stato definito.

Adesso veniamo alla storia del gatto come formulata nel famoso paradosso.

C'è un gatto chiuso dentro una scatola, e noi non possiamo vedere all'interno. All'interno c'è però anche un nucleo radioattivo, ovvero un oggetto decisamente quantistico, che ha una certa probabilità di decadere nel tempo in cui il gatto è nella scatola. Se il nucleo decade, il suo decadimento attiva un dispositivo che rompe un'ampolla contenente del veleno, che ucciderà il gatto. Se invece il nucleo non decade, nessun dispositivo viene attivato, e il gatto resterà vivo.

Ora, essendo il nucleo atomico un oggetto quantistico, il suo stato, prima di effettuare la misura, è descritto da una funzione d'onda che è una sovrapposizione di "nucleo non decaduto" + "nucleo decaduto".  Non possiamo dire niente di più finché non facciamo la misura per controllare il suo stato. Quindi anche il gatto, la cui esistenza dipende in tutto e per tutto dalle sorti del nucleo, si troverà contemporaneamente in una mistura "gatto vivo" e "gatto morto", ovvero uno stato del tutto indeterminato, finché non facciamo la misura, cioè apriamo la scatola.

Dove sta il paradosso?

Non certo nel carattere probabilistico della meccanica quantistica. Non è nella probabilità di trovare il gatto vivo o morto, problema che esisterebbe anche senza la meccanica quantistica. E' chiaro che aprendo la scatola verrei a sapere se il gatto è vivo o morto, ma in questo caso l'apertura della scatola non cambierebbe la condizione del gatto, che era preesistente, anche se io non la conoscevo. Non c'è nessun paradosso in questo.


Il paradosso è che, secondo la meccanica quantistica, prima della misura, cioè prima dell'apertura della scatola, il nucleo si trova in uno stato che è contemporaneamente decaduto e non decaduto, cioè una sovrapposizione dei due stati. Così come un elettrone passa attraverso la fenditura A e B contemporaneamente (e infatti forma la figura di interferenza!) se non cerco di misurare la sua posizione. E' quindi l'atto dell'apertura della scatola, cioè l'interazione con un sistema macroscopico, che lo obbliga a scegliere una delle due opzioni, decaduto o non decaduto. E quindi - e questo è il paradosso - l'osservatore non si limita a prendere atto delle condizioni del gatto, ma ne causa lo stato! Il paradosso è che l'osservatore, effettuando la misura, è parte attiva nel causare le condizioni finali sia del nucleo che del gatto.

A questo punto è fondamentale aprire una veloce parentesi per chiarire un punto su cui esiste una confusione enorme, e da cui tanti pensatori della domenica prendono spunto per sparare scemenze filosofico-antropologiche a gogò. Per osservatore non si intende un essere senziente, e men che meno un essere umano! Un osservatore può essere un qualunque apparecchio di misura, un sensore automatico, o più semplicemente un'interazione con qualcosa di macroscopico. Nel paradosso del gatto di Schrödinger l'essere umano non c'entra nulla, e men che meno esso vuole sottolineare l'importanza dell'uomo nel determinare ogni singola cosa che accade nell'universo, come invece certi oggi vorrebbero spacciare per assodato, in quanto "lo dice la meccanica quantistica". Queste considerazioni, recentemente di gran moda presso il mondo new age, e anche presso certi medici, vanno bene solo per il bidone dell'indifferenziato.

Tornando alle cose serie: ovviamente un gatto non può essere vivo e morto contemporaneamente prima di effettuare la misura. Invece per gli oggetti quantistici questo è quanto accade, e - sottolineo - non è un'ipotesi ma ce lo dimostrano gli esperimenti. Quindi anche il nostro nucleo, prima della misura, è vivo e morto contemporaneamente, ovvero decaduto e non decaduto. Perciò il punto scientifico rilevante dietro il paradosso del gatto, su cui gli scienziati lavorano e discutono, è che cosa causi la transizione fra stato microscopico sovrapposto (nucleo decaduto e contemporaneamente non decaduto) e stato macroscopico ben definito (gatto vivo oppure morto). Dove sta il limite fra quantistico e non quantistico?  Quali sono le condizioni che fanno collassare la funzione d'onda, per usare un linguaggio tecnico, per cui al gatto non può essere applicato il principio di sovrapposizione, che è invece verificato sperimentalmente per elettroni, nuclei, fotoni, atomi o particelle subatomiche? Come dovrebbe essere fatto il nostro gatto, quali caratteristiche dovrebbe avere, per essere vivo e morto allo stesso tempo, prima di aprire la scatola? E una questione di dimensioni? Di numero di particelle che lo compongono? O cosa? E quindi, in ultima analisi, che cosa segna il confine fra mondo quantistico e mondo "classico"? Perché, sebbene il comportamento dell'intero mondo microscopico sia descrivibile soltanto tramite la meccanica quantistica, e nonostante tutta la materia sia composta di oggetti quantistici (atomi, molecole, etc), il comportamento degli oggetti macroscopici si può descrivere bene ignorando la meccanica quantistica?

Questo passaggio fra il regime quantistico e quello classico si chiama in gergo "decoerenza".  E' come se le proprietà quantistiche del microsistema si diluiscano e si perdano a contatto con un sistema macroscopico, in modo irreversibile. La ricerca su questo aspetto è attiva dagli anni 80, e la sua comprensione, oltre che di grandissima importanza concettuale, è cruciale per il funzionamento dei computer quantistici, nei quali è essenziale impedire la decoerenza.

In tempi recenti sono stati realizzati in laboratorio dei sistemi soprannominati "gattini di Schrödinger" (fonte, fonte, fonte). Essi consistono di insiemi di molti atomi (molti per il mondo subatomico), a metà strada quindi tra il mondo microscopico e macroscopico, che tuttavia continuano a comportarsi come stati perfettamente quantistici. Questo fatto lascia supporre che la transizione fra mondo quantistico e classico non stia semplicemente nelle dimensioni, ma piuttosto nell'interazione col mondo circostante. Non so voi, ma per me queste cose hanno un fascino incredibile. Il tutto, sottolineo ancora una volta, non ha niente in comune con sciocchezzari tipo "il tau della fisica", libro di Fritiof Capra che ha venduto milioni di copie, e che va benissimo giusto se avete un tavolino che non spiana, o con altre discipline pseudoscientifiche che chiamano in causa la meccanica quantistica per giustificare pensieri in libertà.

Tornando al nostro gatto, quello originale, anche se scampato all'esperimento grazie a un provvido collasso della funzione d'onda, esso è ormai sicuramente morto per questioni anagrafiche. Per il futuro, comunque, la comunità scientifica sta adottando contromisure in linea con le nuove tendenze animaliste, e il decadimento del nucleo non rischierà più di ucciderlo, ma al massimo di farlo ammalare di qualcosa comunque facilmente curabile anche con l'omeopatia o con l'emergente medicina quantica (vedi PS qua sotto).

PS:  La meccanica quantistica è ultimamente tirata in ballo (a sproposito) perfino in campo medico (il video di questa conferenza è emblematico). Il tutto, quando non è semplice truffa, nasce dalla convinzione che il principio di sovrapposizione, osservato solo per sistemi strettamente quantistici, sia in realtà valido sempre, per tutto e per chiunque, a dispetto dell'evidenza, che ci mostra chiaramente e inequivocabilmente il contrario. Quindi, a quel punto, inventatasi questa tesi, è un attimo concludere che siamo tutti una cosa sola, un immenso sistema quantico sovrapposto, un mega campo energetico unificato, che siamo tutti entangled, una mente diffusa che risuona (sono tutti termini citati nel video, non sto inventando niente) etc, etc. Il problema della decoerenza di cui abbiamo parlato, che rende il gatto inevitabilmente o vivo o morto, invalida invece a monte tutto il castello di stupidaggini che certi vorrebbero vendere appiccicandoci addosso il termine "quantico". Mentre ho guardato questo video, la foto di Feynman che ho in ufficio ha pianto sangue. Io, molto più concretamente, ho valutato l'acquisto di un lanciafiamme.

venerdì 5 aprile 2019

Il meraviglioso mondo dei complottisti.

Un documentario interessante


Ho visto di recente su Netflix un interessante film/documentario, dal titolo "La terra è piatta". E' un viaggio all'interno del movimento dei terrapiattisti statunitensi, i loro guru, i loro sostenitori, le loro tesi, il loro modo di lottare contro la cultura che essi definiscono mainstream, e le dinamiche interne al movimento stesso. Al di là dell'argomento terra piatta, su cui penso non ci sia proprio nulla da dire (si confuta quello che ha un senso confutare), è un documentario interessante perché è una finestra sul mondo dei complottisti, di cui i terrapiattisti sono solo una delle tante componenti.

Il complottista tipico è infatti all inclusive. Se crede a un complotto, in genere crede anche a tutti gli altri. Non esiste il complottista selettivo, che dice di credere - che so - alle scie chimiche, ma è poi a favore dei vaccini, e la storia del microchip sotto pelle è una scemenza per imbecilli. No, il complottista si sente un baluardo, anzi l'unico baluardo contro la cultura dominante imposta dal sistema, e quindi per lui tutti i complotti sono veri. Il complottista si sente in realtà un complottato, e quindi crede a tutto, dalla terra piatta ai microchip sotto pelle, ai rettiliani, alle scie chimiche, e tutto il resto. Niente è incompatibile con niente. Che poi cosa avrebbe da guadagnarci il sistema a farti credere che la terra è sferica quando invece è piatta, non è chiaro.


Complottismo - credits: stateofmind.it

E il documentario lo mostra chiaramente.

C'è poi una caratteristica dei complottisti, quando questi raggiungono il livello 2, che è  un passo inevitabile nel progredire del loro delirio. Il livello 2 è diventare complottisti verso i loro simili. Ad un certo punto il complottista diventa sospettoso verso gli altri complottisti, quegli stessi con cui fino a un attimo prima aveva condiviso le stesse idee e le stesse battaglie su Facebook. Ad un certo punto comincia a temere che essi, pur essendo identici in tutto e per tutto a lui, siano in realtà controinformatori del sistema, mandati dal sistema stesso per confonderlo.

E' successo in Italia con gli sciachimisti, i cui leader storici a un certo punto hanno cominciato a litigare e a lanciarsi le trousse dei trucchi accusandosi reciprocamente di essere in combutta con il potere, e di tenere comportamenti non in linea con le tesi e gli scopi del movimento. Tipicamente succede quando uno dei leader, fino a poco prima punto di riferimento indiscusso del movimento, comincia a essere affiancato o addirittura scalzato da altri capetti emergenti. Insomma, il potere che dicono di combattere, alla fine fa gola anche a loro. Megghiu cumanari ca futtiri!

E fra i terrapiattisti americani è successa la stessa cosa. Un guru ispiratore del movimento, ad un certo punto, avendo perso il carisma iniziale, ha preso ad attaccare i nuovi leader emergenti, e in particolare un'esponente femminile molto rampante all'interno del movimento, disk jockey in una radio locale, accusandola di essere una falsa terrapiattista al soldo del potere. Tutto questo nonostante entrambi stessero dicendo esattamente le stesse cose sulla terra piatta. Uno dei comportamenti che erano causa di sospetto nei confronti della signora in questione era il suo nome: Patricia. Le ultime tre lettere, CIA, destavano infatti grosse perplessità sulla sua integrità morale. Lo so, pensate che no, non è possibile essere così idioti, ma questo è il livello. Naturalmente molti, all'interno del movimento terrapiattista, alla luce di questa sconvolgente rivelazione e in virtù del loro spiccato spirito critico, hanno cominciato a prendere le distanze dalla signora in questione.

La cosa curiosa è che la PatriCIA, intervistata nel documentario, dice che no, non è possibile, è una assurdità totale (ma va?),  ma poi, in uno sprazzo di raziocinio, aggiunge una riflessione interessante. Patty dice sostanzialmente: "ma non sarà per caso che anche la mia visione delle cose del mondo è così contorta e sbagliata come quella di colui che mi accusa di essere in combutta col governo perché il mio nome finisce con CIA? Non sarà che anche io sono vittima di un continuo abbaglio colossale, e che anche il mio modo di ragionare è completamente cortocircuitato e delirante?" Ma poi conclude che no, non è possibile, lei è nel giusto, e sono gli altri a sbagliare!

Altro aspetto interessante, perché comune a tutti i complottisti, è il motivo per cui sono diventati complottisti. La loro caratteristica comune è una vita mediocre: poco successo negli studi, poca gratificazione nel lavoro, poca gratificazione nella vita. A quel punto sentirsi portatori di una verità globale che tutto il resto del mondo non riesce a comprendere, rappresenta la propria rivalsa. La comunità dei complottisti diventa quindi l'unica fetta di società in cui sentirsi compresi e avere un ruolo. All'improvviso non sono più così sfigati come credevano. Si riuniscono, fanno convegni, e sentono finalmente di contare all'interno della società, anche se in realtà la società li ignora, oppure li prende in giro. Essere additati come un branco di dementi è, paradossalmente, una motivo di orgoglio, che li fa sentire importanti, oltre ad alimentare la loro rabbia.

E poi, secondo me, credere che tutto sia orchestrato da poteri occulti, che non hanno volto, nome, né tantomeno sono combattibili e debellabili, deresponsabilizza. E quindi se hai una vita mediocre, la colpa non è tua, ma è voluto dal potere. Un potere tentacolare e dai contorni indefiniti contro cui non puoi fare nulla, e quindi a quel punto ti senti assolto su tutto. 

E poi c'è un altro aspetto che emerge dal documentario, che pure è comune a qualunque tesi complottista: il metodo. Il complottista dice di volere risposte, ma in realtà cerca solo conferme alle proprie tesi. E quindi mette in atto esperimenti o presunti tali, con l'unico scopo di dimostrare che ha ragione.

Nel documentario in questione questa cosa appare chiara in due situazioni. La prima è quando racconta di un gruppo di terrapiattisti che ha acquistato un giroscopio di alta precisione, dal costo di 25mila dollari, con l'intento di smentire l'eventuale rotazione della terra, rotazione di cui ovviamente essi negano l'esistenza. Risultato: fanno l'esperimento, e il comportamento del giroscopio (scelto di altissima qualità proprio apposta per l'esperimento) è invece perfettamente in accordo con l'ipotesi della terra sferica in rotazione.

E come reagiscono i ragazzi? Si ricredono? In fin dei conti loro stessi avevano deciso di effettuare questo esperimento perché sarebbe stato in grado di dirimere la questione. Macché! Concludono che evidentemente c'è qualcosa di sbagliato nell'esperimento, e quindi il risultato ottenuto è inattendibile. Nel documentario fanno quasi tenerezza, quando uno di loro dice candidamente che rendere noto il risultato dell'esperimento desterebbe perplessità, e che quindi bisogna capire meglio dove hanno sbagliato. 

Capite il problema di fondo? La scienza basa il suo controllo interno sul continuo tentativo di falsificare i suoi risultati. Cioè, di fronte a una scoperta, o a una teoria, la scienza mette in atto esperimenti che tentano di sbugiardare la teoria, o che tentano di confutare quella che sembra essere una scoperta. La pseudoscienza, di cui i terrapiattisti, come gli antivax, gli sciachimisti, gli omeopati e i peracottari vari fanno parte, cerca invece soltanto prove a favore, ignorando tutte le osservazioni che invece smentiscono le loro tesi. La loro è una continua operazione di cherry picking al contrario. Tutto quello che non supporta le loro convinzioni, viene ignorato.

E sempre nel documentario i nostri eroi mettono in opera un altro esperimento, con cui pure intendono smentire senza ombra di dubbio la sfericità della terra. Posizionano dei pannelli a una distanza reciproca sufficientemente grande, ogni pannello con un foro in mezzo a una ben determinata altezza da terra, e poi fanno passare un fascio di luce laser in mezzo al primo foro, e si aspettano, essendo la terra piatta, che il foro passi anche attraverso tutti gli altri fori fino alla macchina fotografica. Ma la cosa non succede, proprio come se la terra fosse sferica! E il tipo nel documentario chiede a quello con la macchina fotografica di spostarsi più in alto in modo da catturare la luce del laser, e guarda un po' la luce viene catturata solo se si sposta la macchina fotografica di quanto previsto da una terra sferica! "Interessante", dice il nostro. Ma si ferma lì. Chissà che conflitto interiore starà vivendo, poverino, con la paura di essere allontanato dal movimento e ritornare ad essere uno qualunque. Magari di nome fa anche Fabio, che è praticamente F.B.I. con solo qualche lettera in più, e se lo scoprono per lui è la fine.

Come dicevo prima, a un complottista, terrapiattista o sciachimista non interessa capire, ma solo avere conferme alle proprie tesi preconcette. E allo stesso tempo è assolutamente impermeabile alle smentite.

A questo punto quindi si capisce che è tempo perso cercare di dialogare con loro. L'unica cosa che può avere senso e chiedere loro quale esperimento potrebbe convincerli che si stanno sbagliando, e da chi dovrebbe essere fatto l'esperimento in questione, per fidarsi del risultato. Ma la risposta la sappiamo già: nessuno in entrambi i casi. Nel documentario hanno proposto essi stessi due esperimenti che avrebbero dovuto falsificare la teoria della terra piatta. Essi stessi li hanno realizzati (e quindi nessun potere forte o scienziato pagato dai templari o da qualche altro potere occulto), entrambi gli esperimenti hanno falsificato la tesi terrapiattista, e per tutta risposta i nostri eroi li hanno ignorati. C'è grande lavoro nel campo della psichiatria.