venerdì 15 maggio 2015

Dio: il testimonial dei giornalisti scientifici.

Vuoi che leggano un articolo sul CERN? Metti Dio nel titolo.

Mi è capitato di recente di leggere un articolo sul CERN di Ginevra, pubblicato dall'Espresso. Titolo: "Reportage - Il CERN fra Dio e Scienza."

Lo leggo, incuriosito da quel titolo, chiedendomi in che modo avranno fatto entrare Dio nell''articolo. Arrivo in fondo e non trovo niente sul Padreterno. Si parla delle solite cose che si dicono negli articoli sul CERN: l'invenzione del web, il bosone di Higgs, la tecnologia, Fabiola Gianotti, etc etc. Niente di nuovo, ma tutto sommato un articolo decoroso, considerati gli standard medi. Però di Dio nessuna traccia. Per esserne certo cerco la parola "Dio" nel testo con il find, e mi viene fuori soltanto la parola "stuDIO".

Traduzione: Dio è stato usato come specchietto per le allodole. Come invogliare il lettore-cretino-medio a leggersi un articolo che parla di ricerca scientifica, senza neanche una tetta occhieggiante, o un mistero misterioso che chissà cosa potrebbe essere? Semplice: ci mettiamo Dio!  Per vendere le automobili si sfruttano tacchi a spillo e metrate di cosce, per vendere la scienza si sfrutta Dio.

Mi chiedo: possibile che in Italia, salvo rare lodevoli eccezioni,  non si possa scrivere un articolo scientifico per il grande pubblico parlando solo di scienza, senza infarcirlo di sciocchezze che niente hanno a che vedere con l'argomento? Senza parlare di misteri, senza usare diecimila volte la parola "inspiegabile", senza toni roboanti o apocalittici, senza lasciar sottintendere quello che non è, oppure senza il piano B, cioè tirare in ballo la fede?

Si perché evidentemente i giornalisti nostrani, complice la subcultura ereditata da Benedetto Croce ancora largamente diffusa in Italia, sono convinti che lo scienziato sia continuamente dilaniato dal conflitto scienza-fede. Che si rotoli la notte nel letto, madido di sudore, incapace di prendere sonno, a riflettere se le sue scoperte possano mettere a repentaglio la fede, o se sono in contraddizione con "il vero", torturato dal dubbio se non si sia spinto troppo oltre nel sondare l'insondabile, o se, al contrario, non sia inconsciamente attratto dal diventare egli stesso Dio, per poi finalmente sbarazzarsi del Dio creatore. Una vita terribile, quella degli scienziati, dilaniati dalla tentazione di sostituirsi al Padreterno e dettare loro le regole dell'universo.

E quindi adesso mi rivolgo ai giornalisti e a tutti i pensatori della domenica che scrivono dell'annoso conflitto fra scienza e fede, convinti che la vita dello scienziato sia afflitta da questa continua tentazione-paura di sconfiinare in ciò che non si può conoscere. Giornalisti e pensatori bananas, fatevene una ragione, agli scienziati, quando fanno gli scienziati, di Dio non frega niente. Non ci pensano proprio a Dio, quando fanno il loro lavoro. Mettetevi il cuore in pace!

L'idea di Dio non condiziona la ricerca scientifica. Ma proprio neanche un po'! La scienza è laica (se Dio vuole!). Nessun risultato scientifico viene enfatizzato o nascosto sotto il tappeto in base a considerazioni religiose o di fede. Né lo scienziato pensa mai a come le sue ricerche possano coincidere o essere in conflitto con la fede. Poi, nel suo animo, come qualunque essere umano, egli sarà credente, religioso fervente, credente a modo suo, agnostico, ateo o mangiapreti. Il suo Dio sarà quello certificato dalla Chiesa, sarà un Dio di comodo modellato a proprio uso e consumo, o magari non sentirà affatto il bisogno di alcun Dio, ma tutto ciò non entrerà mai in conflitto con il suo lavoro. Eventualmente, se personaggio pubblico, manifesterà apertamente le sue convinzioni religiose o di ateo (a volte anche perdendo un'ottima occasione per tacere), ma in nessun modo questo interferirà con la sua attività scientifica, che è laica per definizione. 

Ve lo garantisco, filosofi della domenica, che in tanti anni che faccio questo mestiere, in tante chiacchierate con i colleghi al CERN, che è l'ambiente scientifico che frequento, non ho mai, sottolineo MAI sentito parlare del problema di come conciliare Dio con il proprio lavoro. Ma questo non per superficialità o chiusura mentale, come alcuni potranno pensare. Non per indomito, testardo materialismo. Non per incapacità di avvicinarsi al "vero", come diceva Benedetto Croce (che il Padreterno se lo fulmini per la marea di cazzate che ha sparato mentre era in vita, e che ancora fanno sentire i loro effetti), ma semplicemente perché il problema non esiste. Il fatto non sussiste!

E quindi non si può analizzare un problema inesistente.  Sarebbe come pretendere che i pesci argomentassero su come scalare la Nord del Cervino, o che il Bologna si preoccupasse di come affrontare due campionati consecutivi in serie A. Non si può discutere di cose prive di senso.

PS: Alcuni diranno: e allora la "particella di Dio"? Come mai, se il lavoro degli scienziati è così disaccoppiato dal misticismo, hanno chiamato il bosone di Higgs "la particella di Dio"?  

Risposta: il nome "particella di Dio " non viene dagli scienziati ma, anche in questo caso, guarda caso, da un giornalista. O meglio da un editore. A riprova di quello che dicevo sopra.

La storia è che un fisico, il premio Nobel Leon Lederman, scrisse un libro sulla ricerca del bosone di Higgs, e lo propose all'editore con il titolo "The Goddam Particle", ovvero "la particella maledetta". L'editore, fiutando un maggiore successo commerciale, modificò il titolo trasformando "Goddam" in "God". Uguale no? Stesso significato! E da allora ogni volta tocca di sentire il cretino di turno che scrive da qualche parte che "gli scienziati, con la particella di Dio, vogliono sostituirsi all'Onnipotente".  Tutta questa storia avrà pure fatto pubblicità al CERN e alla fisica, ma sinceramente di questo tipo di pubblicità se ne farebbe volentieri a meno.

venerdì 8 maggio 2015

Il web: un esempio di come funziona la ricerca scientifica



Le applicazioni pratiche della ricerca di base sono quasi sempre imprevedibili, ma ci sono sempre: si tratta soltanto di aspettare

 

Il 23 agosto del 1991 il CERN rende pubblico il "World Wide Web", oggi comunemente detto "il web". Lo rende pubblico gratuitamente, rinunciando a qualunque tipo di diritti. Se avesse chiesto 1 euro per ogni sito web aperto, a quest'ora il CERN sarebbe tra le aziende più ricche del pianeta. Ma il CERN non è un'azienda, è un laboratorio di ricerca finalizzato alla ricerca di base, ovvero alla comprensione dei fenomeni naturali, e nel suo statuto non è contemplato il fatto di poter fare soldi.

A parte questo, la storia del web è emblematica per capire come funziona la ricerca scientifica, e come hanno luogo le sue ricadute pratiche, quelle che tornano utili all'umanità. E che il web sia qualcosa che è tornato utile all'umanità, e che abbia stravolto il mondo, penso non ci siano dubbi, e non sia necessario spiegarlo.

Il web nasce nel 1990 ad opera di due informatici del gruppo IT del CERN: Tim Berners-Lee e Robert Cailliau, che mettono a punto un protocollo standard per pubblicare e condividere documenti ipertestuali, testi, grafica e immagini, usando una rete mondiale di computer.

sabato 2 maggio 2015

Eccezionale scoperta fatta dai pesci


Notizie incredibili dal mondo dei pesci. Anzi, per meglio dire: notizie dal mondo dei pesci-scienziato.  Sì perché noi non lo sappiamo, a noi i pesci sembrano tutti più o meno stupidi uguale, ma anche tra di loro ci sono gli scienziati, che dedicano la vita a studiare quello che per loro è l'universo: il mare.

Gli scienziati, fra i pesci, in questi ultimi anni sono alle prese con un difficile problema: come è fatto il mare. In realtà da sempre i pesci si sono posti questo problema, prima ancora che anche tra di essi nascesse la scienza. Ma oggi essi si chiedono come è fatto il mare non davanti alla propria tana, o nella propria zona di caccia, ma come è fatto su grande scala, su grandi distanze, in zone che mai saranno raggiungibili da nessun pesce, ma che con i mezzi della scienza e della ragione (che ai pesci non manca) sono comunque indagabili.

Al momento lo stato della conoscenza sulla composizione del mare, da parte dei pesci, è che esso è composto principalmente da sali. Ci sono sali di magnesio, di zolfo, di potassio, e anche vari carbonati. Inoltre la materia che compone il mare è composta anche da nitrati e fosfati, e via via anche piccole percentuali di altri elementi. ù
 
 Bello paesaggio del mare con cielo blu e nuvole minuscole il giorno  soleggiato, tailandia. | Foto Premium

Tuttavia la quasi totalità del mare, affermano gli scienziati pesci, è costituita da un sale che essi hanno chiamato cloruro di sodio. Si può dire che, in buona sostanza, il mare è fatto di cloruro di sodio.

Tuttavia da alcuni anni certi esperimenti di grande precisione sembrano indicare con sempre più certezza una cosa incredibile: il cloruro di sodio, per secoli ritenuto sostanzialmente il costituente principale del mare, sembra essere in realtà una frazione molto piccola del tipo di sostanza che costituisce veramente il mare. Soltanto il 3,5%! Il resto del mare, dicono gli scienziati-pesci, è costituito da una sostanza la cui natura è completamente sconosciuta. E stiamo parlando del 96,5%, cioè praticamente tutto il mare!

Raffinati esperimenti mostrano infatti che il cloruro di sodio (che i pesci chiamano genericamente "sale") che compone il mare è in realtà immerso in una sostanza sconosciuta che è lei, e non il sale, a determinare la dinamica di tutto ciò che accade nel mare. Gli scienziati pesci hanno chiamato questa sostanza sconosciuta che compone la quasi totalità del mare "materia oscura". Di questa materia oscura non se ne conosce la composizione, dicono gli scienziati-pesci, ma se ne possono misurare gli effetti.

"La materia oscura ci circonda anche se non ce ne rendiamo conto", afferma il direttore del laboratorio di cosmologia sperimentale della Fossa della Tonga." Tutti noi ci muoviamo al suo interno, ma non abbiamo idea di che cosa essa sia in realtà.

Le prime misure a indicare la presenza della materia oscura erano legate al movimento del plancton. Esse mostravano chiaramente che il movimento di questi minuscoli organismi non poteva essere spiegato soltanto dal sale, ma che ci doveva essere qualcos'altro che ne regolava la loro dinamica. Che cosa fosse questo qualcos'altro era, e resta tutt'ora, un mistero.  Con il passare del tempo altri esperimenti hanno mostrato chiaramente con sempre maggiore evidenza la presenza di questa materia sconosciuta.

Ma le cose incredibili non sono finite qui: alcuni esperimenti condotti recentemente dai pesci sembrano indicare che l'intera dinamica del mare su grande scala sia determinata addirittura da una misteriosa forza esterna aggiuntiva, da qualcosa che non è né sale né materia oscura, e che tuttavia è lei, su grandissima scala, a dettare legge sul mare. Questa misteriosa presenza è stata chiamata dai pesci "energia oscura", per indicare che non si sa proprio cosa sia. Ma la cosa sorprendente è che sembra che rispetto ad essa il sale e la materia oscura siano tutto sommato delle inezie, qualcosa di insignificante.  

Anche fra i pesci, come per gli umani, ogni grande scoperta apre molti più interrogativi delle risposte che riesce a dare.


domenica 26 aprile 2015

La mia scia è più chimica della tua

La nuova tendenza: il complotto nel complotto


Il mondo dei complottisti sciachimisti non smette mai di stupire. Ci ha stupito finora per le incredibili foto di cieli assolutamente normali che tempestano i loro siti, e che ai loro occhi appaiono "chimici".  Se il cielo è azzurro "è strano che sia così azzurro", se è nuvoloso "come mai ieri era azzurro e adesso guarda che roba", se si sta annuvolando "guarda che roba, prima era sereno e adesso è tutto velato", se le nuvole sono striate "hai mai visto tu nuvole così striate", se le nuvole sono a pecorelle "non sono mai esistite nuvole a pecorelle" (e neanche il proverbio, inventato dopo il 1990 dalla sezione italiana del Nuovo Ordine Mondiale per depistare), e così via. C'è gente che passa la vita a rovinarsi il fegato guardando un cielo assolutamente normale, e individuando in un po' di normalissima foschia l'effetto di un complotto planetario contro la propria vita.

Ma recentemente il mondo dei complottisti sciachimisti ha fatto il salto di qualità, inventandosi il complotto nel complotto. La nuova certezza dei complottisti (perché i complottisti hanno sempre granitiche certezze) è che all'interno del popolo sciachimista si celano (non uso il congiuntivo apposta, perché è cosa certa, ormai) infiltrati i quali, pur comportandosi esattamente come gli sciachimisti doc, e dicendo esattamente le cose che dicono gli sciachimisti doc, sono in realtà al soldo del potere, quel potere che "non ci vuole far sapere" e che sarebbe il responsabile dello spargimento delle scie chimiche nel cielo. E quindi per sviare l'opinione pubblica dicono le stesse cose che normalmente dicono gli schiachimisti doc. Chiaro no?

La paranoia dei complottisti sciachimisti è tale da aver partorito questa nuova chicca. E naturalmente, preso atto di questo cancro che si è insinuato al suo interno, il popolo sciachimista è adesso al tutti contro tutti.

Ha iniziato il guru del movimento, che chiameremo con il nome di fantasia di "Ricotter" per garantirne l'anonimato (metti che un giorno debba andarsi a cercare un lavoro vero), il quale si è messo a sparare a zero contro un suo amico giornalista, che fino a poco tempo prima sedeva alla destra del padre in tutte le conferenze e le uscite pubbliche. Quest'uomo è adesso ufficialmente identificato come un disinformatore. Lo si capiva benissimo, d'altra parte: diceva sostanzialmente tutto quello che diceva il guru, ma era chiaro che remava contro. 

scie chimiche aceto di mele cronaca vera
Anche Cronaca Vera sarà presto definita serva dei controinformatori.  Infatti meritare la prima pagina da un giornale simile è la peggiore propaganda possibile per le scie chimiche. Sarebbe stato meglio essere ignorati.
Ovviamente la risposta del giornalista non si è fatta attendere. Il guru è lui il disinformatore, e si interessa molto più dei suoi processi e di raccolta fondi che della causa sacrosanta delle scie.

In questo dibattito fra primedonne si sono infilati naturalmente gli attivisti, che si sono schierati da una parte o dall'altra, o contro entrambe le parti. Recentemente ne ha fatto le spese anche un terzo giornalista, in precedenza in totale sintonia con il guru e l'altro giornalista, e noto per vedere complotti planetari anche nella sorpresa dell'uovo di Pasqua. Anche lui è stato ripudiato dai suoi amici in quanto, manco a dirlo, al soldo della CIA, della Digos, degli Illuminati e chissà di chi altri. Anni e anni a prodigarsi nello sparare cazzate su tutti i possibili complotti, vanificati in un attimo dalla sentenza senza appello della rete!

Ultimamente c'è stata a Bologna una manifestazione anti scie chimiche. Vi hanno partecipato circa 200 persone. Anche in questo caso alcuni (chi e è irrilevante a questo punto) hanno rinfacciato ai manifestanti  di essere in realtà dei troll della Digos (!) che hanno organzizzato una falsa manifestazione contro le scie chimiche, distribuendo ai partecipanti perfino delle pettorine di plastica con scritto "stop scie chimiche".

Si leggono quindi frasi del tipo "Sono stati smascherati come collaboratori della Digos e dei politici che si fingono partigiani per ridicolizzare l'argomento e allontanare la gente per bene dalla comprensione del problema". Che poi questi stessero dicendo al megafono le stesse cose che dicono gli altri sulle scie chimiche, per loro è evidentemente irrilevante. Anzi, paradossalmente le accuse sono sul fatto che gli slogan erano ridicoli! Che fossero gli stessi slogan normalmente gridati dagli sciachimisti gli deve essere sfuggito, del tipo: "basta scie, basta malattie!". Gli sciachimisti che danno dei ridicoli agli sciachimisti perché imitano perfettamente gli sciachimisti! Finalmente un po' di sana autocritica, anche se inconsapevole

Ovviamente, preso atto di questa nuova verità i siti degli sciachimisti si sono riempiti di frasi sdegnate del tipo "perbacco, mi si apre un mondo!" e quindi "prima o poi le pagheranno tutte, figli di puttana!"
 
Una svista della sezione svedese del New World Order, il Nya Världsordningen in quella lingua, che si è dimenticata di togliere la scritta delle scie chimiche su un prodotto altamente top-secret.

Insomma, siamo alla farsa finale, della serie "adesso ti butto via la trousse dei trucchi" "e allora io ti buco tutti i collant".

E poi come si distinguerà un troll da uno sciachimista tutto d'un pezzo? La frase "Basta gasare vogliamo respirare!!!", forse il troll la pronuncerà con una leggera incertezza, mentre il vero sciachimista pronuncerà anche gli 1 in mezzo ai punti esclamativi? Proporrei a questo punto un test a doppio cieco, per vedere se veramente gli sciachimisti sono capaci di distinguere uno slogan sciachimista quando a pronunciarlo è uno sciachimista doc o un troll pagato dalla digos, come dicono loro.

Folclore a parte, tutto ciò la dice lunga sulla mentalità del complottista, che è talmente paranoico da  inventarsi un complotto nel complotto così su due piedi, e poi crederci pure. Se avesse la capacità di guardare il mondo con occhio disincantato e superpartes solo per un istante, capirebbe che è la caricatura di se stesso.



domenica 19 aprile 2015

Consigli a un imam quando va in aereo

Alcune cose che non deve assolutamente fare


E' circolato recentemente in rete il filmato di un imam, un teologo saudita, che spiega perché la terra non ruota su se stessa. Il video è visionabile qui.

Il teologo, che risponde alla domanda di uno studente, fa questo esempio e dice: "Attent'ammè! Se vogliamo andare con l'aereo dall'Arabia verso ovest (sic!), ad esempio verso la Cina, se la terra ruotasse l'aereo non riuscirebbe mai ad arrivare, perché la Cina si allontanerebbe con una velocità molto maggiore dell'aereo. E se la terra girasse al contrario, l'aereo arriverebbe in Cina in un attimo. Siccome niente di tutto ciò accade, allora vuol dire che la terra non ruota su se stessa!" L'imam, nel suo esempio, in realtà ha addirittura sbagliato il senso di rotazione della terra, facendola ruotare da est a ovest, ma nella gerarchia delle puttanate che ha sparato in 30 secondi, questa passa in secondo piano.

Che la spiegazione data dall'imam sia una emerita puttanata non vale infatti la pena sottolinearlo più di tanto.  Quello che il nostro teologo ignora va sotto il nome di "principio di relatività", una cosa scoperta da Galilei già un bel po' di tempo fa, e che da allora è diventata un ingrediente fondamentale della nostra conoscenza della natura.

A parte questo però, visto che è così convinto di quello che dice, e così soddisfatto della spiegazione, proprio partendo dal suo ragionamento e assumendo che abbia ragione vorrei dare all'imam alcuni consigli su certe cose da fare e altre da non fare assolutamente quando va in aereo.


  • Prendere il posto sempre di fianco alla toilet. Anzi, preferibilmente prendere il posto dentro la toilet. O altrimenti dotarsi di pannolone. Eh sì, perché se all'imam gli scappa di andare in bagno durante il volo e il bagno è qualche fila davanti, con l'aereo che gli si muove a 800 Km/h sotto il culo, se è vero il suo ragionamento col cavolo che riuscirebbe ad arrivare al cesso in tempo! Invece se la toilet è verso la coda è più facile: basta che faccia un saltino, giusto per il tempo che l'aereo percorra quei 10 metri che separano il suo sedile dal bagno, e l'imam si ritroverebbe in un attimo sulla tazza del water. Il problema è semmai di dosare il saltino per evitare di spiaccicarsi sul fondo della cabina, dove scaldano i pranzi. E poi comunque tornare al proprio posto rimarrebbe un problema serio per quanto detto prima.
  • Evitare i sedili in coda all'aereo. Infatti è da quelle parti che si accumulano le mosche che inavvertitamente entrano in cabina alla partenza, nonché tutta la polvere, le schifezze, i virus e i batteri che normalmente fluttuano nell'aria. Un virus entra in aereo, fluttua un po' in aria mentre la hostess spiega le uscite di sicurezza, e poi già dal decollo si ritrova spiattellato sull'ultimo sedile. A questo proposito immagino che l'automobile del nostro teologo abbia il lunotto posteriore pieno di moscerini e schifezze spataccate all'interno. Infatti se è vera la storia dell'aereo che non riuscirebbe ad arrivare in Cina, allora deve essere anche vero che quando l'imam viaggia in autostrada le mosche che entrano all'interno della sua auto, non riuscendo ad andare alla velocità della macchina, si spiattellano tutte sul lunotto posteriore come frittelle.
  • Guai a mangiare qualcosa sull'aereo! Se l'imam dovesse ingoiare una mollica, questa, cadendo giù per l'esofago, verrebbe spinta all'indietro (come l'aereo che non riesce a arrivare in Cina) causandogli lesioni letali. E non vogliamo pensare come si riduce il vestito un imam quando sull'aereo si fa versare il caffè!
  • Un imam non deve mai far fare il vola-vola a un bambino se si trova su un aereo, su un treno, o anche solo su una nave in movimento. Lo lancia in aria e se lo ritrova in un attimo chissà dove.
  • Va da sé che sull'aereo un imam non può giocare con lo jo-jo, non può giocare a passatempi che implicano il lancio di dadi, e anzi, per nessun motivo deve lanciare un qualunque oggetto. Tipo: "Omar, mi passi la penna?" e lui: "si, prendi!" e la lancia da una corsia all'altra facendo una strage! La penna infatti, trovandosi in volo mentre l'aereo gli scappa sotto a 800 Km/h, si trasformerebbe in un pugnale che alla stessa velocità trapasserebbe con un filotto tutti i passeggeri delle file dietro.

La riflessione seria a questo punto è che l'atteggiamento dell'imam è comune a tutti quelli che, anche dalle nostre parti, sono convinti di aver capito tutto su cose sulle quali non hanno mai aperto un libro. Mi riferisco a tutti quelli a cui bastano un paio di riflessioni fatte sulla tazza del water per credere di aver capito tutto, alla faccia di chi invece, in certi settori, ci lavora da una vita. E mi riferisco adesso agli pseudo esperti di vaccini, di genetica, di evoluzione, di terremoti, di oncologia, di meteorologia, di problemi energetici. Mi riferisco a tutti quelli che, come l'imam, prendono posizione con decisione propinando certezze su argomenti scientifici che non conoscono affatto. Mi riferisco a quelli che sono talmente supponenti, ma oserei dire stupidi (che poi uno supponente è sempre anche stupido) da credere che la loro opinione possa valere più di quella degli esperti di quei settori della conoscenza.

Come dico sempre con una frase che sicuramente verrà ricordata per l'eternità e tramandata alle generazioni a venire su tutti i libri di scuola, "non capire un cazzo è brutto, ma non capire un cazzo e non rendersene conto è una tragedia".

lunedì 6 aprile 2015

Come inventarsi la fusione fredda


I risultati di un esperimento che sembrava dimostrare la fusione fredda si sono rivelati completamente inventati.



Di fusione fredda bene o male se ne parla da parecchi anni. In tempi recenti l'E-cat (Energy catalyzer) inventato dall'Ing. Andrea Rossi è al centro delle cronache, perché il suo inventore sostiene ormai da alcuni anni di essere sul punto di commercializzare una tecnologia che, egli afferma, funziona e sarebbe in grado di produrre energia senza emissione di radiazioni utilizzando un processo sconosciuto alla fisica, e soprannominato Low Energy Nuclear Reaction, (LENR). Un riassunto sulla storia e lo stato dell'E-cat è leggibile qui. 

Se fosse vero, sarebbe l'invenzione del millennio. Nonostante le dimostrazioni pubbliche e le dichiarazioni roboanti a scadenza biannuale, Rossi si è sempre rifiutato di permettere agli scienziati di effettuare un controllo completo e realmente indipendente della sua invenzione (leggi qui), e ultimamente, anche a causa di questo aspetto, il brevetto sulla sua invenzione gli è stato di nuovo rifiutato (le motivazioni del rifiuto, molto interessanti da leggere, si trovano qui). Nelle motivazioni si legge tra l'altro che "extraordinary evidence is required to prove extraordinary claims". Non mi pare che chiedano molto, di fronte a un'invenzione che dovrebbe sconvolgere le leggi della fisica e allo stesso tempo produrre energia in modo nuovo e sconosciuto.

Nel frattempo, sebbene Rossi non abbia mai rivelato l'ingrediente segreto del suo "reattore", svariati improvisati inventori si sono cimentati nel tentativo di riprodurre i suoi risultati. Recentemente è balzato alle cronache Alexander Parkhomov, un fisico russo in pensione, che ha affermato di avere intuito l'ingrediente segreto di Rossi, e di essere riuscito a replicare con successo il risultato, producendo energia tramite fusione fredda.

Il tripudio fra i sostenitori di Rossi, che in rete non mancano e si riuniscono e scambiano opinioni sotto profili facebook dedicati alla "LENR", è stato immediato, e Parkhomov è stato eletto a nuovo paladino di quella tecnologia che ci viene nascosta dal potere etc etc. Nonostante questo dibattito si sia sviluppato sostanzialmente negli Stati Uniti, le modalità a cui siamo abituati con i complottari nostrani sono più o meno le stesse.

Questa volta però per lo meno i dati erano stati mostrati a tutti, e pure la misura. Per lo meno questa volta non sembravano esserci segreti. L'esperimento di Parkhomov è stato reso noto nella sua versione più recente in russo, e poi tradotto in inglese da qualche volontario di buon cuore. La traduzione, con allegati i grafici e le figure originali  di Parkhomov, si può leggere qui. 

In particolare nell'articolo spicca un grafico, che riporto qua sotto in figura (l'immagine senza compressione è visibile qui).


Nella figura si vede (in blu) la potenza di input, quella per riscaldare il reostato attorno al reattore, graficata in funzione dello scorrere del tempo, e (in rosso) la temperatura chiamiamola "in uscita", cioè all'interno del reattore. Ad un certo punto si vede che la potenza in ingresso viene abbassata, mentre la temperatura nel reattore resta costante sui 1200 gradi. Quella, secondo l'autore, e secondo tutti i suoi fans, è la prova che il processo di fusione fredda si è instaurato.

A parte che una misura di temperatura non è una misura di energia, che è quello che realmente interessa, e di per sé il fatto che, scaldando un oggetto, questo produca energia, magari anche più di quella che spendo per riscaldarlo, non è un miracolo. Se scaldo un ciocco di legno in ambiente secco e ricco di ossigeno, a un certo punto il legno prende fuoco e la temperatura aumenta da sola. Questo non significa però che stia assistendo a qualche fenomeno incredibile e inaspettato: è l'energia chimica immagazzinata nel legno che si trasforma in calore. Anche se accendo un cerino e lu butto in una tanica di benzina l'energia che spendo per accendere il cerino è molto inferiore di quella prodotta. Quindi sarebbe eventualmente essenziale misurare l'energia prodotta e soprattutto mostrare che essa è incompatibile con qualunque processo noto di tipo chimico, e Parkhomov non lo ha fatto.

La seconda cosa che immediatamente "puzza" è che Parkhomov, in piena fase di "fusione fredda", cioè nel regime a temperatura costante indipendente dall'input (che in realtà diminuiva addirittura in potenza) smette sul più bello di fare le misure. Ma come - mi viene da dire - stai misurando la scoperta del millennio e sul più bello chiudi baracca e spegni tutto, senza interessarti di come va a finire? Ti si scuoceva la pasta che non potevi aspettare? E' come se, di fronte all'atterraggio degli alieni, uno si limitasse a fare un paio di foto da distante e poi riponesse in tasca la macchina fotografica. La cosa è un po' strana.

Ma la cosa incredibile è stata scoperta qualche giorno fa, da gente che uso lo spirito critico più che la fede. Se uno va a ingrandire il grafico mostrato sopra, trova che la parte in rosso, cioè quella che indica la temperatura che dovrebbe essere legata all'energia prodotta, è costituita da pattern ripetuti e identici, in modo molto strano, e impossibili da spiegare per piccole fluttuazioni casuali del sistema di misura (la figura a risoluzione migliore è visibile qui)

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Un esempio è ben visibile qua sotto



Ma non basta. Addirittura, in un punto del grafico, se si ingrandisce, si trova, completamente fuori posto, un pezzo della linea nera che indica il riferimento delle temperature. Per farla breve, l'autore ha lavorato sodo di copia/incolla, e pure in modo maldestro tanto da dimenticarsi il pezzo della linea nera in mezzo ai valori della temperatura riportati in rosso. Tutta la parte del grafico che mostra la temperatura che resta costante, e che dovrebbe indicare il processo di fusione fredda, è frutto di un copia/incolla di altri pezzi del grafico. In pratica siamo di fronte a un risultato falso e costruito a tavolino.
Che dire? Sono queste le prove della fusione fredda, l'invenzione che dovrebbe sconvolgere il mondo, e che i poteri forti ci tengono nascoste? La cosa interessante è che, fra i fan della LENR, pochi hanno ammesso che la credibilità di questi personaggi ha subito un duro colpo dopo questa frode scientifica (non esiste altro modo per chiamarla). La maggior parte rimane asserragliata nel proprio fortino di fede cieca. La risposta in questo caso è che "qualcuno ha manipolato i dati, ma non certo Parkhomov" (che però firma l'articolo e non ha smentito nulla). E poi si chiedono: "perché lo hanno fatto?". Insomma, dai sostenitori delle scie chimiche a quelli della fusione fredda, il copione non cambia: l'importante è credere, non capire.

 



giovedì 2 aprile 2015

Grosso guaio a Lottolandia

Nella repubblica di Lottolandia il gioco del lotto è più che una mania nazionale, è una vera e propria istituzione. Qualunque cittadino, salvo rare eccezioni, non manca mai di giocare almeno una schedina alla settimana, con la speranza di azzeccare la combinazione giusta, fosse solo un semplice ambo. Il gioco del lotto, insomma, è il motore economico e sociale di Lottolandia.

E di pari passo pullulano naturalmente i trattati scientifico-matematici per prevedere quali saranno le combinazioni più probabili dei numeri in uscita. Tra questi primeggiano gli studi sui cosiddetti "ritardi", che in base a questi ultimi prevedono la probabilità di estrazione di ogni numero. Perché è naturale che un numero, più è in ritardo la sua estrazione, più diventi probabile che esca. Certo, alcuni negazionisti, gente ai margini della società, continuano ad affermare che puntare sui ritardi dei numeri è una sciocchezza bella e buona, perché la probablità di uscita di un numero è del tutto indipendente dal suo ritardo, dato che i numeri non hanno ricordi. Ma nonostante queste rare voci fuori dal coro, per lo più opera di disinforatori, puntare sui ritardi dei numeri è una prassi consolidata a Lottolandia. 




E a suffragare tutto ciò, e a smentire le affermazioni dei negazionisti, non c'è niente di più probante, come sempre, delle esperienze personali dei cittadini. E le esperienze personali in questa piccola repubblica parlano chiaro. E' emblematica a questo proposito la testimonianza del signor Urio Laszli, che ai microfoni dell'emittente nazionale Medialott spazza via ogni dubbio sulla validità del puntare sui ritardi dichiarando: "Chi dice che i ritardi sono una sciocchezza mente sapendo di mentire! Prendete il mio caso: il 54 non usciva da 63 settimane, e io ho cominciato a puntarci, perché sapevo che la sua uscita era sempre più probabile ogni settimana che passava, come mi confermava il trattato sul gioco del lotto che consulto ogni volta che devo decidere che numero giocare. Ci ho quindi puntato tutte le settimane successive per 96 volte di seguito, e alla fine infatti è uscito! E' la prova lampante che puntare sui ritardi funziona!"

In questo momento il numero che sta monopolizzando l'attenzione di tutti i cittadini di Lottolandia (esclusi quei pochi ribelli che non giocano al lotto e stupidamente se ne vantano pure) è il 74, che non esce da ben 234 settimane sulla ruota di Wunz. Un ritardo del genere a Lottolandia non si era mai visto. Ogni settimana la quasi totalità della popolazione punta sul 74 sulla ruota di Wunz, confortata dalle precise previsioni matematiche basate sul suo enorme, inusuale ritardo, che rende ovviamente altissima la probabilità della sua uscita.

Ultimamente però un evento imprevisto ha letteralmente sconvolto quella terra tranquilla. A causa della crisi economica, che ha colpito anche l'economia di quel piccolo stato, il ministro del Lotto e Gratta e Vinci, Igor Strup, si è visto costretto a tagliare sul numero delle ruote, portandole dalle 200 che erano a 50, unificando assieme fra loro più ruote diverse. E il caso ha voluto che la ruota di Wunz, nella quale il numero 74 è in ritardo da 234 settimane, è stata unificata con la ruota di Gondrung. Solo che - piccolo problema - nella ruota di Gondrung il 74 è uscito proprio la settimana scorsa!

Lo sconcerto della popolazione a questo punto è più che comprensibile. E' meglio puntare tutto sul 74 - si chiedono i cittadini di Lottolandia - dato che questo numero non esce su quella ruota da 234 settimane, oppure conviene puntare su tutto meno che il 74, che sulla stessa ruota (adesso sono proprio la stessa ruota!) è giusto uscito la settimana prima? Conterà di più che è appena uscito, o che non esce da 234 settimane?

E come l'asino di Buridano, che di fronte alla scelta su quale mucchio di fieno mangiare morì di fame, i cittadini di Lottolandia smisero di colpo di giocare al lotto, perché non sapevano più cosa giocare.

Finché qualcuno, molto astutamente, trovò la soluzione. Ci pensò un omeopata naturopata, esperto di iridilogia reikiana modulare, che si rese conto che la soluzione era nella meccanica quantistica! Il 74, infatti, si trovava esattamente in una sovrapposizione quantica! Il classico stato quantico "entangled", quello che, scoperto dai fisici sulle particelle elementari, è ormai dimostrato che serve a guarire da tante malattie con la sola volontà, e a spiegare tutte le cose più incredibili, tipo il fatto che siamo tutti una cosa sola in armonia con l'universo, e anche perché quando uno ti sbadiglia davanti anche a te viene da sbadigliare.  Come non averci pensato prima? E in base a questa folgorante intuizione il luminare in questione sta scrivendo un libro per prevedere l'uscita del 74, e già che c'è tante altre cose utili. E con un costo molto limitato, considerata l'importanza del libro! E il libro, neanche a dirlo, è già stato prenotato da tutti i cittadini di Lottolandia. Quasi tutti.