domenica 1 febbraio 2015

I cambiamenti climatici e gli scettici

E' scetticismo o piuttosto presunzione?


Io di mestiere faccio il fisico delle particelle. Se parlo con un altro collega che si occupa di un settore diverso dal mio, e stiamo discutendo del suo campo di ricerca, sono perfettamente consapevole che la sua opinione è di gran lunga più rilevante della mia, e che i miei eventuali dubbi sui risultati relativi al suo settore sono pur sempre i dubbi di un incompetente in materia. E se la quasi totalità degli esperti di quel settore fosse concorde nell'affermare una certa cosa, non me la sentirei mai di dire che stanno tutti sbagliando, perché sarei ben conscio di non avere competenze sufficienti per farlo. E la stessa cosa lui farebbe con me se stessimo parlando del mio campo di ricerca. E' innanzitutto una questione di buon senso, dettato dalla consapevolezza del livello di specializzazione richiesto per fare scienza al giorno d'oggi, oltre che di umiltà e cognizione dei propri limiti.

E ancor più se sto parlando con un esperto di un settore che non è neanche relativo alla fisica, dove bene o male qualcosa ne capisco. Già mi ci vedo a insistere con un cardiologo che tutti gli studi relativi all'infarto sono sbagliati e che ho ragione invece io, che l'unico cuore che ho visto nella vita è quello del pollo arrosto.

Bene, esiste un folto gruppo di persone, mediamente colte in campo scientifico, che giustamente critica chi, privo di competenze, sentenzia in fatto di vaccinazioni, medicina, biologia, cosmologia, evoluzionismo o altri campi della ricerca che necessitano di una specifica specializzazione. Giustamente essi affermano che la parola degli esperti, in quei campi di ricerca, è ben più rilevante che non quella di chi di mestiere si occupa di tutt'altro.

Però, per motivi misteriosi, quando si parla di clima e di riscaldamento globale, la stessa gente dimentica il buon senso così ben utilizzato in precedenza e si comporta esattamente come il giornalista che sentenzia categorico su Darwin senza aver mai aperto un libro di biologia. Esiste un nutrito gruppo di "scientificamente colti" che non crede all'esistenza del riscaldamento globale, non crede alle misure che certificano l'aumento della temperatura, non crede all'aumento del CO2, e soprattutto non crede che tutto ciò abbia un'origine antropica. E adduce prove, motivazioni, ragionamenti, cita articoli, obiezioni di metodo, come se fossero esperti di quel settore. In realtà quando va bene adducono argomentazioni, ma a volte si limitano a liquidare il problema con qualche articolato ragionamento del tipo "sono tutte cazzate!".

Io, non essendo un esperto di climatologia, mi limito a constatare che, pur nella normale dialettica scientifica, la stragrande maggioranza degli esperti del settore è concorde sulla questione del riscaldamento globale. E' concorde innanzitutto nell'affermare che il problema esiste, e poi anche che non è di origine naturale. Ed è anche concorde nell'affermare che è un problema serio. Cito a questo proposito il rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, che non è un ente di ricerca, ma un'istituzione internazionale che raccoglie tutti i grandi esperti di clima del mondo e sintetizza i risultati dei loro lavori scientifici in modo organizzato e comprensibile ai non esperti. Il link si trova qui. All'interno del link sono scaricabili interessanti rapporti sullo stato del clima. Circa il consenso praticamente generale degli esperti del settore sull'esistenza del problema, potete invece leggere i dati di questa ricerca, che ha analizzato le pubblicazioni scientifiche su questo argomento degli ultimi 20 anni. Riporto una frase delle conclusioni:

"Our analysis indicates that the number of papers rejecting the consensus on AGW (Anthropogenic Global Warming, n.d.r.) is, a vanishingly small proportion of the published research."

A questo punto voglio anticipare le reazioni di tutti quelli che, come un cane di Pavlov, appena sentono nominare i cambiamenti climatici partono con la filippica che è tutta una sciocchezza.

Prima di dare sfogo alle loro reazioni da scettici, vorrei che prendessero un bel respiro e rispondessero a queste domande:

  1. Siete esperti di climatologia?
  2.  La ricerca in climatologia è il vostro lavoro?
  3. Lavorate sulla climatologia da 10, 20 o 30 anni?
  4. Avete pubblicato svariate decine di pubblicazioni scientifiche relative a studi sul clima in riviste scientifiche specializzate del settore con peer review?
  5. Partecipate abitualmente a congressi specialistici sul tema della climatologia?
  6. Avete mai presentato i risultati delle vostre ricerche a una platea specialistica?

Se avete risposto "NO" a tutte o quasi tutte queste domande, restate comunque ovviamente liberi di dire la vostra sul problema del riscaldamento globale, ci mancherebbe altro, ma abbiate la decenza di essere consapevoli che quello che direte, se partorito direttamente dalla vostra mente, sarà quasi certamente sbagliato. Perché per quanto vi siate informati e abbiate studiato sull'argomento, rispetto alla comunità internazionale degli studiosi del settore, quelli che da sempre quotidianamente dedicano il loro tempo a questo problema scientifico, restate comunque incompetenti. E questo perché la climatologia, così come la fisica delle particelle, la cardiologia, la genetica molecolare, l'archeologia, la sismologia e tutte le altre discipline del sapere, necessita di competenze che non si acquisiscono leggendo qua e là, ma soltanto dedicandocisi professionalmente a tempo pieno per anni.

Non capisco quindi tutti quelli che accusano (giustamente) gli sciachimisti di non sapere quello che dicono quando parlano di scie degli aerei, deridono (giustamente) i vaneggiamenti di Zichichi quando straparla di evoluzionismo, criticano (giustamente) Giuliani di incompetenza quando afferma di saper prevedere i terremoti usando il Radon, o accusano (giustamente) Vannoni di essere un ciarlatano quando garantisce in TV di saper guarire malattie ritenute incurabili usando intrugli non ben definiti, ma poi, quando si parla di clima, accusano l'intera comunità scientifica di sbagliare come se fossero loro gli esperti, quando invece di mestiere fanno il dentista, l'informatico o il commercialista, e tutta la loro competenza in materia deriva al massimo da qualche lettura di Scientific American.

Mettetevi il cuore in pace: per quanto abbiate studiato e vi siate informati e abbiate letto sull'argomento, rispetto a chi ci lavora da una vita restate comunque degli incompetenti, che per ovvie ragioni non hanno sotto controllo l'intero quadro della questione come invece può averlo l'insieme dei professionisti del settore. Sappiate quindi che qualunque possa essere la vostra obiezione, per quanto arguta, su come sono state fatte le misure della temperatura media terrestre, sulla precisione delle misure ottenute con i proxy, sul forcing radiativo, sulla teoria dei Cicli di Milankovic, sulle misure fatte con i carotaggi nel ghiaccio, sull'incertezza dei modelli, sulle modalità di produzione e assorbimento del CO2, sulla "little ice age", sul "warm medieval period" o su tutti i possibili aspetti che riguardano i cambiamenti del clima, GLI ESPERTI CI HANNO SICURAMENTE GIA' PENSATO PRIMA DI VOI!

Fatevene una ragione, abbiate questa certezza: non siete certamente i primi ad aver cercato di falsificare tutto ciò che si sa sul riscaldamento globale e le sue cause antropiche. Gli scienziati non sono mica stupidi! Non aspettavano mica voi per porsi tutti i possibili dubbi e per scandagliare il problema! E' il loro lavoro, sono esperti di quelle cose, e non siete certamente voi, che nella vita vi occupate di tutt'altro, i primi ad aver pensato ad un eventuale inghippo, ad aver ipotizzato l'errore, la falla nella teoria, soli contro tutti, al cospetto di un'intera comunità scientifica mondiale che secondo voi gigioneggerebbe, incapace di vedere che sta prendendo un enorme abbaglio. Un po' di buon senso, su!

19 commenti:

  1. Io posso rispondere NO a tutte le domande e non contesto minimamente l'aumento dell'anidrite carbonica. L'unica cosa che non capisco e' come si possa stabilire quali modificazioni al clima quest'aumento possa portare.

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    1. non lo capisci perchè non hai esaminato paper come questo nell'ultima decade:
      http://link.springer.com/article/10.1007/s00376-001-0036-y

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  2. @anonimo. Io sono un astronomo. Non so niente di come si cucina il pollo alla diavola. Solo non riesco proprio a capire perché nella ricetta si usino quegli ingredienti lì. E pretendo che gli chef di fama mondiale mi diano ragione, o quantomeno condividano i miei dubbi.

    O conosco molti sciachimisti che mi dan ragione su quasi tutto, ma solo non capiscono come mai le scie persistenti ci siano anche quando i radiosondaggi danno valore di umidità relativa ben al di sotto di quanto richiesto da Appleman.

    È ESATTAMENTE quel che dice il nostro ospite. Avere dubbi è lecito, non ascoltare (e se non si capisce, spesso, significa che siamo MOLTO ignoranti) chi spiega con competenza no, è presunzione.

    Io, essendo competente su diverse cose, uso un metodo euristico per cercare di capire se un dato argomento sia fuffa o meno. Altrimenti c'è il rischio di non poter parlare di omeopatia perché il 99% degli omeopati sostiene che funzioni. Ne parlo qui:
    http://giannicomoretto.blogspot.it/2010/03/negazionismo-climatico.html

    In breve, scelgo degli aspetti in cui SONO competente, ovviamente molto circoscritti, e vedo cosa ne dicono i de lati della campana. Se uno dei due è chiaramente "di fuori" un'idea di a chi credere me la faccio.

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  3. mai sentito parlare di Lindzen, giudicato uno dei massimi esperti di effetto serra e di clima? Beh... lui è un esperto, eppure è anche uno scettico! L'ignoranza è una brutta bestia, ma quella dei giornalisti tuttologi che impongono il volere dei politicanti è molto peggio!

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    1. E quindi? Cambia Qualcosa? Per uno che la pensa in un modo ce ne sono mille che la pensano al contrario. Pensa che conosco un fisico, di mestiere fisico, che non crede alla Teoria della Relatività. Pensa che un premio Nobel sosteneva che l'acqua avesse memoria! Nella scienza, al contrario della politca, il parere del singolo non conta. Per fortuna.

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    2. Beh ha ragione. La relatività in ambito microscopico non spiega una beata fava.

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    3. Si. Serve solo a ottenere l'equazione di Dirac, che prevede l'esistenza dell'antimateria e e' alla base dell'elettrodinamica quantistica, e e' anche un ingrediente portante delle teorie di campo, e quindi del Modello Standard. Irrilevante, quindi!

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    4. Lindzen è un ottimo esempio di come funzioni la scienza. Ha avanzato un ragionevole dubbio, osservando una correlazione tra raggi cosmici, nuvolosità e clima. Ha fatto un'ipotesi, e l'ha argomentata bene. Gli han dato retta, al punto da mettere insieme un esperimento al CERN dedicato a quell'ipotesi. Hanno imparato un sacco di cose, tra cui che l'effetto proposto esiste, ma è irrilevante per i cambiamenti climatici, i raggi cosmici al global warming fanno pochissimo.
      Lindzen non ha mai accettato la cosa, e continua a riproporre le sue idee, ma di fatto le sue obiezioni sono già state considerate, analizzate,e falsificate.

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    5. Io invece mi ricordo di come tutta la comunita' scientifica fosse convinta dell'esistenza dell'etere. E' solo un esempio.

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  4. Galileo, scettico della prima ora, ha osato sfidare la scienza ufficiale di allora e ha fondato il metodo scientifico. Ora ci propinate il surriscaldamento climatico dovuto all'attività antropica, può essere come il suo esatto contrario, ma non propinatemi queste come verità scientifiche intesa come l'intende Galileo: è scientifico ciò che è verificato dalla sua ripetibilità ed è soggetto alla falsificazione (direbbe Popper) che viene richiesta e sollecitata dagli scienziati che sono tali, mentre qui siamo allo ipse dixit di antica memoria. Per questo, anche se non sono specializzato nel settore, mi permetto di essere scettico perché non vedo prove scientifiche, ma solo illazioni e ragionamenti del tipo: se si va in questa direzione succederà questa catastrofe senza tener conto che il clima è un sistema complesso e che il cambiamento climatico (come ora viene chiamato dopo che i cataclismi annunciati anche da "politici", appunto, importanti non sono arrivati sono naturali da sembre avvenuti e sempre avverranno.

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    1. Infatti tecnicamente la scienza, almeno in senso moderno è cominciata con l'avvento del metodo scientifico. Se tu non vedi le prove scientifiche vuol dire che non sei in grado di affrontare un lavoro di ricerca scientifica. Non è un problema, non è richiesto a chiunque, però se si pretende di aver ragione comunque si fa una figura un po' misera.

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    2. Insomma, la solita litania. Non è certo, dunque non è vero, conclude l'opinionista poco informato. E vero, con un ragionevole margine di incertezza, ciò che può essere ritenuto provvisoriamente non falso, esordisce lo scienziato. Tutto qui.
      Aggiungerei, semmai serva ancora, una sottile puntualizzazione circa il legame fra scienza e democrazia, come sa perfettamente chi, come l'autore del blog, con la scienza ha a che fare per mestiere ogni giorno.
      La frase chiave della finta democrazia è: uno vale uno. E’ una frase che affascina l’ascoltatore e ne distrugge le difese logiche. Tutti sappiamo (tutti siamo d’accordo) che “uno vale uno” in termini di dignità; dignità che viene riconosciuta quando andiamo a votare. Ma se si tratta di riparare lo scarico del lavandino chiunque si rivolge a un idraulico e non a un giornalista; se si tratta di un problema cardiaco tutti andiamo da un cardiologo e non da un architetto. La frase “uno vale uno” ha quindi un valore molto limitato. Se si tratta di cambiamenti climatici le parole di chi ha expertise nel ramo valgono infinitamente di più di quelle di un qualsiasi altro. Questa è democrazia: il grado di fiducia che noi concediamo a una persona (gruppo) deve essere pesato sulle competenze che quella persona (gruppo) ha nella materia in questione.
      Puta caso: la stragrande e netta maggioranza di chi ha expertise nel ramo specifico di cui si sta discutendo dice una cosa. Ne consegue che questa cosa va accettata come provvisoriamente non falsa, se nel campo dell'indagine scientifica si vuole rimanere. La scienza procede così, per gradi di incertezza e in maniera cumulativa. Ogni singola teoria scientifica tende, nel tempo, ad aumentare la sua approvazione fino a raggiungere un livello di consenso, oppure viene gradualmente abbandonata. E il consenso, nella scienza (come si sa), implica un livello di concordanza e una preponderanza di evidenze atte a dare la migliore spiegazione possibile di quel che è sempre ritenuto provvisoriamente non falso, attraverso rigorosi strumenti di controllo.

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    3. Galilei non ha sfidato alcuna scienza "ufficiale". La scienza non esisteva. Galilei ha sfidato la religione e la superstizione, che erano basate su credenze, con dati ed osservazioni. Poi definire la scienza come ufficiale denota già una tendenza ad essere antiscientifici; la scienza infatti non è ufficiale, la scienza è un processo a cui può partecipare chiunque, se studia ed è qualificato. Quando una dinamica è stata verificata più volte e si ha una visione consolidata e condivisa sulla base di dati ed interpretazioni coerenti degli stessi, quella non è scienza ufficiale, è scienza e basta. Puoi sempre contraddirla, ma ti serviranno dati molto solidi, visto che quella verità è frutto di un processo molto lungo al quale hanno contribuito molte persone competenti.

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  5. Quando c'è bisogno di stabilire l'ovvio, per chi non vuol capire è già troppo tardi.

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  6. Un fisico delle particelle se ne guarda bene dall'entrare nel merito dei singoli articoli ma, da esperto e utilizzatore del metodo scientifico, ha tutti i diritti di analizzare e, eventualmente, criticare o dissentire dei metodi scientifici di altre discipline. Il metodo scientifico vale per tutte le discipline, biologia, medicina, climatologia ecc. Ad esempio, mi risulta che tutte le previsioni di riscaldamento siano fatte su modelli climatici più o meno sofisticati, più o meno complessi. Ma i modelli sono scienza? Nella mia vita di sperimentale particellaio ho visto decine di modelli crollare davanti alle misure sperimentali (ricordare Feyman). Non mi risulta che esista un modello climatico testato sperimentalmente se non in qualche singola componente.
    Altro problema, un particellaio dovrebbe sapere valutare gli ordini di grandezza di un problema che affronta per la prima volta. Ora se faccio il rapporto tra tutta l'energia prodotta dall'uomo in tutte le sue forme e quella del sole, la prima corrisponde a qualche ora su un anno di energia prodotta dal sole che investe la terra. La CO2 è lo 0,04% dell'atmosfera. Quella prodotta dall'uomo, qualche percento del totale. Da valutatore degli ordini di grandezza, mi risulta difficile accettare che ci sia qualche forcing o feedback positivo che renda la CO2 principale agente del riscaldamento climatico.
    Se a questo aggiungo, da fervente credente galileano, che le MISURE SPERIMENTALI hanno dimostrato che la CO2 segue ESATTAMENTE la temperatura ma con un ritardo di 150-180 anni, se mi permetti, mangengo tutti i miei dubbi sull'origine andropologica del riscaldamento globale. Le misure hanno dimostrato che la terra è un sistema oscillante tra un max e min come molti altri sistemi. Le energie astronomiche in gioco sono infinitamente superiori a quelle gestite dall'uomo.

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    1. Certamente si può criticare il metodo. Sui modelli posso dirti che ho parlato con esperti, e ho capito che modelli diversi sono tutti concordi nelle previsioni, non solo, ma nessuna falsificazione dei modelli, tentata alterando altri parametri dei modelli, è riuscita a riprodurre la crestita attuale di CO2 e di temperatura. Sugli ordini di grandezza e sugli altri dettagli, personalmente non so rispondere, ma sono stracerto che queste obiezioni sono ben note agli esperti del campo, perché appaiono, appunto, le prime obiezioni da porre. Per il resto leggo invece molto spesso, anche da parte di premi Nobel, obiezioni del tipo "la Groenlandia una volta era calda, infatti significa terra verde", che sono patetiche, perché da un lato dimostrano di non sapere nulla delle origini del nome (le coste della Groenlandia del sud sono in gran parte prive di ghiacci, e sono appunto apparse verdi ai primi scopritori, che certamente non hanno dato il nome in seguito a una dettagliata esplorazione della Groenlandia al suo interno, da cui il nome) e allo stesso tempo ignorano che esistono banalmente i carotaggi dei ghiacci che mostrano che i ghiacciai in Groenlandia esistevano eccome 1000 anni fa (e questi ghiacci sono oggi in veloce diminuzone). E vedo anche tanta gente che, per negare la tesi del riscaldamento globale, mette sullo stesso piano il plot delle temperature delle ere glaciali, in cui il singolo bin in ascissa è llargo 1000 anni se va bene, ma spesso maggiore, con quello delle temperature annuali recenti, in cui il singolo bin è appunto largo 1 anno. Questa è incompetenza allo stato puro, altro che errore di metodo! Insomma, voglo dire che personalmente non sono in grado di entrare nel merito di alcune obiezioni, ma sono anche consapevole che le obiezioni sono tipicamente così di basso livello, nel senso che sono le prime che vengono in mente, da essere certo che siano state ampiamente prese in considerazione dalla comunità di esperti.

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  7. "sono stracerto che queste obiezioni sono ben note agli esperti del campo" - Ehm.... questo non è un approccio scientifico - è più qualcosa che si chiama "fiducia".

    Vedi, ci sono numerosi casi in tanti settori scientifici, in cui la comunità non ha gli anticorpi verso la degenerazione in groupthink. Anche in campi dove non ci sono interessi economici mostruosi che spingono da una determinata parte.

    Ti faccio un esempio, nel tuo campo (e io sono un collega teorico :) ). Voi particellari sperimentali catalogate i risultati delle ricerche di particelle nuove, in search for "Supesymmetry" e "Exotics", e sulla supersimmetria si concentrano sforzi enormi, paragonabili al resto, di "exotics". Come se la supersimmetria non fose esotica - anzi, direi superesotica! Questo mi fa scompisciare dalle risate, se non fosse tragico, per la sproporzione.

    Per i non addetti, la supersimmetria è una teoria speculativa che è stata motivata con argomenti deboli e vaghi ("naturalezza") ma appoggiati da tutta la comunità insieme, in primis i decisori di carriere grant ed esperimenti. Sicuramente tu sai, che la supersimmetria ha centinaia di parametri, quindi non è una teoria predittiva, e questo si sapeva dagli anni 80... La comunità ha deciso di ignorare questo problema scientifico, e andare avanti puntando sulla sua scoperta - LHC stesso è stato costruito con questa scoperta in mente (non solo l'Higgs). Se eri teorico negli anni 90 queste cose non le potevi dire - non trovavi lavoro. E così, anche se non si è scoperta, la Supersimmetria ha ancora lo status privilegiato, mentre decine di altre teorie e modelli, magari pure più predittivi e motivati, sono relegati in "Exotics", cioè "le cose strane" :D ..... Alla fine la natura ovviamente chiarisce - se ci arriveremo - dov'è la verità, ma se dovessi fidarmi della comunità scientifica, ecco avrei difficoltà. (Teorici inclusi eh). In fondo gli scienziati sono uomini.

    Altri casi di degenerazione a livello mondiale delle comunità si contano (WIMP.. :D ) pure in matematica, in medicina, in chimica, in psichiatria, etc etc.

    Ora, in caso di degenerazione, io non so che pensare: anche gli esperti sono in difficoltà. Per es ho notato che nei casi che conosco bene, pure molti ricercatori non ne hanno coscienza. Fanno assunzioni o seguono l'idea mainstream "perche' lo dicono tutti", "perche' è il meglio che sappiamo fare", etc... e soprattutto ai giovani, se gli fai domande ai seminari non sanno che rispondere, non ci hanno mai pensato.

    E quindi: chi mi dice che non ci sia un fenomeno così anche nella climatologia? (E poi con gli interessi geopolitici e industriali che ci sono...) Ci sono modelli nonlineari semiempirici, validati nel passato su dati parziali, quando la CO2 non stava generando una catastrofe... Posso "fidarmi"? Il problema non è da poco secondo me, e non si può dire semplicemente "dobbiamo fidarci della maggioranza degli esperti" (senza nulkla togliere al lavoro titanico di ricerca che fanno).

    Ovviamente l'unica via d'uscita mi pare che sarebbe quella di riesaminare in pubblico tra esperti tutte le assunzioni e approssimazioni, dando spazio agli scienziati scettici, in ogni conferenza, con apertura. Una sorta di pari opportunità. (Cosa che non è, mi dicono - si sono formate comunità abbastanza separate). Noi sappiamo che è un processo doloroso e quindi molto lento (chi ha voglia di ridiscutere le basi, dopo anni di lavoro?) e quindi incompatibile con la presunta urgenza del problema.

    Insomma per me è proprio un problema di fiducia nella comunità, e non si può rispondere "fidati" - vorrei essere rassicurato meglio, da esperti.

    Perche' appunto poi la decisione è politica, il problema è di tutti e potenzialmente grave, non si tratta solo di particelle.

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    1. Certo, non saprei dire se tutto ciò che gli esperti dicono sul cambiamento climatico sia solo un abbaglio. Non so dire se è la moda mainstream del momento, come la supersimmetria, o la cold darl matter per i particellai.

      Però il punto che volevo sottolineare con l'articolo è un altro, e cioè che certamente - e di questo non ho dubbi - se dovessero esserci errori nella visione attualmente condivisa sui cambiamenti climatici da parte della comunità di addetti ai lavori, questi errori non saranno certamente individuati dai vari Zichichi, che confondono meteo con clima, e nemmeno da Rubbia, che nel suo discorso al Senato di qualche anno fa ha messo dentro una serie di inesattezze che appaiono disarmanti per chi lavora sull'argmento, né tantomeno dagli "scientificamente colti" ma tuttavia completamente incompetenti in materia, che pescano grafici a caso senza sapere come e dove sono stati ottenuti e da essi ne traggono personli conclusioni, né da chi equipara variazioni di temperatura avvenute nell'arco di decine di migliaia di anni rispetto a variazioni avvenute nell'arco di qualche decennio, né tantomeno da chi ripete a pappagallo che la Groenlandia significa terra verde e quindi mille anni fa, quando è stata scoperta non c'erano i ghiacciai, quindi faceva caldo. Non saranno certamente questi esperti della domenica a scoprire nulla che gli esperti non possano scoprire da soli. Se la visione corrente sul clima in futuro dovrà essere rivista, questo avverrà all'interno della comunità degli esperti, e non da chi, sostanzialmente a sentimento, dice che non è possibile che il clima stia cambiando per cusa umana.

      Per fare l'analogia con la fisica delle particelle, se le teorie sulla supersimmetria o sulla dark matter dovessero rivelarsi sbagliate, la risposta arriverà comunque dall'interno della comunità degli esperti del settore, e non certo da chi del settore sa poco o nulla. Non saranno geofisici a esperti di cristallografia a smentire i particellai, ma i particellai stessi. Se un geofisico, un ingegnere elettronico o un dentista adesso affermano di non credere alla materia oscura, sarai d'accordo, immagino, che il loro parere, che magari in futuro potrà anche rivelarsi vero, è comunque basato sul nulla.

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    2. Concordo in parte. E penso che qui sia la discussione. Infatti, se è chiaro che solo dalla comunità scientifica può venire il chiarimento, nei casi in cui nella comunità il conformismo metta in ombra lo spirito critico, non se ne esce in quel modo, almeno non in tempi utili, magari. In questi casi, è solo da fuori che può venire un impulso (gli scienziati delle altre discipline e la politica fecero chiudere il progetto dell'SSC a suo tempo negli usa, proprio pensato per la supersimmetria). E penso che sia giusto e democratico, che su questioni che hanno impatto sociale, sia lasciato che anche chi non capisce niente dia spazio, con presunzione, a tutti gli scienziati scettici possibili, pure se "appaiono" complottisti, o pagati da questa o quella lobby del carbone. Diciamo che è un contrappeso, o se servisse, una via d'uscita possibile, forse l'unica.

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