domenica 1 febbraio 2015

I cambiamenti climatici e gli scettici

E' scetticismo o piuttosto presunzione?


Io di mestiere faccio il fisico delle particelle. Se parlo con un altro collega che si occupa di un settore diverso dal mio, e stiamo discutendo del suo campo di ricerca, sono perfettamente consapevole che la sua opinione è di gran lunga più rilevante della mia, e che i miei eventuali dubbi sui risultati relativi al suo settore sono pur sempre i dubbi di un incompetente in materia. E se la quasi totalità degli esperti di quel settore fosse concorde nell'affermare una certa cosa, non me la sentirei mai di dire che stanno tutti sbagliando, perché sarei ben conscio di non avere competenze sufficienti per farlo. E la stessa cosa lui farebbe con me se stessimo parlando del mio campo di ricerca. E' innanzitutto una questione di buon senso, dettato dalla consapevolezza del livello di specializzazione richiesto per fare scienza al giorno d'oggi, oltre che di umiltà e cognizione dei propri limiti.

E ancor piu se sto parlando con un esperto di un settore che non è neanche relativo alla fisica, dove bene o male qualcosa ne capisco. Già mi ci vedo a insistere con un cardiologo che tutti gli studi relativi all'infarto sono sbagliati e che ho ragione invece io, che l'unico cuore che ho visto nella vita è quello del pollo arrosto.

Bene, esiste un folto gruppo di persone, mediamente colte in campo scientifico, che giustamente critica chi, privo di competenze, sentenzia in fatto di vaccinazioni, medicina, biologia, cosmologia, evoluzionismo o altri campi della ricerca che necessitano di una specifica specializzazione. Giustamente essi affermano che la parola degli esperti, in quei campi di ricerca, è ben più rilevante che non quella di chi di mestiere si occupa di tutt'altro.

Però, per motivi misteriosi, quando si parla di clima e di riscaldamento globale, la stessa gente dimentica il buon senso così ben utilizzato in precedenza e si comporta esattamente come il giornalista che sentenzia categorico su Darwin senza aver mai aperto un libro di biologia. Esiste un nutrito gruppo di "scientificamente colti" che non crede all'esistenza del riscaldamento globale, non crede alle misure che certificano l'aumento della temperatura, non crede all'aumento del CO2, e soprattutto non crede che tutto ciò abbia un'origine antropica. E adduce prove, motivazioni, ragionamenti, cita articoli, obiezioni di metodo, come se fossero esperti di quel settore. In realtà quando va bene adducono argomentazioni, ma a volte si limitano a liquidare il problema con qualche articolato ragionamento del tipo "sono tutte cazzate!".

Io, non essendo un esperto di climatologia, mi limito a constatare che, pur nella normale dialettica scientifica, la stragrande maggioranza degli esperti del settore è concorde sulla questione del riscaldamento globale. E' concorde innazitutto nell'affermare che il problema esiste, e poi anche che non è di origine naturale. Ed è anche concorde nell'affermare che è un problema serio. Quoto a questo proposito il rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, che non è un ente di ricerca, ma un'istituzione internazionale che raccoglie tutti i grandi esperti di clima del mondo e sintetizza i risultati dei loro lavori scientifici in modo organizzato e comprensibile ai non esperti. Il link si trova qui. All'interno del link sono scaricabili interessanti rapporti sullo stato del clima. Circa il consenso praticamente generale degli esperti del settore sull'esistenza del problema, potete invece leggere i dati di questa ricerca, che ha analizzato le pubblicazioni scientifiche su questo argomento degli ultimi 20 anni. Riporto una frase delle conclusioni:

"Our analysis indicates that the number of papers rejecting the consensus on AGW (Anthropogenic Global Warming, n.d.r.) is, a vanishingly small proportion of the published research."

A questo punto voglio anticipare le reazioni di tutti quelli che, come un cane di Pavlov, appena sentono nominare i cambiamenti climatici partono con la filippica che è tutta una sciocchezza.

Prima di dare sfogo alle loro reazioni da scettici, vorrei che prendessero un bel respiro e rispondessero a queste domande:

  1. Siete esperti di climatologia?
  2.  La ricerca in climatologia è il vostro lavoro?
  3. Lavorate sulla climatologia da 10, 20 o 30 anni?
  4. Avete pubblicato svariate decine di pubblicazioni scientifiche relative a studi sul clima in riviste scientifiche specializzate del settore con peer review?
  5. Partecipate abitualmente a congressi specialistici sul tema della climatologia?
  6. Avete mai presentato i risultati delle vostre ricerche a una platea specialistica?

Se avete risposto "NO" a tutte o quasi tutte queste domande, restate comunque ovviamente liberi di dire la vostra sul problema del riscaldamento globale, ci mancherebbe altro, ma abbiate la decenza di essere consapevoli che quello che direte, se partorito direttamente dalla vostra mente, sarà quasi certamente sbagliato. Perché per quanto vi siate informati e abbiate studiato sull'argomento, rispetto alla comunità internazionale degli studiosi del settore, quelli che da sempre quotidianamente dedicano il loro tempo a questo problema scientifico, restate comunque incompetenti. E questo perché la climatologia, così come la fisica delle particelle, la cardiologia, la genetica molecolare, l'archeologia, la sismologia e tutte le altre discipline del sapere, necessita di competenze che non si acquisiscono leggendo qua e là, ma soltanto dedicandocisi professionalmente a tempo pieno per anni.

Non capisco quindi tutti quelli che accusano (giustamente) gli sciachimisti di non sapere quello che dicono quando parlano di scie degli aerei, deridono (giustamente) i vaneggiamenti di Zichichi quando straparla di evoluzionismo, criticano (giustamente) Giuliani di incompetenza quando afferma di saper prevedere i terremoti usando il Radon, o accusano (giustamente) Vannoni di essere un ciarlatano quando garantisce in TV di saper guarire malattie ritenute incurabili usando intrugli non ben definiti, ma poi, quando si parla di clima, accusano l'intera comunità scientifica di sbagliare come se fossero loro gli esperti, quando invece di mestiere fanno il dentista, l'informatico o il commercialista, e tutta la loro competenza in materia deriva al massimo da qualche lettura di Scientific American.

Mettetevi il cuore in pace: per quanto abbiate studiato e vi siate informati e abbiate letto sull'argomento, rispetto a chi ci lavora da una vita restate comunque degli incompetenti, che per ovvie ragioni non hanno sotto controllo l'intero quadro della questione come invece può averlo l'insieme dei professionisti del settore. Sappiate quindi che qualunque possa essere la vostra obiezione, per quanto arguta, su come sono state fatte le misure della temperatura media terrestre, sulla precisione delle misure ottenute con i proxy, sul forcing radiativo, sulla teoria dei Cicli di Milankovic, sulle misure fatte con i carotaggi nel ghiaccio, sull'incertezza dei modelli, sulle modalità di produzione e assorbimento del CO2, sulla "little ice age", sul "warm medieval period" o su tutti i possibili aspetti che riguardano i cambiamenti del clima, GLI ESPERTI CI HANNO SICURAMENTE GIA' PENSATO PRIMA DI VOI!

Fatevene una ragione, abbiate questa certezza: non siete certamente i primi ad aver cercato di falsificare tutto ciò che si sa sul riscaldamento globale e le sue cause antropiche. Gli scienziati non sono mica stupidi! Non aspettavano mica voi per porsi tutti i possibili dubbi e per scandagliare il problema! E' il loro lavoro, sono esperti di quelle cose, e non siete certamente voi, che nella vita vi occupate di tutt'altro, i primi ad aver pensato ad un eventuale inghippo, ad aver ipotizzato l'errore, la falla nella teoria, soli contro tutti, al cospetto di un'intera comunità scientifica mondiale che secondo voi gigioneggerebbe, incapace di vedere che sta prendendo un enorme abbaglio. Un po' di buon senso, su!

11 commenti:

  1. Io posso rispondere NO a tutte le domande e non contesto minimamente l'aumento dell'anidrite carbonica. L'unica cosa che non capisco e' come si possa stabilire quali modificazioni al clima quest'aumento possa portare.

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    1. non lo capisci perchè non hai esaminato paper come questo nell'ultima decade:
      http://link.springer.com/article/10.1007/s00376-001-0036-y

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  2. @anonimo. Io sono un astronomo. Non so niente di come si cucina il pollo alla diavola. Solo non riesco proprio a capire perché nella ricetta si usino quegli ingredienti lì. E pretendo che gli chef di fama mondiale mi diano ragione, o quantomeno condividano i miei dubbi.

    O conosco molti sciachimisti che mi dan ragione su quasi tutto, ma solo non capiscono come mai le scie persistenti ci siano anche quando i radiosondaggi danno valore di umidità relativa ben al di sotto di quanto richiesto da Appleman.

    È ESATTAMENTE quel che dice il nostro ospite. Avere dubbi è lecito, non ascoltare (e se non si capisce, spesso, significa che siamo MOLTO ignoranti) chi spiega con competenza no, è presunzione.

    Io, essendo competente su diverse cose, uso un metodo euristico per cercare di capire se un dato argomento sia fuffa o meno. Altrimenti c'è il rischio di non poter parlare di omeopatia perché il 99% degli omeopati sostiene che funzioni. Ne parlo qui:
    http://giannicomoretto.blogspot.it/2010/03/negazionismo-climatico.html

    In breve, scelgo degli aspetti in cui SONO competente, ovviamente molto circoscritti, e vedo cosa ne dicono i de lati della campana. Se uno dei due è chiaramente "di fuori" un'idea di a chi credere me la faccio.

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  3. mai sentito parlare di Lindzen, giudicato uno dei massimi esperti di effetto serra e di clima? Beh... lui è un esperto, eppure è anche uno scettico! L'ignoranza è una brutta bestia, ma quella dei giornalisti tuttologi che impongono il volere dei politicanti è molto peggio!

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    1. E quindi? Cambia Qualcosa? Per uno che la pensa in un modo ce ne sono mille che la pensano al contrario. Pensa che conosco un fisico, di mestiere fisico, che non crede alla Teoria della Relatività. Pensa che un premio Nobel sosteneva che l'acqua avesse memoria! Nella scienza, al contrario della politca, il parere del singolo non conta. Per fortuna.

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    2. Beh ha ragione. La relatività in ambito microscopico non spiega una beata fava.

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    3. Si. Serve solo a ottenere l'equazione di Dirac, che prevede l'esistenza dell'antimateria e e' alla base dell'elettrodinamica quantistica, e e' anche un ingrediente portante delle teorie di campo, e quindi del Modello Standard. Irrilevante, quindi!

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  4. Galileo, scettico della prima ora, ha osato sfidare la scienza ufficiale di allora e ha fondato il metodo scientifico. Ora ci propinate il surriscaldamento climatico dovuto all'attività antropica, può essere come il suo esatto contrario, ma non propinatemi queste come verità scientifiche intesa come l'intende Galileo: è scientifico ciò che è verificato dalla sua ripetibilità ed è soggetto alla falsificazione (direbbe Popper) che viene richiesta e sollecitata dagli scienziati che sono tali, mentre qui siamo allo ipse dixit di antica memoria. Per questo, anche se non sono specializzato nel settore, mi permetto di essere scettico perché non vedo prove scientifiche, ma solo illazioni e ragionamenti del tipo: se si va in questa direzione succederà questa catastrofe senza tener conto che il clima è un sistema complesso e che il cambiamento climatico (come ora viene chiamato dopo che i cataclismi annunciati anche da "politici", appunto, importanti non sono arrivati sono naturali da sembre avvenuti e sempre avverranno.

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    1. Infatti tecnicamente la scienza, almeno in senso moderno è cominciata con l'avvento del metodo scientifico. Se tu non vedi le prove scientifiche vuol dire che non sei in grado di affrontare un lavoro di ricerca scientifica. Non è un problema, non è richiesto a chiunque, però se si pretende di aver ragione comunque si fa una figura un po' misera.

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    2. Insomma, la solita litania. Non è certo, dunque non è vero, conclude l'opinionista poco informato. E vero, con un ragionevole margine di incertezza, ciò che può essere ritenuto provvisoriamente non falso, esordisce lo scienziato. Tutto qui.
      Aggiungerei, semmai serva ancora, una sottile puntualizzazione circa il legame fra scienza e democrazia, come sa perfettamente chi, come l'autore del blog, con la scienza ha a che fare per mestiere ogni giorno.
      La frase chiave della finta democrazia è: uno vale uno. E’ una frase che affascina l’ascoltatore e ne distrugge le difese logiche. Tutti sappiamo (tutti siamo d’accordo) che “uno vale uno” in termini di dignità; dignità che viene riconosciuta quando andiamo a votare. Ma se si tratta di riparare lo scarico del lavandino chiunque si rivolge a un idraulico e non a un giornalista; se si tratta di un problema cardiaco tutti andiamo da un cardiologo e non da un architetto. La frase “uno vale uno” ha quindi un valore molto limitato. Se si tratta di cambiamenti climatici le parole di chi ha expertise nel ramo valgono infinitamente di più di quelle di un qualsiasi altro. Questa è democrazia: il grado di fiducia che noi concediamo a una persona (gruppo) deve essere pesato sulle competenze che quella persona (gruppo) ha nella materia in questione.
      Puta caso: la stragrande e netta maggioranza di chi ha expertise nel ramo specifico di cui si sta discutendo dice una cosa. Ne consegue che questa cosa va accettata come provvisoriamente non falsa, se nel campo dell'indagine scientifica si vuole rimanere. La scienza procede così, per gradi di incertezza e in maniera cumulativa. Ogni singola teoria scientifica tende, nel tempo, ad aumentare la sua approvazione fino a raggiungere un livello di consenso, oppure viene gradualmente abbandonata. E il consenso, nella scienza (come si sa), implica un livello di concordanza e una preponderanza di evidenze atte a dare la migliore spiegazione possibile di quel che è sempre ritenuto provvisoriamente non falso, attraverso rigorosi strumenti di controllo.

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  5. Quando c'è bisogno di stabilire l'ovvio, per chi non vuol capire è già troppo tardi.

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