mercoledì 25 luglio 2018

Un Sindonologo in gioielleria.

Di recente è uscito un nuovo studio scientifico sulla Sindone di Torino, il lenzuolo che la tradizione vuole essere il drappo funebre che ha avvolto il corpo di Cristo. Lo studio, A BPA Approach to the Shroud of Turin, pubblicato sul Journal of Forensic Sciences da due italiani, Mattero Borrini, della School of Natural Sciences and Psychology, Liverpool, e John Moores University di Liverpool, e Luigi Garlaschelli docente universitario di chimica (oggi in pensione) e membro del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze).

Lo studio, riassunto qui, è stato effettuato tramite tecniche forensi che studiano la direzione delle tracce di sangue (le stesse moderne tecniche utilizzate oggi comunemente dalla polizia scientifica). Esso evidenzia che almeno metà delle tracce di sangue presenti sulla Sindone sono false, cioè posticce e malamente aggiunte a mano, perché aventi caratteristiche incompatibili con le macchie ematiche che ci si aspetterebbe dal sangue perso da un uomo crocifisso.

A parte l'articolo in sè, la cosa che mi ha incuriosito è la reazione di tanti, sia fra i Sindonologi che fra i credenti (intesi come credenti che la Sindone sia autentica, categoria ampiamente sovrapposta alla precedente), reazione che si può sintetizzare in: e l'altra metà? Come a dire: "okay, dici che una metà è falsa, però allora l'altra metà è vera!". Che, sul momento, ingenuamente, uno potrebbe dire: "in effetti...".

Ad esempio, leggo tra i commenti in calce a  questo articolo (vedi a proposito anche la nota a piè pagina):

E l'altra metà? Mi sembra la domanda più interessante. perché se metà delle macchie è autentica, non cambia di una virgola il cosiddetto mistero della Sidone (sic). Non è che metà macchie implica che rimanga solo metà mistero. 

E poi c'è il nulla cosmico di questo articolo su L'Avvenire, dove l'autore, Gianni Gennari, tra l'altro scrive: 

"falsa metà delle macchie di sangue" – e l'altra metà? Si sorvola...

A parte che lo studio non dice che l'altra metà sia vera, dato che conclude che "almeno" metà delle macchie è falsa, la cosa che mi ha colpito in queste affermazioni è il modo di ragionare di chi scrive "e l'altra metà?", lasciando sottintendere che comunque il mistero della Sindone resta inalterato. Un modo di ragionare che sembra apparentemente sensato, ma che invece va contro tutto quello che è il nostro normale, quotidiano modo di accostarci ai problemi. 

Infatti a questo punto io mi immagino Gianni Gennari che ha un suo gioielliere di fiducia. Non so se compri gioielli, ma supponiamo che ogni tanto lo faccia, magari per fare un regalo. E quindi va apposta in una gioielleria, anzi proprio da quel gioielliere lì, perché di lui si fida, dato che, giustamente, il gioiello lo vuole autentico, e con tutti i ciarlatani che ci sono in giro, vuole un gioielliere che mostri tutte le certificazioni giuste e in regola. E infatti ogni gioiello in vendita da quel gioielliere ha la sua bella certificazione di autenticità.

Poi un giorno succede una cosa inaspettata: due studiosi di gemme scoprono che almeno metà dei gioielli messi in vendita da quel gioielliere sono falsi! Nonostante le certificazioni che ne comprovavano l'autenticità, sono fondi di bottiglia! E quindi le certificazioni stesse, fornite dal gioiellere, erano false!

Ora, io immagino che Gennari, (e chi, come lui, dice: "e l'altra metà?") proprio basandomi su quello che egli stesso scrive, da questo gioielliere continuerà ad acquistare tranquillamente, perché comunque l'altra metà dei gioielli non era implicata nello studio.

Suppongo che la scoperta che almeno metà dei gioielli spacciati per veri erano in realtà falsi non intacchi minimamente la sua cieca fiducia su quel gioielliere! Suppongo che non abbia nessun problema ad acquistare un anello con diamante da 5000 euro, perché solo metà dei gioielli era falsa, e se il diamante è nell'altra metà... Il meraviglioso mondo dei Sindonologi in gioielleria!

E poi mi immaginio il Sindonologo che compra tranquillo su ebay anche se legge su metà dei commenti dei clienti che il venditore si tiene i soldi e non consegna la merce. Per non parlare poi quando agli autogrill quelli del gioco delle tre carte vedono arrivare un Sindonologo! Basta far vedere che metà delle volte non ti fregano e è fatta!




Nota: Baima Bollone, nell'articolo, afferma di uno degli autori dello studio: "Garlaschelli è conosciuto da tempo come una persona contraria all’autenticità della Sindone". Invece lui, che afferma in questa intervista che è assolutamente possibile che i neutroni emessi durante la resurrezione abbiano alterato il contenuto di C14 sul telo, si considera neutrale! Perché si sa che la resurrezione emette neutroni, no?


PS: l'alternativa è il Sindonologo dall'assicuratore, come nella vignetta: "Ha mai avuto incidenti? Mai, a parte tre dei nostri cinque figli!"

3 commenti:

  1. Non capisco come, in pieno XXI secolo, si possa credere alle reliquie, palesemente medioevali. Mah. E' un tipo di religiosita' che mi e' del tutto estranea, anzi, mi pare piu' che altro superstizione. Le gerarchie ecclesiastiche dovrebbero combatterla, anziche' tollerarla o, peggio, incoraggiarla. Amen, ego dixi. :-)

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  2. Facile, basta aderire alla chiesa Evangelica Valdese

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  3. Siamo perfettamente d'accordo sul fatto che l'argomento Sindone attira tutto un sottobosco di pseudoscienziati o peggio, ma anche di scienziati che perdono di vista le buone pratiche che altrimenti usano, riducendosi a fornire studi profondamente fallati.
    Onestà intellettuale sarebbe ammettere che sono problemi che non si presentano solamente per gli studiosi "credenti".
    Ecco, Garlaschelli già ci aveva deliziato con quella riproduzione dell'immagine della Sindone che non aveva le caratteristiche della Sindone nemmeno ad un esame superficiale; tanto valeva riprodurla col carboncino su carta Fabriano.
    Quest'altro studio è il classico "buttato lì" con sufficienza.
    Ecco la risposta di un addetto ai lavori, io sono solo un osservatore indegno delle cose.
    http://sindone.it/museo/wp-content/uploads/2018/07/Alfonso-Sanchez-Hermosilla-_-answers-to-the-BPA-test.pdf

    Va notato il livello di pressappochismo nell'impostazione e nella pretesa di dare risposte su di una situazione tanto complessa come i movimenti di un corpo nelle varie fasi di una esecuzione e poi dopo la morte: tantissime le incognite.

    Egregio Dottor Marcellini, le capita spesso uno studio scientifico che riguardo ad una determinata misura fornisce "almeno la metà" come quantificazione?

    L'osservazione che non tutte le tracce di sangue sarebbero spiegate dall' "esperimento", ma diciamo la metà o poco meno, quindi non si tratterebbe di falsificazione, è al contempo importante e fuori bersaglio.
    Fuori bersaglio perché la critica a Garlaschelli verte su altro, è più profonda (come nel link che ho inserito). Ed è pur vero che alcune risposte sono troppo di parte, pressappochiste anch'esse.
    Ma anche fosse vero quello che dice Garlaschelli su parecchie tracce ematiche, manca un pezzo del puzzle, e la metafora fallata usata in questa pagina lo dimostra bene.
    Beninteso, ci stiamo muovendo su di un caso ipotetico limite, non sul succo del discorso. Ma è il terreno ridotto che lei ha scelto. Discuterne più che altro è utile per osservare il bias in quelli che si presentano come "dalla parte della scienza perché scettici".

    Vediamo, infatti. Conosce Palazzo San Giorgio a Genova?
    Ebbene, se le dicessi che almeno metà del palazzo risale al Rinascimento, che dovrebbe concludere? Che è per forza tutto della stessa epoca? Eh no, l'altro corpo del palazzo è di epoca medievale. È stato ampliato in epoca successiva.

    Quale sarebbe la differenza col gioielliere falsario?
    Bene, in un caso abbiamo un oggetto che è passato attraverso mani diverse attraverso il tempo, quindi può avere caratteristiche che dipendono da interventi del tutto indipendenti, osservare la natura di una parte non ci dice nulla di definitivo sul resto.
    Invece nel caso del gioielliere abbiamo un unica persona che ha dimostrato intenzioni fraudolente e possiamo induttivamente aspettarci che ci fregherà: non esiste ragione di ritenere che ciò che non sappiamo sia diverso da ciò che sappiamo.

    Ecco, chiaramente la Sindone può essere paragonata al primo caso, essendo un reperto che ci è pervenuto attraverso la storia, ma non al secondo, non essendo un oggetto realizzato da chi ce lo vuole vendere, da un'unica mano.
    Il senso di questa sua pagina perciò è fornire una falsa sicurezza, sostenuta dalla forza del sarcasmo.

    Quanto al modo in cui potrebbe giocare qui il tempo e la presenza di mani diverse, è facile fare una ipotesi. Ipotesi che, non dubito, riterrà peregrina. Non è questo il punto. Non sto sostenendo la significativa probabilità di quanto segue, ma solo l'errore di prospettiva nel framing che non ne tiene conto.
    E la semplice possibile spiegazione sarebbe: ad un certo punto, nella sua lunga storia, qualcuno ha pensato che le ferite non si vedevano abbastanza e ce le ha aggiunte, o ritoccate, secondo estro artistico.
    Detto ciò non dubito che saprà cambiare argomento e rivolgersi alla Sindone in generale, non so però se avrò tempo di rispondere su questo.

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