venerdì 30 maggio 2014

Ocinatas kcor

Messaggi subliminali nel rock. Ma veramente?


Chiunque, leggendo queste parole, avrà certamente intuito a livello inconscio il loro vero significato. Si tratta di “rock satanico”, ma scritto al contrario, in un subdolo e insidiosissimo messaggio subliminale. Tra tutte le stranezze che certi umani sono capaci di inventarsi c’è infatti anche la presunta presenza di messaggi subliminali filo-satanici nei brani della musica rock. In particolare c’è chi afferma con convinzione che certi testi, se ascoltati alla rovescio, contengano chiari messaggi inneggianti al Signore delle Tenebre. Pertanto secondo i sostenitori di questa tesi tali brani, se ascoltati come normalmente i sani di mente ascoltano la musica, cioè nel verso giusto, verrebbero percepiti come occulte istigazioni a gettarsi tra le braccia del demonio.

Prima di andare attraverso alcuni degli esempi più famosi di questi presunti messaggi nascosti, fatemi fare un paio di considerazioni personali. La prima è che una persona adulta, magari con una famiglia a cui pensare, che nel tempo libero si rinchiude in camera, accende una complessa console, si caccia una cuffia in testa e passa in rassegna l’intera discografia rock ascoltandosela alla rovescia alla ricerca di frasi smozzicate e sussurrii inneggianti a Satana, lasciatemelo dire, lui per primo avrebbe bisogno di un serio e immediato intervento terapeutico. Perche’ Yesterday è indubbiamente un capolavoro, ma Yesterday suonato e cantato alla rovescia ti fa rivalutare l’intera discografia di Pupo! Mi immagino la moglie che dirà al figlio “sssshhh… non disturbare papà, che è tutto il giorno che ascolta Paranoid dei Black Sabbath alla rovescio, lo vedi poverino come trema tutto?”. Insomma, uno cosi già qualche turba psichica ce l’ha di suo, per cui qualunque sua affermazione dovrebbe essere valutata con la dovuta tara.

La seconda è che io, e milioni di altri come me, ho ascoltato (e ascolto tuttora) i Led Zeppelin e i Rolling Stones un’infinità di volte, ma non ho mai sentito l’inconscia esigenza di andare in piena notte a qualche crocicchio, disegnare una stella per terra e mettermi a salmodiare inni a Belzebù. Semmai ho sentito il bisogno di comprarmi una chitarra! Quindi dove sta scritto che, se anche ci fossero nella discografia rock frasi comprensibili solo se ascoltate alla rovescia, il nostro cervello sarebbe in grado di comprenderle durante un normale ascolto? Soprattutto se, come vedremo, queste frasi sono tutto meno che comprensibili? Propongo un controllo veloce veloce. Incidiamo un testo di una voce che, in modo suadente, ci descrive il piacere di mangiare un piatto di lasagne, descrivendo il gusto della pasta al contatto del palato, la morbidezza della besciamella, il sapore del ragù (mi sta venendo fame). E poi magari, per controllo, visto che vogliamo applicare il metodo scientifico, incidiamo anche un altro testo del tutto anonimo, come ad esempio la lettura di un elenco telefonico. Poi prendiamo un gruppo di persone e, in doppio cieco per rispettare le regole, facciamo loro ascoltare questi testi al contrario, senza anticipare niente sul loro contenuto, e chiediamo loro che tipo di sensazione hanno provato durante l’ascolto. Scommettiamo sul risultato inesistente in entrambi i casi?

Detto questo, trovo in rete un sito dedicato ai messaggi subliminali satanici nel rock, corredato dei brani incriminati sia in versione normale che suonati al contrario, per mostrare l’inequivocabile presenza di invocazioni al maligno o istigazioni alle peggio azioni immaginabili da mente umana. Non resta che ascoltarli.

Cominciamo da Zucchero. Su "Miserere" una voce dice “a volte la migliore musica è il silenzio, diciamo”. Ben scandito, con perfetta pronuncia. Alla rovescio diventa naturalmente “hashish, eroina e droga”, che, a volercelo proprio sentire, appare pronunciato con un marcato accento siculo-calabrese, chissà perché. E comunque noto che la durata della frase nella versione normale è decisamente maggiore di quella pronunciata alla rovescio. Quindi prendo il file originale e quello suonato alla rovescio e, tramite un semplicissimo software di editing audio scaricabile gratuitamente in rete, li inverto entrambi. E scopro che mentre la versione originale se suonata al contrario dà un risultato assolutamente incomprensibile, la versione che sembra pronunciare “hashish eroina e droga”, se suonata al contrario, non ritorna affatto ad essere la versione del disco di Zucchero, ma un suo smozzicamento in cui la frase “musica è il silenzio” è stato rimosso. Risultato: chi afferma di aver trovato un messaggio subliminale nel rovescio della frase “la migliore musica è il silenzio, diciamo” ha semplicemente barato, perché ha editato il file originale a proprio uso e consumo. Come inizio non è molto incoraggiante: rovinarsi l’esistenza ascoltando dischi all’incontrario e poi dover pure barare per dimostrare quello per cui si è intrapresa questa demenziale attività implica una turba psichica molto più grave del previsto.

lunedì 26 maggio 2014

Come guidano gli alieni?

I filmati degli avvistamenti di dischi volanti ci forniscono preziosissime informazioni sulle abitudini degli alieni


Dopo aver discusso le varie tipologie aliene, continuiamo la nostra approfondita analisi sulle caratteriistiche e le abitudini dei nostri amici/nemici alieni, interpretando le osservazioni con l'occhio indagatore del metodo scientifico. Sul tema degli avvistamenti di dischi volanti si trova su Youtube il seguente incredibile video.

Si vede chiaramente un oggetto volante non identificato apparire da fermo dietro le Torri Gemelle e spostarsi improvvisamente verso destra con velocità spaventosa, per poi arrestarsi di colpo. Subito dopo l’oggetto si avvicina alla telecamera, tanto velocemente e improvvisamente da essere visibile solo con un ferma immagine, per poi scomparire altrettanto improvvisamente alto nel cielo a velocità inaudita, lasciando una debole scia. Il tutto dura una manciata di secondi. Il video è impressionante, anche perché le riprese così concitate lo fanno apparire veramente credibile e non costruito.

Sono comuni i filmati di presunti avvistamenti UFO dove le astronavi aliene si muovono veloci nel cielo e altrettanto velocemente invertono la rotta, cambiano direzione e zigzagano a loro piacimento. Queste variazioni improvvise di velocità  corrispondono necessariamente a grandi accelerazioni (o decelerazioni), con le relative conseguenze. Voglio sottolineare che questa non è una supposizione, un’ardita estrapolazione delle nostre limitate conoscenze umane, ma un dato di fatto, una conseguenza delle leggi della natura da tutti noi sperimentata ad esempio quando l’autobus inchioda di colpo e i passeggeri perdono l’equilibrio e inveiscono contro l’autista: tanto più  rapidamente cambia la velocità, tanto maggiore è l’accelerazione (o decelerazione in questo caso) e tanto più i passeggeri perdono l’equilibrio e si arrabbiano. Questo succede perché alla natura piace sempre rispettare il primo principio della dinamica, che ci assicura che se un corpo si muove a una certa velocità costante, se non gli applichiamo una forza lui continuerà a muoversi imperterrito con quella velocità. Quindi i passeggeri dentro il bus, che si muovono inizialmente alla stessa sua velocità, quando il bus decide di inchiodare di colpo continuano a muoversi con la stessa velocità di prima, per colpa di questo maledetto primo principio della dinamica, e siccome nel frattempo l’autobus si è fermato, si spataccano tutti uno contro l’altro o contro il sedile davanti, e giustamente se la prendono con il guidatore. Allo stesso modo se il bus sta fermo e poi all’improvviso parte con una sgommata, i passeggeri, che stavano fermi, continuano a stare fermi per il solito primo principio, mentre il bus intanto si muove veloce in avanti. Il risultato è che stavolta cascano tutti all’indietro, e di nuovo inveiscono contro l’autista.

Un ricercatore mentre analizza i risultati di un esperimento sul primo principio della dinamica.
E siccome le leggi della natura sono le stesse ovunque, e si disinteressano se stanno lavorando su un autobus terrestre, su Alpha Centauri o nell’ammasso di galassie Abel 2029, esse sono le stesse anche all’interno dell’astronave aliena che zigzaga allegramente nel cielo, che agli ufologi piaccia o meno. Questo implica che anche all’interno di quella presunta astronave, durante tali manovre, sono presenti accelerazioni spaventose, neanche lontanamente paragonabili all’autobus che inchioda di colpo, con tutti gli effetti annessi e connessi.

Perciò anche prima di effettuare un’analisi più quantitativa di quanto siano grandi queste accelerazioni, cosa che faremo più avanti, questa semplice constatazione ha un’importante conseguenza: sebbene non sappiamo nulla di come sono fatti gli abitanti di quell’astronave, il loro aspetto, la loro cultura, la loro storia e il loro livello di conoscenza, di una cosa possiamo essere assolutamente certi: gli alieni guidano da cani!
 
Non solo: da questo filmato possiamo trarre importanti quanto inaspettate conclusioni sulle abitudini di questi misteriosi abitanti dell’universo. E’ difficile infatti immaginare come possa ridursi l’interno dell’astronave dopo un paio di manovre del genere. Questo ci porta a concludere che quantomeno nell’arredamento interno dei dischi volanti non fanno parte vetrinette con piatti, tazzine e zuccheriere di porcellana. Di questo possiamo esserne certi. E di sicuro gli alieni non possono permettersi di lasciare oggetti in giro dentro l'astronave, del tipo: “ti lascio le forbici qui sulla scrivania, e il barattolo di vernice indelebile è la’ sulla mensola di fianco all’incudine". Allo stesso modo è altrettanto certo che fra i passatempi degli alieni non ci sono collezioni di Swarovski, modellismo, o giochi tipo Shanghai, castelli di carte, e men che meno i puzzle. Perché  insomma, se uno comincia un puzzle da 50 milioni di pezzi (che fra gli alieni è considerato il livello base) partendo da Alpha Centauri, e poi quando sta quasi per finirlo il pilota gli inchioda di colpo in quel modo, secondo me ci rimane un po’ contrariato. Per non parlare poi della cucina: una manovra del genere te la riduce una schifezza inaudita! Proprio mentre il cuoco di bordo stava mettendo il minestrone nei piatti il pilota, quel deficiente di X2_k@3, per stupire i terrestri si mette a fare le sue solite spacconate, e ecco che ti ritrovi i pezzi di carote spiaccicati su tutto il soffitto, e perfino dentro la macchina del teletrasporto.


E poi, si sa, gli autisti alieni non si accontentano di sterzare e inchiodare di colpo nel cielo come dementi. I dischi volanti mentre viaggiano ruotano vorticosamente! Molti video amatoriali mostrano una cosa simile. E siccome anche la forza centrifuga esiste per noi come per gli alieni, non si capisce proprio cosa spinga questi esseri intelligentissimi e così evoluti a mettere in atto un’idiozia simile. Perché solo delle menti galatticamente imbecilli possono decidere di progettare un’astronave che mentre si muove ruota impazzita su se stessa come una lavatrice in piena centrifuga. A parte il consumo smodato di Xamamina a bordo, che tre quarti della stiva sarà dedicata ai farmaci contro il vomito, decidere di voler ruotare in quel modo per tutto il tempo è un puro gesto di autolesionismo, perché rende qualunque attività impossibile. E' come se, sugli Eurostar, l'ambiente Premium fosse dotato, previo il pagamento di un piccolo supplemento, di comode ultracentrifughe, dove ti siedi, apri il giornale, e ti spari tutto il Roma-Milano a 2000 giri al minuto. Dentro le loro astronavi i nostri alieni sono quindi obbligati a starsene spiaccicati contro il lato esterno, immobili, incapaci di alzare i loro 24 mignoli, impegnati a trattenere i conati di vomito pregando che il viaggio finisca presto. E quando il viaggio è minimo minimo di una ventina di anni luce, non è una bella prospettiva. Avranno delle diarie di missione stratosferiche, per convincerli a farsi mezza galassia in quelle condizioni! Me l'immagino la moglie di un Grigio che dice "caro, non andare, che poi mi torni sempre così sbattuto!" e lui che risponde "amore, lo sai che con quello che mi danno ci mandiamo i bambini a studiare il Pleiadiano su Upsilon Procionis!" (perché, come è ben noto, senza il Pleiadiano oggigiorno nella galassia non vai da nessuna parte).

E a questo punto diventa chiaro anche perché questi alieni arrivano fin qui da noi ma poi non atterrano mai, e soprattutto non si fanno mai vedere di persona dagli umani se non di straforo. Immaginate che dopo aver ruotato vorticosamente per qualche decina di anni luce finalmente si posino sul suolo terrestre e decidano di scendere: cadrebbero tutti a terra come birilli! Neanche il tempo di scendere dalla scaletta e li vedremmo vagare come ubriachi di fronte all’attonito comitato locale di ricevimento, suscitando un comprensibile imbarazzo nelle autorità. Bella figura che ci farebbero! Insomma, finalmente sappiamo che gli alieni non atterrano e non si fanno vedere dagli umani semplicemente perché si vergognano! Altro che le solite spiegazioni degli ufologi, del tipo "non siamo ancora pronti per il contatto", oppure "ci controllano in modo discreto, senza farsi vedere": il vero deterrente è la paura di fare una figuraccia coi terrestri!

Parlando un po’ più  seriamente, vediamo quali sono le accelerazioni con le quali è possibile convivere. Con una Ferrari 430 Scuderia riusciamo a raggiungere la velocità  di 100 Km/h in 3,33 secondi, e questo corrisponde ad una accelerazione di poco meno di 1 g, dove g è l’accelerazione a cui è sottoposto un corpo sulla superfcie terrestre per effetto della forza di gravità, e quindi l’accelerazione a cui è normalmente sottoposto il nostro corpo e alla quale siamo abituati. I piloti militari sono allenati a sopportare fino a 5 – 6 g per alcuni secondi, o picchi fino a 10 g per 1 s al massimo, oltre al quale il pilota può riportare danni fisici seri e la struttura stessa dell’aereo rischia la rottura. Lo stesso vale anche nelle missioni spaziali. In questo filmato, invece, possiamo stimare che l’oggetto passi da zero a, supponiamo, 800 Km/h (la velocità  di un aereo) in una frazione di secondo, diciamo 3 decimi di secondo, forse addirittura meno (in realtà dal video sembrerebbe una velocità decisamente maggiore, e in tal caso si sarebbe dovuto udire anche un bel bang supersonico, ma evidentemente gli alieni sanno come evitare i rumori molesti). Questo corrisponde, a voler essere buoni, ad una accelerazione di 740 g! Qualunque essere vivente sarebbe letteralmente frantumato se sottoposto a simili accelerazioni, ma non solo, lo sarebbe qualunque tipo di struttura materiale. Un’accelerazione di poco più di 10 g può portare a svenimento. Un’accelerazione maggiore causa danni e lacerazioni, fratture e lesioni interne a causa degli spostamenti degli organi del corpo e delle pressioni esercitate sulle masse interne, analogamente a quello che succede in un incidente automobilistico o in una caduta dall’alto.  Se poi pensiamo a certe tipologie di alieni riportate nei siti ufologici, che ricordano il film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, con la testa gigantesca e il collo filiforme, di sicuro alla prima frenata quella testa si staccherebbe loro di netto e partirebbe come un proiettile. Queste semplici considerazioni di fisica di base rendono insomma il filmato in questione veramente poco credibile.
La foto di un disco volante datata 1952: la somiglianza con il lampadario della cucina di mia nonna è impressionante.
Per inciso il video di cui parlavamo all'inizio, apparentemente così realistico, è un falso. Una semplice ricerca in rete indica che il filmato in questione è stato realizzato come pubblicità  per una canale televisivo americano specializzato in fantascienza. Il passaparola (incompleto) ne ha fatto perdere le origini, per cui ormai lo si tramanda come se fosse un filmato ufologico autentico, ma in realtà si tratta di una delle tante bufale che girano in rete.

mercoledì 21 maggio 2014

LHC ? Ma a cosa potra mai servire!


Perché la ricerca di base è indispensabile

Lavorando a un esperimento a LHC al Cern, ogni tanto mi capita di curiosare sui vari blog o siti web che in rete trattano l'argomento dal punto di vista dei non addetti ai lavori. Tra tutte le affermazioni insensate che a volte mi capita di leggere, quella che piu' mi colpisce è la certezza che alcuni hanno sul fatto che la ricerca fondamentale (quale è quella del Cern) "non serve a niente", perché non è finalzzata a scoprire niente di utile e di concreto, e pertanto è solo uno spreco di soldi, tempo, e risorse umanne.

L'affermazione, insensata già di per sé, lo è ancora di più perché si usa il web per esternarla. E' un po' come usare un programma televisivo per denunciare l'inutilità dell'elettromagnetismo. Una ricerchina in rete farebbe infatti scoprire che il web è stato inventato all'inizio degli anni 90 al Cern di Ginevra, proprio da quella ricerca che, con granitica certezza, certi bollano come inutile. E, sempre con una veloce ricerca, si scoprirebbe anche che il web, una delle invenzioni che più di tutte ha avuto impatto sulla nostra vita dal punto di vista economico, culturale e sociale, è stato pensato, in origine, per scopi puramente scientifici, ovvero per facilitare lo scambio e la comunicazione dei risultati della ricerca fra gli scienziati dei vari paesi, senza minimamente intuire quello che avrebbe significato per il mondo di lì a pochi anni, appena reso pubblico (gratuitamente, per inciso).
Il commento del suo supervisiore al documento originale di Tim Bernes-Lee sulla proposta del progetto che avrebbe dato origine al World Wide Web fu un semplice "Vague but exciting".

Il caso del web è emblematico perché da un lato ci conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la ricerca di base, ovvero quella finalizzata allo studio dei fenomeni naturali, produce comunque anche ricadute pratiche importanti per la società, e dall'altro perché ci ricorda come tuttavia sia molto difficile prevedere a priori quali saranno tali ricadute, perché la strada che conduce dalla scoperta scientifica all'applicazione pratica è spesso tortuosa, mai lineare, e difficilmente preventivabile.

Nella puntata precedente abbiamo trattato il problema dei costi della ricerca scientifica, comparati alle spese di "normale amministrazione", mostrando come anche i progetti più costosi, come ad esempio LHC, sono tutto sommato noccioline rispetto alle spese con cui il cittadino medio convive quotidianamente, spesso in modo inconsapevole. Adesso ci occupiamo invece di "a cosa serve" la ricerca scientifica.

Intanto è bene chiarire subito un punto fondamentale; lo scopo della ricerca scientifica non è, come molti credono, quello di scoprire cose utili per l'umanità. Lo scopo della ricerca scientifica è la conoscenza. Il vero motore che spinge qualunque ricercatore a fare questo lavoro è il desiderio di capire come funzionano i meccanismi della natura e delle cose. E questo è ovviamente vero nel caso della ricerca di base, ma vale anche per la ricerca applicata. Chi cerca la cura per l'AIDS o per la sclerosi multipla non lo fa perché ambisce ad essere un benefattore dell'umanità, ma perché spinto dalla curiosità di capire come funzionano i meccanismi che causano queste malattie e come potrebbe essere possibile neutralizzarli. Da sempre il motore della ricerca scientifica, qualunque ricerca, è il desiderio di sapere.

E se la semplice conoscenza può apparire una motivazione troppo futile per impegnare decine di migliaia di esseri umani per venti anni a costruire un acceleratore e analizzare milioni e milioni di dati per studiare come era l'universo più di 13 miliardi di anni fa, se tutto questo può sembrare inutile, lasciatemi innanzitutto sottolineare che la caratteristica principale che contraddistingue gli esseri umani da tutte le altre specie viventi è quella di avere voglia, ogni tanto, di fare cose inutili. Di saper fare cose inutili. Scrivere una poesia, dipingere un quadro, leggere un libro, chiedersi come è fatta una stella irraggiungibile o una particella infinitesimale sono cose assolutamente inutili, perché in nessun modo influenzano direttamente la nostra vita biologica. La perpetuazione della specie umana avverrebbe anche se ci privassimo di queste attività. Eppure esse ci distinguono da un cane o un gatto, che, per quanto simili a noi ci possano apparire, non faranno mai cose che a loro non servono per vivere.  E scusate se è poco!

A questo punto, appurata l'importanza culturale della scienza, è necessario tenere presente che la ricerca fondamentale, ovvero quella finalizzata alla comprensione dei fenomeni naturali, resta comunque l'ingrediente essenziale per qualunque tipo di innovazione. Infatti nessuna delle grandi conquiste tecnologiche che hanno cambiato il mondo sarebbe mai stata possibile senza la ricerca di base.

Ad esempio il laser e il transistor sono figli diretti della meccanica quantistica, una teoria originariamente sviluppata per comprendere il mondo degli atomi.  La miniaturizzazione dell'elettronica è il prodotto delle missioni spaziali, che negli anni 60 hanno guidato la ricerca verso la compattificazione dei componenti elettronici per motivi completamente diversi da un possibile utilizzo pratico nella vita di tutti i giorni. Le innumerevoli tecniche diagnostiche, dai raggi X alla PET (Positron Emission Tomography), alla RMN (Risonanza Magnetica Nucleare), tanto per citare alcuni esempi, non sarebbero state possibili senza le conoscenze sviluppate dalla ricerca dei processi fondamentali della natura.

Gli acceleratori di particelle oggi sono per la quasi totalità utilizzati a scopo medico o industriale. Ulteriori dettagli sul loro utilizzo nella società possono essere trovati ad esempio qui. Soltanto una minima parte degli acceleratori esistenti al mondo è usata per la ricerca nel campo della fisica subnucleare. Eppure quando sono nati, nel dopoguerra, servivano unicamente a studiare le proprietà delle particelle, e se all’epoca ci fossimo chiesti quale sarebbe mai stato il loro utilizzo pratico non avremmo saputo rispondere. Oggi esiste in Italia, a Pavia, un centro di “adroterapia”, il CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica), realizzato con la collaborazione dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che utilizza tecniche sviluppate originariamente per lo studio di un tipo speciale di particelle elementari (gli adroni, appunto) per terapie oncologiche non affrontabili con tecniche tradizionali, perché troppo invasive. E’ un centro all’avanguardia nel mondo: nel 2011 ha trattato il primo paziente, e a regime potrà trattare 3000 pazienti l’anno. Un centro che però non esisterebbe se 50 anni fa avessimo giudicato inutile la ricerca sulla fisica delle particelle, perché apparentemente non finalizzata a niente di pratico.

Il GPS, che adesso è uno strumento di immensa utilità per la navigazione aerea e navale, per funzionare correttamente ha bisogno di tenere conto di alcuni infintesimi effetti della teoria della relatività (sia della relatività ristretta che di quella generale). Ignorando questi piccolissimi effetti il GPS perderebbe la posizione entro pochi minuti. Beh, io sono certo che nemmeno Einstein avrebbe mai potuto ipotizzare che la teoria della relatività, in particolare la relatività generale, che vede la sua piena applicazione in ambienti estremi come le vicinanze di un buco nero o di una stella di neutroni, si sarebbe rivelata indispensabile per far funzionare un oggetto di uso quotidiano.

E una sfida scientifica di grande importanza per tutti noi come la lotta al cancro, ha bisogno del progresso delle conoscenze in innumerevoli settori, dalla medicina alla chimica, dalla biologia alla genetica, ma anche delle nuove tecnologie elettroniche e informatiche.

Il caso del web, di cui abbiamo parlato all'inizio, è quindi solo un'ulteriore prova che non solo ci conferma come sia spesso impossibile prevedere a priori l’utilità pratica della ricerca, ma che ci mostra anche che canalizzare la ricerca per ottenere un determinato risultato pratico non necessariamente è la strada migliore da percorrere. Se infatti si fosse espressamente chiesto alla ricerca di sviluppare una tecnica per facilitare le comunicazioni fra gli esseri viventi del pianeta e dare a tutti libero accesso in tempo reale a ogni tipo di informazione, nulla ci garantisce che sarebbe saltato fuori qualcosa di così semplice, facile e alla portata di tutti.

Infine ci sono altri due importanti sottoprodotti della ricerca di base.

L’indotto. La ricerca produce un importante indotto nell’industria e nella ricerca applicata, e quindi, in termini molto concreti, produce lavoro. Per realizzare esperimenti complessi, come ad esempio quelli del Cern di Ginevra, è necessaria la collaborazione di aziende specializzate nel settore dell’elettronica, del computing, dell’ingegneria e della meccanica di precisione, e la lista potrebbe continuare a lungo. Tutte cose che hanno ripercussioni nell'economia reale.

Le competenze. Un aspetto che viene spesso dimenticato: la ricerca di frontiera produce competenze. I giovani ricercatori (la ricerca, in qualunque settore, è un ambiente molto giovane) sono abituati a lavorare in equipes, spesso internazionali, e acquisiscono specializzazione e competenze tecnico-scientifiche all’avanguardia, che possono poi essere utilizzate in altri settori della ricerca o del mondo del lavoro, e più in generale nella società. E una società dove le competenze sono diffuse è semplicemente una società migliore. E’ questo il motivo per cui molti paesi in via di sviluppo stanno investendo pesantemente, sia economicamente ma soprattutto in risorse umane, nella ricerca scientifica.  E’ emblematico ad esempio che più della metà degli studenti di dottorato in materie scientifiche negli Stati Uniti provenga da paesi come Cina, India, Pakistan e Corea del Sud (fonte e fonte).

Mi piace a questo punto concludere con un esempio inventato ma che ritengo geniale, e che ho appreso da un mio collega, a cui per questo sono grato. Immaginiamo un ricco signore che verso la fine del 700 fosse mecenate e finanziatore di gran parte delle attività sociali e culturali del suo paese. Immaginiamo che questo signore un giorno si scoprisse stanco ed esasperato dalle lunghe attese per comunicare e ricevere notizie da Roma, e che per questo decidesse di voler finanziare, da quel momento in poi, solo le ricerche mirate a risolvere il problema della lentezza di comunicazione fra le due città. Forse sarebbe stato in grado di selezionare cavalli particolarmente veloci e resistenti, o ruote di carri migliori e più sicure, ma certamente mai avrebbe potuto intuire che gli studi che avrebbe dovuto realmente finanziare, quelli che avrebbero veramente portato alla soluzione di tutti i suoi problemi, erano certi anonimi esperimenti, apparentemente completamente scorrelati con il suo problema, condotti da un certo Luigi Galvani con le rane e da un certo Alessandro Volta sul contatto fra materiali diversi: l’elettricità.

mercoledì 14 maggio 2014

LHC? Ma ha un costo pazzesco!

I costi della scienza più costosa a confronto con le comuni "spese di tutti i giorni".


Curiosando in rete sui vari blog che trattano di scienza, o fra i commenti dei lettori dei quotidiani online quando viene pubblicata una notizia relativa all'acceleratore LHC del Cern, spiccano (nel senso che mi fanno imbestialire) due tipologie di esternazioni.

La prima è relativa alla presunta inutilità, se non addirittura pericolosità, di questa ricerca, "quando ci sono cose molto piu' importanti da studiare". Di questo mi occuperò esplicitamente un'altra volta.

La seconda è relativa ai costi. Il commento tipico è che "è uno spreco di denaro pubblico pazzesco" (magari aggiungendo che è per qualcosa che non serve a niente, oppure anche pericoloso, riallacciandosi così al punto sopra).

Lo scopo di quanto segue è quindi di discutere l'aspetto dei costi. Prendo LHC come esempio, perchè lo conosco bene e è un progetto indubbiamente molto costoso e complesso, forse il più costoso progetto scientifico mai realizzato. Tuttavia il discorso sarebbe perfettamente valido e applicabile non solo a tutta la ricerca di base, ovvero quella finalizzata alla comprensione dei fenomeni naturali, ma alla ricerca in generale, anche quella cosiddetta applicata, dato che al giorno d'oggi fare ricerca di punta, qualunque sia il settore, dalla genetica alla fisica delle particelle, implica necessariamente un grosso dispiego di tempo, mezzi, tecnologia e risorse umane, e questo si traduce in costi molto alti.

Vorrei quindi dare alcuni metri di confronto, con il preciso intento di mostrare che, mentre siamo immediatamente pronti a fare il pelo e contropelo alle spese della ricerca scientifica (giustamente, direi, dato che si tratta di denaro pubblico), allo stesso tempo digeriamo quotidianamente spese incredibilmente più grandi senza scandalizzarci troppo, né tantomeno scrivere post indignati in rete. Premetto che, sui costi di LHC, circolano per forza di cose cifre approssimate (cosa normale per un progetto partito in sordina nei primi anni 90 e concretizzatosi solo alla fine della prima decade del nuovo millennio), sebbene sostanzialmente consistenti fra le varie fonti, e che io ho scelto di stare largo sulle spese.

L'intero progetto LHC è costato circa 6 miliardi di euro, la maggior parte per costruire l'acceleratore, e una frazione minore per realizzare gli esperimenti. Il funzionamenteo e il mantenimento dell'intero progetto costa inoltre circa 1 miliardo di euro all'anno, cifra che comprende il costo dell'elettricita' e delle migliaia di persone che ci lavorano quotidianamente. In totale finora LHC è costato circa 10 miliardi di euro (fonti qui, qui e qui).

Di fronte a queste cifra il cittadino medio inorridisce: come è possibile che, "con tutte le cose importanti da fare" si spenda una cifra simile per far giocare i fisici con le particelle! E giu' con i commenti indignati (quando va bene) e (molto spesso) con gli insulti agli scienziati e a questa scienza che "non si interessa dei veri problemi dell'uomo" .

Indubbiamente 6 miliardi di euro sono una cifra enorme per ognuno di noi (sebbene i 50 più ricchi nella lista di Forbes avrebbero qualcosa da ridire in proposito), ma lo sono ancora per un gruppo numeroso di nazioni finanziatrici, e su un arco di tempo superiore ai 10 anni? Infatti un punto assolutamente fondamentale è che LHC non è stato pagato in un'unica tranche, ma la spesa è stata spalmata su circa 15 anni. Non solo, ma esso è stato pagato da enti finanziatori pubblici di tutto il mondo, che hanno contribuito con pesi differenti. Ad esempio l'Italia ha contribuito per circa il 12%, ovvero 720 milioni di euro (sempre pagati in piu' di 10 anni), per un equivalente di circa 50 milioni di euro all'anno.

Quello che segue sono alcuni esempi di costi relativi ad attività completamente differenti dalla ricerca scientifica, e con i quali conviviamo abitualmente, spesso senza renderci conto del loro ammontare effettivo. Tali costi a volte sono direttamente a carico dei cittadini tramite le loro tasse, e vanno confrontati con la cifra spesa per LHC.  Sottolineo ancora una volta di tenere bene a mente che il costo del progetto LHC, circa 6 miliardi di euro, è stato suddiviso tra un gran numero di enti finanziatori pubblici di varie nazioni su un lasso di tempo di circa 15 anni.

Il costo complessivo di LHC corrisponde a:

  • 4 giorni di guerra in Iraq. Ogni quatto giorni di permanenza in Iraq le cosiddette forze alleate, di cui anche l'Italia faceva parte, hanno speso quanto l'intero costo del progetto LHC. La guerra in Iraq è durata, per la cronaca, 365 settimane, ovvero 639 gruppi di 4 giorni, per una spesa totale, soltanto da parte degli Stati Uniti, stimata fra 3.2 e 4 trilioni di dollari (fonte). Senza voler entrare nel merito dei pro o contro l'intervento in Iraq, è interessante sottolineare che anche fra i più accaniti oppositori raramente veniva messo in cima alla lista il suo costo spropositato.
  • un duecentesimo (in realtà addirittura meno, ma lasciamo perdere gli spicci e facciamo cifra tonda) di quanto stanziato in brevissimo tempo dal governo USA per contrastare il crack finanziario delle banche nel 2009, anche se, ci rassicurano le fonti, soltanto 573 miliardi di dollari sono stati effettivamente sborsati, corrispondenti a solo una settantina di LHC.
  • 1 settimana di pubblicità nel mondo. Ogni settimana nel mondo si spende l'intero costo del progetto LHC in spot o annunci pubblicitari di vario tipo. I dati sono del 2006 (fonte). La maggior parte della cifra coinvolge gli Stati Uniti e l'Europa. Il costo totale degli spot pubblicitari durante la serata finale del Superbowl nel 2013 è stato, per 58 spot, l'equivalente di 50 milioni di euro, ovvero pari al contributo dato dall'Italia ogni anno per la costruzione di LHC (fonte).
  • Un duecentesimo della spesa militare mondiale annua. Ogni anno nel mondo si spende l'equivalente di 200 progetti LHC in spese militari. E' interessante sottolineare che il contributo annuo dato dall'Italia al progetto LHC (circa 50 milioni di euro) è considerevolmente inferiore alla spesa giornaliera dello Stato Italiano per attività militari (fonte).
  • Circa 60 cacciabombardieri F35. L'Italia prevede di acquistarne, da sola, un centinaio, ovvero l'equivalente di più di 10 volte quanto essa ha speso per finanziare l'intero progetto LHC (fonte).
  • Circa due terzi della spesa per l'organizzazione del campionato mondiale di calcio 2014 (fonte). Forse qualcuno lo avrà fatto, ma non credo siano comuni le esternazioni pubbliche sul fatto che ci sono cose più importanti da fare che organizzare il campionato del mondo di calcio.


Il più costoso degli esperimenti di LHC (circa 500 milioni di euro), anche esso costruito su una scala temporale di più di 10 anni, corrisponde a: 

  • La spesa annua di 4 o 5 team di Formula 1 (fonte). Negli anni passati, quando le limitazioni imposte dai regolamenti erano meno restrittive, la spesa di ogni singolo team era molto maggiore. Sia ben chiaro, la Formula1 produce ricerca e ricadute tecnologiche, oltre a dare lavoro a un gran numero di persone (ma anche LHC lo fa!), ma non ho mai visto nessuno protestare per quanto costa.
  • Circa il doppio di quanto sborsato dall'Italia per sole consulenze e stipendi di dirigenti per la mancata realizzazazione del ponte sullo Stretto di Messina (fonte). L'intero progetto, nominalmente, sarebbe costato molto più che l'intero progetto LHC.
  • La nuova sede della Regione Lombardia fonte

E vediamo adesso cosa è costato LHC agli italiani. Abbiamo visto che lo Stato Italiano ha speso circa 720 milioni di euro in 15 anni come contributo per realizzare LHC. Suddivisa per ogni cittadino, la cifra corrisponde al costo di un caffè al bar una volta all'anno. Un vero salasso! Per confronto l'evasione fiscale in Italia, nel 2012, è stimata essere stata di circa 2000 euro pro capite (fonte). La spesa italiana per realizzare LHC, da tanti ritenuta inaccettabile, corrisponde a:

  • Circa la meta' del costo annuo del parlamento italiano (fonte). Evabbè, direte, ti piace vincere facile! Infatti il costo di camera e Senato nel 2012 ammontava a 1.5 miliardi di euro l'anno, lo 0.1% del PIL. Per confronto la frazione del PIL destinato a tutta la ricerca scientifica in Italia, sia pubblica che privata, dal bosone di Higgs alla sclerosi multipla, dalle galassie alla lotta al cancro, e' l'1.1%. Solo una decina di volte maggiore.
  • Meno del giro di affari legato al calciomercato della Serie A nel 2014 (877 milioni di euro, fonte).
  • Meno di un decimo di quanto hanno speso gli italiani nei primi 6 mesi del 2013 per maghi, cartomanti e simili (fonte)
Va inoltre fatto presente che, a causa della distribuzione delle commesse alle aziende che hanno partecipato alla realizzazione del progetto, la spesa per LHC è andata al 70% in ordini all’industria europea per apparati e macchine di alta tecnologia. L’Italia ha ottenuto il 17% dei contratti industriali, corrispondente a un rientro globale, sui quindici anni, di circa 770 milioni di euro, ovvero confrontabile con ciò che essa ha investito nel progetto stesso (fonte). Non solo, questi ordini sono stati resi possibili da un lavoro di ricerca e sviluppo condotto dalle imprese in collaborazione con il CERN e con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, trattandosi di strumenti avanzati e in genere non disponibili prima della costruzione di LHC. Lo sforzo per realizzare strumenti così avanzati ha pagato alle imprese in termini di ordini successivi. Un esempio tra tutti: l’ ASG Superconductors del gruppo Malacalza, che ha rilevato la storica Ansaldo Superconduttori, ha costruito 446 dei 1200 magneti superconduttori di LHC e altri magneti per grandi apparati sperimentali. Il know-how acquisito ha permesso quindi alle stesse imprese che hanno partecipato alla realizzazione di LHC di ottenere contratti per altri progetti successivi, per diverse centinaia di milioni di euro, in concorrenza con imprese straniere che, prima di LHC, dominavano il mercato. Insomma, in un momento in cui in Italia le aziende chiudono per mancanza di lavoro, si scopre l'acqua calda, e cioè che l'innovazione, questa parola che tutti hanno sulla bocca ma di cui, sembra, soltanto pochi abbiano realmente capito il significato, produce lavoro! Insomma, LHC ci ha ricordato che con la ricerca scientifica ci si può perfino guadagnare.

In futuro, in un altra puntata di questo blog, risponderemo alla domanda "a cosa serve questa ricerca", che, nella sua versione colloquiale, si manifesta con "ma chi se ne frega del Bosone di Higgs". Ma forse chi è arrivato a leggere fino qui avrà già capito a cosa serve. Per il momento comunque promettetemi che, quando in futuro incontrerete qualcuno che vi dice che "sono tutti soldi buttati" lo manderete in quel paese senza esitazione. Poi magari gli spiegate anche perchè, ma prima, a scopo puramente educativo, un bel "mavafff...!".









lunedì 12 maggio 2014

Lo strano caso della Teoria dell'Evoluzione

Critiche a Darwin: quando gli uomini di (poca) fede attaccano la scienza.

Tra le teorie scientifiche che più smuovono gli animi e i sentimenti di pancia di certi cosiddetti uomini di cultura c’è sicuramente l’Evoluzionismo Darwiniano. Non causa loro turbamento eccessivo la Teoria della Relatività, che pure sovverte le nostre concezioni di spazio e tempo, perché Einstein, si sa, era un genio, ed essi, per i quali una proporzione è un enigma matematico inaffrontabile, non osano mettere in dubbio la parola di un genio. Non fanno una piega sulla meccanica quantistica, sebbene essa letteralmente stravolga i concetti della logica del pensiero, innazitutto perché non sanno neanche cosa sia, e poi comunque non la capirebbero in ogni caso, dato che per capirla bisogna prima studiarla, ed è uno studio tutt’altro che facile. Digeriscono, anche se a fatica, il fatto che l’universo si sia evoluto, e che una volta, dicono addirittura più di 13 miliardi di anni fa ("ma sarà poi vero?") era molto diverso da adesso. Lo digeriscono anche se, alcuni, con la segreta speranza che un giorno si scoprirà che era tutto un grande abbaglio. Lo sperano anche solo per il gusto di ridicolizzare questi scienziati che idolatrano, essi dicono, la loro Scienza, con la quale credono di essere onnipotenti, tanto da poter andare indietro nel tempo a studiare addirittura quello che è stato una volta sola e non si ripeterà mai più. Sono anche ormai costretti ad ammettere che la storia di Adamo ed Eva era solo una storia, e i sette giorni solo una metafora, perché in effetti descrivere la creazione del mondo parlando di disaccoppiamento tra materia e radiazione, sintesi degli elementi e formazione di galassie, nel V secolo avanti Cristo, quando la Genesi fu scritta, avrebbe confuso anche i più aperti di idee.

Però c’è un muro invalicabile per le loro menti, una verità inaccettabile per la loro coscienza: il fatto che l’essere umano si sia evoluto da specie viventi ormai estinte, che sicuramente non avevano quella caratteristica che chiamiamo genericamente anima, pur nel senso più laico del termine, e che, almeno apparentemente, distingue l’uomo fra tutte le specie viventi. Che l’essere uomo sia soltanto il risultato del lavoro delle leggi della natura, quelle stesse leggi che rendono sasso un sasso, o acqua l’acqua, non riescono proprio ad accettarlo. Le leggi della natura possono produrre pietre o liquidi, fuoco o ghiaccio, ma non esseri viventi, e men che meno umani. La vita umana, per non parlare della coscienza, non può essere un semplice prodotto delle leggi della fisica!

Il loro mantra preferito recita: “è assurdo affermare che l’uomo derivi dalla scimmia”. Nella loro supponenza non si sono neanche presi la briga di studiare quello che realmente afferma la teoria di Darwin, secondo la quale non è affatto vero che l’uomo derivi dalla scimmia, ma piuttosto che scimmia e uomo hanno entrambi un progenitore comune, come peraltro è dimostrato senza ombra di dubbio dal corredo genetico praticamente identico fra le due specie. E se sapessero che non solo uomo e scimmia hanno un progenitore comune, ma anche uomo e triglia, uomo e prezzemolo, uomo e muschio hanno progenitori comuni! Se sapessero che il loro corredo genetico ha molto in comune a quello di un fungo, è ancor più simile a quello di una sogliola, e quasi identico a quello di un maiale! Se solo avessero letto qualcosa sulla Teoria dell’Evoluzione, qualcosa di diverso dai loro stessi preconcetti!

La veemenza con cui certi si scagliano contro l’Evoluzione Darwiniana e il consenso che essi sono in grado di raccogliere in certa opinione pubblica evidenzia in modo emblematico l’assenza della cultura scientifica nella società. Una società colta dal punto di vista scientifico, ovvero consapevole dei metodi della scienza, del suo modo di procedere, del suo approccio ai problemi, dei suoi scopi e del suo campo di applicazione, non reagirebbe in modo così scomposto e fuori luogo nei confronti di un risultato scientifico. Vediamo perché.

In primo luogo costoro se la prendono con Darwin, convinti di avere trovato IL colpevole. Lo accusano di essere stato un materialista, un ateo, un marxista (Darwin, per inciso, era cattolico, ma non avendo letto né studiato niente su Darwin, ovviamente non lo sanno), e pensano ingenuamente che i naturalisti degli ultimi 150 anni abbiano sposato la sua teoria prendendola così a scatola chiusa, all inclusive, allo stesso modo in cui si accetta un dogma, un’ideologia o una religione. Allo stesso modo in cui essi sono abituati ad abbracciare acriticamente i loro dogmi. Non avendo alcuna cultura scientifica non sanno che nella scienza il parere di Darwin, di Einstein, o di qualunque altro emerito scienziato, conta meno di zero se non è suffragato da prove ottenute secondo i canoni del metodo scientifico. E nel caso della teoria dell’evoluzione abbiamo a disposizione un secolo e mezzo di prove sperimentali, di miglioramenti, di aggiunte, che rendono oggi il Darwinismo tutt’altro che una teoria formulata da una singola persona 150 anni fa, ma piuttosto lo strumento condiviso dai naturalisti di tutto il mondo per comprendere le specie viventi. Ad esempio Darwin non conosceva affatto la genetica moderna, che oggi ci permette addirittura di tracciare con precisione l’evoluzione delle specie viventi sulla terra nello spazio e nel tempo, e che quindi ha fornito un fortissimo supporto sperimentale completamente indipendente dall’intuizione Darwiniana originaria.

Inoltre è disarmante assistere al fatto che, a fronte della totalità del mondo scientifico che sostiene come ampiamente assodata la validità dell’impianto della teoria dell’evoluzione, l’opposizione al Darwinismo ha origine, per lo meno in Italia, da giornalisti, filosofi, prelati, congregazioni religiose, sacerdoti disk-jokey, mogli di sociologi, fisici delle particelle elementari in pensione, tutta gente(1) senza alcuna competenza nel settore (cosa che peraltro a volte ammettono candidamente, quasi con una punta di orgoglio). E’ il disconoscimento delle competenze. Per questa gente basta il sentito dire, l’opinione da bar, il fatto di essere noti in qualche altro settore delle attività umane, per convincersi di poter prendere posizione con autorevolezza su un argomento a loro totalmente sconosciuto, e che necessiterebbe invece di conoscenze approfondite di chimica, paleontologia, biologia, genetica, anatomia comparata, scienze naturali…

In certi casi è sufficiente manifestare le proprie opinioni con sufficiente arroganza e determinazione per diventare credibili, perché tanto nel teatro in cui ci si muove regna sovrana l’ignoranza in fatto di scienza. E questa ignoranza non solo funge da cassa di risonanza per chi blatera contro Darwin senza averne competenza alcuna, ma rende credibile al grande pubblico anche chi afferma di avere la ricetta per curare il cancro, la sclerosi multipla, l’Alzheimer. Mette sullo stesso piano chi, magari neanche laureato, afferma di saper guarire mali ritenuti incurabili, contro il parere di tutto il resto della comunità scientifica che si dedica con metodo e competenza a questo lavoro da decenni. E’ la stessa ignoranza che fa credere a tanti che un elettricista in pensione con l'hobby della sismologia sia l’unico essere umano al mondo in grado di prevedere i terremoti, disconosciuto da chi invece i terremoti li studia da una vita. La stessa ignoranza che nei talk show fa anteporre, per par condicio, un astrologo a un astrofisico, uno scrittore di fiction senza alcuna competenza di archeologia ad un egittologo, o considera equivalenti le farneticazioni di un qualunque sito web ai consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La stessa ignoranza che, in sintesi, vede nella scienza e nel suo metodo assodato da secoli, nel suo procedere meticoloso e apparentemente pedante, nella sua ricerca di conferme sperimentali puntuali a certe affermazioni mirabolanti, un ostacolo più che un contributo al progredire della conoscenza.

E infine la chicca: il “Disegno Intelligente”. Di fronte all’evidenza dell’evoluzione della specie, ammessa perfino da un pontefice, l’ultimo baluardo al raziocinio è il Disegno Intelligente, ovvero che sì, d’accordo, le specie si sono evolute, ma non per caso (e chi lo dice che si sono evolute per caso? Di nuovo, se solo avessero almeno letto cosa dice realmente la Teoria dell’Evoluzione…), ma piuttosto in seguito a un disegno, una causa intelligente. La teoria del Disegno Intelligente ha talmente la coda di paglia da non avere neanche il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome: Dio. E la cosa paradossale è che per giustificare la necessità di questa non-teoria essi accusano l’Evoluzione Darwiniana di essere affetta da lacune che la renderebbero non sufficientemente rigorosa dal punto di vista scientifico. Ovvero per curare quelle che secondo loro sono pecche dal punto di vista della metodologia scientifica (pecche che non esistono, per inciso) essi introducono, come parte attiva della teoria, Dio.

Impeccabile, vero? Per rendere sufficientemente scientifica la teoria sull’ evoluzione della specie essi introducono nella teoria stessa l’entità che per definizione è l’antitesi della scienza, l’assolutamente indimostrabile, l’insondabile attraverso strumenti umani. In una teoria che contiene al suo interno addirittura Dio, tutto diventa ovviamente possibile! Come falsificare una teoria del genere? Come potrebbe un esperimento scientifico sbugiardare l’Onnipotente? Qualunque risultato potrà venir fuori, per quanto assurdo e incompatibile con un previsione scientifica, sarà però sempre compatibile col volere di Dio! Con Dio dalla sua, la teoria del Disegno Intelligente è LA teoria! Ai sostenitori del Disegno Intelligente è proprio il caso di dire: “ti piace vincere facile!”. Proviamo a capire  perché l’elefante abbia la proboscide e il rinoceronte no? E' inutile fare ipotesi o congetture, è il risultato di un disegno voluto da Dio! E come mai la giraffa ha il collo lungo e la zebra no, pur vivendo nello stesso ambiente? Sempre Dio! Questa sì che è vera scienza, altro che Darwin!

Personalmente ritengo che chi vede in una scoperta scientifica che illustra il modo di procedere della natura una minaccia per la propria fede, un pericolo per le proprie convinzioni religiose, non solo non ha capito che cos'è la scienza, il suo metodo e il suo scopo, ma possiede anche idee molto confuse in fatto di fede. Un credente, un credente vero, dovrebbe semplicemente aborrire questo modo di pensare.

(1): Alcuni fulgidi esempi del No-Darwin pensiero, o forse semplicemente del no-pensiero e basta, possono essere trovati ad esempio qui e qui.

giovedì 8 maggio 2014

Tipologie aliene


Viaggio semiserio (più semi che serio) fra le più comuni tipologie aliene secondo i più accreditati esperti ufologici.

Provate a digitare su Google “tipologie aliene” e vedrete venire fuori l’iradiddio: decine e decine di siti che riportano immagini e descrizioni dei vari tipi di alieni che abitano l’universo. Eh sì, perché mentre noi stiamo qui a chiederci se possano esistere altre forme di vita nell’universo, e eventualmente che aspetto potrebbero avere, gli ufologi sono un passo avanti, e sono perfettamente a loro agio fra le varie razze aliene del cosmo, evidentemente a loro già ben note. Le stesse affermazioni si ripetono su siti diversi, più o meno negli stessi termini. Evidentemente deve esserci stato un passaparola, un copia-incolla ufologico intergalattico che ha uniformato tutti i siti della rete che trattano questo argomento. Le informazioni, si sbilancia un sito, sono state ricevute tramite posta elettronica da un individuo che si qualifica come "ex-componente del Consiglio di Sicurezza Nazionale USA”. Quindi come dubitarne? Di fronte a queste convincenti premesse decido pertanto di passare in rassegna le varie tipologie di razze aliene, con la mente sgombra da qualunque preconcetto.

I Pleiadiani: il primo tipo di alieno che mi trovo davanti e’ una coppia, chiaramente uomo e donna. Entrambi indossano una tutina elastica aderente di quelle alla Star Trek, che evidentemente si usano nei viaggi intergalattici per mettersi comodi. La donna ha in mano un blob azzurro che probabilmente, nelle intenzioni dell'artista che ha ritratto i due (certamente dal vero), vorrebbe essere un sistema di comunicazione telepatica, ma che a me ricorda la stigmate di Padre Pio. La didascalia dice che si tratta di "Pleiadiani, lontani parenti della razza umana e responsabili della nostra creazione genetica".
Suppongo che stare a cavillare rimarcando che il nostro corredo genetico è già di suo per il 99% uguale a quello di un topo, e per un buon 70% in comune a quello di un lievito, e che quindi resta ben poco spazio di intervento per gli amici Pleiadiani,  non serva a molto. Il sito dice che in passato i Pleiadiani venivano spesso sulla terra, ma di recente hanno sospeso le loro visite a causa di una legge spaziale che vieta loro di interferire nel destino delle altre razze, a meno che queste non mettano in pericolo le altre specie della galassia. Sarà stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e io me la sono persa? Comunque è una vergogna che non facciano studiare queste cose a scuola, facendoci invece perdere tempo con l’impero romano, la rivoluzione francese, e il risorgimento. Però c’è il sollievo della consapevolezza che con il nostro comportamento non stiamo mettendo in pericolo nessuna altra specie intergalattica, nonostante tutte le cazzate che stiamo facendo di nostro. Speriamo di non obbligare i Pleiadiani a scendere in campo.

Entrambi i Pleiadiani hanno lo sguardo leggermente catatonico, e il sito non dice quale tipo di stupefacente siano soliti assumere nel loro pianeta, ma deve essere roba galattica. Oppure forse si sono autoipnotizzati da soli, tutta colpa di quel congegno che la tipa ha in mano, che deve avere ancora qualche baco software da mettere a posto. Comunque possiamo dire una cosa per certo: i Pleiadiani saranno indubbiamente estremamente evoluti, ma andare dal parrucchiere per loro rappresenta ancora un vero salto nel buio. Uno va per una semplice piega, un’aggiustatina leggera, che la domenica dopo ha una Cresima, e si ritrova con una testa così, di quelle che quando esci ti sembra che tutti ti guardino, come se avessi sopra di te una freccia luminosa che ti indica. Forse tutto questo ha origine da un'insana passione per Enzo Paolo Turci detto Truciolo, nata quando i Pleiadiani ancora scorazzavano liberamente dalle nostre parti, e non si perdevano una puntata di Drive-In.

I Grigi: provengono dalla stella Z Reticuli che, dice il sito, fa parte del sistema di Orione. Non è vero, anche perchè quel latino Reticuli significa del Reticolo, ovvero della Costellazione del Reticolo, e se fosse stato di Orione sarebbe stato Orionis. Peraltro la Costellazione del Reticolo è angolarmente molto distante nel cielo dalla costellazione di Orione: la prima si vede solo all'emisfero Sud, mentre Orione è alta nel cielo alle nostre latitudini, per cui non si può neanche trattare di una svista, ma non stiamo a sottilizzare. In ogni caso Orione non è un sistema, ma una costellazione, e come tale le sue stelle non hanno alcun legame fisico fra loro, e pertanto la loro effettiva distanza reciproca può essere arbitrariamente grande, dato che quello che vediamo è solo la loro proiezione sulla volta celeste. Peraltro ho notato anche in altre occasioni che il concetto che una costellazione non implica nessun tipo di legame fisico fra le stelle che la compongono, che non è poi un concetto così difficile da capire, agli ufologi proprio non entra in testa. Dettagli irrilevanti, comunque, cosa stiamo a cavillare sul significato delle parole quando ci troviamo di fronte a questioni di tale portata?!  Il sito continua dicendo che "i Grigi sono parenti stretti della famiglia degli insetti, e quindi non si riproducono, ma vengono clonati grazie all’ingegneria genetica". Come dite? Ci trovate qualche incongruenza? Qualche affermazione vagamente arbitraria? Siete di Comacchio e vi sentite di affermare che per lo meno le zanzare, in quanto insetti, si riproducono eccome? Dettagli anche questi, mammamia che pignoletti che siete! Comunque, continua il sito, "il loro unico obbiettivo è conquistare la terra e ridurre la razza umana in schiavitù". Allora, ragioniamo un attimo: che uno che vive a 30 e passa anni luce da qui debba intestardirsi proprio con noi, per ridurci in schiavitù, veramente io non ho parole! E' come se un gruppo di pulci che vive sulla schiena di uno yak himalayano si mettesse in testa di conquistare il Venezuela! Cos’è, una partita a Risiko, che ai Grigi gli è uscito come obiettivo la Terra? Ecchecavolo, con tutto lo spazio che c’è, proprio con la nostra terra se la devono prendere, ‘sti Grigi? Che li abbia fatti incazzare Radio Maria, che si prende di sicuro anche su Z Reticuli, e gli copre tutte le trasmissioni? Che poi, onestamente, secondo me non hanno ben chiaro chi rischiano di prendersi a casa loro, facendoci prigionieri. I Grigi, comunque, sempre secondo il sito, si dividono in Grigio classico, Grigio alto e Grigio orange. Questo per lo meno nell’ultima collezione autunno-inverno, ma non sappiamo cosa ci attende per la prossima stagione. Riporto qui a titolo di esempio la figura del Grigio orange, condivisa da vari siti ufologici diversi e quindi inequivocabilmente vera.

A parte l’aspetto decisamente incazzoso (ma d’altra parte c’era da aspettarselo, perché per ambire a soggiogare l’intera popolazione di un pianeta distante 30 anni luce da casa propria, se uno non ha una naturale propensione all'incazzatura e alla rissa già di suo, dopo un po’ gli passa la spinta) da questa immagine possiamo insinuare che sul pianeta dei Grigi andare al cinema e’ un passatempo che a tutt’oggi stenta ancora a prendere piede, perché se ti siedi in platea e ti capita davanti uno così non hai speranze. O fanno le platee ripidissime, praticamente verticali, col rischio di precipitare tutti di sotto, e che se ti sfugge di mano un pop corn si infila diretto nel colletto di quello davanti, oppure cinema e teatro sono per ora tabù sul loro pianeta. Per non parlare poi se soffri di sinusite (e a giudicare dalla fronte, fra i Grigi non deve essere raro) e ti vuoi comprare un bel cappello caldo di cachemire, che ti ci vuole un mutuo. E per fortuna sono calvi, perche’ altrimenti, fossero stati come i Pleiadiani, per un taglio con piega ti andava via tutta la mattinata, per non parlare poi se ti vuoi fare i Colpi di Z Reticuli, che sarebbero l’analogo dei Colpi di Sole da noi.

Umanoidi Ovoidali: non deve essere molto comodo essere un Umanoide Ovoidale. Il sito spiega che non hanno braccia né appendici di nessun tipo, e sono stati visti (da chi? dettagli anche questi completamente irrilevanti!) di diverse dimensioni, anche fino a due metri. E poi perché umanoidi? Una palla con due occhi è un umanoide? A me sembrano piuttosto disegnati dalla Warner Bros. Quello di destra sembra Macchia Nera! Non si capisce poi come possano fare viaggi intergalattici: una volta rotolati dentro l’astronave che fanno? Dice: “Ci sarebbe da premere il pulsante per settare la rotta, ma come si fa? Qualcuno lo sa fare?“.  Oppure: “mia moglie mi ha fatto le castagne da mangiare per il viaggio, ma come possiamo fare a sbucciarle? “. Per non parlare poi, con quegli occhioni, se gli va un bruscolino dentro! Voglio vedere come se lo tolgono, senza braccia né niente! E poi dentro il disco volante sarà tutto un rotolare di qua e di là, uno sbattere da tutte le parti, a meno che non li sistemino in appositi contenitori da 12. E se li beccano i Grigi, crudelissimi per natura, ci organizzano subito una partita di rugby. Insomma: un colossale sbaglio dell’evoluzione, o forse semplicemente una colossale cazzata.

Rettiliano: e’ molto comune nella galassia, e anche questo, tanto per cambiare, ce l’ha con noi terrestri. In particolare e' ormai appurato che il metronotte genovese Fortunato Zanfretta sarebbe stato rapito più volte da questi esseri alti quasi tre metri, con la testa appuntita, la pelle verde e rugosa, gli occhi gialli di forma triangolare e le squame al posto delle mani. Questo tipo di alieno è stato avvistato, oltre che in Italia, anche in molti paesi latino americani. Meno male che non ce l’hanno solo con gli italiani! Che ce l’abbiano con i terrestri passi, ormai ci siamo abituati, ma fra i terrestri proprio con noi? Già dobbiamo combattere con certi alieni nostrani, ci mancherebbero pure i Rettiliani. Di questo essere si può dire con certezza che non è da invidiare, a causa di quelle quattro corna sulla nuca, che devono essere un filino scomode se uno vuole un attimo sdraiarsi, anche perché ti riducono il cuscino una poltiglia informe, che la mattina dopo è da buttare. Però probabilmente allo stesso tempo evitano ai Rettiliani di russare. E poi mettersi una t-shirt deve essere un incubo, per farla passare indenne attraverso quel mucchio di corna aguzze. Ci si chiede a questo punto per quale motivo l’evoluzione abbia prodotto simili protuberanze sulla nuca. Azzardiamo l’ipotesi che nel passato, quando la nuca dei rettiliani era ancora priva di qualunque asperità e appariva ampia e invitante, fosse comunissimo, fra i giovani Rettiliani, dare dei coppini spaventosi a scuola a quello del banco davanti mentre la prof spiegava.  Pacche schioccanti con il palmo della mano che lasciavano la nuca del Rettiliano secchione infuocata e dolorante per ore. Le corna devono essere nate pertanto con questo scopo protettivo.

Trovo poi scritto che 10 anni fa ha fatto scalpore un’intervista, fatta da una giornalista svedese, a una Rettiliana che vive nel sottosuolo terrestre. Una storia “ai limiti del fantascientifico”, sottolinea l’autore del sito con encomiabile spirito critico. L’intervistata si chiamava Lacerta, naturalmente, perché si sa che i Rettiliani chiamano i figli con nomi latini, dato che fuori della nostra galassia il latino si parla ancora correntemente. Per i più increduli l'intervista si trova trascritta qui, in versione integrale. Il testo inizia con: "certifico che il seguente testo è l'assoluta verità e non un lavoro di fantasia". Giuro giurino e poi avrà anche incrociato le dita dando due bacini.

Apprendo con sollievo che invece è stato risolto il caso di un presunto Rettiliano intrufolatosi fra le guardie di Obama, come erroneamente ipotizzato dalla trasmissione scientifica “Mistero”. Era solo un vecchio problema di acne giovanile, che lo faceva sembrare squamato. D’altra parte, però, alcuni ipotizzano che Obama stesso sia un Rettiliano, a causa di una presunta cicatrice che si intravede sotto i capelli, come si evince chiaramente da questa inconfutabile immagine che ci induce a riflettere sulla vera origine dei più influenti capi di stato terrestri.

La lista delle tipologie continua: ci sono gli alieni Nordici (somigliano tutti al chitarrista degli Abba), gli Uomini Lastra (hanno l’aspetto di una lapide da cimitero, ma, dicono, sono intelligentissimi), gli Anfibioidi (per il look devono essersi ispirati al film “Il mostro della palude”), i Metallici (da non confondere coi metallari), che però hanno problemi a viaggiare perché essendo fatti interamente di metallo non passano mai i controlli agli aeroporti, i Robotici...

Fra tutti i siti che descrivono tali incontrovertibili evidenze scientifiche c’è anche quello del Centro Ufologico Nazionale, l’ente che in Italia vorrebbe essere l’organismo serio, quello piu’ qualificato, che senza fanatismo studia gli ufo non con l’intenzione di credere ma di capire. Quello che mette davanti a tutto il desiderio di conoscenza.  Quello che, quando c'era da parlare di avvistamenti di oggetti non identificati in qualche dibattito, un suo responsabile veniva chiamato per bilanciare, per par condicio, la presenza di gente come Margherita Hack o qualche altro scienziato. Queste persone sono quelle che, a detta loro, dovrebbero garantire la scientificità nell'approccio all'argomento, le stesse persone che poi nel loro sito ufficiale mettono le foto dei Grigi e dei Rettiliani. La loro opinione è di pari portata a quella di uno scienziato, e credere a l’uno o l’altro è evidentemente, per gli organizzatori di certi dibattiti, solo una questione di punti di vista.

Spengo il computer esausto, sfinito da questo viaggio nel deliro, chiedendomi se fra i Pleiadiani, i Grigi, gli Ovoidali e i Rettiliani l’imbecillità dilagante sia anche lì un problema sempre più diffuso, o se invece è una sfiga solo tra noi terrestri.