lunedì 12 maggio 2014

Lo strano caso della Teoria dell'Evoluzione

Critiche a Darwin: quando gli uomini di (poca) fede attaccano la scienza.

Tra le teorie scientifiche che più smuovono gli animi e i sentimenti di pancia di certi cosiddetti uomini di cultura c’è sicuramente l’Evoluzionismo Darwiniano. Non causa loro turbamento eccessivo la Teoria della Relatività, che pure sovverte le nostre concezioni di spazio e tempo, perché Einstein, si sa, era un genio, ed essi, per i quali una proporzione è un enigma matematico inaffrontabile, non osano mettere in dubbio la parola di un genio. Non fanno una piega sulla meccanica quantistica, sebbene essa letteralmente stravolga i concetti della logica del pensiero, innazitutto perché non sanno neanche cosa sia, e poi comunque non la capirebbero in ogni caso, dato che per capirla bisogna prima studiarla, ed è uno studio tutt’altro che facile. Digeriscono, anche se a fatica, il fatto che l’universo si sia evoluto, e che una volta, dicono addirittura più di 13 miliardi di anni fa ("ma sarà poi vero?") era molto diverso da adesso. Lo digeriscono anche se, alcuni, con la segreta speranza che un giorno si scoprirà che era tutto un grande abbaglio. Lo sperano anche solo per il gusto di ridicolizzare questi scienziati che idolatrano, essi dicono, la loro Scienza, con la quale credono di essere onnipotenti, tanto da poter andare indietro nel tempo a studiare addirittura quello che è stato una volta sola e non si ripeterà mai più. Sono anche ormai costretti ad ammettere che la storia di Adamo ed Eva era solo una storia, e i sette giorni solo una metafora, perché in effetti descrivere la creazione del mondo parlando di disaccoppiamento tra materia e radiazione, sintesi degli elementi e formazione di galassie, nel V secolo avanti Cristo, quando la Genesi fu scritta, avrebbe confuso anche i più aperti di idee.

Però c’è un muro invalicabile per le loro menti, una verità inaccettabile per la loro coscienza: il fatto che l’essere umano si sia evoluto da specie viventi ormai estinte, che sicuramente non avevano quella caratteristica che chiamiamo genericamente anima, pur nel senso più laico del termine, e che, almeno apparentemente, distingue l’uomo fra tutte le specie viventi. Che l’essere uomo sia soltanto il risultato del lavoro delle leggi della natura, quelle stesse leggi che rendono sasso un sasso, o acqua l’acqua, non riescono proprio ad accettarlo. Le leggi della natura possono produrre pietre o liquidi, fuoco o ghiaccio, ma non esseri viventi, e men che meno umani. La vita umana, per non parlare della coscienza, non può essere un semplice prodotto delle leggi della fisica!

Il loro mantra preferito recita: “è assurdo affermare che l’uomo derivi dalla scimmia”. Nella loro supponenza non si sono neanche presi la briga di studiare quello che realmente afferma la teoria di Darwin, secondo la quale non è affatto vero che l’uomo derivi dalla scimmia, ma piuttosto che scimmia e uomo hanno entrambi un progenitore comune, come peraltro è dimostrato senza ombra di dubbio dal corredo genetico praticamente identico fra le due specie. E se sapessero che non solo uomo e scimmia hanno un progenitore comune, ma anche uomo e triglia, uomo e prezzemolo, uomo e muschio hanno progenitori comuni! Se sapessero che il loro corredo genetico ha molto in comune a quello di un fungo, è ancor più simile a quello di una sogliola, e quasi identico a quello di un maiale! Se solo avessero letto qualcosa sulla Teoria dell’Evoluzione, qualcosa di diverso dai loro stessi preconcetti!

La veemenza con cui certi si scagliano contro l’Evoluzione Darwiniana e il consenso che essi sono in grado di raccogliere in certa opinione pubblica evidenzia in modo emblematico l’assenza della cultura scientifica nella società. Una società colta dal punto di vista scientifico, ovvero consapevole dei metodi della scienza, del suo modo di procedere, del suo approccio ai problemi, dei suoi scopi e del suo campo di applicazione, non reagirebbe in modo così scomposto e fuori luogo nei confronti di un risultato scientifico. Vediamo perché.

In primo luogo costoro se la prendono con Darwin, convinti di avere trovato IL colpevole. Lo accusano di essere stato un materialista, un ateo, un marxista (Darwin, per inciso, era cattolico, ma non avendo letto né studiato niente su Darwin, ovviamente non lo sanno), e pensano ingenuamente che i naturalisti degli ultimi 150 anni abbiano sposato la sua teoria prendendola così a scatola chiusa, all inclusive, allo stesso modo in cui si accetta un dogma, un’ideologia o una religione. Allo stesso modo in cui essi sono abituati ad abbracciare acriticamente i loro dogmi. Non avendo alcuna cultura scientifica non sanno che nella scienza il parere di Darwin, di Einstein, o di qualunque altro emerito scienziato, conta meno di zero se non è suffragato da prove ottenute secondo i canoni del metodo scientifico. E nel caso della teoria dell’evoluzione abbiamo a disposizione un secolo e mezzo di prove sperimentali, di miglioramenti, di aggiunte, che rendono oggi il Darwinismo tutt’altro che una teoria formulata da una singola persona 150 anni fa, ma piuttosto lo strumento condiviso dai naturalisti di tutto il mondo per comprendere le specie viventi. Ad esempio Darwin non conosceva affatto la genetica moderna, che oggi ci permette addirittura di tracciare con precisione l’evoluzione delle specie viventi sulla terra nello spazio e nel tempo, e che quindi ha fornito un fortissimo supporto sperimentale completamente indipendente dall’intuizione Darwiniana originaria.

Inoltre è disarmante assistere al fatto che, a fronte della totalità del mondo scientifico che sostiene come ampiamente assodata la validità dell’impianto della teoria dell’evoluzione, l’opposizione al Darwinismo ha origine, per lo meno in Italia, da giornalisti, filosofi, prelati, congregazioni religiose, sacerdoti disk-jokey, mogli di sociologi, fisici delle particelle elementari in pensione, tutta gente(1) senza alcuna competenza nel settore (cosa che peraltro a volte ammettono candidamente, quasi con una punta di orgoglio). E’ il disconoscimento delle competenze. Per questa gente basta il sentito dire, l’opinione da bar, il fatto di essere noti in qualche altro settore delle attività umane, per convincersi di poter prendere posizione con autorevolezza su un argomento a loro totalmente sconosciuto, e che necessiterebbe invece di conoscenze approfondite di chimica, paleontologia, biologia, genetica, anatomia comparata, scienze naturali…

In certi casi è sufficiente manifestare le proprie opinioni con sufficiente arroganza e determinazione per diventare credibili, perché tanto nel teatro in cui ci si muove regna sovrana l’ignoranza in fatto di scienza. E questa ignoranza non solo funge da cassa di risonanza per chi blatera contro Darwin senza averne competenza alcuna, ma rende credibile al grande pubblico anche chi afferma di avere la ricetta per curare il cancro, la sclerosi multipla, l’Alzheimer. Mette sullo stesso piano chi, magari neanche laureato, afferma di saper guarire mali ritenuti incurabili, contro il parere di tutto il resto della comunità scientifica che si dedica con metodo e competenza a questo lavoro da decenni. E’ la stessa ignoranza che fa credere a tanti che un elettricista in pensione con l'hobby della sismologia sia l’unico essere umano al mondo in grado di prevedere i terremoti, disconosciuto da chi invece i terremoti li studia da una vita. La stessa ignoranza che nei talk show fa anteporre, per par condicio, un astrologo a un astrofisico, uno scrittore di fiction senza alcuna competenza di archeologia ad un egittologo, o considera equivalenti le farneticazioni di un qualunque sito web ai consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La stessa ignoranza che, in sintesi, vede nella scienza e nel suo metodo assodato da secoli, nel suo procedere meticoloso e apparentemente pedante, nella sua ricerca di conferme sperimentali puntuali a certe affermazioni mirabolanti, un ostacolo più che un contributo al progredire della conoscenza.

E infine la chicca: il “Disegno Intelligente”. Di fronte all’evidenza dell’evoluzione della specie, ammessa perfino da un pontefice, l’ultimo baluardo al raziocinio è il Disegno Intelligente, ovvero che sì, d’accordo, le specie si sono evolute, ma non per caso (e chi lo dice che si sono evolute per caso? Di nuovo, se solo avessero almeno letto cosa dice realmente la Teoria dell’Evoluzione…), ma piuttosto in seguito a un disegno, una causa intelligente. La teoria del Disegno Intelligente ha talmente la coda di paglia da non avere neanche il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome: Dio. E la cosa paradossale è che per giustificare la necessità di questa non-teoria essi accusano l’Evoluzione Darwiniana di essere affetta da lacune che la renderebbero non sufficientemente rigorosa dal punto di vista scientifico. Ovvero per curare quelle che secondo loro sono pecche dal punto di vista della metodologia scientifica (pecche che non esistono, per inciso) essi introducono, come parte attiva della teoria, Dio.

Impeccabile, vero? Per rendere sufficientemente scientifica la teoria sull’ evoluzione della specie essi introducono nella teoria stessa l’entità che per definizione è l’antitesi della scienza, l’assolutamente indimostrabile, l’insondabile attraverso strumenti umani. In una teoria che contiene al suo interno addirittura Dio, tutto diventa ovviamente possibile! Come falsificare una teoria del genere? Come potrebbe un esperimento scientifico sbugiardare l’Onnipotente? Qualunque risultato potrà venir fuori, per quanto assurdo e incompatibile con un previsione scientifica, sarà però sempre compatibile col volere di Dio! Con Dio dalla sua, la teoria del Disegno Intelligente è LA teoria! Ai sostenitori del Disegno Intelligente è proprio il caso di dire: “ti piace vincere facile!”. Proviamo a capire  perché l’elefante abbia la proboscide e il rinoceronte no? E' inutile fare ipotesi o congetture, è il risultato di un disegno voluto da Dio! E come mai la giraffa ha il collo lungo e la zebra no, pur vivendo nello stesso ambiente? Sempre Dio! Questa sì che è vera scienza, altro che Darwin!

Personalmente ritengo che chi vede in una scoperta scientifica che illustra il modo di procedere della natura una minaccia per la propria fede, un pericolo per le proprie convinzioni religiose, non solo non ha capito che cos'è la scienza, il suo metodo e il suo scopo, ma possiede anche idee molto confuse in fatto di fede. Un credente, un credente vero, dovrebbe semplicemente aborrire questo modo di pensare.

(1): Alcuni fulgidi esempi del No-Darwin pensiero, o forse semplicemente del no-pensiero e basta, possono essere trovati ad esempio qui e qui.

4 commenti:

  1. Grazie di questo post. L'antidarwinismo è totalmente fuori luogo, come opporsi al concetto della circolazione sanguigna. Avendo letto, poi, molto di Stephen Jay Gould, trovo deprimente che le persone si oppongano alla TEORIA dell'evoluzione. L'evoluzione non è affatto una teoria, ma un fatto ampiamente documento e certo. Darwin, al pari di altri (per esempio Lamarck) ha proposto una teoria per spiegare l'evoluzione : e la teoria Darwiniano della selezione naturale è quella più verosimile, su cui si sono appoggiate tonnellate di osservazioni differenti.

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  2. I dogmi nelle religioni non sono affatto simpatici, ma i dogmi nelle scienze sono, oltre che fuori luogo, intollerabili.
    I pro-darwin spesso peccano degli stessi difetti dei no-darwin e si creano dogmi inconsapevoli.
    «...essi accusano l’Evoluzione Darwiniana di essere affetta da lacune che la renderebbero non sufficientemente rigorosa dal punto di vista scientifico.»
    È certamente molto comodo ridicolizzare la suddetta asserzione cercando negli interventi di «giornalisti, filosofi, prelati, congregazioni religiose, sacerdoti disk-jokey, mogli di sociologi, fisici delle particelle elementari in pensione» (cioè non occuparsi degli argomenti ma degli argomentatori).
    Cosa che sarebbe un po' più complicata cercando nelle specializzazioni di «chimica, paleontologia, biologia, genetica, anatomia comparata, scienze naturali, ...»
    Rimanendo esclusivamente in ambito scientifico, la teoria Darwiniana è ancora lontana dall'essere pienamente convincente (e di questo occorre esserne consapevoli proprio per non aprire il fianco a speculazioni esterne).
    «La teoria del Disegno Intelligente ha talmente la coda di paglia da non avere neanche il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome: Dio.»
    In ambito non scientifico non manca certo il coraggio di usare il termine Dio per chiamare ciò che non si conosce, questa è piuttosto una debolezza tipica degli ambienti scientifici dove c'è sempre stata una sorta d'imbarazzo a nominare ciò che non si conosce.
    Proprio quelli che si mostrano a favore delle scienze dovrebbero stare attenti a non spacciare filosofie per esse, questo però purtroppo non sempre avviene.

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    1. Caro Pierluigi, uno avrebbe il dovere di occuparsi degli argomenti se gli argomentatori avessero almeno il titolo per argomentare. Se, facciamo un esempio, uno dovesse sottoporsi ad un'operazione di bypass coronarico e, a fronte del parere di vari cardiologi, tutti concordi sul modo di procedere, il commercialista di questa persona gli dicesse che e' tutto sbagliato e che i cardiologi non capiscono niente su come si fa un bypass coronarico, secondo lei varrebbe la pena discutere?

      Nel caso della teoria dell'evoluzione siamo piu' o meno a questo livello, ovvero le critiche alla teoria dell'evoluzione vengono tutte da gente incompetente in materia. Occhio a non confondere la normale dialettica scientifica nell'ambito dell'evoluzione, che e' assolutamente normale come in ogni branca della scienza, con certe critiche assolutamente campate per aria. In Italia c'e' un biologo, Giuseppe Sermonti, accanito oppositore di Darwin. E' colui che per formazione piu' si avvicina a chi dovrebbe essere esperto in materia di evoluzionismo. La invito a leggere o ascoltare le sue motivazioni contro Darwin, che sono del tipo "la teoria dell'evoluzione e' inaccettabile perche' e' l'apologia della sopraffazione del piu' forte sul piu' debole". Argomentazioni altamente scientifiche, insomma!

      Non so poi da dove venga la sua certezza che la teoria darwiniana sia lontana dall'essere pienamente convincente, ma non certo da chi del settore e' esperto e ci lavora quotidianamente.

      Infine, la scienza nomina molto spesso cio' che non sa, se quello che non sa e' indagabile con metodi scientifici. Tuttavia non nomina mai Dio non per motivi di imbarazzo, ma semplicemente perche' Dio non ha niente a che fare con la scienza, dato che la scienza si occupa di indagare i fenomeni naturali e Dio, (se dio vuole!), non ha niente ma proprio niente a che vedere con i fenomeni naturali, essendo per definizione un'entita' non indagabile con esperimenti, e la cui esistenza e' un puro atto di fede.

      Quindi la scienza non parla di Dio perche' egli esula totalmente dal suo campo di operazione, e essa non avrebbe alcun titolo per prendere posizione su cio' che appartiene soltanto alla fede. Sarebbe altrettanto bello, pero', che la valutazione di un risultato scientifico avvenisse nell' ambito della dialettica scientifica, e non attraverso il filtro di dogmi imposti da fedi, ideologie o credenze di vario tipo. Mi sembra che Galileo, a questo proposito, abbia gia' dato.

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    2. Guardi, stiamo dalla stessa parte. Il mio era solo un invito a non peccare degli stessi difetti imputati ad altri.
      Appunto perché non è il caso di chiedere al commercialista il parere su di un'operazione di bypass coronarico che il testo sopra sa più di propaganda che di dialettica scientifica. È lei che, per parlare dello scetticismo sui bypass coronarici, tira in ballo i commercialisti invece che i cardiologi. Come se fosse eretico criticare i bypass coronarici.
      Le critiche alla teoria dell'evoluzione vengono anche da gente competente in materia, e, con un pizzico di onestà in più, si potrebbe anche riconoscerlo.

      Sermonti non è il primo a cui avrei pensato, però anche qui, non è corretto estrapolare frasi fuori dal contesto e pronunciante in chissà quale occasione. Sermonti è un biologo, io, se avessi occasione, parlerei con lui di biologia, così, tanto per sapere su che basi trae le sue conclusioni (non credo si sia svegliato una mattina con i "grilli" per la testa). Però, siccome non ho discusso con lui, non me ne occupo e, fino a quel momento, le sue argomentazioni sono pari a quelle di altri suoi colleghi: chiacchiere.

      Per chi non ha fede religiosa, Dio dovrebbe essere un termine neutro come un altro. Non dovrebbe fare nessuna differenza se quello che non conosco lo chiamo Dio, Pippo, Pluto o Materia oscura. A meno che si abbia qualche altro tipo di fede oppure se ne voglia fare una questione di tifoseria tipo calcistica.

      Oggi è molto facile definirsi Galileani, cioè salire sul carro del vincitore a posteriori. Ai tempi di Galileo però la linea "ufficiale" era contro di lui. È proprio così sicuro che a suo tempo sarebbe stato a favore di Galileo? Oppure anche li avrebbe difeso la linea "ufficiale" che è sempre molto dura mettere in discussione? Prima della consacrazione di Galileo, i quattro gatti che l'appoggiavano erano tenuti ai margini. Proprio come oggi avviene con i competenti nel settore che criticano la teoria più in voga.

      Tanto per chiarire la mia posizione (che viene fuori da ciò che leggo ed ascolto da tanti competenti in materia): l'evoluzione esiste (quindi non va negata) ma risulta essere un meccanismo molto più complesso, raffinato, efficiente ed efficace di quanto teorizzato da Darwin. La selezione naturale esiste ma non svolge nessuna funzione evolutiva. Quindi, scienziati al lavoro, senza rimanere "fossilizzati" su delle teorie che hanno già fatto il loro corso.

      Qualche anno fa ho avuto una chiacchierata con chi si occupa di datazione radiometrica. Ecco, sarebbe utile fare e divulgare un indagare scientifica sull'effettiva attendibilità dei metodi di datazione. La datazione radiometrica da spesso valori in contrasto con quella dei paleontologi, la questione, in sintesi, si risolve ripetendo le misure fino a quando non escono i numeri che ci piacciono (questa sarebbe l'eredità di Galileo).

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