mercoledì 4 gennaio 2017

La scienza è democratica?

"La scienza non è democratica", conclude Roberto Burioni in un post sul suo profilo Facebook che ha fatto discutere. E molti hanno plaudito a questa specifica affermazione sulla non democraticità della scienza, mentre altri hanno storto il naso.

Io penso che questa sia una frase pericolosa se non opportunamente spiegata, perché può portare a grossi fraintendimenti quando viene letta dal grande pubblico. Dipende da cosa si intende, perché la scienza non è democratica in certi casi, ma è la più alta forma di democrazia in altri.




La scienza non è democratica perché un risultato scientifico viene accettato non in base al numero di voti che riceve dalle varie fazioni degli scienziati, ma in base alle sue verifiche sperimentali.

La scienza non è democratica perché le opinioni personali sono sempre in secondo piano rispetto ai fatti

La scienza non è democratica perché la specializzazione elevata necessaria per fare scienza oggi (è stato così più o meno sempre, ma oggi in particolare) per forza di cose taglia fuori gran parte della popolazione.

La scienza non è democratica perché (e questo, penso, intendesse Burioni) proprio alla luce di quanto sopra detto, soltanto una ristretta cerchia di persone altamente specializzate (i cosiddetti "scienziati") riesce a realizzare la ricerca scientifica, comprenderne a fondo i risultati e valutarne l'affidabilità e la consistenza. Questo fa anche sì che il parere dei non addetti ai lavori, nel merito dei risultati scientifici, sia generalmente di scarsa rilevanza rispetto a quello degli specialisti. Questo, peraltro, è vero in qualunque settore che necessita studio e specializzazione.


                                                                PERO':


La scienza è democratica perché qualunque risultato, se ottenuto nel rispetto del metodo scientifico, viene accettato dalla comunità scientifica, indipendentemente da chi lo ha ottenuto.

La scienza è democratica perché non ha preclusione verso qualunque teoria o risultato scientifico, non importa quanto fuori dagli schemi e in contrasto con ciò che si conosce, purché sia stato ottenuto secondo i criteri della scienza e sia stato riprodotto in modo indipendente da esperimenti diversi.

La scienza è democratica perché non è il titolo o l'onorificenza di chi fa affermazioni scientifiche ad avvalorarne la veridicità.

La scienza è democratica perché gli scienziati chiedono che i loro risultati siano controllati da altri scienziati in modo indipendente

La scienza è democratica perché sa correggersi da sola.

La scienza è democratica perché condivide liberamente i suoi risultati specificando in dettaglio come essi sono stato ottenuti, affinché chiunque dotato delle necessarie competenze possa controllarne la validità e l'affidabilità, e eventualmente riprodurli in modo autonomo.
 


                                                                        

11 commenti:

  1. Ne ho parlato in modo simile anche se meno completo in un post su FB. Ma Burioni ha confermato che intendeva il punto (1) per quanto riguarda la democrazia della scienza. Anche se poi il punto (4) è legato alla sua affermazione su chi abbia il diritto di contribuire al "dibattito scientifico".

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  2. Ho commentato in modo simile anche se meno completo ieri su FB. Ma Roberto Burioni ha confermato che si riferiva al punto (1) quando ha scritto "la scienza non è democratica". Ma certo il punto (4) è la base della sua affermazione su chi possa partecipare al "dibattito scientifico".

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    1. Molto bello, chiaro e coinciso. Complimenti

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  3. Cosa ne pensa di quest'articolo? Io concordo con Scalari.
    http://www.valigiablu.it/scienza-democrazia-vaccini/

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    1. Conoscevo la diatriba tra PUS e PEST...
      Secondo me è innegabile che l'insegnamento della scienza alla "PUS", dove c'è lo scienziato che parla e il pubblico che ascolta, è poco efficace. E' efficace per chi è già interessato, ma non è efficace per attrarre il grande pubblico, e per avvicinarlo alla scienza. Per il grande pubblico bisogna scendere a compromessi e inventarsi modi per carpire l'interesse, anche a costo di sacrificare il rigore scientifico (pur dicendo sempre cose corrette, ovviamente) cosa che molti non sono disposti a fare. Le varie iniziative tipo notti dei ricercatori, scienza in piazza etc, vanno tutte in questa direzione, e secondo me alla lunga pagano. Confesso che anche io ero scettico verso un certo modo di comunicare la scienza, ma mi sto ricredendo.

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    2. Penso che far avvicinare la scienza alle persone sia una bella iniziativa, utile, ma non basti. Quello che serve è far sì che le persone stesse diventino divulgatrici. Altrimenti il messaggio rimarrà sempre circoscritto.

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  4. Mi incuriosisce la difesa della "democraticità" della scienza. Dipende dall'area semantica di democratico. Se democratico significa potere del popolo, la scienza non è democratica. Punto. Non sono sicuro di comprendere il significato di "democraticità" dei punti che seguono il però, mi pare abbiano più a che fare con l'assenza di preconcetti che con il significato di democratico, che c'entra poco con i sei punti. C'è grande confusione tra gli aspetti politici relativi alle scienze della salute, che ci riguardano tutti, e su cui possiamo e dobbiamo dibattere democraticamente, e le nozioni che fondano il dibattito che sono patrimonio di chi ci capisce e non materia di opinione di chi non ci capisce. Io non posso certo permettermi di avere una opinione che abbia un qualche valore sulla fisica delle particelle...detto da sincero democratico!

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    1. Quello che intendo è che la scienza può essere sia antidemocratica che democratica a seconda di cosa si intenda. E' antidemocratica perché un'affermazione ha validità scientifica solo se sufragata dai fatti e non per alzata di mano, e chi non è competente non ha titoli per partecipare al dibattito scientifico, ma e è anche democratica perché, nell'ambito della scienza, essa non si preoccupa di chi fa cosa, purché lo faccia secondo il metodo scientifico, e perché il suo scopo è quyello di diffondere a tutti le sue scoperte.

      Il succo del discorso, secondo me, è che la scienza è scienza e basta, e per il resto si sta giocando con le parole a proprio uso e consumo, cosa che peraltro con la scienza ci azzecca poco.

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