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domenica 28 novembre 2021

Errori di comunicazione: quando gli scienziati non sanno prevedere cosa capirà il pubblico.

In questa pandemia si è molto parlato di errori di comunicazione da parte degli scienziati. Chi fa Scienza in effetti non sempre sa anche comunicare la Scienza, e a volte si dicono cose che gli altri scienziati sanno interpretare nel loro vero significato, ma che invece il pubblico interpreta in modo completamente diverso. E in certi casi l'interpretazione che ne viene data può essere molto sbagliata, se non addirittura controproducente per il messaggio che si vorrebbe veicolare.

E quindi, se non si è esperti di comunicazione e non si fa prima l'esercizio di immedesimarsi nella mente del pubblico medio, il rischio è che affermazioni proferite in buona fede e con un significato scientifico ben chiaro agli scienziati possono trasformarsi in mostruosità per chi ascolta dal divano di casa.

Il problema nasce anche dal fatto che oggi la Scienza è diventata "pop". Lo scienziato è pop, la scoperta scientifica, anche se non ci capisci niente, è diventata pop, e ti ritrovi eventi pubblici dove si parla di neutrini o onde gravitazionali in cui la gente si accalca per entrare, perché vuole sentire la Scienza raccontata dai diretti protagonisti, e non dai giornalisti scientifici. Una volta, anche solo in tempi recenti, non era così. Solo una ventina di anni fa al Cern, alla fine del progetto Lep, si credeva di avere "quasi scoperto" il Bosone di Higgs. Il tutto, oggi lo sappiamo, era una banale fluttuazione statistica neanche troppo degna di essere raccontata, ma all'epoca ci fu un gran dibattito all'interno della comunità degli addetti ai lavori. Tuttavia a nessuno venne in mente di chiamare giornalisti o tv per pubblicizzare la presunta scoperta. Oggi non sarebbe così, e infatti i neutrini superluminali, che nel tempo di una settimana si sono trasformati da scoperta epocale di quelle che ti fanno riscrivere i libri di fisica a uno stupido cavetto collegato male, hanno guadagnato le prime pagine dei giornali.



Quindi lo scienziato, a volte suo malgrado, a volte per sua stessa iniziativa, è chiamato sempre più spesso a comunicare direttamente, in prima persona, il suo lavoro al pubblico. Ma il problema è che il pubblico spesso sa poco di Scienza, per cui non è detto che capisca, oppure, e questo è anche peggio, può capire in modo molto sbagliato. E quindi diventa sempre più importante imparare a cautelarsi su questo aspetto, imparando a prevedere come il pubblico interpreterà le frasi che diciamo.

Ecco quindi una serie di affermazioni tipiche ma molto fuorvianti che ho sentito più volte dire da scienziati, anche famosi, nel campo che conosco meglio, che è la fisica delle particelle elementari. Sono affermazioni che io reputo errori di comunicazione grossolani, da evitare assolutamente, perché vorrebbero stupire, ma rischiano invece di essere interpretati da un comune cittadino in modo molto distorto. In alcuni casi la cosa si traduce semplicemente in un fraintendimento, ma in molti altri casi può avere l'effetto di generare preoccupazione verso l'attività degli scienziati e la Scienza in genere, della serie "ma ci possiamo fidare di questi pazzi?".

LHC è il luogo più caldo dell'universo: al suo interno si raggiungono temperature 100mila volte maggiori dell'interno del Sole. L'ho sentito dire un sacco di volte. Come a voler intendere "visto che figate che sappiamo fare?". Invece mio padre, che di me tutto sommato si fida, un giorno mi ha detto: "Senti, ma ho sentito di queste temperature enormi che create sottoterra. Oh, ma possiamo stare tranquilli? Non è che combinate un casino!?". D'altra parte questo è ciò che viene in mente di primo acchito a qualunque persona inesperta di fisica ascoltando quella frase. Il punto fondamentale che invece bisognerebbe spiegare molto chiaramente è che quella non è una vera temperatura. Anzi, non è affatto una temperatura! Quella frase sta a significare che le singole collisioni fra coppie di protoni nell'acceleratore, in termine di energia, corrispondono a quelle che si avrebbero se avessi un gas di protoni a una temperatura pari a 100mila bim bum bam volte l'interno del Sole. Ma al Cern sono solo due protoni alla volta che si scontrano! Non c'è nessun gas incandescente, dentro l'acceleratore! Non c'è nessuna quantità macroscopica di materia a quella temperatura. Capisco che dire tutto questo è complesso e ridimensiona lo stupore. Però se non lo dici, se non sei ultra chiaro su questo aspetto (e non è per niente facile essere chiari se stai parlando a un pubblico che non sa molto di fisica) la gente, che queste cose non le sa, è garantito che come reazione immediata si preoccupa. D'altra parte sarebbe una bella pretesa credere che la gente pensi subito: "Ah, giusto, perché E è uguale a kT, e quindi posso assimilare l'energia di ogni singolo protone all'energia che avrebbe un protone all'interno del Sole dove la temperatura è di svariati milioni di gradi." La gente, ovviamente, la prima cosa che pensa è che la sotto c'è un blob di roba mostruosamente incandescente che Dio solo sa come fai a maneggiarlo, e che se ti sfugge di mano fondi mezza Ginevra.

A LHC ricreiamo il Big Bang!  Questa "vulgata" è talmente diffusa che il giorno in cui è stato acceso per la prima volta LHC - mi trovavo a Londra - il Times titolò: "The World Survives the Big Bang". Ecco: un fisico che dice in TV o a una conferenza pubblica che a LHC si cerca di replicare il Big Bang per me andrebbe preso, gli si mette un bel camicione arancione, e lo si porta a Guantanamo per la rieducazione, che consiste nell'obbligo di guardarsi 24 ore su 24 la collezione integrale degli interventi televisivi di Paolo Fox. Ovviamente a LHC non si ricrea nessun Big Bang, e ciò che si intende è che le collisioni fra singoli protoni, protone contro protone, che si verificano all'interno dell'acceleratore, hanno energie comparabili con quelle che caratterizzavano l'Universo primordiale, nei suoi primi istanti di vita. Che peraltro lo stesso discorso vale anche per gli acceleratori che c'erano 20, 30, 40 anni prima di LHC. Tutti i moderni acceleratori sondano energie che, a livello di urti fra singole particelle, sulla Terra non avvengono se non nei raggi cosmici, e caratterizzavano invece l'Universo primordiale. Ma figuriamoci se si cerca di replicare il Big Bang! Frase che peraltro, cattive interpretazioni a parte, è del tutto priva di senso e equivale all peggiore divulgazione-spazzatura. Però proprio ieri, in una chat di un gruppo che dovrebbe essere scientifico, un tipo scriveva che al Cern hanno riprodotto il big bang e sotto altri commentavano  che al Cern sono tutti pazzi. Complimentoni per il bel risultato!

A LHC si sta cercando di produrre buchi neri. Anche qui... Santo Cielo! Tutti, ma proprio tutti, anche quelli che confondono il big bang con l'orologio di Londra, sanno che i buchi neri sono peggio del Dyson, e si ciucciano qualunque cosa gli capiti a tiro, che poi al massimo se ti va bene lo rivedi in un altro Universo. E nonostante l'aura demoniaca che i buchi neri hanno per il grande pubblico, questi vanno a dire in prima serata, candidi come scolaretti, che a LHC si vorrebbe tanto produrre un buco nero ma purtroppo finora niente, ma tranquilli...siamo fiduciosi di farcela! Cosa credono che possa pensare un normale cittadino che di fisica non sa niente? "Oh, che bellooooo! Speriamo che lo producano questo buco nero, così lo andiamo a visitare e ci portiamo anche la nonna, e facciamo un bel viaggio spazio-temporale!". Giustamente, invece, si preoccupano, e dicono "ma questi scienziati sono tutti matti!".

Però alcuni, i più coscienziosi, come a voler rimediare specificano: "oh, tranquilli, anche se dovessimo produrli, i buchi neri poi evaporano! Lo ha previsto Hawking!". Adesso, ragioniamo un attimo e mettiamoci nella testa di uno qualunque, tipo mio padre. Mio padre potrebbe dire: "e se Hawking si è sbagliato?" Se si è dimenticato di fare il doppio prodotto, in tutta quella marea di conti, e gli veniva che evaporano subito, e invece non è vero, e questi buchi neri poi si ciucciano tutta la Terra come un verme dentro una mela? Come la mettiamo? "Eh, scusate, Hawking si era sbagliato, la Terra smetterà di esistere fra un paio di giorni".

Io, che faccio il fisico, onestamente non mi fiderei così ciecamente della previsione di Hawking, con tutto il rispetto. Non in questo caso! In fin dei conti è solo una previsione teorica, che nessuno, ma proprio nessuno ha mai verificato. Né, mai nessuno, ha mai visto un buco nero evaporare! Anzi, vi dirò: a me fa proprio ridere la gente che in rete scrive "MA TANTO EVAPORANO!!!", come se fosse una cosa scontata. E se poi non evaporano, perché si instaura un processo che ancora non conosciamo, cosa dici? "Ah, scusate... ci siamo sbagliati... Adesso però c'abbiamo sto buco nero che si aggira di qua e di là, e ci sembra anche che ieri fosse più smilzo. Qualcuno sa per caso come smaltirlo? Andrà nell'indifferenziato?".

Se invece mi fido di LHC, e del fatto che i suoi eventuali micro buchi neri, dovessero mai essere prodotti, sarebbero assolutamente innocui, che evaporino o meno, non è certo perché l'ha detto Hawking (con tutto il rispetto...) ma è perché questi eventuali micro buchi neri quantistici, che esisterebbero qualora la gravità fosse bla bla etc etc...in eventuali extra dimensioni submillimetriche bla bla etc etc..., insomma, questi micro buchi neri, qualora fossero ammessi dalle leggi della Natura, sarebbero stati già prodotti in abbondanza nei raggi cosmici che da svariati miliardi di anno colpiscono costantemente la Terra con energie a volte perfino superiori alle energie dei protoni di LHC. Questo ci rende tranquilli che un eventuale buco nero prodotto a LHC sarebbe soltanto interessante dal punto di vista scientifico senza risucchiarci tutti, e non il fatto che Hawking ha previsto che tanto evaporano! (Sempre con tutto il rispetto!) E lo stesso discorso vale per tutte le possibili stranezze che si potrebbero produrre a LHC, se la Natura avesse deciso che così deve essere: se queste stranezze fossero possibili, sarebbero state già prodotte in abbondanza nelle interazioni dei raggi cosmici nei miliardi di anni in cui noi non c'eravamo ancora ma la Terra e l'Universo sì, e il fatto che siamo ancora tutti qui a cazzeggiare significa che quei processi, qualora dovessero avvenire, non possono essere nocivi. Lo so, è lungo da dire, e rischi di far calare l'audience, ma se l'alternativa è che dal salotto di casa i telespettatori ti danno del pazzo scriteriato, forse è un prezzo che vale la pena pagare.

Al Cern produciamo antimateria. Ecco: Dan Brown allora aveva ragione, e questi pazzi vogliono distruggerci! Già ci vedi la Gianotti che esce dall'ufficio con una 24 ore che tiene legata al polso con una catenella di Niobio-Titanio, che di sicuro contiene qualche chilo di antimateria da dare agli Illuminati, che poi la spargeranno con le scie chimiche e i vaccini attivandola poi tramite il 5G e i microchip sottopelle, perché tanto quelli del Cern hanno l'antidoto. Dicendo che al Cern si produce antimateria, che è vero, occorrerebbe anche far presente subito dopo che produrre antimateria è un processo estremamente complesso e costoso, e che per i fisici anche alcuni singoli antiatomi sono sufficienti per dire che si produce antimateria.  Quindi al Cern è vero che si produce antimateria, ma in quantità estremamente irrisoria per farci saltare tutti in aria, ma sufficiente per studiarne le proprietà, che è ciò che interessa alla Scienza. Infatti il totale di antimateria finora prodotta artificialmente al Cern e nel resto del mondo in esperimenti analoghi equivale a una decina di miliardesimi di grammo. Un po' poco per distruggere il mondo, considerato che particelle di antimateria sono presenti in modo assolutamente naturale anche dentro le banane, quelle che diamo ai bambini perché sono buone e fanno bene. Anche questo, già che ci siamo, andrebbe detto in prima serata. Per vedere l'effetto che fa, come cantava Iannacci.

E poi c'è Zichichi, con perché un piatto di spaghetti non esplode e tutto il resto del suo campionario, ma questo è un caso a parte, che rimando a un articolo dedicato.




domenica 21 novembre 2021

La Terza Dose e la Statistica di Bayes.


 

Su un gruppo di no-vax e no-green-pass leggo questo scambio di battute.

A parte le reazioni non raccontabili che mi vengono d'istinto, questo dialogo, che sintetizza un punto di vista che è comunque abbastanza trasversale e diffuso, è l'ennesima dimostrazione di quanto la cultura scientifica sia da sempre lontana dalla cultura media della società. Di nuovo, a costo di ripetermi e diventare noioso, è del tutto inutile insegnare la chimica e la fisica con programmi scolastici sulla carta sterminati, se poi non si riesce a comunicare la mentalità scientifica, l'approccio scientifico alle cose del mondo. Il risultato sarà che quelle nozioni probabilmente verranno comunque dimenticate e di Scienza non resterà nulla, tantomeno quel modo di ragionare che fa la differenza con le chiacchiere da bar.

Questo scambio di battute, nell'intento dei partecipanti, si può riassumere dicendo che gli scienziati che si occupano dei vaccini non hanno idea delle loro affermazioni: prima dicono due dosi, poi tre, e pertanto brancolano nel buio. E quindi la conclusione ovvia è che di essi e della Scienza non possiamo fidarci.

Gli errori di comunicazione da parte degli scienziati verso il pubblico certamente ci sono e ci sono stati (anche gli scienziati sono esseri umani, e a volte un microfono davanti alla bocca gioca brutti scherzi), ma il problema di fondo è che quegli errori di comunicazione vanno poi a cadere nel mare di grande ignoranza del metodo scientifico che affligge cittadini, politici e giornalisti, con il risultato che le due cose assieme generano mostri come questo scambio di opinioni. Se la società avesse gli anticorpi, ovvero la consapevolezza di come procede la Scienza, e conoscesse la capacità di ragionare secondo la Scienza, anche gli errori di comunicazione da parte degli scienziati avrebbero un effetto più blando nel generare confusione.

Dove sta il problema in questo caso? Nel non avere idea di come si costruisca il sapere scientifico. E di questo voglio parlare.

Sostanzialmente la Scienza, quando si trova ad analizzare un certo fenomeno, procede cercando di rispondere continuamente a questa domanda: alla luce dei dati che conosco già, e in base ai nuovi dati che ho appena acquisito, qual è la probabilità che il modello che ipotizzo descrivere il fenomeno che sto studiando sia corretto? E quindi qual è la probabilità che le previsioni che da quel modello posso trarre siano vere?

Notate che questa probabilità è una probabilità un po' strana. Non è il calcolo delle probabilità che si studia a scuola che, salvo casi rarissimi, riguarda il solito lancio dei dadi, o la probabilità di fare un terno, di pescare tot palline rosse e nere in una scatola, e cose del genere. Il calcolo delle probabilità nel mondo reale, e quindi anche nella Scienza, nella maggioranza dei casi è un'altra cosa, ed è quello che abbiamo prima menzionato. In questo caso la probabilità equivale a chiedersi: quanto ci scommeterei che quello che sto dicendo sia vero?

Di primo acchito questa definizione di probabilità (si chiama Bayesiana, in matematica) può lasciare interdetti. Però, se ci pensiamo bene, la totalità delle nostre azioni e delle decisioni che ci troviamo a dover prendere nella vita non sono mai basate su probabilità tipo lancio di dadi, o estrazione dei numeri del Lotto. Tutte le decisioni che prendiamo, e che quindi si basano su quanto crediamo corrette le nostre valutazioni dei fatti, non si basano sulla statistica che generalmente si studia a scuola (che si chiama statistica "frequentista", in gergo, perché basata su frequenze ben note di accadimenti di certi fenomeni, tipo l'uscita del rosso o del nero, di un ambo al Lotto e simili), ma sulla probabilità cosiddetta "condizionata".

Condizionata a cosa? Condizionata a ciò che sappiamo già, e alle osservazioni che abbiamo appena effettuato su quel fenomeno. Infatti la domanda che continuamente ci poniamo, nella Scienza come nella nostra quotidianità, quando ci confrontiamo con qualcosa di nuovo è del tipo: che probabilità c'è che una certa affermazione sia vera, alla luce di tutto quello che già conosco?

Facciamo un esempio: le previsioni del tempo. Come si fanno le previsioni del tempo? Supponiamo di voler sapere adesso, nella seconda metà di Novembre, che tempo farà a Natale. Possiamo fare una serie di misure sui parametri atmosferici e meteorologici di oggi, e darli in pasto a un computer, con tutti i nostri migliori programmi di predizione meteorologica. All'inizio, prima di fare questa operazione, la nostra previsione su che tempo farà a Natale sarà agnostica: non ne abbiamo idea. Dopo questa procedura avremo una risposta, sebbene estremamente vaga. La nostra previsione basata sulle osservazioni di oggi non è più agnostica, ma si traduce in un risultato che è comunque estremamente incerto per il meteo di Natale, per il semplice fatto che fra qui e Natale possono intervenire nuovi fattori ad alterare le nostre previsioni.

Però, reiterando questa procedura nei giorni e nelle settimane successive, usando ogni volta come punto di partenza il risultato della previsione precedente, si potranno via via integrare e affinare le previsioni con nuove osservazioni e correggere il tiro, e man mano la previsione di che tempo farà a Natale sarà sempre più probabile, ovvero più credibile, tanto che tre o quattro giorni prima la previsione, arricchita dalle nuove informazioni che ho acquisito nel frattempo, sarà altamente probabile. Quindi il fatto che le previsioni meteo cambino man mano che ci si avvicina alla data di cui si vuole sapere la previsione non significa che quelli delle previsioni meteo "non ci capiscono niente", e che una volta dicono una cosa una volta un'altra. Significa che la previsione meteo si aggiusta e diventa più probabile proprio grazie ai dati che nel frattempo vengono raccolti.

Cosa vuol dire probabile in questo caso? Vuol dire quanto ci scommetteremmo sopra. Non è una probabilità frequentista, tipo il lancio di una moneta, ma una probabilità condizionata a quello che già sappiamo, che abbiamo osservato sul meteo e sulle condizioni atmosferiche nei giorni precedenti, e su ciò che sappiamo su come funziona l'atmosfera, i venti, le correnti calde e fredde etc, che ci permette di rendere sempre più probabile, sebbene mai assolutamente certa, la previsione per il tempo che farà a Natale.

E questo modo di procedere è con noi, oserei dire "dentro di noi", continuamente, ogni giorno, per qualunque cosa facciamo e di cui vogliamo valutare la probabilità. E' la statistica "Bayesiana", da Thomas Bayes, un matematico e monaco presbiteriano inglese del 1700, che per primo formalizzo questo tipo di calcolo delle probabilità.

Se ad esempio decidiamo di investire del denaro in azioni, lo facciamo in base all'andamento di quelle azioni, e a ciò che già conosciamo su come si comportano quelle azioni. Non abbiamo la certezza del risultato, ma la nostra convinzione sulla giustezza o meno dell'investimento viene modellata e costruita osservando ciò che nel frattempo accade e è accaduto, tramite un processo di tipo Bayesiano.

Provate a pensarci: tutta la nostra vita, ogni nostra decisione, ogni nostra opinione, su qualunque argomento, è un continuo aggiustare le nostre convinzioni in base a ciò che già conosciamo, che sperimentiamo, e che impariamo di nuovo nel frattempo. 

Io ad esempio non avevo mai fatto la besciamella. Ho letto la ricetta, ma la prima volta che ho provato a farla l'ho buttata. Però, da quell'esperienza, ho capito che avevo messo troppa farina. La volta dopo ne ho messa di meno, e è venuta una cosa dignitosa, anche se decisamente migliorabile. La volta dopo, quindi, ho messo un po' più di latte, perché dall'esperienza precedente avevo capito che quello avrebbe aiutato, e insomma, adesso so fare una besciamella che mi sento di definire buona. Il tutto è avvenuto partendo da una posizione che potremmo definire "agnostica" (come gli scienziati per il Covid, o come i meteorologi per le previsioni meteo a Natale, neanche io sapevo molto della besciamella, se non un po' di teoria generica). Però, in seguito al risultato ottenuto, ho fatto ipotesi su come avrei potuto migliore il risultato successivo, e iterando questo processo sono arrivato a definire più che soddisfacente la mia ricetta della besciamella. Inconsciamente ho applicato l'approccio Bayesiano: dalle osservazioni ho fatto ulteriori ipotesi sulle azioni successive da intraprendere, stimando di volta in volta cosa sarebbe potuto accadere, fino ad arrivare a un risultato certamente ancora migliorabile, ma comunque ottimale per il mio scopo.

Anche la scienza, in ultima analisi, funziona così. Tutti i risultati scientifici si basano su una credibilità che si costruisce e si modifica nel tempo in base alle osservazioni, ai risultati positivi o negativi che si ottengono.

Tutto questo modo di analizzare i dati, che se ci pensiamo bene è il nostro modo usuale di comprendere il mondo da sempre, è descritto dalla statistica Bayesiana, che sostanzialmente si occupa di valutare quanto sono vere certe affermazioni su un dato fenomeno, in base a ciò che osserviamo e conosciamo di quel fenomeno.

E cosa c'entra questo con i vaccini?

C'entra perché anche per i vaccini le nostre conoscenze sull'efficacia delle vaccinazioni si affinano nel tempo all'aumentare dei dati raccolti, così come si affinano le previsioni del meteo all'aumentare dei dati meteorologici, o come si affinano le conoscenze sulla realizzazione della besciamella all'accumularsi dei "risultati sperimentali".

Il vaccino anti Covid, così come il Covid stesso, non esistevano fino a due anni fa. La nostra conoscenza sugli effetti del virus e del suo vaccino è cresciuta e cresce nel tempo all'aumentare dei dati. A me ad esempio fanno ridere quelli che dicono di non volersi vaccinare perché non si conoscono gli effetti a lungo termine del vaccino. E' certamente vero in linea di principio, sebbene il vaccino sia stato sviluppato seguendo tecniche già ben note da chi si occupa professionalmente di realizzare vaccini. Ma allo stesso tempo bisognerebbe anche chiedersi: e gli effetti  a lungo termine del virus si conoscono? Anche il virus è una novità! Le nostre conoscenze aumenteranno quindi sia sul virus che sul vaccino, e magari cambieranno ancora con il crescere dei dati. Ma se cambieranno non sarà perché gli scienziati "non hanno idea di ciò che dicono", ma proprio perché più passa il tempo e più hanno idea di ciò che dicono! E' così che funziona la Scienza, perché così funziona il nostro modo di comprendere il mondo.

Quindi la convinzione, che in alcuni diventa a volte una pretesa, che la scienza scolpisca nella pietra le proprie affermazioni, e non debba più rivederle alla luce dei nuovi dati, significa non avere capito nulla non solo di come funzioni la Scienza, ma di come funzioni in generale il modo di interfacciarsi e comprendere il mondo da parte degli esseri umani. E permettetemi, non è solo una manifestazione di ignoranza, ma anche di una discreta stupidità, di cui sarebbe bene non andare fieri.

giovedì 16 settembre 2021

Un (ennesimo) esempio di scarsa conoscenza del metodo scientifico

Qualche giorno fa, su un gruppo scientifico di Facebook, mi sono imbattuto in una discussione  che riguardava la misura della vita media del fotone. Una misura di questa quantità affermava che la vita media del fotone è maggiore di un miliardo di miliardi di anni. Le reazioni di alcuni, a commento della notizia, erano del tipo: "ma che sciocchezza, ma che senso ha, ma cosa vuol dire un miliardo di miliardi di anni!"

In effetti l'universo esiste "solo" da circa 13 miliardi di anni, quindi che senso ha dire che le misure sulla vita media del fotone indicano che quest'ultimo possa vivere almeno per un miliardo di miliardi di anni? Come può una misura indicarci che qualcosa vive molto più del tempo passato finora dall'inizio dell'Universo?

Quello che in realtà mi ha fatto riflettere, leggendo i vari commenti, è la difficoltà di interpretare un risultato "nullo" da parte del pubblico. Che poi in questo caso si tratterebbe, almeno in teoria, di un pubblico interessato alla scienza, anzi alla fisica. Questo è a mio parere uno dei tanti argomenti che la scuola dovrebbe insegnare, concentrandosi quindi sul metodo e sull'approccio scientifico ai problemi, invece che proporre programmi sterminati quanto inutili. Lo so, rischio di essere monotono, ma l'incapacità diffusa di ragionare in modo scientifico ha mostrato tutti i suoi effetti in questi due anni di pandemia, durante i quali certi rappresentanti delle istituzioni e della cultura, come si usa dire, hanno perso ottime occasioni per tacere, manifestando tutta la loro ignoranza scientifica, che non è non sapere di Scienza, ma è piuttosto non avere alcuna dimestichezza con il pensare scientifico. E non credo sia una cosa di cui vantarsi.

Il problema della vita media del fotone, di per sé irrilevante nella vita di tutti i giorni, si può infatti estendere ad altri casi, molto diversi nello specifico, che possono riguardare ad esempio la salute o la società, e che implicano eventi estremamente rari, di cui non abbiamo evidenze. Cosa possiamo dire, dal punto di vista scientifico, su qualcosa che non abbiamo finora mai osservato, ma che in linea di principio potrebbe accadere? Possiamo concludere che non può accadere semplicemente perché nessuno lo ha mai visto accadere? Oppure, dal punto di vista scientifico, possiamo dare una risposta un po' più completa?

Per rispondere prendiamo il nostro fotone, o meglio ancora potremmo prendere un protone. Infatti, se ci può sembrare assurdo e sconfinante nel ridicolo affermare che un fotone viva "almeno" un miliardo di miliardi di anni, quando l'universo esiste "soltanto" da 13 miliardi di anni, beh... le misure sulla vita media del protone indicano che ognuno di questi oggetti vive almeno un miliardo di miliardi di miliardi di miliardi di anni. 10 elevato alla 36 anni, grosso modo, rispetto ai 10 elevato alla 10 anni dell'età dell'universo.

 

Questa figura non c'entra nulla con il contenuto dell'articolo, ma è una figura senza copyright. E una figura, si sa, ci vuole sempre.

 

Questa determinazione di quanto "come minimo" può vivere un protone nasce dal fatto che tutti gli esperimenti che hanno cercato di misurare la vita media del protone, cioè il tempo dopo il quale un protone muore (ovvero si trasforma in qualcos'altro), in realtà non hanno mai visto nemmeno un protone morire. Esattamente come per il fotone.

Ma come faccio a stimare la vita media di qualcosa che non vedo accadere mai, come il decadimento di un protone?

La misura si basa sul fatto che viene tenuto sotto osservazione un numero grandissimo di protoni (ad esempio quelli contenuti in una piscina piena di acqua) per - mettiamo - 10 anni, e in tutto quel tempo non si è mai visto nemmeno un protone decadere. Questo non significa che il protone non possa decadere in assoluto, ma vuol dire che se lo fa, lo fa molto molto raramente, così raramente da impedirmi di vedere anche un solo decadimento su 10 anni di osservazioni di un numero elevatissimo di protoni, quanti ce ne sono in una piscina piena d'acqua. Il fatto di tenere sotto osservazione un numero così enorme di protoni mi permette di sperare di osservarne almeno uno schiattare dopo solo qualche anno quando in media, se guardassi un singolo protone, questo avverrebbe in miliardi di miliardi di miliardi etc di anni. Su tanti (tantissimi in questo caso) qualcuno che differisce significativamente dalla media c'è sempre. Il tutto è ovviamente ben quantificato da leggi matematiche su cui adesso non è il caso di discutere.

Quindi, nel caso di un risultato nullo, cioè un esperimento in cui non ho osservato il fenomeno, non sono autorizzato a dire che quindi non può accadere, ma posso solo concludere che, in base al tipo di esperimento che ho fatto, se dovesse accadere, accadrebbe in modo sufficientemente raro, dove quel sufficientemente viene quantificato dal tipo di tecnica, di esperimento e di campione statistico che ho utilizzato. Posso quindi stabilire quanto al massimo può essere frequente il fenomeno, da impedirmi di osservarlo con il metodo sperimentale che ho usato.

Per capirci: se volete sapere ogni quanto passa l'87, e andate alla fermata e aspettate 10 minuti, se dopo quei 10 minuti l'87 non è passato non potete concludere che l'87 non passi MAI. Potete però certamente escludere che passi mediamente ogni minuto, o ogni qualche minuto, perché altrimenti probabilmente lo avreste visto passare, ma non potete escludere che passi in media ogni 15, 20, o 40 minuti. Il vostro esperimento non è sufficientemente sensibile da accorgersene.

Se però, invece di controllare una sola fermata, mandate tutti i vostri amici ognuno a una fermata diversa ad aspettare l'87 per 10 minuti, e nonostante ciò nessuno dei vostri amici, nei 10 minuti di attesa, vedrà passare l'87, allora potrete concludere che l'87 passa certamente dopo molto più di 10 minuti, perché altrimenti qualche vostro amico, nei suoi 10 minuti di attesa, lo avrebbe visto passare alla sua fermata. In altri termini più amici usate, e più tempo ciascuno aspetterà alla fermata, tanto più il passaggio dell'87 risulterà infrequente se nessuno dei vostri amici lo vedrà passare nel suo tempo di attesa. Tuttavia questo non può escludere in toto il passaggio dell'87, che magari è un bus notturno o passa solo d'estate, ma rende il suo passaggio significativamente raro.

La morale è quindi che nella Scienza un risultato nullo non significa che quell'evento non possa avvenire. La scienza non può dire questo. Se lo facesse vi prenderebbe in giro.

Perché ho fatto tutto questo preambolo? Perché alcuni vorrebbero essere presi in giro dalla Scienza. Ad alcuni piacerebbe che la Scienza dicesse loro: stai tranquillo, questa cosa non può accadere!

Ultimamente abbiamo assistito a polemiche sugli effetti avversi dei vaccini, con frasi del tipo: "vogliamo avere la certezza che i vaccini non producano reazioni avverse! La scienza dia risposte certe!". Questo articolo ci racconta bene il folklore di queste pretese, e contiene anche molte riflessioni interessanti.

Il punto è che la frase "vogliamo avere la certezza che non ci siano casi avversi da vaccinazione", dal punto di vista scientifico, equivale a dire "vogliamo avere la certezza che un protone non decada mai". Questa certezza, per la scienza, non esiste. Se la Scienza vi dicesse che 10 alla 35 anni significa mai, vi prenderebbe in giro. Significa molto molto raramente, ma non significa "mai"!

Quindi chiedere alla Scienza che ci dica che un vaccino certamente non produce mai effetti avversi, chiedere la certezza di ciò, significa chiedere di essere presi in giro.

Una caratteristica delle fedi, delle pseudoscienze, dei santoni, i maghi e certe presenze fisse da salotto televisivo, è che tutti propinano certezze. Per chi vuole essere preso in giro sono perfetti.

Terminato di scrivere questo articolo, mi sono ricordato che avevo parlato di questo argomento anche in questo articolo. Evidentemente è un evergreen...



mercoledì 7 luglio 2021

Il Pentagono, gli UFO, e le riflessioni di un fisico

Recentemente ha suscitato un certo interesse la notizia che il Pentagono abbia declassificato alcune osservazioni di UFO (intesi espressamente come oggetti volanti non identificati, e non nell'accezione spesso sottintesa di "astronavi aliene") ritenute inspiegabili (o forse sarebbe meglio dire "inspiegate") e risultato di anni di osservazioni (fonte).

Come conseguenza, molti in rete hanno risposto con entusiasmo, soprattutto quelli che equiparano la parola UFO con la prova dell'esistenza degli alieni. Finalmente - dicono - anche il Pentagono, dopo tanta reticenza, ammette quello che loro, gli ufologi, sapevano già in cuor loro: gli alieni sono fra noi.

E comunque, senza arrivare a queste conclusioni estreme, altri vedono in questa declassificazione da parte del Pentagono l'implicita ammissione che ci siano cose non comprese, su cui perfino i militari americani ammettono di non capirci niente, e su cui quindi è il caso di indagare. Non saranno alieni, ma insomma, per dirla come va detta, ci sono cose molto misteriose, e questi misteri sono fra noi!

Io, avendo purtroppo questa laurea in fisica che mi tara la mente, assieme a una trentina di anni di attività come fisico sperimentale, mi sento di fare alcune considerazioni che a me sembrano banali e ovvie, ma che a molti, a giudicare da quello che si legge in rete, evidentemente non sembrano tali.

Tralasciando l'osservazione che gli UFO sono assolutamente insensibili al crescere dei Megapixel e al raffinamento delle tecnologie video, perché nelle foto, puoi avere anche i mezzi del Pentagono, vengono sempre una schifezza (forse non sarebbero UFO se le foto fossero nitide!), la prima cosa da dire è che è normale che qualunque struttura militare, tipo una portaerei, tenga sotto controllo tutto ciò che le ronza attorno, dai pellicani ai droni, fino agli aerei e a qualunque oggetto che si avvicini. E quindi si preoccupi di cercare di spiegare ogni singolo puntino che appare sui loro radar, schermi, sensori agli infrarossi o quello che è.

E quindi è logico supporre che questa attitudine a controllare tutto ciò che si avvicina loro, cosa assolutamente normale per un esercito, soprattutto se proclamato il più potente esercito della Terra, si traduca in pratica in un numero sterminato di ore di filmati e riprese con telecamere infrarosse, sonar, radar, sensori di vario tipo, considerate anche tutte le strutture, le basi, le navi, gli aerei e i sommergibili che appartengono all'apparato militare degli Stati Uniti.

Insomma, partiamo da una quantità di dati ("misure sperimentali", per usare un gergo da fisici) mostruosamente grande. 

Ora mi chiedo: ma vi aspettavate veramente che ogni singola pulce presente in quelle miriadi di filmati fosse perfettamente spiegabile senza ombra di dubbio? Senza lasciare qualche domanda senza risposta? Senza nessuna incertezza sulla sua origine? Io spero vivamente che i militari americani non avessero questa idea!

Lo spero vivamente perché su un numero sterminato di eventi, di riprese, di immagini, di dati catturati sui pixel dei sensori e sui nastri, sarebbe veramente molto strano che non ci fosse nulla molto distante e differente dalla normalità. Su una grande marea di dati "le code delle distribuzioni", come le chiamano i fisici, si fanno vedere in termini di eventi imprevisti e fuori dallo standard.

Una delle prime cose che ci insegnano in laboratorio di fisica è che se misuriamo una quantità il cui valore vero vale zero, e lo misuriamo un numero infinito di volte, magari con metodi molto diversi fra loro, a causa delle fluttuazioni statistiche (e degli effetti sistematici) possiamo ritrovarci valori grandi o piccoli di tutti i tipi, che addirittura vanno, in linea di principio, da meno infinito a più infinito. E' la curva Gaussiana, la dispersione normale degli errori. E' la base dell'analisi dei dati e dell'interpretazione delle misure in laboratorio.

Quindi, nel nostro caso, i militari USA probabilmente stanno osservando proprio la coda della distribuzione. Quegli eventi rarissimi che si presentano come qualcosa di estremamente strano e diverso dal normale (e quindi inspiegabile secondo quello che ci aspetteremmo per una cosa che conosciamo) a causa di una serie di coincidenze, concomitanze e effetti estremamente rari, ma assolutamente fisiologici se il numero di misure effettuate è altissimo, come pure il numero di soggetti. Si aspettavano forse che non ci fossero? Si aspettavano forse di non trovare mai niente di anomalo, su anni e anni di dati raccolti in tutte le loro strutture militari, in tutte le possibili condizioni?

Nella ricerca sperimentale, se faccio un numero di misure molto grande su tante quantità diverse, ho la certezza di ottenere qualche istogramma con dati strani e non descrivibili da ciò che si conosce.

L'altro aspetto su cui poi tanti cadono è l'affermazione, assolutamente sbagliata, che se non si riesce a trovare una spiegazione, allora la spiegazione alternativa, per quanto assurda, deve essere vera. Lo so, lo faceva dire Conan Doyle a Sherlock Holmes, ma Conan Doyle non conosceva l'approccio Bayesiano alla statistica. Questo errore, a onor del vero, il Pentagono non lo fa, ma tanti commentatori lo fanno.

L'approccio Bayesiano, tanto per essere sintetici e concreti, in questo caso si traduce in questo: se la mattina di Natale trovo delle impronte di scarpe sulla fuliggine davanti al camino, e la sera precedente, prima di andare a letto, avevo pulito tutto per bene, e potrei spergiurare che quelle impronte non c'erano, beh... il fatto che io non sappia giustificare l'esistenza di quelle impronte non rende più probabile che allora mentre dormivo sia arrivato Babbo Natale. Posso non riuscire a spiegare l'origine di quelle impronte, ma comunque l'ipotesi Babbo Natale è così poco probabile a priori, che comunque non la considero, anche se non mi viene in mente altro. Io lo so che questo farà infuriare gli ufologi, ma l'ipotesi che ci siano esseri provenienti da altri pianeti che ci gironzolano attorno dopo aver attraversato la Galassia, è così improbabile da essere credibile quasi quanto Babbo Natale.

Vi faccio un altro esempio.

Io faccio parte del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze. Nel Cicap c'è un gruppo che si chiama Gruppo indagini, di cui faccio parte anche io. Al Gruppo Indagini scrivono continuamente persone che sottopongono agli esperti del Cicap tutta una serie di casi ritenuti in qualche modo misteriosi (in genere anteponendo la frase "premetto che io sono una persona molto razionale ma...") e di cui sono state spesso testimoni in prima persona. La quasi totalità di queste persone è assolutamente in buona fede, e non soffre di allucinazioni o turbe psichiche di alcun tipo. E' semplicemente gente che si è imbattuta in fenomeni che ritiene, a torto o a ragione, inspiegabili, e vorrebbe saperne la spiegazione. Certamente, infatti, si tratta di fenomeni che essi non sanno spiegare.

Alcuni casi sono in realtà banali, tipo la foto molto mossa perché il tempo di scatto è lungo, e ha trasformato uno dei presenti nell'ectoplasma evanescente del nonno defunto da poco, il tipo che fotografa il suo riflesso sul box della doccia in bagno e non si riconosce e scambia la sua immagine per una inquietante presenza, un insetto che passa davanti alla telecamera a infrarossi e appare come un improvviso bollo luminoso nel buio, la macchia di muffa che viene scambiata per il volto di Padre Pio (ma io dico: con tutti i miracoli importanti che si potrebbero fare, possibile che certi santi non si schiodano ancora dall'ostinarsi a comparire sotto forma di macchie scolorite su un muro scrostato?). Nessuno di questi esempi, lo sottolineo, è inventato. Per questi casi, che per chi ha scritto al Gruppo Indagini sono inspiegabili, la spiegazione è in realtà ovvia.

Poi però ci sono i casi strani. Quelli che vedi la foto, o il filmato, e dici "e questo cos'è?". A volte, con fatica, e grazie all'intuizione geniale di qualcuno, si riesce a trovare la spiegazione. In alcuni casi rari, che però definirei veramente istruttivi, per quanto la spiegazione fosse semplice, addirittura banale, essa è talmente controintuitiva e fuori dall'immaginabile da risultare veramente incredibile. E poi ci sono casi in cui la spiegazione non la trovi. Ma non la trovi non perché non ci sia, ma semplicemente perché sono probabilmente situazioni particolari in cui non ti viene in mente la spiegazione, che magari è in realtà molto semplice, ma che proprio non ti aspetti. Le code delle distribuzioni, appunto. Quegli eventi che, per circostanze molto particolari e raramente ripetibili, ci appaiono strani e diversissimi da come normalmente appaiono. Un fisico, che ha anche la doppia tara mentale di far parte de Cicap, i casi misteriosi del Pentagono li vede così.

 




lunedì 19 ottobre 2020

Uno strumento del demonio: la scala logaritmica!

Uno strumento molto potente, se solo sapessimo come funziona

Guardate questo grafico: mostra il numero delle terapie intensive dall'inizio dell'epidemia fino a metà di agosto 2020.


 

Perfetto, verrebbe da dire: l'epidemia è finita. Basta aspettare qualche altra settimana che guariscano gli ultimi malati, e tutto tornerà come un tempo! 

E infatti tanti lo dicevano, guardando questo grafico, nonostante il leggero aumento di casi dovuto a pullman di discotecari che tornavano dalla Croazia o dalla Grecia. D'altra parte, siamo onesti: come preoccuparsi di fronte a questo grafico? Nessun accenno di incremento di terapie intensive era minimamente visibile!

Questo grafico è realizzato usando, come scala delle ordinate (quella verticale), la scala "lineare". Lineare vuol dire che se ho il doppio di casi rispetto al giorno prima, il punto lo metto il doppio più in alto rispetto al punto del giorno prima. Se ho 10 volte più casi, devo metterlo 10 volte più in alto rispetto al precedente, e così via. Questo implica - cosa che vedremo rivelarsi cruciale - la necessità di avere una scala sufficientemente espansa da mostrarci contemporaneamente sia quando abbiamo dieci casi che quando ne abbiamo diecimila.

Il problema si risolve facilmente usando una scala misteriosa: la scala logaritmica! Misteriosa in un paese dove risolvere una proporzione è per tanti un problema insormontabile. E lo stesso grafico di prima, utilizzando questa scala misteriosa, a metà agosto appariva così.




Vedete quella risalita delle terapie intensive nella seconda metà di agosto? Notate che era totalmente invisibile nel grafico di prima, quello in scala lineare, a meno di non ingrandirlo a dismisura? (il biologo Enrico Bucci lo fece, e fu tacciato di ingannare con un uso improprio della scala! - fonte) E infatti la maggioranza della gente, guardando il grafico in scala lineare diceva "evviva, epidemia finita, il virus è clinicamente inesistente!". 

Per inciso, le terapie intensive non dipendono dal numero di tamponi fatti, dallo screening, dal tracing, da Immuni scaricato o no, dall'efficienza delle ASL, e da niente altro se non dal fatto che si sta molto male. E se si sta male, quello è un dato oggettivo, di fronte al quale il numero molto maggiore di tamponi effettuati rispetto a marzo è del tutto irrilevante.

Solo alcuni uccelli del malaugurio invece dicevano: "Occhio, c'è una leggera ripresa dell'epidemia! Non la vedete nella scala lineare, ma usando la scala logaritmica si vede bene".

Ma come funziona la scala logaritmica? La scala logaritmica è lineare non nel valore che vogliamo riportare, come succede appunto nella scala lineare, ma nel logaritmo di quel numero. Il logaritmo di un numero (in questo caso il logaritmo in base 10), dove il numero, sempre in questo caso, è quello delle terapie intensive, è l'esponente che bisogna dare a 10 per ottenere quel numero.

Quindi se ho 10 casi, l'esponente che devo dare a 10 per ottenere 10 è 1, e quindi il logaritmo in base 10 di 10 è 1. Se ho 100 casi, l'esponente che devo dare a 10 per ottenere 100 è 2, e quindi il logaritmo in base 10 di 100 è 2, e così via. Quindi nella scala logaritmica, se nelle ordinate ho il punto relativo a - mettiamo - 10 terapie intensive, il punto relativo a 100 terapie intensive non starà 10 volte più in alto rispetto a 1, ma solo 2 volte più in alto, quello a 1000 sarà 3 volte più in alto, e così via. In pratica ai punti fra 1 e 10 è riservato nella scala lo stesso spazio che fra 10 e 100, o fra 100 e 1000 etc. La scala logaritmica, si potrebbe dire, tutela le minoranze!

Questo modo di graficare i dati ha un enorme vantaggio in quelle situazioni in cui nello stesso grafico devo mettere numeri piccoli e numeri grandi contemporaneamente, perché permette di valutare l'evoluzione dei dati contemporaneamente sia quando i valori sono bassi, che quando sono alti. Nel nostro caso, sia quando le terapie intensive sono a 10, sia quando sono a 1000.

Infatti, mettiamo che abbia un grafico in scala lineare che ad aprile arrivava a un massimo di 4000 terapie intensive. Se ad agosto ne ho mediamente 40, queste saranno schiacciate giù in basso, compresse dal fatto che la scala deve essere tale da contenere il numero più alto possibile, che è 4000. A quel punto, che il mio dato sia 40 o 60, a meno di non avere la vista da supereroe, non fa differenza. E questo è esattamente il caso delle terapie intensive a metà agosto: il picco di aprile, bello alto, oscurava completamente qualunque variazione dei dati in agosto. Ed ecco che il virus, nella mente di alcuni, diventava clinicamente inesistente.

E quindi se a un certo punto passo in pochi giorni da 40 a 80 terapie intensive, con la scala lineare non me ne accorgo neanche, per colpa di quel 4000 lassù che mi comprime rendendo invisibili tutte le piccole differenze fra i punti. E se passare da 40 a 80 significa, come in questo caso, raddoppiare il numero delle terapie intensive in pochi giorni, accorgersene per tempo può essere un indicatore di un qualche tipo di problema. Avete presente "Huston, we have a problem"? (che poi pare che abbia detto "Huston, we've had a problem", abbiamo avuto un problema, ma è lo stesso). 

Invece, usando la scala logaritmica, riesco a dare pari rilevanza a variazione percentuali del 100%, sia che si passi da 40 a 80, sia che si passi da 1000 a 2000.

Di recente, in una discussione sui social, sono stato accusato di "strumentalizzare e manipolare" i dati (il virgolettato sono le parole esatte), di "imbrogliare facendo apparire un picco più grande di quello che è", di usare "tecniche artificiose per mostrare una tendenza che è diversa", il tutto, insomma, perché avevo usato questo strumento del demonio: la scala logaritmica! Capite cosa vuol dire avere sempre viaggiato fra il 5 e il 6 in matematica a scuola? Vuol dire che poi diventi un medico, un politico, un esponente della cultura, un opinionista su Facebook, e accusi la gente di manipolare i dati perché usa la scala logaritmica!

La scala logaritmica offre anche un'altra opportunità, quella di valutare facilmente, sullo stesso grafico, l'incremento percentuale di quantità i cui valori assoluti sono molto diversi fra loro. In pratica se una data quantità, in un certo tempo passa da 10 a 20, e un'altra quantità passa, nello stesso tempo, da 100 a 200, o da 1 milione a 2 milioni, nella scala logaritmica queste tre quantità avranno pendenze uguali

Nell'ambito di questo aspetto, un'altra caratteristica della scala logaritmica è quello di far apparire una crescita esponenziale come una retta. Interessante questa proprietà, perché una retta sappiamo identificarla bene anche a occhio, anche se a scuola avevamo tra il 5 e il 6, mentre una esponenziale non è così facile da distinguere da una parabola o da una cubica, o da una qualunque altra potenza maggiore di 1. Però c'è un bel po' di differenza pratica fra un aumento esponenziale e una legge di potenza. Perché se l'aumento è esponenziale, e il giorno x hai - mettiamo - 2 casi, e ogni giorno raddoppi il numero dei casi (2 alla x, quindi), dopo un mese ti ritrovi con oltre un miliardo di casi. Se invece quel 2 iniziale crescesse col quadrato del tempo (x alla seconda), dopo un mese i casi sarebbero ancora meno di 1000. Una bella differenza! Eppure se guardi un piccolo tratto della funzione x alla seconda, non è così facile riconoscerla da un'esponenziale, se non fai bene i conti. Ma con la scala logaritmica è invece un attimo.

Facciamo quindi un esempio che spieghi bene il vantaggio dell'usare la scala logaritmica quando si vuole confrontare il tasso di crescita di quantità che numericamente sono molto diverse fra loro.


Questo grafico mostra in scala lineare l'andamento di varie quantità legate all'epidemia in corso. In particolare ci interessano le terapie intensive in viola, piccole piccole e schiacciate in basso, che uno direbbe che non contano nulla, e sono quasi a zero; il totale ospedalizzati in celeste, che è quasi zero, a parte quello sbuffetto di crescita degli ultimi giorni; e gli attualmente positivi in giallo, che loro invece si vede bene che hanno una crescita bella gagliarda! Guardando questo grafico verrebbe quindi da dire che chi sta realmente crescendo sono solo i positivi in giallo, e invece i realmente malati, sia ospedalizzati (in celeste) che in terapia intensiva (in viola), oltre a essere molti di meno non crescono poi nemmeno così tanto rispetto ai positivi, che però, essendo questi ultimi largamente asintomatici, alla fine chi se ne frega! Da questo grafico verrebbe da dire che assistiamo sostanzialmente soltanto a un aumento di positivi largamente asintomatici, e quindi il problema Covid in Italia praticamente non esiste più.

Adesso però guardiamo lo stesso grafico con lo strumento del demonio. Sono gli stessi dati, gli stessi numeri, ma graficati con la scala logaritmica, che ci permette, dicevamo prima, di apprezzare le differenze fra conteggi che avvengono a scale diverse (totale positivi, che sono tanti, totale ospedalizzati, che sono così così, e terapie intensive, che sono pochi), ma soprattutto ci permette di confrontare il modo in cui variano nel tempo queste diverse quantità.

In scala logaritmica, lo stesso grafico di prima appare così.



Magia! Con lo strumento della scala logaritmica, questo artificio fuorviante e manipolatore, scopriamo che terapie intensive, ospedalizzati e perfino gli attualmente positivi seguono tutti lo stesso trend!!! Ma proprio uguale, anche nel crescere, poi calare un pochino la crescita, poi riprenderla, e così via. E lo seguivano anche nei mesi precedenti! E pensare che nella scala lineare sembravano così diversi!

A questo punto, dal grafico in scala logaritmica è perfino molto facile estrapolare cosa succederà al numero delle terapie intensive, se dovesse continuare la crescita attuale, che nell'ultima settimana ci appare crescere come una retta, che però in scala logaritmica rappresenta una crescita esponenziale. Basta metterci un righello, e prolungare il segmento degli ultimi 7 o 8 giorni. Lo possono fare tutti, politici, medici rianimatori e commentatori di Facebook, anche se avevano fra il 5 e il 6 in matematica al liceo. E se lo si fa viene fuori che - se i dati dovessero continuare a evolversi nel tempo come stanno facendo da almeno una settimana - in una ventina di giorni si raggiungerebbe il livello di terapie intensive che avevamo nel momento peggiore ad aprile. 

Che strumento manipolatore, fuorviante e perverso, questa scala logaritmica!




martedì 4 agosto 2020

Bocelli e il metodo scientifico de noantri

Il 27 luglio 2020 si è tenuto nella biblioteca del Senato della Repubblica un convegno, organizzato da Vittorio Sgarbi e dal senatore della Lega Armando Siri, sul tema Covid-19, o meglio sulla negazione del Covid-19. Non mi interessa entrare nel merito di ciò che è stato detto dagli organizzatori e dagli ospiti, con una eccezione. Fra i vari dotti interventi, infatti, uno ha oscurato tutti per profondità di pensiero: quello del cantante Andrea Bocelli, visionabile integralmente qui.

L'intervento di Bocelli è emblematico non per la sua veemenza (è stato molto pacato), e nemmeno per le scemenze pronunciate, che pure ci sono, ma perché sintetizza perfettamente l'ignoranza scientifica dell'Italia del 2020. Ecco, quando si parla di mancanza di cultura scientifica in Italia oggi, questa manciata di minuti di questo breve discorso la rappresenta così perfettamente che esso andrebbe fatto ascoltare nelle scuole ancor prima di iniziare a studiare qualunque cosa di scienze. Andrebbe fatto ascoltare il primo giorno di scuola, e andrebbe analizzato, facendo riflettere gli studenti su quelle tre o quattro frasi pronunciate, ancor prima di iniziare la tavola periodica, o il moto rettilineo uniforme, o qualunque argomento di quelli di base. Andrebbe analizzato, destrutturato, aperto come un calzino, perché là dentro c'è il concentrato di tutto quello che la gente non ha capito su come funziona la scienza.







Vediamo le frasi clou del discorso, quelle che ci interessano qui. Dice Bocelli:

1) "Ho analizzato la realtà e ho visto che alcune cose non erano così come ci venivano raccontate".

2) "In casa (...) quando ho cominciato a esprimere qualche dubbio sulla gravità di questa cosiddetta pandemia, i primi ad attaccarmi sono stati i figli, che mi hanno detto "Babbo, te pensa alla Tosca e alla Butterfly, e lascia stare i virus che non lo sai cosa sono!"

3) "No, non so cosa sono (i virus, n.d.r.) ma conosco un sacco di gente e (...) non conoscevo nessuno che fosse finito (...) in terapia intensiva. Nessuno! Allora, tutta questa gravità...!?"

Poi, vabbé... già che c'era ha aggiunto che si è sentito "umiliato e offeso" perché, povera stella, non aveva commesso nessun crimine, e nonostante quello lo obbligavano a stare a casa, nel suo monolocale vista mare a Forte dei Marmi, poverino, e ha quindi confessato di aver trasgredito volontariamente, uscendo ogni tanto, perché a quell'età, dice lui, hai bisogno di sole per produrre la vitamina D.

Stendiamo poi un velo pietoso anche sulle scuse pronunciate il giorno successivo, in cui si impara che lui è stato frainteso, e che voleva semplicemente auspicare che in futuro i bambini possano giocare assieme felici e sereni. Della serie: ho pestato una merda immensa, e qui se non faccio qualcosa non mi chiamano più a cantare.

Ma rileggiamo i punti cruciali del memorabile discorso, e commentiamoli.

Punto 1: ma che ne sai tu, che fai il cantante, che le cose non erano come venivano raccontate? Sei andato in giro per l'Italia a parlare con i medici, con gli infermieri? Hai fatto statistiche sui morti, sui malati? Forse che Bocelli lavora all'Istat come volontario? In che modo, dalla tua villa a Forte dei Marmi, e forte delle tue conoscenze sulle tecniche di canto, hai "analizzato la realtà" dell'epidemia?.

Punto 2: Ma santi subito, i figli di Bocelli! Nonostante il padre, hanno perfettamente capito il punto: "ma cosa ne sai tu, che di mestiere fai il cantante?". Che competenze hai per poter dire come sta funzionando questa epidemia? 

E poi il punto 3, la meraviglia delle meraviglie, la sublimazione dell'imbecillità: "non so cosa sono (i virus, n.d.r.) ma conosco un sacco di gente e (...) non conoscevo nessuno che fosse finito (...) in terapia intensiva. Nessuno"

Non fa una piega, no? Se io non conosco nessuno che si è ammalato, allora nessuno si è ammalato!

Bocelli, sai che ti dico? Io conosco gente che è finita in terapia intensiva, e che è morta per il Covid-19. Però non conosco nemmeno un cieco! Guarda, ho un sacco di amici, ma proprio tanti, sai? Ma tra loro nemmeno un cieco! Manco uno! Ma non sarà tutta un'invenzione questa storia dei ciechi, come ce la raccontano? Non sarà tutta una bufala messa in giro dalla lobby di quelli che stampano le scritte in Braille da mettere negli ascensori?

La cultura scientifica di Bocelli è questa: io non ne conosco nessuno, e quindi non ci sono. Ma la cosa grave è che questa è anche la cultura scientifica di tanti italiani (e non solo italiani, a dire il vero!): a me non è successo, io non conosco nessun caso, quindi non succede! Quindi non è vero! Quindi mi stanno raccontando il falso!

E' la stessa ignoranza scientifica che, rovesciando la situazione, fa dire a tanti (ci scommetterei agli stessi!): "a me è successo, con me funziona, quindi è così! Quindi funziona!". E' così che ragionano tutte le pseudoscienze. Non si preoccupano di fare uno studio oggettivo, "unbiased", non influenzato da esperienze e giudizi personali: cosa c'è di meglio dell'esperienza personale? 

E quindi l'omeopatia funziona perché con me funziona! Il miele nel latte caldo previene l'influenza perché l'ho preso tutte le sere e quest'anno non mi sono ammalato! Sono stato da una vecchietta a farmi segnare la verruca, dopo un mese mi è passata, e quindi certe vecchiette fanno passare le verruche col potere delle mani. Pensa che a me una verruca è passata da sola, scomparsa in 3 giorni dopo 10 anni che ce l'avevo, e non è stata né la vecchietta né il dermatologo! E pensa che il dermatologo mi aveva detto: "se vuoi la togliamo, ma queste cose in genere passano da sole così come sono venute!"

Quello di Bocelli è il metodo scientifico de noantri. Lo stesso che per secoli ha fatto credere alla gente che farsi i salassi funzionasse per guarire, perché alcuni guarivano (ignorando che però altri morivano come ad esempio l'ex presidente degli Stati Uniti George Washington, ucciso dai salassi per curare una laringite). Lo stesso metodo scientifico casareccio che fa credere che il Metodo di Bella funzioni, e che ha reso celebre Vannoni, quello del caso Stamina, trasformato da esperto di pubblicità a scienziato da una manciata di servizi tv. Lo stesso metodo che fa credere che col bicarbonato o con altri improbabili intrugli si curi il cancro. So di un tizio che dice che con lui ha funzionato, e quindi quale garanzia migliore dell'esperienza personale?

Ma se usiamo l'esperienza personale come criterio scientifico, allora si dovrebbe quantomeno pretendere anche di avere la lista di tutti i casi in con cui non ha funzionato! Se ci fidiamo tanto della nostra esperienza, dovremmo esigerlo, quando compriamo i fiori di Bach in farmacia. Dovremmo chiedere al farmacista che ne magnifica le doti e che ci dice "con una mia cliente che aveva il figlio che non dormiva, ha funzionato" (ne sono stato testimone in farmacia), dovremmo anche chiedere in quanti casi invece, nonostante i fiori di Bach, i figli hanno continuato a piangere tutte le notti. Non è esperienza personale anche quella? 

Come dovremmo chiedere di tutti quelli che, pur curandosi da Di Bella o col bicarbonato, non hanno avuto alcun beneficio, e di cancro magari sono morti. Soltanto in base a quanto numericamente sono importanti questi risultati contrapposti è possibile dire se "funziona". Non sarà certo la nostra limitatissima esperienza di incompetenti del campo (di nuovo, i figli di Bocelli santi subito!), dal divano della Villa a Forte dei Marmi o dal soggiorno di una qualunque altra casa, a dirci l'impatto dell'epidemia Covid, o il reale effetto di un farmaco o di una terapia. E quindi, un mio personale consiglio a chi redige i programmi scolastici: fateli un po' meno densi, lasciate perdere gli esercizi di relatività ristretta o sull'effetto fotoelettrico, e fate ascoltare agli studenti il discorso di Bocelli! 

Del metodo scientifico alla Bocelli, prima che il Nostro uscisse alla ribalta, avevo parlato in tempi non sospetti in questo articolo.


venerdì 28 febbraio 2020

Coronavirus: e vuoi che Nostradamus non lo avesse predetto?

Con il nuovo virus che impazza, e la rete che si è riscoperta virologa e infettivologa da un giorno all'altro, non potevamo farci mancare Nostradamus, il noto monaco che nelle sue quartine aveva previsto tutto, dall'11 Settembre al rigore dato alla Juve contro l'Atalanta nel gennaio del 2016, al trentaduesimo del secondo tempo sullo zero a zero.



Con la consapevolezza che nelle quartine di Nostradamus uno può leggerci di tutto, e con il rammarico dei tossici di tutto il mondo, che non si danno pace del fatto che a distanza di 5 secoli ancora non si è capito di cosa si facesse il vecchio monaco, vi propongo un gioco: quale fra queste quartine è originale, e si riferirebbe al Coronavirus, e quali invece le ho inventate io?

"E incoronato di morte il serpente giallo mieterà di vite le città, e le genti in nascondigli costretti aspettando la fine, li sciocchi scritti leggeranno"

“La grande peste nella città marittima non cesserà prima che morte sarà vendicata del giusto sangue per preso condannato innocente, della grande dama per simulato oltraggio”.

Di gran parlare faran le genti diventate dottori, del malefico drago invisibile e lombardi e veneti saran scacciati da negri e turchi, come la peste indicati.

Mute maschere bianche vagheranno in urbe, anelanti il magico liquido di trasparente muco, e i mercati soccomberanno al mostro turkmeno, e di pasta solo le penne lisce resteranno.

lunedì 15 luglio 2019

Ci mancava solo l'equazione dell'amore!


“Lei disse: “Dimmi qualcosa di bello!”. Lui rispose: “(δ + m) ψ = 0”.
La risposta è l’equazione di Dirac ed è l’equazione più bella della fisica. Grazie ad essa si descrive il fenomeno dell’entanglement quantistico. Il principio afferma che: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”.
Secondo il ragionamento di Dirac se due persone entrano in relazione e si instaura tra di loro, nel tempo, un rapporto di amicizia o di amore e poi vengono separate, esse non possono essere definite come due soggetti differenti ma, in qualche modo, ne diventano un sola. Anche dopo la separazione, continueranno nel bene e nel male, a conservare dentro di sé una parte dell’altra. Per sempre.
A prescindere dalle distanze, dalle esperienze e dai vissuti di ogni individuo, nonostante gli allontanamenti o i distacchi, le persone che hanno interagito tra loro si influenzeranno “finché morte non ci separi”. L’equazione di Dirac è quindi la formula scientifica dell’amore eterno platonico?


Questo è quello che si legge in rete su molti siti che parlano dell'equazione di Dirac. In un copia/incolla mondiale, che nemmeno l'equazione di Dirac riesce a spiegare, questa incredibile serie di puttanate proferite senza ritegno è diventata di colpo un passaparola fra i cazzari della rete. 

Ed ecco che c'è gente che si fa tatuare l'equazione addosso, a volte giusta, e molto spesso sbagliata. Che - voglio dire - maporcaputtana, almeno informati sulla formula giusta, no? Come se uno si facesse tatuare l'inizio della Divina Commedia, perché gli piace così tanto, e poi si fa scrivere: "Durante il camin di nostra vita..."



Fino a qualche anno fa l'equazione di Dirac era nota solo ai fisici, e forse nemmeno a tutti. E' l'equazione d'onda che descrive il comportamento degli elettroni (dei fermioni, per la precisione, ovvero le particelle di spin 1/2) tenendo conto della teoria della relatività. Una delle sue più celebri conseguenze è la presenza di soluzioni negative, che portarono alla previsione teorica dell'antielettrone, cioè l'elettrone di antimateria, detto anche positrone, osservato sperimentalmente qualche anno dopo. 

Punto!

L'equazione di Dirac non sfiora neanche lontanamente l'entanglement quantistico, e con esso non c'entra proprio nulla. Semplicemente nulla: è un abbinamento del tutto inventato. Anche perché è l'equazione per una singola particella, e l'entanglement implica per definizione la presenza di più di una particella.

Quindi quella storia che due persone che si amano, o che sono amiche e convivono per un po', e anche se poi si separano saranno sempre una cosa sola, è una scemenza che non c'entra niente con l'equazione di Dirac, ma nemmeno con l'entanglement, di cui magari parlerò prima o poi, dato che dietro questo termine i cazzari di tutto il mondo sono spuntati fuori come funghi, e nel suo nome credono di poter giustificare le peggio idiozie. E questa cosa grida vendetta.

Che poi, spiegatemi perché questo presunto olismo dell'equazione di Dirac (che non esiste, lo sottolineo ancora una volta) dovrebbe essere sempre positivo. Perché dovrebbe essere sempre e soltanto un volemose bene? Dove sta scritto? Considerate le variegate dinamiche delle coppie, perché solo l'amore dovrebbe restare per sempre, indipendentemente dalla distanza, e non il lancio reciproco di piatti e bicchieri, i vaffanculo-stronza/o che li senti pure dall'ultimo piano, e tutto il variegato campionario allegato? In quel caso l'equazione di Dirac non funziona? Niente "siamo e resteremo sempre una cosa sola", in quel caso?

E comunque l'entanglement quantistico funziona per sistemi quantistici (microscopici) preparati in modo molto particolare, e scompare molto facilmente quando questi sistemi interagiscono con il mondo macroscopico. Quindi fatevene una ragione, per voi cazzari l'entanglement non vale. E la cosa dovrebbe rassicurarvi, perché vuol dire che non esiste nessun altro uguale a voi, ovunque nell'universo, a condividere con voi, in perfetta simbiosi, le scemenze che dite.







mercoledì 10 luglio 2019

Pubblicare un articolo che nega l'allunaggio è veramente così innocuo?


Un importante quotidiano nazionale, ha qualche responsabilità in merito? 

 

Alcuni giorni fa Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo di un blogger, che nega l'allunaggio. L'articolo è leggibile qui, in una versione che non regala clic.
L'articolo in sé è di pessima qualità, irritante sia per il fatto di non dire nulla, ma soprattutto per ripetere le solite argomentazioni dei negazionisti, ignorando completamente le spiegazioni scientifiche già date in molte occasioni da esperti del campo.


Un esempio fra tutti, la storia delle "micidiali" fasce di Van Allen, che secondo l'autore sarebbero impossibili da attraversare, in quanto - cito testualmente - sono in grado di "friggere qualsiasi apparato radio (non parliamo dei corpi degli astronauti)". L'autore fa finta di ignorare che le fasce di Van Allen sono invece facilmente oltrepassabili semplicemente aggirandole, come è stato fatto con gli Apollo, e come viene fatto con tutte sonde che vengono mandate fuori dall'orbita terrestre. Se infatti i loro apparati radio fossero stati "fritti", come faremmo ad avere le foto dei vari Giove, Saturno, Plutone, comete e asteroidi vari?  Ah, ma forse sono finte pure quelle, che ingenuo che sono!

Comunque la cosa di cui voglio parlare non è la confutazione delle affermazioni del blogger, ma la risposta di  Peter Gomez, direttore de Il Fatto, a chi gli ha contestato di aver pubblicato un simile articolo spazzatura.

La risposta di Gomez è questa:

Intanto Gomez commette un errore colossale: confonde la fede con la scienza. Essere atei, o essere credenti, è un punto di vista personale, che non può essere né confermato né smentito in alcun modo da prove empiriche. Non c'è una verità dimostrabile in nessuna delle due posizioni. E' semplice fede, e basta.

L'allunaggio invece è un fatto, un evento storico, e crederci o non crederci non è un punto di vista personale, come non è un punto di vista personale l'esistenza dell'Aids o dell'Olocausto. Non crederci, tanto per dirne una, implicherebbe credere automaticamente che qualcosa come almeno un milione di persone (ma forse di più), fra astronauti, tecnici, scienziati, operai e operatori di tutti i tipi, siano stati d'accordo per una decina di anni, tanto è durato grosso modo il progetto della Nasa che ha portato l'uomo sulla Luna, a sostenere una balla atomica. Non solo, ma implicherebbe anche credere che tutti costoro abbiano mantenuto poi il segreto fino ad oggi.

Non credere all'allunaggio significherebbe anche non credere alle immagini che oggi ci mostrano i siti degli allunaggi, in cui si vedono i moduli di allunaggio, e perfino le tracce delle jeep sul suolo lunare.

Non credere agli allunaggi significa credere che i russi, che avevano delle sonde che giravano attorno alla luna all'epoca, e che vi si erano perfino posate inviando foto (e quindi non erano state "fritte" dalle fasce di Van Allen, a cui evidentemente i russi erano immuni), non siano stati capaci di scoprire che non c'era nessun americano da quelle parti, e che tutti i ritardi e le direzioni di provenienza delle comunicazioni non venivano dal mare della Tranquillità ma da Hollywood. Che poi, data la situazione politica dell'epoca, ai russi non sarebbe parso vero di poter mostrare al mondo che gli americani avevano messo su una messa in scena colossale. E invece muti, anche loro parte del complotto!

Insomma, non credere agli allunaggi significa, alla luce dei fatti, essere veramente molto stupidi, perché la finzione dell'allunaggio, se si è appena appena competenti dell'argomento, è così improbabile, e soprattutto così enormemente più complessa dell'allunaggio stesso.

E quindi dove sbaglia Gomez? Cosa c'è che non va nella sua risposta?

Gomez sbaglia perché pubblicare articoli del genere è un incentivo alla stupidità. E' un incentivo alla creduloneria. E' un incentivo ad abbandonare il pensiero critico. E' un incentivo ad abbracciare la mentalità complottista, che è il contrario del raziocinio. E' un incentivo a credere a tutto quello che ci piace credere, ignorando i fatti, soprattutto se questi contrastano con le nostre convinzioni. E negare l'AIDS o l'Olocausto, cose che Gomez reputerebbe invece pericolose e censurabili, è figlio della stessa mentalità, dello stesso modo di approciarsi al mondo.

Sì, perché il complottista normalmente è all-inclusive sui complotti. Se crede al complotto dello sbarco sulla luna, è altamente probabile che creda al complotto delle scie chimiche, a Big Pharma che propaganda i vaccini nascondendoci che sono nocivi, al cancro che si potrebbe curare con metodi naturali ma ce lo tengono nascosto, alla chemioterapia che uccide, alla Xylella che si cura con l'omeopatia, all'energia pulita che è tenuta nascosta dai poteri forti, alla teoria dell'evoluzione che è tutta una balla, o al cambiamento climatico, sul quale l'impatto dell'uomo sarebbe inesistente.

I complotti sono figli della mancanza di spirito critico mescolato a incompetenza. I complotti, di qualunque tipo, per prosperare hanno bisogno dell'incapacità di comprendere che si è incompetenti. E questo articolo contribuisce a questa mentalità, i cui risultati poi possono essere ad ampio spettro, manifestadosi, a seconda dei casi, in modo innocuo o con un grosso impatto negativo sulla società.

mercoledì 3 luglio 2019

La scienza secondo i Novax

Protestare invocando la scienza, senza averla capita


Questa immagine ritrae un partecipante a una recente manifestazione Novax. Immagino che il cartello che egli/ella porta al collo intenda sottolineare i criteri scientifici a cui dovrebbero sottostare i vaccini per essere ritenuti affidabili dal punto di vista scientifico, secondo il popolo arancione.

Questo cartello da solo, in realtà, dice tutto su quanto il mondo Novax abbia le idee confuse su come funzioni la scienza, quella stessa scienza a cui essi vorrebbero appellarsi, e che chiamano in causa per sottolineare la pericolosità o l'inutilità delle vaccinazioni. Vediamo perché.

1. VERIFICABILE (no statistica). Il fatto che qualcosa sia verificabile non ha niente a che vedere con la statistica. Per esempio che buttarsi da un aereo senza paracadute sia mortale, è certamente verificabile, se uno ha voglia di farlo. Tuttavia ci sono casi in cui qualcuno a cui non si è aperto il paracadute si è salvato (fonte). Quindi, dal punto di vista statistico, non è certo che lanciandosi da un aereo senza paracadute si muoia. E quindi si potrebbe dire, seguendo il criterio scientifico dei Novax: "ho voluto verificare se a lanciarsi senza il paracadute si muore, e ho dimostrato che statisticamente non è vero che si muore". I Novax quindi, coerenti con quanto scritto nel cartello, e forti di questa intrinseca ambiguità di fondo, concluderebbero che non è vero che a buttarsi da un aereo senza paracadute si muore.


Questa situazione estrema è per sottolineare quanto quel "no statistica" sia totalmente privo di senso, se si invoca il metodo scientifico. C'è gente che è stata colpita da fulmini e si è salvata, che è stata morsa da un mamba e si è salvata, e che ha mangiato un'innocua oliva o una ciliegia e è morta strozzata! Quindi, secondo il metodo scientifico Novax, vietiamo le olive e le ciliege, e lasciamo tranquillamente giocare i nostri bambini con un mamba nero dentro il box, e al primo temporale di quelli con un sacco di fulmini, portiamoli tranquillamente in terrazza a fare le parallele sui tralicci di ferro.

La certezza, cari Novax, nella scienza non esiste mai al 100%. Ma non è un problema della scienza in quanto incapace di fornire certezze. E' un problema di come funzionano le cose al mondo! Per ogni evento che ha una altissima probabilità di avvenire (morire gettandosi da 3000 metri senza paracadute, ad esempio) esiste comunque sempre una piccola probabilità che il fatto non si verifichi. Soprattutto se c'è in ballo il corpo umano, il cui comportamento e funzionamento non equivale propriamente a un esercizio di cinematica del liceo, in cui la pallina rotola senza attrito e tutto è perfettamente calcolabile.

Ad esempio si sa che il fumo fa venire il cancro. Statisticamente. Ci sono  però fumatori accaniti che muoiono tranquillamente di vecchiaia. E altri, che oltre a fumare magari si drogano e bevono quantità smodate di alcool, finisce che campano fino a ottant'anni. Mi viene in mente Keith Richards, il chitarrista dei Rolling Stones. Basta questo a dire che fumare, bere casse di Bourbon e farsi di cocaina e eroina non rappresenti un fattore di rischio? Evidentemente per i Novax è sufficiente, stando a quel cartello, e mi aspetto che da domani intraprendano tranquillamente una vita di bevitori compulsivi di Jack Daniels fra una sniffata di colla e una pippata di coca, forti del fatto che la pericolosità di questo stile di vita non soddisfa i loro criteri di ciò che è scienza.

Sul termine "verificabile", poi, non si sa bene cosa intendano, e secondo me non lo sanno nemmeno loro. Che il tetano è pericoloso, o che di poliomielite si può morire o rimanerne menomati, secondo loro è verificabile? E che grazie al vaccino questa possibilità è enormemente ridotta è verificabile? Non devo certo essere io a fornire statistiche. E non devo nemmeno essere io a fornire statistiche sul fatto che giocare per terra non serva a farsi gli anticorpi, come alcuni Novax credono e vanno a dire in tv, perché 60 anni fa si giocava moltissimo per terra in mezzo allo sporco, ma la poliomielite mieteva vittime a gogò, incurante dei nostri anticorpi, perché non c'era il vaccino.

2. RIPRODUCIBILE (No casualità). La casualità, quando si parla di esseri umani e non di pietre che cadono, fa parte delle regole del gioco, perché un essere umano è un sistema immensamente complesso, in cui una miriade di fattori entrano in gioco. Cosa dovrebbe essere riproducibile, nella scienza dei Novax? Ad esempio che se stai a contatto con un malato di morbillo e non sei vaccinato ti ammali anche tu, e se invece sei vaccinato non ti ammali? Questo è riproducibile. Sempre statisticamente, ovviamente. Ma ritorniamo al punto precedente. Statisticamente, è immensamente più probabile che un non vaccinato si ammali rispetto a un vaccinato. Nell'asilo nido che frequentava mia figlia 20 anni fa, nel giro di un paio di settimane tutti i non vaccinati si ammalarono di varicella, escluso uno, e nessuno fra i vaccinati si ammalò. Può significare qualcosa, nella logica Novax? Cosa significa la frase di quel cartello, quindi? Secondo me non lo sanno neanche loro.

3. PREVEDIBILE (Prova del 9). Quel prova del 9 fa veramente ridere. Vorrei veramente trovare un articolo scientifico, di qualunque argomento, in cui gli autori abbiano scritto "e per fare la prova del 9..." Il meraviglioso mondo dei Novax, quando giocano a fare gli scienziati! E comunque è prevedibile (e riproducibile, e quindi verificabile) che se mandi un gruppo di bambini vaccinati e un altro gruppo di non vaccinati a giocare con dei malati di varicella, i non vaccinati si ammaleranno in numero significativo, al contrario dei vaccinati. Ed è prevedibile che, nel caso di un'epidemia di morbillo, in media 1 su 1000 morirà, e una frazione molto maggiore avrà complicanze gravi (fonte e fonte), cosa che avverrà quasi esclusivamente fra i non vaccinati. E' una previsione verificabile e riproducibile, questa. Soddisferà i Novax, oppure essi si aspettano che non vi siano incertezze statistiche di alcun tipo? A me sembra che non abbiano consapevolezza del significato delle frasi che scrivono. In realtà non hanno consapevolezza di un sacco di altre cose.

E poi la frase in piccolo, in basso a destra: "I vaccini sono farmaci, in più con effetti collaterali". Ma chi glieli scrive i testi ai Novax? Certo che i vaccini sono farmaci con effetti collaterali! D'altra parte tutti i farmaci hanno effetti collaterali, anche l'aspirina! Anzi, l'aspirina ha effetti collaterali molto maggiori dei vaccini. Mai nessun medico ha negato questo. Il punto, però, è quello di confrontare la frequenza degli effetti collaterali del tetano, o del morbillo, o della poliomielite, con quelli dei relativi vaccini. Ma questi sono concetti troppo difficili per la scienza dei Novax.