giovedì 19 ottobre 2017

"...Mi irrito quando le scoperte le donano al genere umano..."

La visione della scienza dei commentatori 2.0


E' un titolo sconclusionato, lo so. Ma si tratta di una frase tratta da un commento di un lettore in calce all'articolo pubblicato sulla pagina web di un importante quotidiano, che riguardava la scoperta delle due stelle di neutroni che, fondendosi assieme, hanno prodotto onde gravitazionali e onde elettromagnetiche, dando luogo a una delle più importanti e promettenti scoperte di tutti i tempi. 

Il commento del lettore recitava testualmente:

"Io mi irrito e non poco quando le scoperte le donano al genere umano come le puntate di un telefilm di bassa lega , con attori impresentabili e trame ridicole"

A parte lo spazio prima della virgola, gli "attori impresentabili" e le "trame ridicole", che non capisco proprio che cosa intenda, e anche tralasciando la storia delle puntate (forse pensa che si debba scoprire tutto in una volta?) la cosa che mi colpisce di più in questa frase è quel: "le scoperte le donano al genere umano...".

Intanto le donano CHI? Un nome, una buona volta! Invece sempre queste forme senza soggetto: "ci tengono all'oscuro, ci mentono, ci irrorano il cielo, ci manipolano la mente". Chi sarebbero, nella mente del commentatore, le entità senza volto e senza nome che donano all'umanità le scoperte scientifiche come le puntate di un telefilm di bassa lega?

E il punto è proprio qui, in questa visione della scienza da romanzetto di fantascienza. L'idea che la scienza sia controllata da entità  inarrivabili e misteriose, che agiscono all'insaputa degli umani, che decidono cosa dirci e cosa non dirci, e che in qualche modo manipolano la conoscenza decidendo come, quando e quali scoperte comunicarci.

giovedì 12 ottobre 2017

Nuove tendenze nel design dei dischi volanti

Questo non è un catalogo di lampadari, come ingenuamente potrebbe sembrare a uno sguardo superficiale, ma la classificazione più aggiornata delle forme dei dischi volanti, basata su decenni di accurate testimonianze e osservazioni, come spiegano con dovizia di particolari nel sito scientifico glialienitranoi.

Immagine correlata


Si va dal classico modello E8, che aveva anche mia nonna in cucina e che spopolava negli anni 70, fino a forme più stravaganti dal design decisamente più ardito e di tendenza, come L2. Il modello L5, ad esempio, è decisamente particolare per la sua struttura originale, però bisogna anche dire che è molto scomodo, perché a spolverarlo è un delirio. La forma J2 invece è veramente inquietante. Se apri la finestra per innaffiare  i gerani e vedi fluttuare un J2 nel cielo, a forma di triangolo, pensi immediatamente che il padreterno ha perso la pazienza e ha deciso che è arrivata l'ora di farci il culo. Se fossi un progettista aerospaziale alieno ci disegnerei sopra anche un occhio gigante, per rendere più efficace il messaggio e far cagare sotto i terrestri.

martedì 3 ottobre 2017

La risposta è dentro di te... epperò è sbajata!

Ultimamente la parola in voga fra il popolo informato è "Libertà di scelta". Libertà di scelta se vaccinare o no, e eventualmente quali vaccinazioni fare, e anche come e quando, e in quanti richiami, e a che età, l'importante è che si debba essere liberi di scegliere. Basta affidarsi a quelle stantie regole ammuffite della scienza medica: qualunque cittadino ha il diritto di decidere autonomamente!

E sulla cura del cancro o di malattie gravi? Anche li, libertà di scelta. Per carità, in questo caso la scelta è legittima. Mentre nel caso delle vaccinazioni la scelta, se sbagliata, ha effetto non solo su chi la fa (o la impone al proprio figlio), ma anche sul resto della collettività (cosa che ai liberi di scegliere proprio non entra in testa), nel caso del cancro o di altre patologie gravi, l'effetto in linea di principio ricade solo su se stessi. O magari sui figli se una scelta inappropriata finisce per lasciarli orfani, o ne aumenta fortemente la probabilità.

E' poi notizia recente di una mamma informata che, durante il parto, ha intimato ai medici di non tagliare il cordone ombelicale al neonato, perché secondo le sue convinzioni sarebbe caduto naturalmente da solo. Più o meno come succede coi denti da latte: dopo la fatina dei denti, ecco la fatina del cordone ombelicale. Anche in questo caso è stata invocata la libertà di scelta, e i medici, il cui primo intento è di salvare il bambino, hanno dovuto interpellare la procura per sapere come comportarsi di fronte a una richiesta che non si verificava dai tempi del Pleistocene.

C'è un aspetto curioso in tutte queste storie, e cioè che quando si invoca la libertà di scelta, la scelta che si fa, o che si vorrebbe fare, è sempre quella sbagliata. Proprio come diceva Quelo nell'interpretazione di Corrado Guzzanti. Infatti uno ingenuamente potrebbe pensare che, essendo libero di scegliere, ci sia magari un 50 e 50. Uno dice voglio essere libero di scegliere, e per curare una polmonite, tra antibiotici e omeopatia scelgo (liberamente) i primi. No, quando uno invoca la libertà di scelta inevitabilmente sceglie sbagliato. E' matematico. Evidentemente c'è qualcosa che tocca. Evidentemente il problema non è nella scelta, ma nel credere di saper scegliere con cognizione di causa su certi argomenti sui quali, nonostante ci si sia informati, si resta in realtà ignoranti, e contemporaneamente ritenere che le linee guida date dagli esperti del campo siano in realtà messe lì apposta per fregarti. In tutte queste libere scelte informate in realtà la scelta è dettata semplicemente dal pregiudizio.



E quindi il problema è che non c'è nessun progresso in questa falsa ricerca di libertà quando si tratta di decidere su argomenti di tipo scientifico, perché in realtà, mascherato dietro il diritto di scegliere, c'è sempre il ricorso all'irrazionale, al sentito dire, al ciarlatano, all'inutile se non al dannoso. Coloro che, operando queste libere scelte, credono di non farsi fregare, sono in realtà i primi a farsi fregare.

lunedì 2 ottobre 2017

Resoconto semiserio (più semi che serio) del XIV Congresso del Cicap

Si è svolto a Cesena, dal 29 settembre al 1 ottobre 2017, il XIV Congresso del Cicap, chiamato anche Cicap-fest. Ve lo racconto come io l'ho vissuto, attraverso alcune parole chiave in rigoroso ordine alfabetico.

Arancione. E' il colore delle magliette dei volontari che si sono fatti un mazzo tanto per rendere possibile l'evento. Rifiutando con nobile gesto l'assegno di 10000 euro offerto dalla delegazione rettiliana che governa la provincia di Forlì-Cesena, hanno tuttavia accettato di indossare una maglietta arancione, con l'intento subdolo di essere confusi col popolo no-vax. Una tipica azione di depistaggio e disinformazione in cui il Cicap è maestro.

Badge. Ognuno ha il badge col proprio nome e cognome al collo. Serve per riconoscere gli altri e farsi riconoscere. Io devo cercare un tipo che mi ha contattato per mail, ma non so che faccia abbia, e quindi confido di leggere il suo nome sui badge dei partecipanti. Nel frattempo tengo il mio nome ben in vista sperando che pure lui mi veda. Per motivi ancora sconosciuti alla scienza scopro però che comunque il badge si gira sempre dalla parte dove non c'è il nome. Dopo il problema della fetta di pane con la marmellata, che ti si spatacca sempre inevitabilmente sui pantaloni, sarà il caso di capire anche questo mistero.

Bastone di James Randi. Ha un pomo a forma di teschio che vedrei bene per mia zia. Farebbe un figurone quando va a ritirare la pensione. Ali di pensionati si aprirebbero al suo arrivo all'ufficio postale, 40 minuti prima dell'orario di apertura.

Bed & Breakfast. E' dove sono a dormire. Pulito, economico e centralissimo, quando arrivo mi accoglie un ragazzotto che mi intomella una pezza di 20 minuti per illustrarmi le facilities della struttura.  Mentre parla, in casa, indossa strani occhiali da sole e un cappello da baseball, e soprattutto pronuncia spesso la frase "io e mia madre". Mi guardo attorno sospettoso, in cerca di sedie a rotelle e tende della doccia. Alla fine si meriterà 5 stelle di recensione su Tripadvisor.

Cabina orgonica. E' una cabina di legno e metallo autocostruita da un pensionato di Corridonia, in provincia di Macerata, all'interno della quale il suddetto, invece di andare a guardare i lavori stradali come tutti i suoi coetanei, si chiude dentro per ore misurandosi la temperatura, che - e qui entra in gioco il Cicap - misteriosamente sale. Un mio suggerimento per riportare la cosa alla normalità: proiettare all'interno della cabina orgonica, per far svagare il pensionato, il documentario "betoniere nel mondo".

Chiave del bagno degli uomini (del lato destro del teatro, il mio preferito). Scompare misteriosamente dopo il primo giorno, obbligando gli utenti a grandi "occupatoooo!".  Appurato che non è stata rimossa dalle forze dell'ordine per questioni di sicurezza in vista della visita del Papa, probabilmente è stata rotta da qualche emulo di James Randi in un gioco di prestigio venuto male.

Costellazioni. Se ne parla nella sessione delle indagini, a proposito dei pattern che vengono fuori dall'unire le stelle. Quella del Toro, ad esempio, disegna inequivocabilmente il tracciato della metro di Roma senza la linea C. Segno che già i babilonesi avevano capito che non era cosa.

Debunker. Nuovo complesso mestiere non retribuito nato nel 21esimo secolo, che soppianta ciò che un tempo si esauriva nell'affermazione "non dire cazzate". Il debunker, oltre a essere esperto della materia di cui si parla, deve aver seguito almeno un master in teoria della comunicazione, e avere avanzate competenze di psicologia, filologia, sociologia, retorica e ermeneutica, pena il rischio di urtare l'animo sensibile e delicato di chi afferma che la poliomielite è scomparsa perché in questi ultimi 40 anni ci siamo lavati più spesso le mani. 

James Randi. Scende dal taxi indossando un mantello nero, e sembra uno del Grifondoro. Se fossi stato in lui avrei trasformato tutti quelli che gli chiedevano continuamente foto e autografi in fan monotematici di Gigi D'Alessio.


I maxischermi piazzati dall'amministrazione comunale trasmettono l'arrivo di Piero Angela al teatro Bonci sulla Cicapmobile (cit. Stefania Pizzin).

Firmacopie. Neologismo che indica il tavolo dove si siedono gli autori delle relazioni per firmare autografi e copie dei loro libri. Piero Angela è ovviamente il più richiesto, e davanti al suo tavolo c'è una fila interminabile. Fa tenerezza, perché accontenta tutti con grande gentilezza e dispensando sorrisi mentre scrive lunghe dediche del tipo "al mio caro amico Stefano Marcellini dedico questo libro ma mi chiedo: perché cazzo non se lo compra e basta?" Per sua fortuna Piero Angela è un nome corto. Se si fosse chiamato Pieralessandro Mastrolorenzi, come il mio compagno di scuola delle elementari, che ogni volta che doveva scrivere il nome sul quaderno doveva andare a capo due volte, sarebbe intervenuta Amnesty International a far sgomberare questo scempio del firmacopie.

Frase. Gli amici di Torino mi chiedono di fare da testimonial per "Chiedi le prove", fotografandomi col cartello di Chiedi le Prove in mano. E mentre inquadrano mi dicono di pensare a una bella frase che spieghi perché mi piace Chiedi le prove. Il risultato è che tutta la mia attività cerebrale durante lo scatto della foto è protesa a trovare una frase intelligente da dire. Oltre a non trovarla, vengo con una faccia particolarmente ebete, che più che per "chiedi le prove" sarebbe adatta alla campagna "chiedi un assistente sociale".

Gruppo B. Imparo che il mio gruppo sanguigno implica che non posso vantare origini dall'Oceania e nemmeno dalle Americhe. Avessi avuto il gruppo O sarebbe stato possibile, ma per il gruppo B non c'è pezza. Non potrò mai spacciarmi per la reincarnazione di uno sciamano Azteco e scrivere un libro sulla guarigione quantica.

Ipnosi. Se ne parla nella sessione finale sulle indagini. La lista degli effetti elencati dal relatore è praticamente identica alle sensazioni che si provano durante la visione del gran premio con la parmigiana di melanzane sullo stomaco.

Libri. Leggo tra i titoli "il ruolo del bario nel gioco d'azzardo". Era il "baro". Queste scie chimiche cominciano finalmente a fare effetto.

Lobo dell'orecchio. Imparo da Telmo Pievani che è un oggetto inutile, risultato del lento schiacciamento del viso in seguito all'evoluzione. Un chiaro disegno della natura in previsione della nascita di Bulgari e Cartier.

Momofuku. Ringrazio Gigi Cappello che me lo ha ricordato. Non so come abbia potuto dimenticarmene. Momento epico del congresso, che stava per distruggere in un attimo il mito di Silvan. Durante lo spettacolo, il famoso mago chiede a qualcuno del pubblico scelto a caso una serie di domande del tipo "con quale bella donna vorresti essere a cena" etc, le cui risposte alla fine compariranno (magicamente) già scritte dentro un contenitore sigillato etc etc. Tra le varie domande, chiede a un tipo delle prime file in quale ristorante vorrebbe essere. E il tipo risponde "Momofuku". Silvan strabuzza gli occhi (rischiando il distacco della guancia) e dice "eeeeehh?!?!?" e certamente pensando  che solo i cagacazzi del Cicap potevano scegliere un nome del genere. La cosa va avanti per un po', finché non si chiarisce l'esatto spelling del nome del ristorante. Ma il dramma che nessuno vede è quello che siperpetua dietro le quinte, dove gli assistenti di Silvan devono (suppongo) scrivere correttamente il nome del ristorante sul foglio che poi apparirà magicamente sigillato dentro la scatola, che è in bella vista sotto gli occhi degli spettatori fin dall'inizio del gioco. 

Nerone. Il protagonista di una delle prime fake news della storia. Pare infatti che con l'incendio di Roma non c'entrasse niente. Ingiustamente incolpato, per ripicca ha dato la colpa ai cristiani, solo perché quella volta non c'era ancora la Boldrini. E poi diffondere memes con scritto "Et Boldrini quod facit?" ancora non aveva preso piede, visto che erano scritti su lastroni di marmo da 300 chili e farli girare sarebbe stato un filo scomodo.

Nostradamus. Nella sessione delle indagini si parla di possibili interpretazioni di alcune centurie del famoso monaco. Direi che il problema da chiarire su Nostradamus non è cosa intendesse dire, ma se hanno poi preso lo spacciatore che lo riforniva.

Papa. Saputo del congresso del Cicap, Papa Francesco ha organizzato in concomitanza una sua visita a Cesena con la segreta speranza di incontrare Garlaschelli per cazzeggiare parlando di madonne piangenti. Si vociferava, giorni prima, di imponenti misure di sicurezza che avrebbero bloccato il transito di auto e perfino pedoni attorno al centro di Cesena nel tratto compreso fra Oslo Sud e il parco del Serengeti. Invece quando esco dal mio albergo alle 8 di mattina non c'è nessun blocco, e i pensionati scorazzano liberi con le mani dietro la schiena come tutte le mattine presto.

Polonio. Imparo che la carne di Caribù è particolarmente ricca di Polonio radioattivo, e che perfino le fragoline di bosco contengono sostanze che, se prese in eccesso, sono tossiche. Il cotechino invece non viene menzionato, come pure la finocchiona.

Scambi di persona. Uno dei relatori, al coffee break, si avvicina a Silvano e gli fa: "Tu che fai il neurologo vero, dimmi un po', ma i tremori essenziali..."

Schermi. Originariamente piazzati in giro per la città per mostrare le immagini della visita del Papa,  il loro uso è stato dirottato per diffondere il trionfale arrivo di Piero Angela al teatro Bonci a bordo della Cicapmobile, mentre fende ali di folla osannante che sventola copie benedette del libro "Indagine sul paranormale".

Silvan. La sera prima dell'inizio del congresso i suoi trucchi sono accatastati nel retropalco, appena scaricati dal suo camion. Il colpo d'occhio è quello della tomba di Tutankamon appena scoperta. Cerco con lo sguardo la mitica cassa dove rinchiudeva Raffaella Carrà, e da cui si vedeva solo l'ombelico (di Raffaella Carrà, non di Silvan), ma non la trovo. La tentazione di entrare dentro una cassa qualunque per vedere se vengo improvvisamente trasportato nella quinta dimensione è fortissima, ma resisto. Si racconta di gente che si è nascosta nella scatola con le spade e l'hanno ritrovata assieme all'uomo di Similaun. Che poi la dentro di sicuro non prende nemmeno il cellulare.

Slides. Sul tema "Naturale fa bene", una presentazione sul fatto che naturale non significa necessariamente più sano. Dopo la scoperta del bosone di Higgs presentata da Fabiola Gianotti, un altro interessante studio scientifico rovinato dall'uso del comic-sans. 

Scritta Cicap. Sul palco c'è una scritta Cicap in blu che starebbe bene in salotto, come oggetto di design in un ambiente arredato moderno e essenziale. Magari attaccata alla spina in modo che si illumini. Che poi inviti a casa l'ospite terrapiattista-sciachimista e invece di farlo sedere sul divano lo fai accomodare sulla P di Pseudoscienze.

Trenitalia. Dopo tre giorni di misteri e di ipotesi infondate, finalmente una certezza: l'Intercity per il ritorno è in ritardo di 20 minuti, che durante il viaggio diventeranno 40, e mi permetteranno di perdere la coincidenza. Sono di nuovo nel mondo normale.





































lunedì 25 settembre 2017

Scoperto un vaccino contro le scie chimiche: popolo no-vax in crisi

E' notizia di questi giorni che una grande multinazionale del farmaco ha finalmente prodotto un vaccino per neutralizzare i terribili effetti delle scie chimiche, quelle temibili strisce bianche che gli aerei rilasciano in cielo da alcuni anni, e che una volta, prima dei fratelli Wright, non esistevano.

Il vaccino, che prevede due shot, uno direttamente sulla fronte e uno sulla nuca, in corrispondenza del microchip che a tutti noi è stato inconsciamente installato fin dalla gestazione nella placenta, annullerebbe tutti gli effetti delle chemtrails, dal controllo del pensiero da parte del gruppo Bilderberg al causare terremoti, bombe d'acqua e aerofagia.

Il potente antidoto, che verrebbe inoculato già durante il parto, eviterebbe finalmente a chiunque, crescendo, di essere manipolato dal Cicap e da Piero Angela, e quindi inconsciamente spinto a passare il proprio tempo a fotografare il cielo dal terrazzo di casa mettendo poi le foto su Facebook con scritto "condividete tutti questo schifo se condividete!!!1!"



Tuttavia l'importante scoperta, che ci libererebbe finalmente dalla schiavitù del potere occulto delle menti raffinatissime che controllano il mondo - i Cavalieri dell'ordine di Malta e l'Arpa Meteo innanzitutto - sta mettendo in forte crisi il popolo no-vax, che notoriamente, oltre a essere contrario alle vaccinazioni, è anche in prima linea nel denunciare il complotto delle scie chimiche, essendo quest'ultimo compreso nel pacchetto delle cose su cui essere contrari. Il pacchetto, come è noto, comprende anche la lotta alle lobby del taglio del cordone ombelicale, il rifiuto della chimica durante la digestione, l'abolizione delle medicine a meno che non siano quantiche, i raggi cosmici, il moto circolare uniforme e, ultimamente, anche il Buondì Motta, reo di una terribile pubblicità che tanto sconforto ha portato nelle menti dei bambini, che da allora sono rimasti così turbati da non riuscire più a giocare serenamente a "Sodimize the fucking negros 2.3".

A questo punto il dilemma dei no-vax è quindi se restare contrari ai vaccini senza se e senza ma, e quindi accettare di conseguenza di restare vittime delle scie chimiche, oppure vaccinarsi contro le scie chimiche avvallando quindi implicitamente l'importanza dei vaccini. Al momento sembra che, per uscire dall'empasse, i no-vax abbiano chiesto che il vaccino contro le scie chimiche sia almeno omeopatico. "Se dentro il vaccino non ci fosse niente di niente saremmo più contenti", ha detto il dottor Montirozzi, noto portavoce del popolo no-vax. Tuttavia questa dichiarazione ha scatenato il malcontento del ramo antivaccinisti-omeopatici, che si sono sentiti offesi dall'insinuazione che nei prodotti omeopatici non ci sia nulla se non acqua. Il dibattito prosegue senza esclusione di colpi sul forum della rivista scientifica mammepancine2.0, balzata recentemente alle cronache per la battaglia contro i Pamper a favore dei più naturali pannolini in vimini e corteccia di sequoia.




venerdì 1 settembre 2017

Complottisti estremi: ma ha (ancora) senso parlarne?

Fino a qualche anno fa vivevo nella beata ignoranza, ignaro dell'esistenza del complotto delle scie chimiche. Per me quelle scie in cielo dietro agli aerei, e che vedevo già fin da bambino, quando ancora il complotto non era stato ordito, erano normali scie di condensa che lasciano gli aerei.

E più in generale ero ignaro dell'esistenza del mondo dei complottisti. Gli unici possibili complotti che conoscevo erano quelli sulla morte d Kennedy e sull'11 Settembre. Ah, sapevo anche che qualcuno sosteneva che l'allunaggio fosse finto, ma pensavo che il mondo è bello perché è vario. La terra piatta era per me solo il nome di una storica e folcloristica associazione inglese, la Flat Earth Society. Nella realtà non credevo possibile esistesse, nel 21esimo secolo, gente seriamente convinta della piattezza della terra (e nemmeno adesso lo credo fino in fondo, devo dire; forse nutro una fiducia immotivata nel genere umano).

Poi un giorno, un amico mi ha raccontato che esiste gente che è convinta che quelle scie dietro agli aerei non siano il normale risultato del corretto funzionamento delle leggi della fisica, ma rappresentino la pistola fumante di un terribile complotto ordito da menti occulte e raffinatissime ai danni di noi cittadini inermi (ma non potevano farle invisibili, già che c'erano?).

Un complotto che spazia su tutto quello che di più terribile si possa immaginare: sostanze venefiche spruzzate per farci ammalare, per modificare il clima, per causare terremoti e inondazioni, per farci inalare nanomacchine in modo da controllarci in tempo reale, con ogni spiegazione che non esclude mai le altre.

E poi ho imparato anche che chi crede alla storia delle scie chimiche crede tipicamente a tutti gli altri complotti, e quelli che credono a tutti gli altri complotti credono anche alle scie chimiche. Da cui il primo teorema dei complottisti: se sei complottista, lo sei all-inclusive. E quindi sei anche convinto che non siamo mai stati sulla luna, che i vaccini sono messi in giro apposta per ucciderci, che la tessera sanitaria include misteriosi segreti, che la stazione spaziale internazionale non esiste, e tutte le varie amenità che circolano in rete.

E infine ho avuto perfino incontri ravvicinati del terzo tipo con gli sciachimisti.

In questo incontro ho scoperto (ma già avevo qualche sospetto) che la comunità degli sciachimisti (che coincide con la comunità dei complottisti, in seguito al primo teorema) è impermeabile a qualunque spiegazione razionale. Anzi, non cerca spiegazioni razionali, ma solo conferme alla propria tesi. Il che è quantomeno buffo, perché se uno è convinto che lo vogliano uccidere, sapere che i fisici, i chimici, i meteorologi, i piloti e altre categorie di esperti di tutto il mondo affermano che non c'è niente di vero dovrebbe quantomeno rassicurare. 

E invece la conclusione di tutto questo è che se li contraddici, o sei bollato come stupido che non vuole vedere la realtà, oppure, se porti un qualche tipo di competenza a supporto delle tue affermazioni (che ne so, del tipo essere un chimico quando si parla di reazioni chimiche, o essere un pilota di aereo quando si parla di rotte aeree), allora vuol dire che fai parte anche tu del complotto. 

E da qui il secondo teorema dei complottisti: il numero dei complottatori al mondo è smisurato.

Per un po' di tempo mi sono divertito anche io a fare le pulci alle scemenze degli sciachimisti, anche su questo blog, e alle loro denunce di terribili trame oscure. Sono stato per questo anche incluso in una lista nera di "disinformatori" (in base al secondo teorema appena citato), e ho scoperto anche di essere sul libro paga delle peggiori organizzazioni segrete mondiali. Devono avere l'Iban sbagliato, però.

Poi però ho smesso, perché ho capito una cosa: accanirsi contro di loro li tiene in vita.

La cosa che mi ha convinto è stato quando il guru degli sciachimisti italiani, che ovviamente, in virtù del primo teorema, crede anche a tutti gli altri complotti possibili, se ne è uscito dicendo che gli attentati terroristici di Parigi erano solo una messa in scena, con attori, manichini e salsa di pomodoro. Questo signore si è beccato anche una querela dalla famiglia Solesin (fonte), la cui figlia è rimasta vittima al Bataclan. Da allora tutti gli attentati terroristici, secondo questo fine pensatore (che non è l'unico, a onor del vero), sono stati dei "false flag" (fonte). Delle messe in scena, insomma, che come per le scie chimiche coinvolgerebbero ovviamente decine di migliaia di persone.

E anche  il recente attentato a Barcellona, ovviamente, non è altro che una messa in scena.

Ora, io penso che una qualunque persona dotata di normali capacità cerebrali, leggendo simili affermazioni, le cataloghi immediatamente come assurdità. Non c'è bisogno di confutare nulla. direi. Ritengo quindi che una persona normalmente intelligente, non appena si accorge che il principale denunciatore del complotto delle scie chimiche crede anche che tutti i recenti attentati terroristici siano messe in scena, sia in grado di fare 2+2 e capire che uno che afferma che a Parigi, a Nizza, a Bruxelles, a Manchester e a Barcellona i morti erano tutti attori pagati, e che in realtà non è successo niente, uno che sostiene una demenzialità simile, insomma, non è credibile in assoluto.

E' come se io andassi nelle scuole a spiegare il Bosone di Higgs e poi, così en passant, accennassi al fatto che l'acceleratore del Cern funziona grazie all'aiuto delle fatine del bosco e ai folletti del sottosuolo. Sospetto che a chi mi ascolta verrebbe qualche dubbio anche sulla mia competenza in fatto di Bosone di Higgs.

Questa tesi dei false flag negli attentati è, ad onor del vero, comune ai complottisti di tutto il mondo, e non solo nostrani. Alla fine la psiche umana, quella è!

Una lucida e sintetica interpretazione degli attentati di Parigi.
Dico tutto questo perché i giorni scorsi mi sono imbattuto in una discussione con persone che sostengono che questa gente delirante vada contrastata in ogni modo. Io penso che questo sia uno sbaglio. Io penso che questa gente delirante vada ignorata! E anzi, penso che contrastarla aspramente sia il miglior regalo che possiamo loro fare.

Per capirci, proviamo a immaginare due scenari opposti. 

Il punto di partenza dei due scenari è comune: c'è un tipo che diventa il paladino del complotto delle scie chimiche e della "geoingegneria", sostenendo che le nuvole sono finte, l'acqua della pioggia è finta, l'asse terrestre è stato invertito (ecco cos'era tutto quel casino l'altra notte!) etc etc, e nel frattempo sostiene anche che le vittime dei recenti attentati terroristici sono in realtà tutti attori pagati cosparsi di pummarola, che per mantenere il segreto adesso vivono da nababbi in qualche isola tropicale per il resto della loro vita pagati dal contribuente. Il tipo in questione è ovviamente incazzato col mondo (come tutti i complottisti, d'altra parte) e ce l'ha con chiunque lo contraddica.

Adesso abbiamo due alternative. La prima è che il tipo urla e sbava incazzoso e trova gente che lo deride, lo sfotte, gli storpia il nome, lo insulta, crea gruppi Facebook contro di lui, etc.

La seconda alternativa è che il tipo fa tutte queste cose ma nessuno se lo fila di striscio. Lui, strilla, scrive sul suo sito, e per tutta risposta viene considerato meno delle puntate di Oggi al Parlamento.

Domanda: quale delle due situazioni lo renderà più depresso? Avere molti nemici, o essere totalmente ignorato, nonostante il suo sbattimento continuo? Secondo me la seconda che hai detto.

Quindi il mio suggerimento è: ignoriamo questa gente. Lasciamola cuocere nella loro insulsa rabbia, e lasciamoli delirare. Non attacchiamoli personalmente, in particolare quando le loro teorie esulano da qualunque decenza, come il caso di Valeria Solesin, perché a quel punto il solo parlarne implicitamente legittima il loro parere a un parere possibile. Si confuta solo ciò che ha senso confutare. Il resto si ignora.

E a questo punto la smetto anche io, altrimenti rischio di parlarne troppo.


PS. Aggiungo un chiarimento. Diverso è il caso in cui ci sono in ballo teorie cospirazioniste che possono avere un impatto sociale importante, come ad esempio quelle sulle vaccinazioni e sulla salute in generale. In tal caso è giusto controbattere, comunque il più possibile in modo pacato, anche se numerosi studi mostrano che serve a poco in ogni caso. Quello che sarebbe veramente efficace è, come al solito, l'educazione a monte, che ci permetterebbe di approciare in modo "correttamente critico" tutto ciò che sentiamo dire.





mercoledì 2 agosto 2017

La forza di gravità nei film di fantascienza

In genere non ci si aspetta che i film di fantascienza rispettino per filo e per segno le leggi della fisica. Anche se a volte si spacciano per rispettosi delle leggi della natura, quasi sempre commettono perdonabili svarioni. Ma c'è un aspetto delle leggi fisiche su cui in genere sorvolano alla grande: la forza di gravità. Questo articolo vuole prendere in esame i vari svarioni che si vedono nei film di fantascienza in questo campo. Essendo periodo di vacanze, può essere certamente di spunto per interessanti chiacchiere con i vicini di ombrellone, che - si sa - amano molto discutere di fisica Newtoniana durante le ferie, specialmente nelle ore più calde.

Uno svarione tipico è quando i protagonisti del film atterrano su qualche pianeta sconosciuto, e la forza di gravità sul pianeta è tale che si muovono come se fossero sulla Terra. Questo avviene perché, suppongo, è tecnicamente difficile simulare nei filmati una forza di gravità diversa da quella terrestre senza usare computer graphics. A questo proposito quelli che ritengono che i filmati dello sbarco sulla luna sono un fake dovrebbero chiedersi come mai, se 50 anni fa, senza computer graphics, era veramente così facile come dicono realizzare filmati credibili con una forza di gravità 6 volte inferiore a quella terrestre (quella della luna), adesso la quasi totalità dei film di fantascienza glissa ancora su questo aspetto.

Infatti il problema è che la forza di gravità (per essere precisi l'accelerazione di gravità) sulla superficie di un pianeta dipende (è proporzionale) dalla massa totale del pianeta e dall'inverso del suo raggio al quadrato (e questo incidentalmente esclude a priori che la terra sia piatta, il nuovo trend dell'estate fra i "non ce lo vogliono far sapere"). Se la massa del pianeta aumenta, la forza di gravità sulla superficie è proporzionalmente maggiore, ma se aumenta il suo raggio la stessa forza decresce con quadrato del raggio. Pianeti con la stessa densità media hanno accelerazioni di gravità in superficie proporzionali al loro raggio.

Ad esempio la Terra ha una massa di 5,97 x 10^24 Kg e un raggio di circa 6300 Km. Il risultato è un'accelerazione di gravità che è, sulla superficie, di circa 9.8 m/s^2, il famoso "g". Ovvero se un corpo viene lasciato cadere (trascurando l'attrito dell'aria), cade aumentando la sua velocità di caduta di 9.8 m/s ogni secondo di caduta.

Se fossimo sulla Luna, l'accelerazione di gravità sarebbe solo di 1,6 m/s^2, cioè appena 0,16 g. Ed ecco perché gli astronauti saltavano leggiadri nei filmati dell'epoca! Questo perché la massa della luna è 89 volte inferiore a quella della Terra, e il suo raggio è oltre 4 volte più piccolo. Se fossimo su Marte, essendo la sua massa circa un nono di quella della Terra, e il suo raggio la metà di quello del nostro pianeta, il risultato sarebbe un'accelerazione di gravità sulla sua superficie di 3.7 m/s^2, ovvero circa 0.4 g. Anche su Marte si salterebbe leggeri come Vispe Terese, ma un po' meno che sulla Luna.

Più o meno la stessa cosa succederebbe su Mercurio, mentre su Venere l'accelerazione di gravità sarebbe solo il 10% inferiore a quella sulla Terra. Su Giove invece, il pianeta più grande, peseremmo quasi 2 volte e mezzo che sulla Terra. Ma il fatto che sia più grande di per se non vuol dire molto, perché Saturno, che è il secondo pianeta più grande del nostro Sistema Solare, un gigante rispetto alla Terra, ha un grande volume ma poca massa, tanto che la sua densità media è inferiore a quella dell'acqua. Messo in un'ipotetica vasca da bagno, Saturno galleggerebbe come una paperella. Il risultato è che sulla sua ipotetica superficie, (Saturno non ha una superficie ben definita, essendo esternamente gassoso) l'accelerazione di gravità sarebbe più o meno come su Venere, un po' meno che sulla Terra.

Insomma, il messaggio dietro questi esempi è che capitare su pianeti con la stessa accelerazione di gravità che sperimentiamo sulla superficie terrestre non è per niente facile, e anzi è generalmente molto improbabile, sebbene nei film di fantascienza l'ultimo problema che si incontra quando si atterra su un pianeta sconosciuto è la forza di gravità in superficie. Ci possono essere mostri incazzosissimi, alieni fetenti o aria irrespirabile, ma quasi sempre ci si muove come se fossimo nel nostro giardino.

L'altro aspetto controverso nei film di fantascienza è la forza di gravità che sperimentano gli abitanti di un'astronave o di una stazione spaziale durante i viaggi interstellari. Nei film di fantascienza normalmente la forza di gravità dentro le astronavi è la stessa che sulla Terra, e tutti si muovono come se fossero a casa loro. E le leggi fisiche conosciute ci dicono che questo non va bene...

Intanto chiariamo subito che non si può creare un campo gravitazionale nello spazio senza una massa che lo generi, e quindi senza un bel po' di materia, tipo un pianeta. Non è che essere tecnologicamente avanzati ci permetterebbe di modificare a piacimento la forza di gravità producendola senza avere materia a disposizione, perché qui è una questione di leggi della natura e non di tecnologia. E se la natura vuole o impedisce una cosa, non sarà la tecnologia a far avvenire il contrario.

Quindi vediamo cosa succede a un astronauta dentro un'astronave che viaggia nello spazio.

Se l'astronave si muove a motore spento, sospinta dalla sua velocità inizialmente acquisita con la spinta dei suoi motori, o grazia all'accelerazione gravitazionale terrestre o di qualunque altro corpo celeste, il risultato al suo interno è che gli astronauti "galleggiano", come siamo abituati a vedere nei vari filmati di astronauti veri nello spazio. Il motivo, descritto ad esempio qui, è legato a un perfetto bilanciamento degli effetti gravitazionali e inerziali nel sistema di riferimento dell'astronauta. Il risultato è che ci si sente "senza peso", perché sia l'astronauta che tutto il resto nell'astronave sta "cadendo" verso il pianeta che li attrae. Che questo pianeta sia la Terra, la Luna, o l'azione combinata di vari pianeti del sistema solare, o magari di una ammasso di galassie distante, è del tutto irrilevante.

In generale in un viaggio spaziale (sia quello degli astronauti verso la Luna, sia quello delle sonde verso gli altri pianeti del sistema solare) i motori dell'astronave sono sempre tenuti spenti, salvo che per effettuare piccole variazioni di direzione (altrimenti implicherebbe un uso di carburante spropositato) e quindi durante il viaggio valgono le condizioni di "assenza di gravità". Assenza di gravità tra virgolette, perché la forza di gravità c'è sempre, e anzi è responsabile del movimento dell'astronave e della "mancanza di gravità" al suo interno.

Quindi come si può fare a far sentire gli abitanti di un'astronave come se fossero sulla Terra? Attratti al pavimento come sulla Terra? Risposta: bisogna imprimere all'astronave un'accelerazione pari a 1 g, ovvero 9,8 m/s^2. Il risultato non sarà però proprio come stare sulla terra, e vediamo perché.

Per fare questo ci sono teoricamente due possibilità. La prima è in pratica irrealizzabile, e consiste nel tenere i motori sempre accesi in modo da far accelerare continuamente l'astronave con accelerazione di 1 g. Il problema è l'uso smodato di carburante che sarebbe necessario. Ammettendo che questo sia possibile, percepiremmo una spinta del pavimento dell'astronave sotto i nostri piedi che ci simulerebbe un campo gravitazionale simile a quello terrestre. Con alcune differenze importanti che vedremo nel prossimo esempio.

Il secondo modo è quello di costruire un'astronave a forma di circonferenza, e far ruotare l'astronave attorno al proprio asse di moto circolare uniforme, come avveniva in 2001 Odissea nello Spazio o in altri film del genere. In questo modo gli astronauti sperimenterebbero una "spinta" del pavimento sotto i loro piedi, pari all'accelerazione centrifuga, che vale omega^2*R, dove omega è la velocità angolare di rotazione, e R è il raggio della circonferenza lungo la quale ruoterebbe il pavimento dell'astronave. Scegliendo una velocità di rotazione e un raggio appropriati, si riuscirebbe ad avere localmente, dove si trova l'astronauta, un'accelerazione pari a g, proprio come nell'esempio precedente, ma con il vantaggio di non dover tenere motori accesi.

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Un'astronave rotante. Regolando opportunamente la sua velocità di rotazione è possibile simulare (ma solo per certi aspetti), nelle sue parti esterne un'accelerazione come quella gravitazionale presente sulla terra.


Ad esempio se il raggio della circonferenza fosse 10 metri, la sua velocità dovrebbe essere tale da fare un giro completo in 6 secondi circa. Se il suo raggio fosse di 100 metri (una bella sberla di astronave!) la sua velocità dovrebbe corrispondere a 1 giro ogni 20 secondi circa. Dal punto di vista tecnico, non c'è bisogno di usare carburante per far ruotare un'astronave su se stessa, perché una volta fatta ruotare nel modo giusto (con un utilizzo appropriato dei motori) la conservazione del momento angolare, una delle leggi fondamentali della fisica, garantirebbe la perpetua rotazione dell'astronave stessa.

Ci sono però vari aspetti che renderebbero quell'accelerazione simile all'accelerazione di gravità, ma in pratica significativamente diversa dalle condizioni che si sperimentano sulla superficie terrestre, e che i film in genere ignorano.

Il primo motivo è che sulla superficie terrestre l'accelerazione di gravità è uguale in ogni punto attorno a noi. In particolare i nostri piedi e la nostra testa sperimentano in pratica la stessa accelerazione di gravità, anche se siamo alti due metri, e quindi la nostra testa è due metri più distante dei piedi rispetto al centro della Terra. Ma cosa volete che siano 2 metri rispetto al raggio della Terra, cioè più di 6000 Km! In pratica una differenza irrisoria in termini di g, pari a qualche parte su 10 milioni fra testa e piedi.

Invece su un'astronave di 10 metri di raggio la nostra testa sarà posta a poco più di 8 metri di distanza dal centro di rotazione, mentre i piedi saranno a una distanza di 10 metri. Il risultato è che mentre i nostri piedi sperimenteranno una accelerazione gravitazionale pari a g, la nostra testa sperimenterà un'accelerazione gravitazionale inferiore di quasi il 20%.

Questo implica è che il nostro corpo verrebbe stirato da testa a piedi, con seri problemi legati alla circolazione sanguigna e al funzionamento dei vari organi. Insomma, una situazione non proprio ottimale per la vita. E invece non si sentono mai gli abitanti delle astronavi dell'Impero lamentarsi per i piedi gonfi o per il sangue alla testa. Per minimizzare questo effetto sarebbe necessario costruire astronavi enormi, in modo da rendere piccola la differenza di accelerazione di gravità fra testa e piedi, diciamo inferiore all'1%, supponendo che l'1% sia sufficiente a evitare problemi fisici, cosa che francamente non so. Per rendere la differenza di accelerazione testa-piedi inferiore all'1%, assumendo la distanza testa-piedi pari a 2 metri, ci vorrebbe un'astronave di raggio almeno pari a 200 metri. Insomma, un oggettino non da poco, e tecnicamente diventerebbe un problema costruire astronavi così grandi, anche perché a quel punto l'intera struttura della stessa astronave rotante sarebbe continuamente sottoposta a stress diversi da punto a punto, con tensioni continue e rischio per le strutture.

Ma a quel punto stare in un'astronave rotante del genere ci farebbe sentire come a casa? Come si vede nei film, dove chiacchierano, bevono e cazzeggiano come se fossero in salotto? Non proprio!

Intanto il problema sorge se ci stacchiamo dal pavimento. Tipo se dobbiamo prendere i cucchiaini del servizio buono, che abbiamo messo nel ripiano alto della credenza, e facciamo un saltino per prenderli. Infatti la rotazione dell'astronave non produce affatto un campo gravitazionale, ma solo una spinta del pavimento sotto i nostri piedi pari a g. Questa spinta si propaga nel nostro corpo, e quindi, entro quell'1% che dicevamo prima, anche la nostra testa si sentirà come nel campo gravitazionale terrestre. Però se facciamo un salto, potremmo pentircene. Infatti a quel punto non ci sarà nessun campo gravitazionale a ritirarci giù verso il pavimento, e fluttueremmo nell'aria fino a sbattere sul soffitto, oppure fino a ricadere da qualche altra parte lungo la circonferenza della stazione spaziale.

Vediamo di capire perché.

Immaginiamo di lanciare una palla, o semplicemente di lasciarla cadere verso il nostro pavimento fittizio come lasceremmo cadere un vaso Ming.  Quando si lancia una palla in aria dentro un'astronave rotante come la nostra, questa non sente nessuna forza, non essendo a contatto con il pavimento, e quindi si muove in linea retta se vista da un osservatore esterno (su di lei non agisce nessuna forza, e quindi lei rispetterà il primo principio della dinamica), muovendosi con la velocità che aveva un attimo prima di essere lasciata libera. Però l'astronauta, mentre la palla è in volo, continua a ruotare ancorato al pavimento dell'astronave come se fosse in piedi, e quindi la traiettoria della palla rispetto all'astronauta potrà essere estremamente complicata e controintuitiva. Ad esempio una palla lanciata direttamente sopra la propria testa  non cadrebbe mai rispetto al pavimento, perché su di essa non agisce alcuna forza di gravità, ma arriverebbe comunque al suolo dell'astronave che nel frattempo ruota, perché andrebbe a sbattere sul bordo della circonferenza da qualche altra parte.

E se lasciamo cadere la palla? Beh, la palla non sa che deve cadere verso il pavimento, perché non ci sarà nessuna forza di gravità ad attrarla. La palla, vista da un osservatore esterno all'astronave, continuerà a muoversi con la velocità con cui si muoveva un attimo prima di essere lasciata, proseguendo in linea retta. Quindi toccherà prima o poi il pavimento in un punto che in generale sarà completamente diverso da quello sottostante a dove è stata lasciata. Come se ci sfuggisse di mano una forchetta mentre siamo in cucina, e questa ci andasse a cadere in salotto.

Qundi giocare a pallavolo in un'astronave rotante sarebbe un delirio! Per non parlare dei trapezisti da circo e dei giocolieri con le tre palline. E fare salti sarebbe ovviamente un terno al lotto, perché l'atterraggio potrebbe essere ovunque! Esempi di questi effetti strani possono essere trovati in questo link. Più in generale la discussione di questi aspetti la si può trovare qui, qui oppure qui.

C'è poi anche un altro problema. Sulla superficie terrestre, a causa del fatto che il raggio terrestre è molto maggiore delle dimensioni dei nostri ambienti, la direzione dell'accelerazione di gravità è parallela in ogni punto attorno a noi, e diretta verso il pavimento. In realtà questo non è rigorosamente vero, perché essa è sempre diretta verso il centro della Terra, e non verso il pavimento, ma per punti vicini la differenza, su un raggio terrestre di più di 6000 Km, è trascurabile. Per cui, tanto per capirci, se stiamo sdraiati a letto l'accelerazione di gravità che sperimenta la nostra testa è, ai fini pratici, assolutamente uguale e parallela a quella che sperimentano i nostri piedi, e diretta perpendicolare al pavimento.

Se invece ci troviamo in un'astronave che sta ruotando, questo non è più vero. L'accelerazione che sperimenta la nostra testa e quella che sperimentano i nostri piedi saranno entrambe dirette verso il centro di rotazione, che in questo caso è però distante solo un centinaio di metri e non 6000 e passa chilometri. Quindi le loro direzioni non saranno più parallele come sulla terra. Il risultato è che anche cercare di dormire ci provocherebbe sensazioni strane, con la forza di gravità (fittizia, perché generata dalla rotazione dell'astronave) che punterebbe in direzioni diverse a seconda dei vari punti del corpo.

Insomma, alla luce di tutte queste complicazioni nel tentare di ricreare un campo gravitazionale simile a quello della terra, si capisce perché alla fine è meglio fregarsene di tutti questi aspetti e far finta che nelle astronavi ci sia la stessa forza di gravità che sulla Terra grazie a misteriosi meccanismi che nella realtà non esistono e che non esisteranno mai.