domenica 1 febbraio 2015

I cambiamenti climatici e gli scettici

E' scetticismo o piuttosto presunzione?


Io di mestiere faccio il fisico delle particelle. Se parlo con un altro collega che si occupa di un settore diverso dal mio, e stiamo discutendo del suo campo di ricerca, sono perfettamente consapevole che la sua opinione è di gran lunga più rilevante della mia, e che i miei eventuali dubbi sui risultati relativi al suo settore sono pur sempre i dubbi di un incompetente in materia. E se la quasi totalità degli esperti di quel settore fosse concorde nell'affermare una certa cosa, non me la sentirei mai di dire che stanno tutti sbagliando, perché sarei ben conscio di non avere competenze sufficienti per farlo. E la stessa cosa lui farebbe con me se stessimo parlando del mio campo di ricerca. E' innanzitutto una questione di buon senso, dettato dalla consapevolezza del livello di specializzazione richiesto per fare scienza al giorno d'oggi, oltre che di umiltà e cognizione dei propri limiti.

E ancor più se sto parlando con un esperto di un settore che non è neanche relativo alla fisica, dove bene o male qualcosa ne capisco. Già mi ci vedo a insistere con un cardiologo che tutti gli studi relativi all'infarto sono sbagliati e che ho ragione invece io, che l'unico cuore che ho visto nella vita è quello del pollo arrosto.

Bene, esiste un folto gruppo di persone, mediamente colte in campo scientifico, che giustamente critica chi, privo di competenze, sentenzia in fatto di vaccinazioni, medicina, biologia, cosmologia, evoluzionismo o altri campi della ricerca che necessitano di una specifica specializzazione. Giustamente essi affermano che la parola degli esperti, in quei campi di ricerca, è ben più rilevante che non quella di chi di mestiere si occupa di tutt'altro.

Però, per motivi misteriosi, quando si parla di clima e di riscaldamento globale, la stessa gente dimentica il buon senso così ben utilizzato in precedenza e si comporta esattamente come il giornalista che sentenzia categorico su Darwin senza aver mai aperto un libro di biologia. Esiste un nutrito gruppo di "scientificamente colti" che non crede all'esistenza del riscaldamento globale, non crede alle misure che certificano l'aumento della temperatura, non crede all'aumento del CO2, e soprattutto non crede che tutto ciò abbia un'origine antropica. E adduce prove, motivazioni, ragionamenti, cita articoli, obiezioni di metodo, come se fossero esperti di quel settore. In realtà quando va bene adducono argomentazioni, ma a volte si limitano a liquidare il problema con qualche articolato ragionamento del tipo "sono tutte cazzate!".

Io, non essendo un esperto di climatologia, mi limito a constatare che, pur nella normale dialettica scientifica, la stragrande maggioranza degli esperti del settore è concorde sulla questione del riscaldamento globale. E' concorde innanzitutto nell'affermare che il problema esiste, e poi anche che non è di origine naturale. Ed è anche concorde nell'affermare che è un problema serio. Cito a questo proposito il rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change, che non è un ente di ricerca, ma un'istituzione internazionale che raccoglie tutti i grandi esperti di clima del mondo e sintetizza i risultati dei loro lavori scientifici in modo organizzato e comprensibile ai non esperti. Il link si trova qui. All'interno del link sono scaricabili interessanti rapporti sullo stato del clima. Circa il consenso praticamente generale degli esperti del settore sull'esistenza del problema, potete invece leggere i dati di questa ricerca, che ha analizzato le pubblicazioni scientifiche su questo argomento degli ultimi 20 anni. Riporto una frase delle conclusioni:

"Our analysis indicates that the number of papers rejecting the consensus on AGW (Anthropogenic Global Warming, n.d.r.) is, a vanishingly small proportion of the published research."

A questo punto voglio anticipare le reazioni di tutti quelli che, come un cane di Pavlov, appena sentono nominare i cambiamenti climatici partono con la filippica che è tutta una sciocchezza.

Prima di dare sfogo alle loro reazioni da scettici, vorrei che prendessero un bel respiro e rispondessero a queste domande:

  1. Siete esperti di climatologia?
  2.  La ricerca in climatologia è il vostro lavoro?
  3. Lavorate sulla climatologia da 10, 20 o 30 anni?
  4. Avete pubblicato svariate decine di pubblicazioni scientifiche relative a studi sul clima in riviste scientifiche specializzate del settore con peer review?
  5. Partecipate abitualmente a congressi specialistici sul tema della climatologia?
  6. Avete mai presentato i risultati delle vostre ricerche a una platea specialistica?

Se avete risposto "NO" a tutte o quasi tutte queste domande, restate comunque ovviamente liberi di dire la vostra sul problema del riscaldamento globale, ci mancherebbe altro, ma abbiate la decenza di essere consapevoli che quello che direte, se partorito direttamente dalla vostra mente, sarà quasi certamente sbagliato. Perché per quanto vi siate informati e abbiate studiato sull'argomento, rispetto alla comunità internazionale degli studiosi del settore, quelli che da sempre quotidianamente dedicano il loro tempo a questo problema scientifico, restate comunque incompetenti. E questo perché la climatologia, così come la fisica delle particelle, la cardiologia, la genetica molecolare, l'archeologia, la sismologia e tutte le altre discipline del sapere, necessita di competenze che non si acquisiscono leggendo qua e là, ma soltanto dedicandocisi professionalmente a tempo pieno per anni.

Non capisco quindi tutti quelli che accusano (giustamente) gli sciachimisti di non sapere quello che dicono quando parlano di scie degli aerei, deridono (giustamente) i vaneggiamenti di Zichichi quando straparla di evoluzionismo, criticano (giustamente) Giuliani di incompetenza quando afferma di saper prevedere i terremoti usando il Radon, o accusano (giustamente) Vannoni di essere un ciarlatano quando garantisce in TV di saper guarire malattie ritenute incurabili usando intrugli non ben definiti, ma poi, quando si parla di clima, accusano l'intera comunità scientifica di sbagliare come se fossero loro gli esperti, quando invece di mestiere fanno il dentista, l'informatico o il commercialista, e tutta la loro competenza in materia deriva al massimo da qualche lettura di Scientific American.

Mettetevi il cuore in pace: per quanto abbiate studiato e vi siate informati e abbiate letto sull'argomento, rispetto a chi ci lavora da una vita restate comunque degli incompetenti, che per ovvie ragioni non hanno sotto controllo l'intero quadro della questione come invece può averlo l'insieme dei professionisti del settore. Sappiate quindi che qualunque possa essere la vostra obiezione, per quanto arguta, su come sono state fatte le misure della temperatura media terrestre, sulla precisione delle misure ottenute con i proxy, sul forcing radiativo, sulla teoria dei Cicli di Milankovic, sulle misure fatte con i carotaggi nel ghiaccio, sull'incertezza dei modelli, sulle modalità di produzione e assorbimento del CO2, sulla "little ice age", sul "warm medieval period" o su tutti i possibili aspetti che riguardano i cambiamenti del clima, GLI ESPERTI CI HANNO SICURAMENTE GIA' PENSATO PRIMA DI VOI!

Fatevene una ragione, abbiate questa certezza: non siete certamente i primi ad aver cercato di falsificare tutto ciò che si sa sul riscaldamento globale e le sue cause antropiche. Gli scienziati non sono mica stupidi! Non aspettavano mica voi per porsi tutti i possibili dubbi e per scandagliare il problema! E' il loro lavoro, sono esperti di quelle cose, e non siete certamente voi, che nella vita vi occupate di tutt'altro, i primi ad aver pensato ad un eventuale inghippo, ad aver ipotizzato l'errore, la falla nella teoria, soli contro tutti, al cospetto di un'intera comunità scientifica mondiale che secondo voi gigioneggerebbe, incapace di vedere che sta prendendo un enorme abbaglio. Un po' di buon senso, su!

venerdì 23 gennaio 2015

La matematica degli sciachimisti 2: la vendetta


Le grandi dimostrazioni matematiche degli sciachimisti (e come invece misurare realmente la quota di un aereo in volo).


Questo articolo è il prosieguo naturale di un altro articolo (leggi qui) nel quale gli sciachimisti davano ampio sfoggio delle loro profonde competenze matematiche, grazie alle quali riescono a portare inoppugnabili continue prove alla tesi delle chemtrails. La pubblicazione a dispense di queste imperdibili dimostrazioni, rifiutata perfino dalle Edizioni Hobby&Work a favore dei rosari da collezione, avviene clandestinamente su un sito web molto popolare fra i sostenitori del complotto, interamente dedicato al nobile proposito di svelare al mondo questa trama segretissima. Leggo infatti dal sito di riferimento degli sciachimisti italiani l'articolo intitolato: "il calcolo della velocità relativo agli aerei chimici", e siccome il titolo mi ricorda vagamente "Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento", il lavoro di Einstein che segnò l'inizio della Teoria della Relatività, mi incuriosisco: cavolo, di nuovo la matematica, il loro pezzo forte! E quindi mi catapulto nella lettura.

Prima però è necessario un chiarimento: perché tanto accanimento contro gli sciachimisti? Perché tanta ironia sulla loro matematica de noantri?  La risposta è ovvia: nel momento in cui qualcuno si organizza per denunciare un complotto che, a suo dire, coinvolge mezzo mondo, e per portare prove pretende di utilizzare la matematica e la fisica padroneggiandole però con la stessa competenza con cui io conosco la scrittura cuneiforme, il minimo che si possa fare è prenderli in giro. Dico questo per coloro i quali, sostanzialmente ignari del dibattito tra sciachimisti e gente normale, si imbattano casualmente in quello che segue. Per gli sciachimisti so già che è un dibattito impossibile.

Nelle prime righe l'articolo afferma (i caratteri in grassetto sono nel testo originale.):
Abbiamo provato, dati alla mano, che gli aerei che vediamo noi sorvolano i centri abitati ad altitudini irrisorie, spesso anche inferiori ai 1.500 metri. Queste, d'altronde, sono le quote necessarie per operare il cloud seeding igroscopico delle nubi basse e diversamente non potrebbe essere, poiché si sfruttano le correnti ascensionali affinché i composti dispersi salgano in quota sino ad abbattere l'umidità sì da eliminare la nuvolosità naturale, sostituita da bizzarre formazioni artificiali (elettroconduttive) che la N.A.S.A. e l'U.S.A.F. definiscono "smart clouds".
A parte le nuvole che sarebbero in realtà "bizzare formazioni elettroconduttive", cosa che di per sè avrebbe bisogno di qualche chiarimento, la frase contiene un'informazione fondamentale: gli aerei che lasciano le scie volano a quote inferiori a 1500 metri. Sarebbe interessante sapere come lo hanno provato, ma continuiamo nella lettura:
(...) proponiamo un altro punto cardine: la velocità. Quale attinenza ha la velocità con le quote di sorvolo non idonee alla formazione di contrails? E' presto detto. Gli aerei commerciali sono progettati per volare (...) alle altitudini di 27.000/38.000 piedi (...). Da quelle altezze gli aerei di linea, è bene precisarlo, non sono osservabili da terra
Perfetto. L'articolo è chiarissimo: gli aerei commerciali, che volano a 27000/38000 piedi (anche 39000, n.d.r.), che corrispondono grosso modo a 8200/11800 m) non si vedono da terra. Sono troppo distanti. Nemmeno se ZUMMO?, mi verrebbe da chiedere. Siamo proprio sicuri che da 8200-11800 metri, gli aerei di linea sono troppo piccoli per essere visti? Su questa affermazione perentoria e che non sembra lasciare dubbi, ci ritorneremo con prove alla mano (vere questa volta) perché, lo anticipiamo subito a costo di rovinare la suspance al lettore, è una sonora cazzata.

L'articolo poi continua affermando che un aereo di linea non potrebbe volare a piena velocità (600/900 Km/h a 1500 metri di quota, perché la resistenza dell'aria provocherebbe il collasso della struttura.

 Ma andiamo avanti:
E' possibile verificare personalmente a quale velocità questi aerei militari, spacciati per velivoli commerciali, sorvolano le nostre campagne e le nostre città. Se, infatti, come mendacemente ci viene spiegato in ogni occasione, questi aeromobili fossero davvero riferibili a "voli di linea" ad alta quota, allora dovremmo constatare che essi incrociano a velocità prossime ai 600/900 km/h. Se, invece, la loro velocità fosse nettamente inferiore a quella di un volo regolare, allora saremmo di fronte ad un "volo di linea fake", con tanto di livree contraffatte.
Verificare "personalmente"? Fantastico, allora verifichiamolo!!!

L'articolo ci spiega quindi come è definita la velocità, il cui calcolo si sintetizza con la formula:
Calcolo Velocità (m/s) = Distanza in metri / Tempo in secondi
 E poi procede affermando che:
 Il calcolo della velocità è quindi un'operazione abbastanza semplice; maggiori "problemi" si possono, invece, incontrare nell'esprimerla con unità di misura diverse, ad esempio quando è necessario operare la conversione da m/s a Km/h e viceversa. Arriviamo alla risposta per gradi.
Con calma, per carità, non sovraccarichiamo la mente con concetti oltremodo complessi e di difficile assimilazione. D'altra parte per uno che conosce la matematica come descritto qui, non stupisce che il calcolo della velocità, cioè una semplice divisione, spazio percorso diviso tempo impiegato a percorrerlo, costituisca un operazione "abbastanza" semplice. Non proprio semplice, ma comunque "abbastanza". Invece quando si vuol passare da m/s a km/h le cose si complicano, e bisogna procedere per gradi. Eh, qui ragazzi ci troviamo di fronte nientepopodimenoche a un'equivalenza, e le equivalenze si fanno in terza elementare, mica scherzi!

Ma il nostro eroe non si perde d'animo, e continua:
1 m/s = 3,6 Km/h: Trattandosi di una semplice equazione, per calcolare in m/s una velocità nota in Km/h dobbiamo moltiplicarla per 3,6. Viceversa, per passare da Km/h a m/s, la velocità va divisa per 3,6.
Passare da km/h a m/s o viceversa non è un'equazione, ma un'equivalenza. Sono due cose diverse, anche se cominciano entrambe per "eq". Capisco che l'errore possa nascere dal fatto che il curatore dell'articolo utilizzi come consulenti scientifici dei "ricercatori indipendenti" (vedi qui), perché di quelli veri non si fida, ma anche un ricercatore indipendente dovrebbe sapere la differenza fra un'equazione e un'equivalenza. Un ricercatore che confonde un'equivalenza con un'equazione è come un medico che confonde il fegato con la milza. "...eh che volete, sono tutti e due scuri,  stanno tutti e due nella pancia, destra e sinistra a volte mi confondo!" Vi fidereste di un medico così? Evidentemente gli sciachimisti si fiderebbero.

Comunque dopo questo dotto preambolo teorico arriviamo alla spiegazione del calcolo delle velocità degli aerei, che dovrebbe essere la "smoking gun", la pistola fumante, la prova incontestabile che quegli aerei che lasciano scie non possono essere ad alta quota, e non possono andare veloci come gli aerei di linea. Leggiamo:
Verifiche sul campo hanno fornito velocità medie di 340 km/h. Abbiamo così dimostrato, seppure indirettamente, che gli aerei impegnati nel "cloud seeding igroscopico" non sono affatto vettori di linea ad alta quota, ma unità militari (e civili) a "quota cumulo"! Infatti, noti due punti di sorvolo "A" e "B", si calcola il tempo di percorrenza e si applicano le formule sopra esposte. Buon divertimento!
Punto. Finito. L'articolo finisce così. Leggo e rileggo e non mi capacito. Come, tutto qui? La superprova è tutta in questa frase che non dice niente? E dov'è la dimostrazione? Semmai c'è un'affermazione e basta. E che razza di spiegazione è questa? Tutto questo popo' di preambolo teorico fra equazioni che sono equivalenze, e calcoli "abbastanza semplici" per dirmi che sono state fatte verifiche sul campo che hanno misurato... e quindi abbiamo dimostrato... punto! Che campo?  Come hanno misurato? Dov'è la prova? E la frase finale? Quella dei punti A e B ? Che significato ha una frase del genere per due punti A e B qualunque nel cielo, che possono essere vicini tra loro soltanto 10 metri se sto parlando di due punti A e B che coincidono con la cima di due lampioni, o un miliardo di anni luce se sto parlando di due punti A e B che identificano nel cielo la posizione di due galassie?  Ma cosa stiamo dicendo? Come fa uno, dati due punti nel cielo A e B, a sapere a quale distanza relativa essi sono? L'affermazione, così come è descritta nell'articolo, è talmente ridicola che persino un ricercatore indipendente dovrebbe capire che è completamente priva di senso.

Quindi adesso facciamo il pelo e contropelo a questo cumulo di sciocchezze.

Prima però ricapitoliamo i punti fondamentali dell'articolo a cui facciamo riferimento:
  • Gli aerei che volano a 10000 metri di quota sono troppo piccoli per vedersi 
  • Gli aerei che lasciano scie volano invece al massimo a 1500 metri di quota
  • Gli aerei che lasciano scie, oltre a volare a 1500 m di quota al massimo, vanno a velocità medie dell'ordine di 340 km/h, cioè molto inferiori a quelle di crociera degli aerei che volano in alta quota, che sono invece dell'ordine di 800-900 km/h.

Cominciamo guardando innanzitutto questa foto, che si trova in rete fra le tante immagini di aerei. L'ho trovata cercando "aerei sole" su Google Immagini. La foto è stata scattata da un fotografo che stava fotografando il sole con speciali filtri, quando si è accorto che un aereo sarebbe passato proprio davanti. Ha quindi aspettato scattando al momento giusto. Questa foto, per inciso, è stata eletta "Astronomy Picture of the Day" il 29 Gennaio 2001. I dettagli della foto si possono trovare qui. L'immagine raffigura un aereo di linea, la didascalia ci dice che si tratta di un MD-11 della McDonnel Douglas, che passa proprio davanti al sole.

Sun-Plane

Cosa possiamo dire da questa foto? L'aereo, innanzitutto, si vede! E' poco più piccolo del sole. Niente affatto un puntino invisibile, quindi. Quindi se il sole è abbastanza grande nel cielo da essere ben visibile, lo è anche un oggetto di poco più piccolo. Inoltre, noterete, l'aereo lascia le scie, che secondo quanto dicono gli sciachimisti, sono sempre chimiche e solo in casi rarissimi sono imputabili a normale condensa (fonte). Perfetto, siamo esattamente nelle condizioni descritte dall'articolo. Un aereo che lascia le scie, e che quindi deve volare a 1500 metri di quota al massimo. Controlliamo quindi quindi se è vero che esso stia volando a 1500 m di quota.

Volete prima un altro esempio? Guardate questo Boeing 747 della Air India. La foto è descritta in dettaglio qui, e mostrata nella figura sotto. E' grande quanto metà della luna. E se la luna si vede bene a occhio nudo, la stessa cosa accade anche a un aereo che è grande solo mezza luna. Il nostro compito sarà di dimostrare che questi aerei volano a oltre 10000 metri di quota, e in nessun modo possono essere a 1500 m di quota, come chiosa invece l'articolo.

Intanto non sono aerei segreti ma addirittura, nel secondo caso, si distingue benissimo la banda colorata della Air India. Certo, potrebbe essere un fake creato del Nuovo Ordine Mondiale. Sappiamo che i nostri amici credono anche a questo (leggi qui). Ma andiamo avanti con la nostra foto dell'aereo davanti al sole.

L'aereo, dicevamo, è un McDonnell Douglas MD-11 (vedi qui). In particolare la lunghezza della fusoliera, si legge nell prospetto, è di 58 m. Perché ci interessa la sua lunghezza? Perché la geometria ci insegna che possiamo calcolare le dimensioni angolari che deve avere in cielo un oggetto lungo 58 metri, data la sua distanza. Non sappiamo se i ricercatori indipendenti sappiano fare questa operazione, ma assicuriamo loro che è molto semplice.

Moon-Plane


Infatti un oggetto distante d, e di dimensioni reali L, sottende un arco nel cielo Beta (espresso in radianti), che corrispondono (tramite un equivalenza e non un'equazione) a Beta(gradi) = Beta(radianti) x 57.3, dove 57.3 è il numero di gradi corrispondenti a un radiante (faccio tutti i passaggi per i ricercatori indipendenti e per il curatore dell'articolo, abbiate pazienza...).




Per inciso, ho usato una approssimazione nella formula, equiparando l'angolo con la tangente dell'angolo stesso, cosa che però è del tutto irrilevante per angoli molto piccoli, come nel caso che vogliamo trattare. Lo dico per i precisini, non si sa mai.

Infatti lo stesso discorso vale per un aereo di lunghezza L=58 m di lunghezza posto a una distanza d da chi osserva a terra.  L'angolo sotteso Beta dipende dalle dimensioni dell'aereo (58 m) e dalla sua distanza da chi guarda (d). Distanza che, questo è il punto fondamentale, non conosciamo quando vediamo un aereo in volo.

Però qui c'è un aspetto che cambia tutto. Infatti nella figura l'aereo passa davanti al sole. E noi sappiamo quanto è grande il sole e quanto è distante dalla terra, per cui possiamo "calibrare" la nostra misura delle dimensioni angolari dell'aereo rispetto al sole stesso! E quindi possiamo misurare la vera distanza dell'aereo da noi.

Il sole è distante in media d=149.600.000.000 m dalla terra, e ha un diametro pari a L=1.391.684.000 m. Per cui, (L/d) x 57,3 = 0.53. Mezzo grado! Il sole nel cielo sottende un angolo di mezzo grado. Se non ci credete, sappiate che è una cosa ben nota, come ad esempio spiegato qui. Anche la luna sottende nel cielo 0,53 gradi come il sole, e proprio grazie a questa fortuita coincidenza le eclissi di sole per noi terrestri sono così belle.

Pertanto, confrontando le dimensioni dell'aeroplano che vediamo davanti al sole rispetto alle dimensioni del sole stesso, e sapendo che il sole sottende mezzo grado, possiamo calcolare facilmente che angolo sottende il nostro aereo. Il nostro aereo è, righello alla mano, 5,8 volte più piccolo del diametro del sole. Ovvero 0.53/5.8 = 0.09 gradi, che diviso per 57.3 fa 0,0016 radianti. E quindi, applicando la formuletta della prima figura, si ricava che l'aereo della prima fotografia è distante dal fotografo d = 58(le dimensioni dell'aereo) : 0,0016(le sue dimensioni angolari) = 36250 m.  Insomma, il nostro aereo è distante da noi 36 km. Facciamo cifra tonda, dato che è privo di senso considerare pure i metri su questo tipo di conti. Tuttavia non cambierebbe comunque niente anche se uno volesse portarsi dietro tutti i decimali. E questa distanza, notate bene, non è misurata coi laser, o con qualche altro strampalato sistema, ma è frutto di un semplicissimo calcolo geometrico.

Perfetto, l'aereo della foto è distante 36 km (e continua a vedersi!). Ma a noi interessa sapere non quanto è distante l'aereo da chi lo ha fotografato, cioè d, ma quanto alto volava in quota, cioè h (vedi figura qua sotto). Noi vogliamo dimostrare che quell'aereo volava a h=10000 m di quota o più, e non a h=1500 m al massimo, come sentenzia l'autore dell'articolo. 



Per misurare h, conoscendo la distanza d, abbiamo bisogno di sapere l'angolo Beta di elevazione dell'aereo sull'orizzonte. Ma per questo abbiamo veramente l'asso nella manica. Infatti l'autore della foto ci fa sapere dove e quando ha scattato l'immagine. Parigi, alle ore 11 e 11 del 13 gennaio 2001. E da questo sito riusciamo a sapere che a Parigi, il 13 gennaio 2001 il sole (e quindi anche l'aereo della foto) era alto 18,9 gradi sull'orizzonte, cioè l'angolo Beta della figura.

A questo punto il gioco è fatto. Basta moltiplicare la distanza reale d dell'aereo dal fotografo, che sappiamo essere di 36000 m, per il seno di 18,9,  cioè = 0,32, e quello che otterremo sarà h, ciè la quota di volo dell'aereo. Mettiamo i numeri nella calcolatrice, che speriamo non sia anche lei al soldo del Nuovo Ordine Mondiale e sbagli i conti apposta, ... 36000 per 0,32.... e viene fuori 11500 metri!!!!

Ma è proprio la quota di volo degli aerei di linea!!! Quella a cui non è possibile che si producano scie di condensa! Quella alla quale un aereo è assolutamente invisibile! Quella che è categoricamente esclusa dal curatore dell'articolo e dalla sua corte di scienziati indipendenti! Quella quota che invece doveva venire 1500 m al massimo! Complottoooo!!!!!!1!

Per amore di precisione possiamo dire che la stima che abbiamo fatta è affetta da alcune incertezze, tipo le dimensioni dell'aereo rispetto al sole, immaginando che l'aereo sia leggermente inclinato e non perfettamente di profilo. Possiamo immaginare che la rifrazione dell'aria pure cambi di un qualche percento le dimensioni stimate dell'aereo. Possiamo anche avere un mezzo grado di incertezza sulla posizione del sole. Possiamo stimare che il risultato sia preciso entro il 5-10%. Tutto questo si traduce in un'incertezza sulla quota di volo stimata di grosso modo 1 km. Quindi se non sono 11500 m saranno al massimo 10500, ma in nessun modo si raggiungono i 1500 m di quota previsti dagli sciachimisti.

E se l'aereo a passare contro il sole fosse stato invece a 1500 metri di quota, come dice l'articolo, e a 18,9 gradi sull'orizzonte (la posizione del sole a quell'ora come scritto sulla foto) quanto sarebbe dovuto essere grande rispetto al sole stesso? Beh, la sua distanza dal fotografo sarebbe dovuta essere d=1500/sen(18,9) = 4630m. E a quella distanza un oggetto lungo 58m sottende un angolo di 0,71 gradi, ovvero una sleppa grande una volta e mezzo la luna piena!

Per avere un'idea della sciochezza espressa con granitica certezza dall'autore dell'articolo, un aereo del genere che passasse sopra la nostra testa a 1500 metri di quota dovrebbe essere grande piu' di 4 volte le dimensioni del sole (o della luna, che è lo stesso). Un mostro che fa ombra! E secondo gli sciachimisti TUTTI gli aerei che rilasciano scie dovrebbero volare AL MASSIMO a quella quota, e quindi essere tutti visibili con quelle dimensioni. Chissà perché invece li vediamo molto più piccoli!

E se non fossero aerei grandi come quelli di linea, ma ad esempio un caccia militare Tornado, che è lungo 17 m? In questo caso le dimensioni apparenti, a 1500 metri di quota e sopra la nostra testa (allo zenith, si dice) sarebbero di 17/1500 = 0.113 radianti, ovvero dimensioni angolari ben maggiori della luna piena o del sole. Grandissimi, quindi, contrariamente agli aerei che invece vediamo quotidianamente lasciare scie. Per essere piccoli una frazione della luna, diciamo un terzo, questi aerei dovrebbero avere dimensioni reali di 4 metri. Aerei da salotto insomma. Che a questo punto uno si dovrebbe chiedere dove mettono tutte le sostanze da irrorare, e soprattutto che ci azzeccano le foto di aerei con le scie che hanno la forma di un 747!

Quindi, riassumento: abbiamo mostrato che quell'aereo che lascia le scie, e che non ha le dimensioni di un aereo giocattolo ma è invece un normale aereo di linea, vola a più di 11000 m e in nessun modo le sue dimensioni sono compatibili con un aereo che stia volando a 1500 m di quota.

Volete un altro controllo? Non vi fidate? Pensate sia un caso? Benissimo: prendiamo quest'altra foto, descritta nei dettagli qui:
Boeing 777-2... aircraft picture
L'aereo, ci dice il sito dove è pubblicata la foto, è un Boeing 777, ripreso a Boston alle 22 e 57 del 5 dicembre 2006. E anche lui è tutt'altro che invisibile, e lascia le scie. Le sue dimensioni sono grosso modo la metà della luna piena, ovvero circa 0.53x0.5 = 0.265 gradi. E siccome un 777 è lungo 63 m, la sua distanza al momento della foto era, sempre applicando le formulette di prima, di 13600 m. E grazie a questo sito qui possiamo sapere che a quell'ora a Boston la luna era alta in cielo 65 gradi sopra l'orizzonte. E quindi la quota di volo di quell'aereo che emetteva scie era di 13700 x sen(65) = 12300 m. Mettendoci il solito 5-10% di incertezza dovuta alla stima approssimata, viene fuori una quota di volo che non può essere inferiore a 11000 m. Ben diversi dai 1500 m "al massimo" declamati dagli sciachimisti.


Ma veniamo alla velocità, la prova maestra, quella che secondo l'articolo taglierebbe la testa al toro. Non ci è dato sapere come le "verifiche sul campo" abbiano mostrato che la velocità di un aereo che lascia le scie sia di 340 Km/h se non ne viene misurata la distanza. Infatti due punti A e B nel cielo possono avere una distanza relativa tra loro piccola o enorme, a seconda di quanto sono distanti da noi. Non ci vuole un genio a capirlo, direi. Quindi se non misuriamo correttamete la distanza dei punti A e B da noi che guardiamo, non possiamo dire in nessun modo quanto sono distanti i due punti A e B fra loro.
 
Ma un aereo che viaggiasse, come dice l'articolo, a 340 Km/h e a 1500 metri di quota sopra la nostra testa, oltre ad apparirci enorme tanto da fare ombra, in quanto tempo percorrerebbe diciamo 30 gradi nel cielo? Ovvero 60 volte le dimensioni della luna piena?  E in questo caso, notate bene, la velocità che calcoliamo non ha a che fare con le dimensioni dell'aereo, ma dipende solo dalla sua altezza, cioè 1500 m al massimo. Il calcolo è semplice: 340 Km/h corrispondono a 94 m/s (la solita equazione, no, scusate, equivalenza volevo dire!), per cui il tempo impiegato a percorrere 30 gradi nel cielo dovrebbe essere 8.4 secondi. Un po' meno, addirittura, perchè ho fatto alcune approssimazioni a vantaggio della tesi del nostro, approssimando l'arco con la corda (dettagli ultratecnici che solo i ricercatori indipendenti possono comprendere...). Otto secondi per percorrere trenta gradi nel cielo proprio sopra di noi? Beh, io ho fatto la prova. Ho aspettato un aereo con scie al seguito che passasse proprio sopra la mia testa, e ho cronometrato 25 secondi per un arco di 30 gradi.  E siccome l'aereo non mi appariva grande come 3 o 4 lune piene, ma era molto piccolo nel cielo, vuol dire che era anche molto distante. E assumendo che la sua quota di volo fosse di 11000 metri, cioè quella dei normali voli di linea, allora 25 secondi per percorrere un arco nel cielo di 30 gradi corrisponde, (sarà un caso?) a un aereo che viaggia a 833 Km/h.  Per coincidnza proprio la velocità dei voli di linea, quella "impossibile per rilasciare scie! Aricomplottooooo!!!!!1!.

PS: Un interessante articolo sulle dimensioni apparenti dei vari tipi di aerei confrontati con le dimensioni della luna è leggibile qui

martedì 20 gennaio 2015

I presunti misteri della tessera sanitaria






Una scoperta "shock" da togliere il sonno

domenica 11 gennaio 2015

Quelli che capiscono sempre tutto

Con gli eventi di Parigi i fanatici del complotto hanno dato il meglio di sé.

 

Gli italiani, si sa, leggono poco. Solo il 4% (ovvero due milioni di Italiani) compra circa un libro al mese e solo il 5% legge almeno 12 libri in un anno. Due terzi della popolazione italiana sopra i 14 anni non compra libri (fonte). Eppure, quando c'è bisogno, basta un attimo e gli italiani diventano in quattro e quattr'otto esperti di tutto.

Intanto nascono già esperti di calcio, tutti "tennici" della nazionale. Anche se prendono l'ascensore pure per andare al piano rialzato sanno tutto su come si fanno le finte per un dribbling perfetto. Quella è una questione genetica, scritta nel DNA.

Ma poi vi ricordate l'America's Cup? Quando gente che al massimo aveva guidato il pedalò a Igea Marina si alzava la notte per vedere le regate, e poi per tutto il giorno parlava di strambate, calafataggi, pappafichi e cazzate (quelle marinare) come se fossero diventati improvvisamente tutti capitani Acab? Sono bastate quattro regate in tv viste smangiucchiando le patatine fritte per trasformare qualche milione di italiani in lupi di mare. D'altra parte siamo, tra l'altro, anche un popolo di navigatori, e quindi perchè stupirsi!

E adesso gli eventi di Parigi. Le prime notizie della strage non avevano neanche fatto a tempo a diventare di pubblico dominio che una certa fetta di italiani era diventata esperta di balistica, di terrorismo, di come si usa un kalashnikov e di cosa succede quando si spara a un essere umano. E la conclusione in questo caso è inevitabilmente la stessa: niente è come appare, e tutto quanto è frutto di un incredibile complotto che ci fa credere cose che, alcuni arrivano a dire, non sono nemmeno avvenute.

Qualche esempio preso qua e la fra i vari blog dei tuttologi?

Troppe cose non tornano. Gli specchietti della macchina sono bianchi in un'immagine e neri in un altra.
http://www.bufale.net/home/wp-content/uploads/2015/01/simulatori-videogioco-pc-testa-sangue.jpg 
Cazzo! E quindi? Vuol dire che nel complotto hanno usato macchine finte, creando filmati finti, e non si sono nemmeno preoccupati di prenderle uguali? Costruiscono un complotto per pendere per il culo il mondo e si dimenticano di controllare che le macchine siano identiche? Che sia vernice cromata che in un'immagine riflette il cielo, e appare quindi bianca, e nell'altra riflette le case, e quindi appare scura, i cretini non ci pensano.  Il loro immenso spirito critico, superiore a quello di tutti gli altri esseri umani, queste cose non le arriva a pensare, evidentemente.

          Dove si è mai visto che i terroristi si portano dietro i documenti

Eh si, perché un terrorista quando va a compiere una strage se per caso lo fermano per un motivo qualunque e gli chiedono patente e libretto cosa fa? Glieli dà, sperando che il tutto si risolva a un normalissimo controllo oppure dice al vigile "senta, io sto andando a compiere una strage, ho il baule pieno di kalashnikov, giubbotti antiproiettile e passamontagna, le pare che in queste condizioni sto a pensare a portarmi i documenti? Io che sono un terrorista? Che poi magari me li dimentico pure e ci faccio la figura da cretino?". Ed ecco che arriviamo al prossimo punto.

Lasciano i documenti in macchina
Ora, a me una cosa che fa veramente ridere dei complottari è che non credono mai a niente di quello che arriva dalle notizie, ma quando fa loro comodo prendono certe affermazioni dei giornali o della tv alla lettera. Chiunque sia stato testimone di un banale fatto di cronaca sa bene che quando esso viene raccontato dai media i dettagli sono sempre imprecisi, a volte completamente sbagliati. E' fisiologico. Mia suocera è stata vittima di un furto con raggiro in casa, e la notizia è stata riportata dal giornale locale con dettagli completamente inventati, imprecisioni e grossolani errori. Ora, se per un semplice furto i giornali riescono ad essere imprecisi, figuriamoci per un evento complesso e comprensibilmente coperto da segreti istruttori come quello che è successo a Parigi! Peraltro soltanto a poche ore da quando è accaduto, e quindi per forza di cose con informazioni ancora frammentarie. Quindi fa ridere che il complottista, che non crede neanche se gli dicono che la forza di gravità fa cadere i sassi, di fronte alla notizia "il terrorista ha lasciato i documenti in macchina" prende la frase rigorosamente alla lettera e non pensa che la cosa potrebbe essere un po' meno banale di così. Io non so cosa e come sia accaduto, ma immagino che possano esserci mille modalità diverse per spiegare quello che effettivamente è accaduto, e che semplicemente la sostanza della notizia è che in qualche modo sono riusciti a risalire all'identità di uno degli attentatori.

Quando spara sull'agente il fucile non rincula

Eh si, perché loro col mitra ci sparano normalmente, e quindi vuoi che non sappiano come rincula un kalashnikov? E poi giocano coi simulatori al PC e quindi non li freghi mica, loro! Queste cose le sanno!
Un colpo da quella distanza ti apre in due la testa, e qui non si vede il sangue, e il poliziotto poi non si muove in seguito al colpo.
Eh, certo, loro sono esperti anche di questo! Hanno visto tutti i film di Tarantino, e non ti ricordi su Pulp Fiction quando gli parte il colpo per sbaglio nella macchina, come gli riduce il lunotto? Che poi devono pure chiamare Wolf a pulire tutto? E poi loro, col culo ben piantato sul divano, si guardano sempre "siessai", e quindi di queste cose sono esperti. E poi si sono guardati tutte le puntate di Vespa sul delitto di Cogne, e quindi sulle traiettorie degli schizzi di sangue sono dei luminari. Sono dei RIS viventi, loro, e gli basta un filmato di due secondi, sfuocato e sgranato, per capire tutto.
  



twitter-charlie-hebdo-agente-15
E poi cosa significherebbe questo? Che quel poveraccio non è morto? Anzi, che tutti quei poveracci non siano morti, e adesso si trovino alla Reunion o in qualche possedimento francese del Pacifico a fare la bellavita spesati dal governo? Per loro, che non si lasciano fregare dalle apparenze, un marciapiede pulito alla menopeggio del sangue dove la gente ha lasciato i fiori non significa niente, naturalmente. Tutta pummarola! Ma soprattutto non significa niente che quelle vittime avevano dei nomi, dei volti, dei familiari, e che adesso sono solo corpi nelle bare. Tutto un complotto, per loro. Tutto finto, tutto orchestrato per illuderci di cose che non sono. Per fortuna che ci sono loro che ci proteggono con il loro spirito critico precluso alla gente normale. Per inciso uno di quelli che fra i primi ha gridato al "false flag", la messa in scena totale, è l'individuo che in Italia è il principale sostenitore del complotto delle scie chimiche. E questo la dice tutta sull'individuo in questione e sulla credibilità di ciò che dice.

lunedì 5 gennaio 2015

Ho letto cose che voi umani...

Pino Daniele: anche lui una vittima del complotto globale

 

Sul tema del complotto globale, la teoria secondo cui niente ormai accade per caso, e se ti viene un infarto, se uno ti tampona in tangenziale, o semplicemente se pesti una merda per strada, è tutto il risultato di un disegno ordito da menti raffinatissime per controllare l'umanità, uno pensa sempre di averle viste tutte, ma ogni giorno deve ricredersi. Ogni tanto ti viene da pensare che un giorno potremo dire "ho letto cose che voi umani..."

  

Alla notizia di oggi della improvvisa morte di Pino Daniele (a proposito, grazie Pino per averci regalato un po' di bellezza con le tue canzoni)  leggo su un profilo facebook (di cui ometto volutamente il nome per non alimentare inutili polemiche) la seguente affermazione: 
Ma non vi sembra strano questa continua scomparsa di personaggi conosciuti una vicina all'altra???

Eh già, perché, come viene specificato nel thread, poco tempo fa è morto anche Mango! Una moria di personaggi famosi che comincia ad essere un po' sospetta! E tra le risposte spiccano frasi del tipo (tutti i refusi sono nel testo n.d.r.) :

Prima di leggere il commento mi sono fatta la stessa domanda

E' stana, sì!

Con ... haarp .. Chi comanda NWO puo fare di tutto, e sembra tutto naturale

Sembra ci sia un piano per destabilizzare l'europa ...seguite i cinquestelle... in particolare l'italia


Da riflettere!!!

Era stato anche Operato ,per ora solo mali incurabili , ma cosa ne sappiamo che respirare Alluminio con le scie incida sul metabolismo ,,la medicina non vale piu nulla non e nemmeno Preventiva 

Tutte le patologie peggiorano con l'effetto delle scie chimiche. Dunque ci saranno molti più decessi famosi e non. Purtroppo ci sono dei veli psichici per chi non è pronto a comprendere. Le scie, gli dèi, il NWO, i 5 stelle che non sono vostri amici e qualsiasi altra stupidata è ritenuta tale è un velo per chi non vede ed è giusto che sia così. Di danni ne abbiamo fatti a sufficienza e per colpa di nessuno, la colpa è della nostra ignoranza

si am ce' da dire una cosa ramazzotti e' stato il primo a saperlo lui come lo ha saputo?che i parenti di pino nel momento della chiamavano eros e gli dicevano guarda che pino e'morto?quindi come dice astaroth mi sembra strano voi che ne dite?(ovviamente e' solo una riflessione)

Che dire? A parte l'idiozia di certi commenti, i cui autori necessiterebbero più di un bravo psichiatra che di una confutazione sul contenuto dei loro scritti, i personaggi famosi morti in sequenza sarebbero in buona sostanza Pino Daniele e Mango. Ora, con tutta l'ammirazione per questi due cantanti, Pino Daniele e Mango da noi erano conosciuti, per lo meno di nome, facciamo dal 20% della popolazione? Togliamo tutti gli anziani, i bambini e gli adolescenti (quelli dell'età di mia figlia non hanno idea di chi fossero Pino Daniele e Mango), e tutti quelli che si disinteressano di musica leggera, il numero è più o meno quello. Poi mettiamoci un po' di emigrati italiani all'estero e diciamo quindi che erano ragionevolmente famosi presso gli italiani.

Ma in Cina, 2 miliardi di persone, chi li conosceva Pino Daniele e Mango? E in India, un altro miliardo di persone? In Mongolia, in Bolivia, in Guinea Bissau, in Bangladesh, in Pakistan, Pino Daniele e Mango erano famosi o non se li filava nessuno? E quindi ha un qualche senso dire che il complotto mondiale abbia fatto fuori due personaggi famosi? Famosi per chi? Per 15 milioni di persone su 7 miliardi, il 2 per mille della popolazione mondiale? La solita riunione segretissima di incappucciati che, dopo aver deciso quale film modificare per convincere il mondo che le scie chimiche non esistono (leggi qui), si litigano su quale personaggio famoso fare fuori nel mondo, e vengono scelti proprio Pino Daniele e Mango, poveracci! Mietta e Scialpi devono aver tirato un sospiro di sollievo!




mercoledì 10 dicembre 2014

La luna, le nascite, e i contribuenti italiani

E' vero che la luna "giusta" fa nascere di più?

E' convinzione diffusa che la luna influisca sulle nascite. Molti infatti credono che il numero di parti risenta in modo significativo delle fasi lunari. Questa convinzione è talmente comune e trasversale alla popolazione e al grado di istruzione che, quando nacque mia figlia, ricordo bene il personale del reparto maternità dell'ospedale affermare che "per fortuna oggi non c'è la luna", come invece era avvenuto il fine settimana precedente, quando non si riusciva a tenerci dietro col lavoro, tante erano le mamme che dovevano partorire.

Di fronte a una sentenza del genere, mica pronunciata dal Mago Otelma, che uno giustamente direbbe "vabbè, con quel vestito da pagliaccio vuoi credere a uno così? (e pensare che c'è invece chi ci crede e lo invitano pure in tv!)", ma addirittura dal personale medico e paramedico del reparto maternità di un grosso ospedale, come dubitare dell'effetto della luna sulla frequenza delle nascite? Se non lo sanno loro! Ebbene sì, si può dubitare.

Intanto proviamo a capire come potrebbe, la fase lunare, influenzare il numero di parti. Con tutta la buona volontà, si fa fatica a immaginare un meccanismo fisico, perché la luna, che sia piena, nuova, a falce crescente o calante, è sempre lì! Non è che quando è piena c'è tutta, e quando è una piccola falce il resto della luna se ne è andato via. La luna è sempre quella, è solo l'illuminazione del sole a mostrarcene un pezzo, tutta, o niente.

Di fronte a questa obiezione la risposta tipica è che, sì, insomma..., però ci sono le maree, e se la luna causa le maree, e cioè sposta grandi masse d'acqua, potrebbe darsi che abbia effetto anche su una placenta, no? In fin dei conti c'è acqua anche lì dentro. E poi gli esseri umani sono fatti per la maggior parte di acqua, nelle cellule c'è acqua, e quindi "che ne sai?".  L'argomentazione finisce sempre proprio cosi: che ne sai? Che vuoi sapere tu, scienziato razionale e razionalista, di cosa cavolo succede dentro un corpo umano fatto di liquidi, di cellule piene di liquidi, di organi pieni di liquidi? Che quando mi sento dire così la risposta che mi sgorgherebbe immediata sarebbe: "perché tu invece ne sai? Tu che di mestiere fai l'avvocato, l'impiegato, il commercialista, l'amministratore di condominio, il disk-jokey, il barista, il cocchiere o il mugnaio, tu invece ne sai di biologia, di gravitazione universale, di fluidodinamica e di chimica?". Ma poi si rischia di apparire supponenti, e quindi bisogna trattenersi. 

Però la scienza ci ha insegnato che quando si fa un'ipotesi, bisogna anche opportunamente motivarla. Il buon senso, ancor prima del metodo scientifico, vuole che spetta a chi propone un'idea allegare anche delle "ragionevoli" basi di credibilità a ciò che si propone, in base a quello che si conosce delle leggi della natura, o in base alle osservazioni sperimentali già effettuate. Non è che, ad esempio, possiamo dire che indossando un braccialetto di plastica con incastonato all'interno un cerchietto di latta siamo poi in grado di correre i 100 metri meglio di Bolt e, di fronte a un'obiezione, rispondere "e tu che ne sai?"! Per inciso, braccialetti simili li vendono, più o meno con motivazioni analoghe, con costi fino a oltre 100 euro.

E allora proviamo a ragionare un po' su quale effetto potrebbe avere la luna su un nascituro, estrapolando il fatto che, siccome la luna causa le maree, allora sposta masse di fluidi, e quindi siccome noi siamo fatti di liquidi, etc etc.

Intanto vediamo qual è l'orgine delle forze di marea. Immaginiamo la terra come una sfera, e la luna, a circa 380 mila Km di distanza. Bene: l'origine della forza di marea sta tutta nel fatto che la forza di gravità della luna, che agisce su un dato punto della terra, dipende dalla distanza (al quadrato) di quel punto dal centro della luna. Più un punto è distante dalla luna, più la forza di gravità della luna su quel punto è debole. Il risultato è che due punti diversi della terra sentiranno pertanto forze diverse. Il punto A della figura sarà attratto dalla luna più che il punto B, per cui il risultato è uno stiramento percepito dalla terra: la forza di marea, appunto.

Poi ci sono mille dettagli e altri effetti che contribuiscono: la forza del sole, la rotazione terrestre, la posizione dei punti rispetto all'equatore, etc, ma la vera causa delle maree rimane quella che abbiamo detto prima. Che gran cosa l'approccio scientifico ai problemi! La prima cosa che ti insegna è di individuare "LA" causa di un fenomeno, quella senza la quale il fenomeno non esisterebbe, e separarla dai dettagli, dagli aspetti secondari, che possono contribuire, possono complicare la questione, ma restano comunque fattori secondari, irrilevanti senza la causa principale. L'esatto contrario della politica, che di fronte a un problema perde tempo con le inezie ignorando le questioni principali.

La differenza della accelerazione fra i punti A e B della figura, che supponiamo essere sull'equatore e opposti rispetto al centro della terra, si può calcolare facilmente, e è rappresentativo della forza di marea della luna sulla terra, quella che sposta gli oceani. Lo stesso tipo di forza che, in base a "che ne sai", potrebbe avere effetti di ogni tipo sulla psiche umana, sulle nascite, sul comportamento e le attitudini di ciascuno di noi. Benissimo. Ora, noi possiamo non ipotizzare, ma proprio "calcolare" (e quindi non dire "che ne sai" ma proprio "calcolare") la forza di marea dovuta alla luna su un neonato, intesa come la differenza fra la forza che agisce sulla testa rispetto a quella che agisce sui suoi piedi.

Assumiamo che un neonato sia lungo 50cm, come in genere sono i neonati (se fossero di 60 o 40 cm non cambierebbe niente). Bene, il risultato è 40 miliardesimi di volte più piccolo dell'accelerazione dovuta alla forza di marea della luna sugli oceani. La cosa non sorprende, perché le dimensioni di un neonato sono molto inferiori alle dimensioni della terra, e quello che genera la forza di marea su un oggetto è dovuta alla differenza della forza di gravità fra due punti diversi dell'oggetto in questione.

Okay, però potremmo ancora dire "beh, però che ne sai? Magari quei 40 miliardesimi contano comunque!". Giusto, che ne sappiamo in fin dei conti. Magari per un neonato basta una forza piccolissima per produrre un effetto importante. Però quello che invece sappiamo è che, se la luna produce una forza di marea, lo fa perché ha una massa, e la sua massa interagisce gravitazionalmente con la massa del neonato. E sappiamo anche che qualunque oggetto dotato di massa interagisce col neonato, seguendo le solite leggi della gravitazione. Non soltanto la luna, quindi, ma qualunque oggetto. Ad esempio l'ostetrica. Che avrà pure una massa molto inferiore a quella della luna, ma è anche immensamente più vicina al neonato. E quello che pure sappiamo fare è calcolare la forza di marea che l'ostetrica esercita sul neonato, e confrontarla con la forza di marea che la luna esercita sullo stesso neonato, nello stesso momento. 

Bene, rispetto alla forza di marea indotta dalla luna sul neonato, ovvero quella che, secondo "che ne sai tu", avrebbe comunque un effetto importante, la forza di marea indotta dall'ostetrica quando questa si aggira a mezzo metro dal nascituro è 4,2 miliardi di volte più forte! Il dottore invece, che in genere sta un po' più distante e coordina le operazioni, diciamo a 1 metro dal nascituro, esercita una forza di marea che è solo 420 milioni di volte quella esercitata dalla luna sul neonato. E a questo punto chissà cosa combina la mamma, che ha il neonato dentro di sé! Bene, una mamma di 60Kg (comprese le acque!) esercita mediamente una forza di marea sul nascituro che porta in grembo che è circa 100 miliardi di volte quella esercitata dalla luna. A questo punto siete ancora convinti che sia proprio la luna con la sua forza di marea "che ne sai tu" a dettare legge su quando il bambino deve nascere?

In ogni caso non voglio immaginare le terribili forze di stiramento a cui è sottoposto il neonato durante il travaglio e il parto, data la grande agitazione del personale durante quelle fasi! Il medico che si avvicina, si allontana, gira attorno, con conseguenti allungamenti, ammosciamenti e torsioni del povero neonato! Percaritadiddio, quindi, mai e poi mai il padre deve avvicinarsi alla gestante in quelle fasi, soprattutto se sovrappeso, perché rischierebbe di causare danni spaventosi. Della serie: "un obeso entra in sala d'aspetto di un ginecologo e provoca decine di parti prematuri".  Un ottima scusa per i padri per starsene alla larga in quei momenti. E poi una eventuale congiunzione mamma-ostetrica-medico-padre in sala parto, tutti allineati lungo la stressa direzione, avrebbe un effetto centinaia di miliardi di volte superiore all'effetto della forza mareale della luna, causando, immaginiamo, sconvolgimenti spaventosi nel povero infante.

Comunque il metodo scientifico non si ferma qui. Non solo infatti esso è capace di calcolare e fare previsioni su quantità che per altri sono solo "che ne sai tu". Non si ferma qui, la scienza, ma mette in pratica un criterio che potrebbe sembrare la cosa più ovvia del mondo, ma che per millenni non lo è stato, e per tanti, soprattutto per quelli che "che ne sai tu", non lo è neanche adesso: la scienza va a controllare!"

Eh sì, la cosa più scontata che si possa fare: ci inventiamo una teoria, ad esempio che la luna "giusta" faccia nascere di più? Benissimo, invece di scervellarci a ipotizzare spiegazioni del tipo "che ne sai tu", andiamo a controllare se è vero o no che con la luna giusta si nasce di più! O meglio, ci si scervella anche su possibili spiegazioni cercando di calcolare, in base alle leggi della natura già note, se l'ipotesi fatta è plausibile o meno, ma poi si fa anche l'esperimento per mettere alla prova la nostra teoria.

Perché in effetti potrebbe anche darsi che avessimo trascurato qualcosa, potrebbe darsi che non avessimo tenuto conto di qualche fenomeno particolare, insomma, potrebbe anche darsi che veramente "che ne sai tu"!. E allora semplicemente si controlla. E in questo caso si prende un numero molto grande di persone scelte a caso, si guarda la loro data di nascita e si va a vedere com'era la luna per ognuno di loro, e si mette tutto in un bel grafico per controllare se i nascituri veramente nascono di più con la luna particolare, piena, mezza piena, crescente, calante, nuova o che altro, oppure nascono a caso, fregandosene alla grande di cosa stava facendo il nostro satellite in cielo.

E questo studio semplice semplice è stato fatto. E come campione di persone scelte a caso è stato preso il database delle dichiarazioni dei redditi messe in rete alcuni anni fa dal ministro Visco, che, in barba alla privacy, ha reso pubbliche le cartelle delle tasse degli italiani. A noi non interessano in questo caso quanto gli italiani hanno dichiarato, ma quando sono nati. E a questo punto il gioco e' fatto: basta un programmino che collega la data di nascita con le fasi della luna, e il grafico che ci interessa è bello che pronto. Eccolo qui, il numero delle nascite in funzione dell'età della luna:




 L'intero studio, molto dettagliato, lo trovate comunque qui.  


C'è da aggiungere altro? Possiamo sicuramente concludere che i nascituri se ne sbattono della luna, e nascono quando si sentono pronti. E allora perché perfino il personale di un reparto maternità era convinto del contrario? Si chiama bias di conferma. Sostanzialmente è un fenomeno psicologico per cui inconsciamente si interpreta quello che accade filtrandolo in base alle proprie convinzioni. Ad esempio se uno è sicuro che con la luna giusta si nasce di più, la volta in cui questo accade troverà conferma alle sue convinzioni, mentre il giorno in cui accade il contrario dirà che vabbe'...può succedere (però invece l'altra volta..!!!) e dimenticarsene. E' lo stesso effetto che ci fa dire che gli oroscopi in genere ci azzeccano. Sulle tante cose a caso che dicono, qualcosa che combacia con l'idea che noi abbiamo di noi stessi la si trova sempre. Per tutto il resto, per tutto quello che invece non ci aveva azzeccato, inconsciamente lo ignoriamo. 

E il fatto che il personale di un reparto maternità sia rimasto vittima anche esso dei propri pregiudizi, convinto dell'esistenza di qualcosa che invece non è, ce la dice lunga su quanto sia rischioso decidere in materia scientifica in base alle proprie impressioni, senza affidarsi invece ai risultati di una seria analisi statistica. La valutazione dell'efficaca di un farmaco o di una terapia può risultare fortemente falsata se non si seguono i canoni del metodo scientifico.

Rimane solo un dubbio: e quelli che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, e che quindi non rientrano in questo database? Gli evasori totali? Gli sconosciuti al fisco? Vogliamo credere che la luna non faccia preferenze neanche nei loro confronti, e che si disinteressi di quando farli nascere. Se così non fosse, da questi dati non potremmo saperlo. Certo che però sarebbe veramente uno scandalo!




lunedì 1 dicembre 2014

Mugnaio, cocchiere, ricercatore

Quale tra questi mestieri non puoi mettere sulla carta di identità?


Capita ogni tanto di dover riempire quei moduli in cui ti chiedono un po' di generalità e di dati personali. Data di nascita... residenza... quanti siete in famiglia... e poi si arriva alla famigerata voce "professione".  A questo punto in genere è disponibile un menù a tendina dove cliccando si srotola una lista di mestieri: impiegato, insegnante, medico, libero professionista, quadro (nessuno ha mai capito cosa significhi), casalinga, studente, disoccupato, e via via un'ampia scelta disponibile che va dal fresatore al paracadutista. Ce n'è per tutti i gusti, insomma, ma il problema sorge se tu di mestiere fai il ricercatore. Non sei un libero professionista, non sei un insegnante, magari - chissà - a tua insaputa e a insaputa di chiunque altro sei un quadro, ma la parola ricercatore - è una certezza - nella lista dei mestieri possibili non compare mai. Per cui devi rassegnarti a mettere la croce sul solito "altro". I ricercatori sono sempre "altro". 

Mi ricordo la mia prima carta di identità da ricercatore. Il tipo dell'anagrafe mi chiede: "professione?" e io rispondo: "ricercatore". Lo pronunciai, (che ingenuo!), addirittura con un filo di orgoglio, perché ero fresco di contratto. Il tipo prende un libro enorme, il "grande libro delle professioni" (quella volta ancora non c'era il web) e comincia a consultare l'elenco delle voci ammesse: "reumatologo... ribobinatore... ricamatore... ricettatore... ricottaio... niente, ricercatore non c'è", mi fa con voce impersonale. "Eppure addirittura mi pagano per farlo!", dico io. E il tipo imperturbabile: "mi dispiace, ricercatore non si può mettere. Se vuole mettiamo insegnante". E mettiamo insegnante, mettiamo quello che ti pare, chi se ne frega! Nella mia prima carta d'identità da ricercatore figuravo come insegnante, professione peraltro nobilissima e spesso stupidamente bistrattata.


Tra la lista dei mestieri c'è di tutto, e nessuno si stupisce se dici che fai il mugnaio o il cocchiere, anche se gli ultimi risalgono ai tempi del gatto con gli stivali, ma "ricercatore" nel database dei mestieri fa fatica a entrare. Per non parlare poi se dici che fai "lo scienziato". Il termine scienziato esiste solo come nome collettivo, del tipo "gli scienziati hanno scoperto che....", ma nel momento in cui provi ad associare l'appellativo scienziato a un essere umano in carne ed ossa, a un volto con naso e bocca, e dici "io sono uno scienziato" ecco che ti guardano strano. Lo scienziato nell'immaginario collettivo non esiste come singolo. Se esiste è uno che sta tutto il giorno chiuso in uno scantinato buio di fronte a alambicchi e marchingegni strani cercando di trasformarsi in mosca per poi ritornare umano giusto in tempo per quando la moglie scola la pasta. Se dici che fai lo scienziato ti sorridono con compatimento e ti fanno "eeeh, bum bam, è arrivato lo sborone! fa lo scien-zia-to lui!". Come se fossi Napoleone che dice "di lavoro faccio l'imperatore". L'idea che possa esistere una persona normale, magari con famiglia, che si guadagna da vivere facendo lo scienziato, svegliandosi ogni mattina e dopo colazione prendere l'autobus per andare a fare lo scienziato, non appartiene all'insieme delle cose possibili. E' possibile sui libri, nei film di fantascienza, ma non nella realtà. 

Però anche la percezione comune verso questo mestiere si sta evolvendo, perché ultimamente se ti autodefinisci semplicemente ricercatore le reazioni sono più moderate. Evidentemente ricercatore è associato a qualcosa di più umano, di più terra-terra, e anche un pelo sfigato. Poi però, non appena prendono confidenza, ti chiedono: "ma in pratica... cosa fai tutto il giorno?"

Ma io sono come il cinese che aspetta il cadavere del suo nemico passargli davanti sul fiume, o qualcosa del genere: verrà il giorno in cui in aereo, in treno, o magari il sabato mattina all'ipercoop, l'altoparalante interromperà la musichetta e in tono concitato dirà: "attenzione, se un fisico delle particelle elementari è presente in sala è pregato di recarsi con urgenza...". Allora, con piglio umile ma risoluto, ben conscio dell'importante compito che mi verrà richiesto, abbandonerò il carrello nel reparto dei latticini e fenderò la folla, che si aprirà al mio passaggio come la lampo della giacca a vento che mi si è rotta proprio stamattina.