venerdì 19 settembre 2014

Una vita in lotta con la bilancia

Come per molti di noi la vita di una stella è una continua lotta contro il proprio peso

Per molti umani la lotta contro il proprio peso è una sfida continua. Forse può consolare il fatto che anche le stelle vivono da sempre, quotidianamente, lo stesso dramma. E nei casi in cui è il peso a vincere, a volte possono succedere disastri.

Una stella è sostanzialmente una sfera di idrogeno, come ad esempio il nostro sole.  L'idrogeno è l'elemento chimico di gran lunga più abbondante nell'universo: circa il 75% della materia ordinaria presente nell'universo è idrogeno (esiste anche la materia oscura, della cui natura non sappiamo nulla, ma per questa volta ignoriamola).

Grandi nubi di idrogeno possono addensarsi grazie alla reciproca forza di gravita. In realtà esistono a volte "aiuti" fondamentali all'addensamento delle nubi di idrogeno che vagano nelle galassie, compresa la nostra, aiuti che possono venire da forze di marea nei bracci della galassia, o proprio dalle stelle, da certe stelle, quando queste decidono di schiattare in modo plateale, ma di questo parleremo più avanti. Facciamo conto che, per vari motivi, ad un certo punto nubi rarefatte di idrogeno comincino ad auto-attirarsi gravitazionalmente condensandosi sempre più, perché questo è quello che si osserva realmente.

In questa fase la forza di gravità, e in buona sostanza il loro peso, rende le nubi sempre più dense. E man mano che diventano dense, le nubi si scaldano. I telescopi ci mostrano moltissime di queste nubi nella nostra galassia. Riusciamo a vederle perché scaldandosi diventano luminose, e emettono onde elettromagnetiche sotto forma di raggi infrarossi, visibili tramite speciali telescopi.

La nebulosa Trifida, una fucina di stelle, vista nella luce visibile (a sinistra) e nell'infrarosso (a destra), che evidenzia le zone calde dove il gas si sta comprimendo e scaldando per dare vita a nuove stelle.
Più le nubi si addensano e più si scaldano, e ad un tratto in certi punti il loro interno diventa talmente caldo da raggiungere temperature di decine di milioni di gradi. Vi può sembrare strano che una nube di gas, che appare rarefatta come uno sbuffo di fumo, pesi talmente tanto da comprimersi e raggiungere al suo interno temperature di decine di milioni di gradi? Provate a tenere sulle spalle un peso pari a mille miliardi di miliardi di miliardi di chili, quale è la massa del sole, e poi ditemi se quel gas all'apparenza così rarefatto non pesa!

Il telescopio Hubble è addirittura capace di vedere all'interno di queste nubi di gas dei "dischi protoplanetari", ovvero condensati di gas che daranno vita a sistemi solari analoghi al nostro.  Ne sono stati individuati più di 150 soltanto dentro la Nebulosa di Orione, e rappresentano l'evidenza che ogni sistema planetario ha origini simili in tutto l'universo. Non è una cosa pazzesca, di una bellezza e di un fascino incredibili, osservare altrove quello che dalle nostre parti è avvenuto 5 miliardi di anni fa?

Dischi protoplanetari nella Nebulosa di Orione.
Comunque quando il peso della nube di gas ha reso il suo interno così denso e caldo, i nuclei di idrogeno (che sono poi principalmente protoni, ovvero le cariche positive presenti nel nucleo di qualunque atomo) che compongono la nube hanno sufficiente energia cinetica (energia di movimento: in un gas maggiore è la temperatura e maggiore è la velocità delle particelle che lo compongono) da sbattere fra loro riuscendo ad avvicinarsi a distanze dell'ordine di un decimillesimo di miliardesimo di centimetro. Non è facile per due protoni avvicinarsi così tanto, perché i protoni - entrambi di carica elettrica positiva - più cercate di avvicinarli più si respingono. Soltanto spingendoli con grande forza uno contro l'altro si riesce a vincere la repulsione dovuta alle loro cariche elettriche. E a 10 milioni di gradi questo avviene. In questa condizione difficile da riprodurre sulla terra (per questo quelli che cercano di realizzare la fusione nucleare per produrre energia trovano così tante difficoltà) i nuclei di idrogeno (ovvero i protoni) "fondono".
Stelle di appena 5 milioni di anni in una "star nursery" a 200mila anni luce dalla terra.

In realtà questo processo avviene grazie a un trucchetto della natura, uno di quei giochi di prestigio della meccanica quantistica, la scienza che regola il mondo dell'estremamente piccolo. La fusione fra due protoni, è favorita da un fenomeno che si chiama effetto tunnel, che non ha eguali nel mondo macroscopico a cui siamo normalmente abituati.  Nel mondo "normale" infatti, se dobbiamo scavalcare un muro, o saltiamo abbastanza in alto da andare di là, oppure ciccia. Non è che aspettando vicino al muro, o saltando meno dell'altezza del muro, o magari stando tutti spiaccicati alla parete, possiamo sperare di ritrovarci dall'altra parte. Nel mondo delle particelle e degli atomi questo invece può succedere. Può accadere che una particella possa ritrovarsi dall'altra parte di un muro anche se non ha abbastanza energia per superarlo. Il muro di cui stiamo parlando è ovviamente la repulsione elettrica fra due protoni, che impedisce loro di avvicinarsi troppo. La temperatura all'interno del sole, pur estremamente elevata, sarebbe di per sé mille volte troppo bassa per dare ai protoni così tanta energia da farli avvicinare reciprocamente, vincendo la loro repulsione elettrica. L'effetto tunnel invece riesce a far sì che due nuclei sufficientemente vicini, ma non abbastanza per vincere la loro repulsione elettrica, si compenetrino comunque dando inizio al processo di fusione nucleare. E nel sole questo succede.

La fusione e' un processo nucleare che passa attraverso varie fasi, ma nel sole ha il risultato di trasformare 4 protoni, cioè nuclei di Idrogeno, in Elio, come nella figura.  Quindi si parte con 4 protoni, e si finisce con 2 fotoni (i raggi gamma, le biscioline della figura), 2 positroni (le antiparticelle degli elettroni), due neutrini e un nucleo di Elio4. Il 4 sta per il numero totale di neutroni e protoni che lo compongono.

Il punto cruciale è che la massa totale dei prodotti della reazione è un po' inferiore alla massa iniziale dei 4 protoni. La differenza è piccola, grosso modo lo 0.5% della massa iniziale. Questa piccola frazione di massa che si perde per strada durante la reazione viene trasformata in energia, grazie alla famosa equazione E=mc2, che ci dice sostanzialmente che E e m, energia e massa, sono quantità interscambiabili, e in questo caso una piccola parte di massa (m) si è trasformata in energia (E). Però anche se m è piccolo, va moltiplicato per c al quadrato, che è un numero molto grande. Il risultato sarà perciò un'energia molto grande. In una singola reazione si produce l'energia che ha una zanzara quando si muove alla velocità di un millimetro al secondo. Molto poco vero? Però moltiplicatela per le 10 alla 38 reazioni che ogni secondo avvengono all'interno del sole, e viene fuori che il sole "spreca" 4 tonnellate di idrogeno ogni secondo per produrre energia. E' quell'energia che ci permette, a noi terrestri, di vivere. 

Questa energia si manifesta come energia dei neutrini, e quei due raggi gamma. I raggi gamma sono la luce. Oddio, quando vengono prodotti non sono proprio la luce come la intendiamo noi, ma hanno molta più energia, e ci cuocerebbero di brutto se arrivassero fino a noi in quel modo. Ma da quando vengono prodotti dall'interno del sole, per trovare la strada attraverso il densissimo nucleo di idrogeno, vengono assorbiti e riemessi in continuazione, sbattono di qua e di la, e alla fine, dopo qualche milione di anni (si avete letto bene, milione!) riescono a uscire dalla superficie solare, un filo provati dallo sforzo tanto che una parte della loro energia si è persa per strada. E a quel punto, dopo aver sgomitato per un milione di anni per risalire fino alla superficie esterna del sole, ci appaiono (miracolo!) come luce, la luce vera stavolta, la cara vecchia luce del sole, che se la guardi soltanto un attimo ti acceca ma senza la quale saremmo fottuti.

E il resto dell'energia? Quella che si perde per strada dentro il sole dove va a finire? Serve al sole per non cadere su se stesso! L'avevamo detto che la vita di una stella è una perenne lotta con il proprio peso. L'energia prodotta dalle reazioni nucleari all'interno del sole serve anche in buona sostanza al sole per non crollare su se stesso vittima del proprio peso (che è un signor peso!). Il sole, raggiunta questa condizione di equilibrio, diventa stabile. Ha i suoi cicli, d'accordo, i suoi alti e bassi, ma sostanzialmente resta sempre lo stesso. E' così da circa 5 miliardi di anni, e resterà tale per altrettanti. Quindi fra tutte le incertezze che costellano la nostra vita, almeno la certezza che il sole non ci abbandonerà nei prossimi anni, ce l'abbiamo.

C'è un aspetto interessante sulle reazioni che avvengono all'interno del sole. La prima fase della catena di reazioni è un processo in cui due protoni si trasformano in Deuterio (pallina rossa + pallina blu della figura), un positrone e un neutrino. Questa reazione avviene tramite la cosiddetta "interazione debole".  I processi deboli, lo dice la parola, sono pigri. Avvengono con fatica. I protoni quando devono interagire "debolmente" fanno i preziosi, e cincischiano. Questo ha una ripercussione fondamentale sul sole, sulle stelle, e alla fine su di noi: rende il sole longevo. La "difficoltà" con cui avviene l'inizio della reazione nucleare che permette al sole di produrre energia, e quindi di esistere, fa sì che il sole usi il suo carburante, l'idrogeno, con parsimonia, e lo faccia durare abbastanza da permettere a un anonimo pianeta di sviluppare un'atmosfera decente, e permettervi la nascita della vita. Se quel processo non fosse stato "debole", ma una reazione nucleare di tipo "forte", il sole avrebbe consumato tutto il suo carburante in troppo poco tempo, e noi adesso non saremmo qui a leggere questo bellissimo articolo.

Ma quando il carburante di una stella comincia comunque a scarseggiare, dopo essere stato utilizzato per centinaia di milioni o addirittura miliardi di anni, che succede? Il peso della stella è sempre lì in agguato. Come fa a autosostenersi, la stella, come fa a bilanciare il suo peso e non crollare su se stessa quando le reazioni nucleari al suo interno cominciano a perdere i colpi? 

Risposta: non ce la fa! Ad un certo punto, la stella abdica alla sua lotta eterna con la bilancia, perché il suo carburante si è esaurito, e le reazioni nucleari al suo interno non riescono più a produrre abbastanza energia da bilanciare il suo peso e sostenerla.  Gliela dà su, insomma. E Quando gliela dà su, sono cavoli amari, perché il nucleo della stella comincia a crollare su se stesso senza freni, senza niente che si opponga al crollo.

Se la stella è come il nostro sole, che non è una stella molto massiva, il crollo ad un certo punto si arresta. Per la verità il crollo è preceduto da varie fasi in cui la stella diventa molto più grande delle dimensioni attuali, centuplicando il proprio diametro (noi per quell'epoca, ammesso di essere ancora in giro, avremmo fatto meglio a cercarci un altro posto dove andare). Comunque ad un certo punto, a causa delle reazioni nucleari sempre meno efficienti, il peso della stella schiaccia il suo interno, formando un nucleo densissimo. Immaginate di impacchettare tutta la massa dell sole in un oggetto grande più o meno come la terra: questo corrisponde a una densità di circa 1 tonnellata per centimetro cubo. Un dado di questa stella peserebbe 1 tonnellata, insomma.

La materia in queste condizioni si trova in uno stato detto "degenere", in cui gli atomi non esistono più, e gli elettroni e i nuclei sono impacchettati il più vicino possibile. La pressione a cui è sottoposta la materia è bilanciata da un fenomeno quantistico che si chiama Principio di Pauli. Il principio di Pauli dice, in termini un po' approssimativi ma sostanzialmente corretti, che due elettroni non possono coesistere "vicinivicini" nelle stesse condizioni. In pratica non potete impacchettare elettroni più vicini di un tot. E' il motivo per cui gli atomi di elementi diversi sono diversi. Se infatti aggiungete elettroni attorno a un nucleo per formare elementi più complessi a partire dall'idrogeno (che ha un solo elettrone), gli elettroni devono andare ad occupare "strati" diversi, perché il Principio di Pauli impedisce loro di stare troppo appiccicati uno contro l'altro. E' il motivo, quindi, per cui elementi diversi hanno proprietà diverse, e quindi esistono i legami chimici, e quindi esiste la varietà della materia e della natura. Senza il principio di Pauli il mondo sarebbe di una monotonia pazzesca, ammesso che possa esistere un mondo!

Una nebulosa planetraria, NGC2392, con la stella calda al centro, e l'involucro gassoso, emesso circa 10000 anni fa'.

E all'interno di questo nucleo densissimo, frutto del crollo di una stella "leggera" come ad esempio il sole, gli elettroni sono così appiccicati da non potersi più compenetrare uno con l'altro. Una stella di questo tipo si chiama "nana bianca". Nana perché piccola (come la terra, ad esempio), bianca perché all'inizio molto calda, con temperature iniziali di 100 milioni di gradi. Il sole, fra 5 miliardi di anni, farà questa fine. I residui di stelle morte di questo tipo si chiamano "nebulose planetarie". Tipicamente hanno una stellina al centro, la nana bianca appunto, residuo della stella che ha originato il patatrak, e un anello esterno che è l'involucro esterno della stella che fu. Le misure spettroscopiche mostrano che l'involucro esterno si espande lentamente, sospinto dalla pressione della luce emessa dalla stella (sì, la luce esercita una pressione!).

E se la stella è più massiva? Se il suo peso è così grande da vincere la repulsione causata dal Principio di Pauli? Qui le cose si fanno serie, e queste stelle hanno una morte molto tormentata. Ad un certo punto all'interno della stella l'idrogeno comincia a scarseggiare, ma la pressione è tale da accendere reazioni nucleari anomale, dove si brucia non più idrogeno ma quello che passa il convento, cioè i prodotti della fusione nucleare dell'idrogeno. Il processo avviene velocemente e porta alla produzione di elementi sempre più pesanti: Silicio, Cobalto, Titanio, Manganese, Zolfo, Cromo, Potassio, e via via fino al Ferro.

E poi, quando proprio la stella ha esaurito ogni sua risorsa, crolla. E quando crolla non si ferma allo stato di nana bianca, perché il suo enorme peso se ne fa un baffo del Principio di Pauli, ma continua a crollare, e all'interno del suo nucleo la pressione fa fondere i protoni con gli elettroni trasformandoli in neutroni e neutrini. In questo processo il grande flusso di neutroni trasforma una parte degli elementi chimici prodotti nella stella in elementi più pesanti del Ferro. Quello che si forma al centro della stella da questa catastrofe si chiama "stella di neutroni". Una stella di neutroni ha una densità pari a quella di un nucleo atomico, ha la massa del sole o anche di più, ma ha dimensioni di  qualche chilometro. Al suo interno la materia si trova in uno stato degenere, in cui i neutroni sono appiccicati l'un l'altro come in un enorme nucleo atomico, e dove il Principio di Pauli, sempre lui, impedisce ad essi di sovrapporsi completamente.


La Crab Nebula oggi, 1000 anni dopo l'esplosione che l'ha prodotta.
E il resto della stella? Gli strati esterni? Nel collasso (questo crollo della stella su se stesso si chiama "collasso gravitazionale") si produce un'onda d'urto che scaglia con violenza le parti esterne della stella verso l'esterno, in un'immensa esplosione. Una stella del genere si chiama "supernova". La stella emette in brevissimo tempo una quantità di energia pari a 10 alla 44 Joule, molto più di quanto emette il sole 10 miliardi di anni di esistenza, principalmente in neutrini e fotoni (luce), tanto da diventare in poche ore più luminosa della galassia che la ospita.

Nella nostra galassia le supernove sono rare. In media ne esplode una ogni 50 anni. Su 300 miliardi di stelle che ci sono, non è molto. Ci sono tracce di supernove negli archivi storici, soprattutto cinesi e arabi. Una delle più famose e' esplosa nel 1054 D.C., nella Costellazione del Toro. In pochi giorni diventò talmente luminosa da essere visibile anche di giorno per diversi mesi. Ne parlano gli annali cinesi, all'epoca attenti ai fenomeni celesti. Quelli europei invece sono molto imprecisi in proposito, forse perché il cielo all'epoca era rigorosamente immutabile per legge e una stella "ospite", come veniva chiamata, destava preoccupazione e era meglio non parlarne. Chissà come se la sono fatta sotto all'apparizione di una stella del genere. Oggi, al posto di quella stella, c'è una nuvoletta che prende il nome di Crab Nebula. La nuvoletta è il materiale proiettato nello spazio dall'esplosione della supernova.
Una galassia distante e, in basso, una supernova al suo interno, luminosa almeno tanto quanto la galassia stessa.

Al suo interno c'è una stella che emette impulsi elettromagnetici 30 volte al secondo. Stelle del genere si chiamano pulsar, e sono le stelle di neutroni residuo della stella esplosa. Tipicamente le stelle hanno un campo magnetico, e ruotano attorno al proprio asse. Il sole ad esempio ruota su se stesso in circa 25 giorni. Quando la stella si trasforma in una stella di neutroni, la sua dimensione si riduce di molto, ma il momento angolare rimane inalterato (è uno dei principi fondamentali della fisica). E quindi la stella fa un po' come la pattinatrice che quando ruota su se stessa a braccia aperte e poi d'improvviso le raccoglie attorno al busto ruota più velocemente: diminuisce il proprio momento di inerzia, e quindi di conseguenza, per la conservazione del momento angolare, aumenta la sua velocità di rotazione. La stella fa la stessa cosa. Il campo magnetico della stella rimane intrappolato all'interno della pulsar ruotante ad alta velocità, e muovendosi in tal modo diventa come un faro cosmico, che manda impulsi ad alta frequenza. La pulsar più veloce mai scoperta ha un raggio stimato di circa 16Km, una massa pari a due volte quella del sole e ruota su se stessa 716 volte al secondo. All'equatore la sua velocità di rotazione è circa il 24% della velocità della luce, più di 70000 Km/s

L'energia emessa da una supernova in pochi giorni è enorme, molto maggiore dell'energia totale emessa dal sole in tutta la sua esistenza. La supernova emette energia sotto forma di luce, ma ancor più sotto forma di neutrini. Una supernova può emettere qualcosa come 10 alla 58 neutrini, ognuno di energia di 10-15 MeV, in pochi secondi. Se dovesse esploderne una a distanza di qualche decina di anni luce dalla terra l'atmosfera del nostro pianeta verrebbe probabilmente seriamente danneggiata dall'intenso flusso di raggi gamma, con conseguenze facilmente immaginabili per la vita. Per fortuna non ci sono stelle a rischio nei paraggi. La stella che si ritiene più a rischio da queste parti, si fa per dire, e' IK Pegasi, distante 150 anni luce, e probabilmente destinata a trasformarsi in una supernova di tipo Ia, quelle peggiori (ci sono vari tipi di supernove, a seconda del meccanismo che causa il collasso). Però direi che ci sono problemi più urgenti, al momento... Si ritiene però che alcune delle grandi estinzioni di specie viventi che hanno caratterizzato la storia passata della terra possano essere state causate da esplosioni di supernove vicine (fonte).

Nel 1987 e' esplosa una supernova, chiamata SN1987A, in una piccola galassia satellite della nostra, la Grande Nube di Magellano, a una distanza di 170 mila anni luce dalla terra. Essa costituisce al momento l'unica supernova della nostra galassia mai osservata e studiata con i moderni strumenti scientifici. Alcuni esperimenti dedicati hanno rivelato anche il fiotto di neutrini coincidente con il collasso gravitazionale della stella, e qualche ora dopo sono arrivati i fotoni del segnale luminoso. Adesso SN1987A e' una pulsar circondata da una nube dalla forma strana, residuo dell'esplosione.

La supernova SN1987A oggi, a 25 anni dall'esplosione. In alto a destra l'immagine ingrandita.

La cosa interessante è che il materiale espulso con violenza nello spazio da una supernova contiene tutta la gradazione di elementi chimici possibili, fino all'Uranio e il Plutonio. Elementi di questo tipo sono molto rari nell'universo, che è fatto sostanzialmente tutto di Idrogeno e Elio, prodotti in abbondanza nei primi minuti dopo il Big Bang. Tutti gli altri elementi, rarissimi nel computo totale della materia presente nell'universo, ma fondamentali per dare origine alla varietà della materia, vengono "cucinati" all'interno delle stelle, e emessi nello spazio dalle esplosioni di supernove. Quindi gli atomi della forchetta con cui mangiamo, o del ferro del nostro sangue, e sostanzialmente tutto ciò che non è Idrogeno o Elio attorno a noi, svariati miliardi di anni fa si trovavano da qualche parte all'interno di una stella che adesso non c'è più. Anche l'Oro del nostro anello di matrimonio è stato forgiato negli ultimi catastrofici istanti della vita di una stella. Siamo tutti "stardust", polvere di stelle.

E se la massa della stella è ancora più grande? In tal caso il collasso della stella diventa inarrestabile, e la stella sfonda qualunque tipo di pavimento che la possa sostenere. E mentre gli strati esterni vengono espulsi nello spazio con la violenza della supernova, il nucleo interno collassa senza freni, crollando sotto il peso della forza di gravità trasformandosi in un oggetto tra i più incomprensibili dell'universo: un buco nero.

E gli strati esterni della stella, proiettati con violenza nello spazio, che fanno? Cosa ne è di loro? L'onda d'urto di una supernova può indurre la formazione di nuove stelle. All'inizio abbiamo detto che le nubi di idrogeno possono ricevere un aiuto esterno che ne favorisce la compressione per coagularsi in stelle. E quindi supponiamo che non troppo distante dalla supernova si trovino delle nubi di idrogeno, che stanno li belle tranquille, quando arriva l'onda d'urto, che le comprime e le riscalda, oltre a riempirle di elementi chimici pesanti. E a questo punto succede che... "ragazzi, tutti ai vostri posti, ne facciamo un'altra!!!"





domenica 14 settembre 2014

Se esiste da 2000 anni vuol dire che funziona!

Il mondo è pieno di pratiche millenarie completamente fasulle


Capito in rete su un sito dedicato alla cromoterapia, e mi colpisce l’esordio, dove si sostiene che, avendo tale pratica una tradizione millenaria risalente addirittura ai tempi degli antichi Egizi, questo fatto già da solo costituisce un importante attestato di credibilità a tale disciplina.

Questa argomentazione è molto comune fra i sostenitori delle pseudoscienze: se qualcosa viene praticato da secoli, o addirittura da millenni, e l’uomo continua ad affidarsi ad esso, deve esserci certamente qualcosa di vero, di autentico, di impermeabile a qualunque scetticismo. La sopravvivenza di certe discipline a tutti gli sconvolgimenti apportati dalla storia è implicitamente una garanzia della loro veridicità e affidabilità. L’astrologia, la cromoterapia, l’omeopatia, la medicina tradizionale cinese non avrebbero potuto sopravvivere al filtro del tempo se non si basassero su solide realtà oggettive, su eventi concreti, su dati di fatto, perché non si può mica pensare che la gente si lasci abbindolare per centinaia o migliaia di anni da qualcosa di completamente fasullo! 

La replica che sorge spontanea e immediata è che ci sono invece innumerevoli precedenti illustri che negano questa affermazione. La gente si è lasciata effettivamente abbindolare per secoli e secoli, (e continua a farlo) da maghi e fattucchiere, guaritori, santoni e rabdomanti, lettori della mano e previsori del futuro, dispensatori di pozioni magiche e di filtri d’amore, che tremila anni fa come adesso (le pubblicità su giornali e tv e l'enorme giro d'affari che c'è dietro ce lo insegnano) hanno sempre avuto una nutritissima schiera di adepti e di convinti sostenitori.

Non solo: per millenni ci siamo cosparsi il corpo di disgustose sanguisughe convinti che esse avrebbero alleviato le nostre malattie, che invece continuavano a persistere, e anzi addirittura a peggiorare, visto l’indebolimento causato dal salasso. Salasso che era comune già presso gli abitanti della Mesopotamia, gli Egizi, i Greci, ma anche presso i Maya e gli Aztechi (segno che non solo le piramidi, ma anche le puttanate si sono diffuse con caratteristiche identiche, incuranti delle barriere geografiche!), che si recidevano le vene per far sgorgare il sangue, convinti che questo avrebbe depurato il loro corpo dal male. 

Per lungo tempo abbiamo creduto che per non essere infettati dalla peste fosse importante indossare una maschera davanti al viso, ignorando che erano i topi e le loro pulci a diffondere le epidemie. Per secoli e secoli abbiamo avuto convinzioni completamente sbagliate sulle cause e sulle cure di molte malattie. Per qualche migliaio di anni abbiamo ritenuto che la terra fosse al centro dell’universo, e che le stelle fossero ancorate sulla volta celeste, fisse e immutabili, e che il passaggio di una cometa fosse portatore di terribili disgrazie. Il fatto che per secoli o millenni l’uomo abbia creduto con convinzione a tutto questo non ha rappresentato nessun certificato di autenticità quando i fatti e le osservazioni accurate ne hanno dimostrato la totale infondatezza.

Adesso, grazie alla scienza, sappiamo guardare all’insieme di quelle credenze per quello che sono: una parte della nostra storia passata. Non tutti però. C’e’ invece chi si è fermato ai tempi degli Egizi o dei Maya e sembra non essere capace di comprendere che l’uomo si differenzia da tutte le altre specie viventi perché è capace di modificare e aggiornare continuamente le proprie conoscenze. Questo restare ancorati alle tradizioni e alle pratiche millenarie avviene però finché non si ha bisogno di un'anestesia dal dentista. Allora, inspiegabilmente, e solo per il tempo strettamente necessario all'estrazione del dente, gli Egizi e i Maya e i loro millenari anestetici vengono mandati a quel paese.

lunedì 8 settembre 2014

Basta che vibri

Se volete piacere ai fuffaroli parlate di "vibrazioni" e "frequenze"

Le pseudoscienze amano prendere in prestito la terminologia scientifica e usarla, quasi sempre a sproposito, per giustificare le teorie più strampalate. Ma c'è in particolare un termine, una parola che manda in brodo di giuggiole gli amanti dell'insesistente di tutto il mondo. La parola è "vibrazione". Il fuffarolo new age quando sente parlare di "vibrazionale", con annesse le sue brave "frequenze", abbassa tutte le difese intellettuali, sopprime ogni barlume di scetticismo e si prostra come di fronte a una divinità: se vibra, se emette, se pulsa, allora sicuramente c'è dietro qualcosa di meraviglioso a cui vale la pena credere.

La rete infatti pullula di siti che parlano di "terapie vibrazionali". Non si tratta di quelle pubblicità nelle tv locali, con i tipi con gli elettrodi sulla pancia che vibrano come budini con la pretesa di sciogliere il grasso in eccesso, il tutto mentre cazzeggiano amabilmente con la tipa strafiga accanto a loro, anche lei ricoperta di fili come Frankenstein. No, si tratta di non meglio identificate tecniche per curare non si sa cosa e non si sa come, arraffando a caso dalla fisica tutto ciò che può tornare utile, purché ci sia sotto un qualche tipo di vibrazione con annessa frequenza. Il sito che scelgo parla di "energia vibrazionale degli alimenti".

Infatti la cosa che ha destato l'interesse dei fuffaroli (si offenderanno se li chiamo così?) è la scoperta che "tutto vibra"! Questo fa il paio con la scoperta dell'esistenza della meccanica quantistica, evento di cui l'autore di questo meraviglioso blog ha già parlato qui. Avere imparato che nella materia gli atomi non stanno mai fermi deve aver prodotto nelle loro menti uno sconquasso. E quindi, esulta il sito in questione, "anche l'uomo vibra!". Che meraviglia!!! Ma, per correttezza, bisognerebbe aggiungere che se tutto vibra, vibra anche una pietra, un incudine, e perfino una cassa da morto. Tanto per mettere subito in chiaro che se tutto vibra non possiamo far vibrare poi solo quello che ci fa comodo e dimenticarci del resto.

Evidentemente l'idea che qualcosa vibri deve affascinare il fuffarolo, forse perché la vibrazione viene associata alla vita. Ma gli atomi, con buona pace dei fuffaroli, vibrano anche negli oggetti inanimati, e non fanno distinzione fra un fiore e una mietitrebbia, che vibra di nascosto anche da spenta.

Ed ecco quindi l'importante conseguenza estrapolata (arbitrariamente) dai fuffaroli: quando nasce, l’uomo ha una determinata quantità di energia da spendere sotto forma di vibrazioni, energia che man mano diminuisce. Infatti, dico io, un neonato all'inizio è decisamente rompicoglioni, ma poi col tempo si calma (per poi riprendere alla grande verso i 14 anni di età). Se l'energia scende al di sotto di una certa soglia significa che il soggetto ha poca energia, o ne hanno poca alcuni organi del suo corpo, ovvero fegato, rene, cuore. Che bella scoperta! Se non mangi dopo un po' schiatti, perché non immetti sufficiente energia per far funzionare tutto quanto! C'era bisogno di metterci su un sito web? In mezza Africa l'hanno scoperto già da un bel po' a loro spese. Ma il sito continua imperterrito che "in questo momento (cioè quando hai poca energia) compaiono i primi sintomi, i segnali che qualcosa disturba la vibrazione di base". La vibrazione di base? Cosa sarà mai la vibrazione di base?

Il sito inspiegabilmente tace su un concetto di tale importanza, ma spiega che l’energia che vibra ad una frequenza molto bassa è definita materia fisica, mentre la materia sottile vibra a velocità superiore a quella della luce. Ecco, adesso io prenderei quello che ha scritto questa cosa, e come si fa con i gatti quando la fanno in giro per casa, lo prenderei per il coppino e con il muso schiacciato sullo schermo del pc gli direi: "Adesso mi spieghi cosa c... vuol dire che una cosa vibra più veloce della luce!". La velocità è uno spazio diviso un tempo, mentre la frequenza è l'inverso di un tempo. Sono due cose completamente diverse. E' come dire che una patata pesa più della temperatura che c'è in casa a mezzogiorno. La stessa cosa priva di senso. Questo tanto per dire cosa scrivono i fuffaroli quando fanno finta di fare gli scienziati. E ovviamente sto tralasciando la questione della "materia sottile". Cosa sarà la materia sottile? Una fetta di mortadella "finnafinnafinna" che si mangiava Funari per il fuffaro sarà sufficientemente sottile?

Il sito prosegue citando le grandi scoperte scientifiche di un certo Professor Simoneton, un ingegnere, in tema di vibrazioni. Non si sa perché i professori che piacciono ai fuffari hanno sempre i nomi degli scienziati che ti aspetteresti di trovare nei racconti di Topolino. Comunque il Professor Simoneton, gravemente ammalato e senza speranza di guarigione, guarì, dice il sito, grazie al vegetarianesimo, e negli anni '30 e '40 collaborò allo studio della vibrazione degli alimenti utilizzando i lavori di altri importanti ricercatori. Un curriculum di tutto rispetto, quindi. L'esimio scienziato ha scoperto, dopo 20 anni di studio, che "tutto ciò che vive, compreso il nostro organismo, vibra", e quindi emette radiazioni elettromagnetiche. E no, Simoneton caro, ci hai messo 20 anni ma non hai capito una mazza! Anche tutto ciò che non vive vibra, e quindi emette radiazioni elettromagnetiche, se è questo che ti sconvolge così tanto! Nessun atomo sta mai rigorosamente fermo, ma non è per una questione di materia vivente o inanimata!  Ma Simoneton, incurante di tutto ciò, partendo da presupposti sbagliati, si chiede quali radiazioni indeboliscono e quali fortificano il nostro corpo. E' tipico delle pseudoscienze e dei fuffaroli: si inventano un'affermazione sbagliata e sopra di quella ci costruiscono un castello di conseguenze. E poi spetterebbe agli altri, secondo loro, smentirli!

L'eminente scienziato scopre quindi che gli oggetti hanno una vibrazione "speciale" a 6000-7000 Angstrom di lunghezza d'onda. Ma è la luce visibile, honey! Ma non è che vibrino di loro, è la luce che li illumina, e che ti permette di vederli, che "vibra" in quel modo. Prova a spegnere la luce e vedi se vibrano ancora a 6000-7000 Angstrom!

Di loro, invece, i corpi "vibrano" (emettono radiazioni elettromagnetiche, per usare un gergo un po' più decente) a seconda della loro temperatura. Questo lo sappiamo dalla scienza, quella vera, da almeno un secolo. Ad esempio un corpo a temperatura ambiente emette lunghezze d'onda tipiche dell'infrarosso.Se lo mettiamo in una cella frigorifera, che sia una mela o un martello, la sua lunghezza d'onda cambia (aumenta, nello specifico). Se invece lo scaldiamo la sua lunghezza d'onda diminuisce, e può addirittura emettere luce visibile. E' il motivo per cui un pezzo di ferro ad alta temperatura si illumina, e lo stesso motivo per cui la lava, che da fredda è invisibile al buio, quando è calda ci appare di colore rosso vivo. Tutte cose che sapevamo molto prima che Simoneton facesse le sue incredibili scoperte.

La ricerca del professor Simoneton mostra poi che le lunghezze d'onda sui 5000-6000 Angstrom sono "insufficienti per la vita". Non si sa cosa voglia dire, ovviamente, che le lunghezze d'onda di quel tipo sono insufficienti per la vita. Però sono brutte notizie per i vegetariani, dato che quelle sono le lunghezze d'onda del colore verde. D'improvviso si scopre che l'insalata da sola è insufficiente per la vita, e magari è meglio se ci mangi anche qualcosa di rosso, che quindi va sopra i 6000 Angstrom, tipo un pomodoro oppure, per stare sul sicuro, un pezzo di pane, che essendo bianco riflette tutte le frequenze da 4000 a 7000 Angstrom, e non ci pensiamo più. Strano perché poco più giù il professore si contraddice dicendo che comunque bisogna mangiare molta verdura proprio perché questa emette le frequenze giuste, mentre la carne emette le peggiori frequenze possibili. Anche le lunghezze d'onda del celeste-blu, fra 4500 e 5000, ci dice Simoneton, "servono a poco" ma, per fortuna, "sono comunque utili". Pfiuuuu meno male! Abbiamo salvato l'utilità del cielo, del mare e anche dei pigiami!

E' poi singolare che per il fuffaro le vibrazioni buone, quelle che fanno bene, non si devono vedere, ma soltanto misurare con delicati strumenti. Ad esempio un compressore sempre acceso 24 ore su 24 in salotto, nonostante le sue innegabili e continue vibrazioni emesse su un ampio spettro di frequenze, non è ritenuto utile dal fuffaro. Non si è neanche mai sentito di gruppi new age che consiglino di dormire con un martello pneumatico acceso sotto al letto, nonostante le sue vibrazioni spazino su un grande intervallo di lunghezze d'onda. Invece se uno sotto il letto ci tiene una piramide di latta, quella pulsa e vibra che è un piacere irraggiando benessere a profusione, anche se le sue vibrazioni non le ha mai viste né misurate nessuno.

Sempre il Professor Simoneton, l'eminente scienziato di Paperopoli, ci ricorda che "sopra i 6500 Angstrom ci sono gli alimenti superiori". Il colore rosso, insomma. Ad esempio il pomodoro, ma anche la carne rossa, magari cruda! Che sia una "epic fail", da parte di un vegetariano, di sdoganare così senza rendersene conto la tagliata al sangue? O semplicemente la prova che il Professor Simoneton non capisce una minchia di quello che dice? I dolci fatti in casa, poi, spiega l'esimio collega di Pico de Paperis, rientrano fra gli alimenti superiori, vibrando nel modo giusto. Ha senz'altro ragione, penso. Il tiramisù, infatti, quando ne hai mangiato una doppia dose, che avresti dovuto fermarti prima ma ti si è scatenata la pulsione incontrollata di fare il bis, capita spesso di sentirlo vibrare nella pancia, emettendo su tutte le frequenze peggio di Radio Maria.

Invece gli alimenti morti non emettono nessuna frequenza. Perché non emettono? Beh, scusa ma che domande! Sono morti! Ma cosa saranno gli alimenti morti? Non vorrei scoprire proprio ora di essere un necrofilo della parmigiana di melanzane! Tra gli elementi morti il nostro scienziato amico di Eta Beta cita come esempio le conserve e le marmellate e i dolci fatti con lo zucchero raffinato. Mi chiedo se un dolce fatto in casa (alimento in precedenza definito "superiore") con la marmellata o lo zucchero comprato in negozio (alimento "morto") sono vivi o morti, o mezzi morti secondo la sua definizione. Forse necessiterebbero dell'estrema unzione. Tra l'altro tutto lo zucchero che un essere umano è capace di procacciarsi senza andare personalmente in una piantagione di canna da zucchero armato di coltellaccio è in qualche modo già raffinato, volente o nolente. O crede, Simoneton, che lo zucchero di canna, essendo marroncino, sia grezzo?  Che si informi sullo zucchero leggendo ad esempio qui.

Sempre sugli alimenti che emettono frequenze, il burro perderebbe di giorno in giorno la sua vibrazione, e dopo 40 giorni non ne ha più del tutto. Mi chiedo se quello usato da Marlon Brando nell'Ultimo Tango era di giornata, per garantire le giuste vibrazioni.

Il dottor Wilson invece (toh, un nome normale!) ha scoperto che certi alimenti costringono il corpo ad un grande dispendio di energia per poterli utilizzare, per cui "terminati i processi digestivi ed assimilativi il corpo si ritrova con le riserve energetiche diminuite". In pratica Wilson vi sta dicendo che se vi mangiate un intero cotechino, magari avvolto nella pancetta e con contorno di peperonata, faticate talmente tanto a digerirlo che alla fine vi ritrovate dimagriti. La nuova dieta del Dottor Wilson: smaltisci il grasso superfluo e arriva pronto alla prova costume con una teglia di lasagne al giorno! Invece una carota, cibo che veramente necessita per essere digerito e assimilato di più energia di quella che apporta, secondo questo distillato di scienza si colloca fra gli alimenti eletti.

Ah, dimenticavo! Il sito che ci propina queste perle di scienza si chiama disinformazione.it, uno dei siti di riferimento per tutti i fuffari, i creduloni, i complottari, e chi vede nel proprio parrucchiere il braccio armato di terribili trame oscure orchestrate dai Templari e in Topo Gigio un oscuro messaggero inviato sulla terra dai Rettiliani per sottometterci.  Un sito che è una garanzia: i loro curatori sono talmente scettici e attenti nelle scelte di ciò che pubblicano che se una cosa non e' una puttanata colossale non la prendono nemmeno in considerazione. 

domenica 31 agosto 2014

Come scoprire se un extraterrestre è fatto di antimateria prima di stringergli la mano

Una cosa importante da sapere per evitare spiacevoli inconvenienti


Sebbene certi film e libri di fiction ce la descrivano come qualcosa ai limiti della conoscenza, l'antimateria è ben nota ai fisici da più di 80 anni, quando fu scoperta dopo che la sua esistenza era stata prevista dal grande fisico Paul Dirac. Oggi sappiamo che le leggi della natura ammettono per ogni tipo di particella l'esistenza di una sua antiparticella, un oggetto che ha la stessa massa ma proprietà (i cosiddetti numeri quantici) "opposte" alla particella in questione. Ad esempio l'antiparticella dell'elettrone, detta positrone, ha la stessa massa dell'elettrone ma carica elettrica opposta: l'elettrone ha carica negativa, il positrone positiva. Anche il neutrone, pur avendo carica elettrica nulla, ha una sua antiparticella, l'anti-neutrone, caratterizzata da altri tipi di numeri quantici comunque opposti nei due casi. E cosi via per i protoni, i pioni, i kaoni, e tutta la fauna delle particelle elementari conosciute: per ognuno di essi la natura ammette l'esistenza di un corrispettivo "anti".

Tuttavia, nonostante le leggi della natura ammettano l'esistenza dell'antimateria, l'universo sembra fatto soltanto di un tipo di materia, la nostra. Per motivi finora sconosciuti sembra che la natura abbia fatto una scelta: pur ammettendo nelle sue leggi l'esistenza dell'antimateria, non l'ha utilizzata per costruire gli oggetti macroscopici dell'universo, o per lo meno, se lo ha fatto, ha relegato gli "anti-oggetti" da qualche parte a noi lontana e sconosciuta. Al momento nessun esperimento ha mai mostrato indizi della presenza di agglomerati di antimateria nel cosmo.






Siamo però capaci di produrre artificialmente le antiparticelle tramite gli acceleratori di particelle, e siamo capaci di "assemblare" perfino anti-atomi di idrogeno, appiccicando assieme un anti-protone (ovvero il nucleo di un anti-atomo di idrogeno) e un positrone (che in un atomo di antimateria ha il ruolo che ha l'elettrone in un normale atomo di materia). Una procedura complessa, che viene utilizzata per studiare le proprietà di questa forma alternativa di materia. La complessità è tale che sin dalla sua scoperta si calcola che siano stati prodotti artificialmente non più di una decina di miliardesimi di grammo di antimateria.  Niente da mettere in valigia, quindi, per minacciare la distruzione del mondo come si raccontava nel libro/film Angeli e Demoni.

L'antimateria è però utilizzata anche per scopi pratici in tecniche diagnostiche come la PET (Positron Emission Tomography). Lo stesso corpo umano emette inoltre in modo del tutto naturale antimateria, al ritmo di 180 antiparticelle all'ora, provenienti dal decadimento radioattivo del Potassio 40, isotopo normalmente e naturalmente presente nell'acqua, nell'aria e nei cibi che ingeriamo. Inoltre troviamo un po' di antiparticelle nei raggi cosmici, principalmente frutto delle interazioni ad alta energia che avvengono fra i raggi cosmici primari provenienti dallo spazio e i nuclei che compongono gli strati alti dell'atmosfera. Dopodiché, per quello che riguarda l'antimateria, in giro non c'è granché.

Però, in linea di principio, nulla proibisce che da qualche parte dell'universo possano esistere aggregati di antimateria, magari stelle, pianeti, galassie, e, perché no, esseri viventi in carne ed ossa come noi fatti di anti-atomi. Infatti, nonostante questa manifesta assenza di antimateria nell'universo che conosciamo, materia e antimateria hanno proprietà perfettamente identiche. Un anti-atomo o un'ipotetica anti-molecola, e quindi anche un agglomerato macroscopico di antimateria, avrebbero esattamente le stesse proprietà del loro simile di materia. La luce emessa da un'anti-stella sarebbe quindi perfettamente indistinguibile da quella delle stelle che conosciamo, fatte con la "nostra" materia. Infatti anche i legami chimici fra anti-atomi sono gli stessi che fra gli atomi, e assolutamente indistinguibili da quelli che caratterizzano, ad esempio, le molecole del nostro corpo. Un anti-uomo quindi respirerebbe, si muoverebbe, si riprodurrebbe proprio come noi, senza darci il minimo appiglio per notarne una seppur piccola differenza. E quindi un eventuale extraterrestre fatto di antimateria sarebbe, da distante, assolutamente identico e indistinguibile, dal punto di vista chimico e fisico, da un nostro simile fatto di materia (le orecchie verdi , le otto bocche e le dodici paia di braccia sono un'altra questione). Da distante sarebbe perfettamente identico. Da distante!

C'è infatti un piccolo problema: avendo materia e antimateria numeri quantici opposti, se facciamo incontrare un atomo e un anti-atomo essi daranno luogo a uno stato con numeri quantici nulli: l'energia. Lo scontro, o anche solo l'incontro di materia e antimateria trasformano tutta la massa della materia e dell'antimateria in energia, ovvero in un lampo di raggi gamma. E se si tratta di due singole particelle, come avviene negli acceleratori, non è un problema di cui preoccuparsi, sarà comunque un'energia piccolissima perfino rispetto all'energia di una zanzara in volo (altrimenti, se così non fosse, saremmo uccisi dalle antiparticelle naturalmente emesse dal nostro corpo). Ma se a incontrarsi sono un uomo e un anti-uomo, ovvero due porzioni macroscopiche di materia, ognuna composta da un numero enorme di atomi e anti-atomi, l'energia che salterebbe fuori sarebbe pari alle peggiori esplosioni nucleari. Qualcosa assolutamente da evitare, insomma.

Quindi, per riassumere, se con i nostri telescopi stessimo osservando delle anti-galassie, non avremmo modo di capire la loro effettiva natura dalla luce che emettono e nemmeno dalle loro proprietà. Niente ci svelerebbe che sono fatte di antimateria fino a che non dovessero entrare in contatto con la materia di tipo opposto. In tal caso si osserverebbe una grande produzione di energia nelle zone di contatto. Questo ci garantisce ad esempio che è estremamente improbabile che esista un'anti-stella nella nostra galassia, perché essa sarebbe circondata da grande produzione di energia nelle zone di contatto con la materia ordinaria la quale, sebbene rara nello spazio interstellare, è comunque sufficientemente presente.

Però da qualche parte dell'universo potrebbero in linea di principio esistere grandi "bolle" isolate di antimateria, con annesse anti-galassie, anti-stelle, anti-pianeti e, magari, anche anti-extraterrestri. Anti-extraterrestri che però non saprebbero di essere "anti". Anche loro, come noi, si considererebbero fatti di materia, e si chiederebbero se quel pianeta blu che si vede piccolo piccolo nei loro telescopi sia fatto anche esso della stessa loro materia.

E allora supponiamo un giorno di scoprire l'esistenza degli alieni e, con la futura versione di whatsapp, che supporta il protocollo intergalattico, di entrare in contatto con uno di loro, ad esempio un certo Z_2_xksty (*) della galassia NGC7349. Cominceremmo a chattare, a fare amicizia, a raccontarci le nostre vite, i nostri hobby, per noi le collezioni di rosari dipinti a mano delle Edizioni del Prado, per lui i puzzle da 200 milioni di pezzi raffiguranti quadri di Pollock e i Bartezzaghi fatti a mente, e insomma, a parte il fastidioso ritardo di alcune decine di milioni di anni fra quando noi gli chiediamo qualcosa e quando lui ci risponde che non ha capito la domanda, magari cominceremmo anche a piacerci e infine, come spesso succede in queste relazioni telematiche, verrà a entrambi la voglia di incontrarsi.

A questo punto sorge il problema: e se Z_2_xksty fosse fatto di antimateria? Si passa sopra tutto: il colore della pelle verdino cangiante, le otto bocche, le squame sul collo, e perfino l'alito pesante dovuto all'alimentazione a base di idrocarburi, ma sulla questione dell'antimateria non si scherza! Abbracciare un anti-extraterrestre sarebbe infatti l'apoteosi del rapporto non protetto! E notate bene che non possiamo semplicemente chiedergli: "senti... ma tu sei fatto di materia o di antimateria?", perché lui non sa quale sia la materia e quale l'antimateria, essendo, per noi come per lui, solo una questione di convenzione.

Non potremmo neanche chiedergli se la carica elettrica di quelli che noi chiamiamo elettroni, le particelle leggere che compongono gli atomi del nostro e del suo corpo, è negativa come per noi, oppure positiva. Non potremmo chiederglielo perché positivo o negativo è anche esso una questione di semplice convenzione. E allora come si fa a sapere se possiamo invitare Z_2_xksty a casa nostra, o è meglio mantenere la conoscenza solo a livello epistolare? Per fortuna la scienza ci viene in aiuto, in modo da poter affrontare serenamente l'eventualità.

Infatti nel 1964 si è scoperto che esiste una particolarissima classe di fenomeni, legati alle cosiddette "interazioni deboli", nei quali la natura distingue la materia dall'antimateria. Ad esempio esiste una particella che si chiama "kappa zero", che può essere prodotta negli acceleratori di particelle. Questa particella, dall'istante in cui viene prodotta, vive pochissimo, in media appena una cinquantina di miliardesimi di secondo. Dopo questo tempo essa si trasforma in altre particelle (si dice che "decade", in gergo). Nel 5% dei casi essa decade emettendo particelle tra cui un positrone, ovvero l'antiparticella dell'elettrone, avente quindi carica elettrica positiva. Allo stesso modo l'anti-kappa zero, cioè l'antiparticella del kappa zero, decade emettendo un elettrone, che ha carica negativa (**).

Se la natura non facesse assolutamente nessuna differenza fra materia e antimateria, il numero dei casi in cui un "kappa zero" muore emettendo un positrone sarebbe identico al numero dei casi in cui un "anti-kappa zero" muore emettendo un elettrone, essendo uno l'antiparticella dell'altro. Invece gli esperimenti dimostrano che la natura preferisce, sebbene di pochissimo, il caso in cui il kappa zero decade emettendo un positrone rispetto all'anti-kappa zero che emette un elettrone. E' una differenza veramente irrisoria, misurabile solo con esperimenti molto raffinati e precisi, ma c'è. Questa subdola, infinitesima discriminazione che la natura mette in atto tra materia e antimateria si chiama, per chi ha voglia di approfondire, "violazione della simmetria CP". 

E quindi, per sapere se il nostro amico extraterrestre è fatto della stessa materia di cui siamo fatti anche noi oppure di antimateria, adesso la natura ci offre un modo per scoprirlo. Durante le nostre chiacchierate, mentre si parla che un giorno è caldo e quello dopo è freddo e non si sa più cosa mettersi, tutto quello che dobbiamo fare è buttare a un certo punto il discorso sulla fisica delle particelle (argomento di cui il nostro amico sarà sperabilmente ferratissimo!) e quindi chiedergli: "senti un po', Z_2_xksty, hai presente i kappa zero?". Se lui ci risponde "icappachiiiiiiiii????" è meglio se lasciamo perdere e tronchiamo il nostro rapporto telematico. Tanto che cosa ce ne faremmo dell'amicizia di un extraterrestre che non sa nemmeno cosa sono i kappa zero?

Ma mettiamo che il nostro amico invece ci risponda: "Certo che ho presente! Qui da noi li chiamiamo in un altro modo, ma sono quelli che, a seconda che uno consideri la particella o l'antiparticella, decadono emettendo a volte una particella del tipo di quelle leggere che sono dentro gli atomi, com'è che le chiamate voi?....elettroni? ecco, sì, elettroni, e a volte invece emettono anti-elettroni, anzi, pardon... positroni. Pero' non esattamente con la stessa probabilità: un caso è leggermente più frequente dell'altro!".
 "Perfetto! Vedo che hai capito in pieno cosa intendo", diremmo noi. E poi aggiungeremmo, con aria finto tonta: "eeeee..., senti maaa... fra i due modi di decadimento, a seconda che prendi il kappa zero o l'anti-kappa zero, o come li chiamate voi...., dimmi un po'... nel caso più frequente la carica elettrica di questa particella leggera che viene emessa è uguale o opposta alla carica elettrica degli elettroni che voi lassù avete negli atomi?".

Se ci risponde che è uguale, possiamo subito dirgli: "Ah, ho capito... Senti... adesso ho da fare perché ho messo su il ragù, guarda... ti richiamo io quando mi libero, okay ? No, no..., non ti stare a disturbare a richiamare tu, mi faccio vivo io". E non ci facciamo più vivi, e per precauzione cambiamo anche il numero di telefono. Magari se ne avrà a male. Magari si chiederà cosa avrà detto di sbagliato, in che modo ci può avere offeso, ma prima o poi se ne farà una ragione. Magari farà amicizia con quei gonzi di Alpha Centauri, che quelli danno l'amicizia a tutti e la violazione di CP non l'hanno ancora scoperta. Noi di sicuro quello che proprio vogliamo evitare è che un giorno Z_2_xksty si presenti alla nostra porta e appoggi il suo dito indice (uno a scelta fra i 36 che ha) sul nostro campanello. 

Perché se ha risposto che la carica elettrica di quello che noi chiamiamo elettrone, cioè la particella che fa parte degli atomi, in questo caso i SUOI atomi, è uguale alla carica elettrica emessa più di frequente nel decadimento del kappa zero, vuol dire che quello che si trova ne suoi atomi, cioè la SUA materia, è quello che noi chiamiamo positrone. Cioè, in buona sostanza, Z_2_xksty è fatto di antimateria rispetto a noi, e quindi è meglio che non decida di venirci a trovare. Certa gente è meglio perderla che trovarla!

Se invece ci dice che la carica è opposta allora è come noi, e quindi possiamo stare tranquilli, e magari darci appuntamento per incontrarci a metà strada. Ad esempio c'è una trattoria sulla galassia di Andromeda dove si spende il giusto e se si prenota all'aperto (per tempo perché è sempre piena di camionisti rettiliani) c'è una vista fantastica sulle Nubi di Magellano e si sta che è una delizia. Anche se, prima di andare a cena con uno che ha 8 bocche, io metterei bene in chiaro chi paga.

(*) I nomi propri fra gli extraterrestri devono avere non meno di 8 caratteri, tra cui una maiuscola, una minuscola, un carattere numerico e un carattere speciale, e devono essere cambiati ogni 3 mesi. In compenso le password presso gli alieni sono tipicamente brevi, non più di 4 o 5 caratteri, e facilmente intuibili per non dimenticarsele. "Mamma" e "casa" sono fra le piu' usate. Che volete farci, paese che vai, usanze che trovi.

(**) In realtà quello che si misura è il decadimentio del cosiddetto "kappa zero long" , che è una mistura di kappa zero e anti-kappa zero. Ho volutamente omesso questi dettagli che, sebbene importanti per un esperto, avrebbero inutilmente appesantito la spiegazione.

domenica 13 luglio 2014

Perché io ZUMMO!!!!

Incontri ravvicinati del terzo tipo con gli sciachimisti

Cosa sia il complotto delle scie chimiche è ben noto: questa idea per cui le scie che lasciano gli aerei in cielo fino a 20 anni fa non esistevano, e sarebbero il risultato di un'attività criminosa perpetrata da entità non ben definite, che vanno dal Vaticano ai Gesuiti ai Templari alla CIA, la NATO, il CNR, il CIS (quello di Viaggiare Informati), l'ANSA e il suo inquietante anagramma ANAS, AISCAT, ANICAGIS, INAIL, INPDAP, il TAR, la TARSU, la Scuola Radio Elettra e anche la Società Dante Alighieri, quella che alle elementari la maestra ti faceva iscrivere per forza anche se non te ne fregava una mazza (perché anche la maestra faceva parte del complotto, naturalmente). Tutti quanti attori consapevoli, consenzienti e parte attiva nello spargere sostanze venefiche di vario tipo nell'aria, con scopi molteplici che vanno dal causare inondazioni, nebbie e terremoti, controllare la popolazione mondiale, giù giù fino a far retrocedere il Montelupone a vantaggio del Serrapetrona. Nella lista delle motivazioni possibili proposte dai sostenitori del complotto alcune sono talmente ridicole e improbabili che me le sono dimenticate.

Sul principale sito web italiano dedicato alle scie chimiche un sondaggio tra i "lettori" ha eletto i Gesuiti, con il 65%, come i responsabili primi del complotto planetario. Al secondo posto, praticamente doppiato dai Gesuiti, si piazza il "Governo Occulto Mondiale" (si poteva fare meglio, ragazzi!), mentre il terzo posto se lo aggiudica il "Governo Italiano", che batte sul filo di lana la NATO. Lo giudicherei un ottimo risultato per il governo italiano, riuscire a ordire un complotto cosi esteso in modo così efficace, considerato che da un tot di anni sulle cose che dovrebbe fare non riesce a fare una mazza.

Ma la vera esperienza nel campo delle scie chimiche, quella che ti segna la vita, è l'incontro ravvicinato, il contatto con il complottaro (che ovviamente si autodefinisce "complottato"). Così come con gli alieni, esistono incontri ravvicinati di vario tipo.

L'incontro di primo tipo è parlare con qualcuno non parte in causa che ti racconta in modo imparziale il punto di vista dei complottari. Io fino a un anno fa ne ero del tutto ignaro, e ho scoperto che esiste una nicchia di umanità in aumento che crede a cose pazzesche e è convinta di averne le prove inoppugnabili. Ma soprattutto crede che qualunque cosa venga loro proposta da qualunque fonte in qualche modo istituzionale, sia un sistema per fotterli. Cibi, vaccini, medicine, scoperte scientifiche, non si fidano di niente. Tutto è mirato a peggiorare la loro vita.

L'incontro ravvicinato del secondo tipo è leggere un sito web di complottari sulle scie chimiche. Lì si tocca con mano un universo parallelo di gente con le sinapsi cortocircuitate che vede complotti ovunque. L'erbivendolo vi regala un ciuffo di prezzemolo? Lo fa perché è al soldo della Monsanto, e quel prezzemolo è certamente OGM e contiene nanomacchine che contamineranno i vostri gerani in balcone, permettendo così il controllo a distanza e in tempo reale della vostra famiglia mentre li annaffiate.



Ma quello che è destinato a cambiarti dentro e' l'incontro ravvicinato di terzo tipo: il contatto fisico! Partecipare a un evento, ad esempio una conferenza in cui si parla di scie chimiche, dove è presente una compagine di sciachimisti in carne ed ossa. Guardarli in azione, ascoltarli mentre argomentano, discuterci assieme. Ebbene, io ieri ho vissuto questa esperienza incredibile, e di questo oggi voglio parlare.

L'evento e' una conferenza organizzata dal Cicap Emilia Romagna sul tema delle scie chimiche. Il relatore è un esperto, un chimico, che studia il fenomeno da anni assieme ad un pool di esperti. E' un ricercatore universitario, è giovane, e non è pagato da nessuna multinazionale, non lavora per la CIA e non è nemmeno un Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Malta. Lo scopo non è quello di indottrinare, ma semplicemente di informare il pubblico del punto di vista della scienza, in modo da permettere di farsi un'opinione autonoma sulla questione.  Punto di vista maturato in seguito a innumerevoli misure, osservazioni, campionamenti dell'aria, e pareri di esperti di chimica, meteorologia e aeronautica. Tralascio di parlare dell'ottimo intervento, molto pacato nei toni ma puntuale nell'affrontare la questione in tutti i suoi aspetti e dirimere i possibili dubbi.

All'evento e' presente un gruppetto di sostenitori del complotto. La caratteristica prima di questi personaggi è di filmare integralmente ogni conferenza a cui assistono. Però nessuno deve averli ancora informati dell'invenzione del cavalletto, perché e' tipico vederli per tutto il tempo con la videocamera in mano e il braccio traballante alzato, con il sangue fermo al gomito e l'avambraccio ghiacciato ormai prossimo alla cancrena. Anche in questa occasione ce n'è uno che sta tutto il tempo in questa posizione, salvo quando interviene, nel qual caso passa la telecamera ad un amico.  Siccome l'italiano quando parla tipicamente sbraccia, ne verrebbe fuori una sequenza da far vomitare pure Parmitano. Uno di loro prende la parola e, puntando il dito contro la platea dice: "abbiamo le vostre immagini, vi conosciamo tutti, sappiamo chi siete!". In altre occasioni mi preoccuperei dell'avvertimento in perfetto stile mafioso, ma in questo caso sto tranquillo: avranno pure le nostre immagini, ma saranno certamente mosse.

Il primo complottaro a prendere la parola ha un esordio che la dice tutta: "io non sono un esperto, però...". Il buon senso vorrebbe che uno dicesse "io non sono un esperto punto". Non "però...!".  Non è che uno può dire "io non sono un esperto, di mestiere faccio il commercialista, però per fare i trapianti di cornea si deve fare così e cosà..." No, io non sono un esperto e quindi quello che posso dire su qualcosa che invece necessità di esperienza e competenza, come nella fattispecie la conoscenza dei meccanismi di formazione di scie di condensa a seconda della temperatura, dell'umidita' e della pressione, se non sono un esperto so che probabilmente dirò solo cazzate! E invece per certi basta leggere un paio di siti web qua e là per credersi comunque abbastanza esperti, salvo premettere che non si è esperti. A che servirà mai studiare e specializzarsi, se oggi si trova tutto in rete?

Prima perla: il tipo, quello che "non era un esperto ma...", dice di avere fatto una foto, con una macchina fotografica compatta, di un aereo che emette scie di condensa (che per lui sono però chimiche) e che non può certamente essere troppo alto in quota, dice lui, perché, testualmente, "la mia macchina a 8 chilometri non ci arriva". Se ne deduce che ad esempio la sua macchina non è capace di fotografare la luna, se oltre gli 8 Km non va! Non solo, ma qualunque paesaggio gli verrà tutto bianco se è più distante di 8 Km, perché la sua macchina "non ci arriva". La sua tesi è che l'aereo da lui fotografato deve essere più basso di 8 Km, quota oltre la quale mediamente gli aerei formano le scie di condensa, e quindi deve essere un aereo militare o segreto. Per spiegare come ha fatto a fotografarlo se ne esce trionfante con: "Perché io ZUMMO!!!!".  Non è chiaro cosa volesse sottintendere, non è nemmeno chiaro il suo ragionamento, ma sono comunque in preparazione stock di migliaia di t-shirts con la scritta "Perché io ZUMMO!!!" che diventeranno il must della nuova collezione autunno-inverno.

Il gruppo di complottari si accende all'unisono quando chiedo con aria finta tonta come mai, dato che il complotto non sarebbe mai emerso senza la visibilità delle scie nel cielo, gli organizzatori del complotto sono stati così ingenui da irrorare di giorno, quando se lo avessero fatto solo di notte nessuno avrebbe notato la cosa e tutto sarebbe passato probabilmente inosservato. Si scatena il putiferio, con il più accanito, la mente del gruppo, che dice "ma irrorano anche di notte!". Ok, ribadisco, ma perché non irrorano solo di notte! Se avessero irrorato solo di notte, dico, non lo avresti mai notato, e nemmeno quelli che per primi hanno ipotizzato l'idea del complotto, perché di notte le scie si vedono molto meno, soprattutto se non c'è la luna, e probabilmente nessuno ne avrebbe mai parlato. "Ma le scie ci sono anche di notte!" ribadisce con veemenza. Va bene, replico, ma proprio non hai capito il punto... Ma ecco che un altro entra a gamba tesa nella discussione pronunciando con rabbia l'enigmatica frase: "ma insomma, un camionista non può guardare il cielo di notte?". A quel punto, leggermente disorientato, taccio.

Un altro complottista sostiene convinto che un motivo per cui si irrora il cielo di alluminio è che la Monsanto ha sviluppato un seme OGM che resiste all'alluminio. A parte che non è vero, perché i brevetti a riguardo sono del governo americano e di quello brasiliano, che li sfruttano per creare semi che attecchiscano in terreni tropicali dove il ph del terreno è così basso da permettere all'alluminio naturalmente presente (l'alluminio è uno dei metalli più comuni sulla crosta terrestre) di divenire solubile non permettendo a semi normali di crescere in maniera sana (ecco il brevetto). A parte questo, e a parte il fatto che la Monsanto non è affatto l'unica a produrre semi al mondo (fonte) anche considerando solo le multinazionali, l'idea che la Monsanto o chi per lei abbia intrapreso l'attività di irrorare per 20 anni i cieli pagando milioni di persone e usando migliaia e migliaia di aerei, quindi con costi pazzeschi, per poi sviluppare e commercializzare un seme resistente al suo stesso veleno è veramente demenziale. E' come se la Nike avesse deciso di spendere miliardi di miliardi di dollari per impiantare a tutti nel sonno e a proprie spese una terza gamba per poi poter vendere più scarpe.

L'altra domanda che li fa imbestialire è come mai, a fronte di un complotto che implicherebbe la partecipazione e la connivenza di milioni di persone al mondo, nessuno tradisca, nessuno parli. La loro motivazione è che nessuno parla perché ha paura di perdere il lavoro. Qualcuno fa loro notare che persino nella mafia e nelle organizzazioni criminali, che comunque coinvolgono un numero di persone di gran lunga inferiore, c'è chi spiffera tutto portando prove, e quindi la loro argomentazione è poco credibile. Chiedo come sia possibile che chi sa del complotto taccia pur sapendo che sta collaborando a spargere sostanze nocive nell'aria, e quindi nocive anche per se stesso e la sua famiglia. All'Ilva a Taranto, ad esempio, ci sono stati operai che hanno denunciato l'azienda proprio per questo motivo. La risposta, caso mai ci sia stata, non l'ho capita.

Dopo la conferenza mi metto a parlare con due che sembrano essere disposti a dialogare. Dico loro che secondo me stanno sbagliando completamente il target delle loro accuse. Dico che di fronte a problemi innegabili che affliggono la terra, quali il riscaldamento globale e le emissioni di CO2, o che più a scala ridotta minano la salute pubblica, come l'inquinamento nelle città, le emissioni di gas e polveri, trovo assurdo che essi scarichino le colpe di tutti i mali verso un nemico che non c'è. La risposta è disarmante: l'effetto serra causato dall'emissione di CO2 nell'atmosfera non esiste, è un'invenzione di tutti i climatologi per sviare l'attenzione dalle scie chimiche, che sono la vera causa del riscaldamento globale e di tutti i problemi del clima che cambia. Ora, questo è il mio blog, scrivo a mio nome e se non sono politically correct me ne assumo le responsabilità, per cui lo dico: oltre a mostrare una totale incompetenza di quello di cui si sta parlando, questo comportamento è estremamente stupido, perché offre l'alibi a tutti coloro che sono effettivamente responsabili dei problemi che affliggono la terra e minano la nostra salute di continuare a farlo, perché tanto non è colpa loro, ma delle scie chimiche. Sfilare in piena città con uno striscione con scritto "basta gasare vogliamo respirare", e dare la colpa alle scie chimiche, e non all'urbanizzazione selvaggia, il traffico, le polveri sottili, il benzene, i tir che circolano in centro, l'inquinamento causato dalle nostre azioni quotidiane, è innanzitutto incredibilmente idiota, perché automaticamente assolve i veri responsabili dello scempio perpetrato nelle nostre città. E questo è un pessimo servizio alla comunità.




L'altra convinzione radicata degli sciachimisti è che una volta, già solo 20 anni fa, le scie nel cielo non c'erano. Provo a dire che io mi ricordo molto bene, da bambino, che vedevo le scie degli aerei nel cielo dal balcone di mia nonna: il tipo con cui parlo mi risponde che mi hanno plagiato e convinto di una cosa che non è. Forse anche mia nonna faceva parte del complotto, e mentre mi preparava le tagliatelle con il tipico amore nonnesco, tramava criminalmente alle mie spalle facendomi il lavaggio del cervello. Provo a dire che ci sono foto e filmati che mostrano queste scie già 70 anni fa, e lui mi risponde che i filmati sono stati falsificati dai militari. Provo a dire che conosco un meteorologo dell'Arpa che mi conferma l'inconsistenza della tesi del complotto delle scie (oltre al fatto che il problema del riscaldamento globale è reale eccome!), e lui mi guarda come se gli avessi detto che conosco Toto Riina che mi ha confermato che la mafia non esiste.
 
Mi dice poi che lui crede soltanto a quello che vede, e non alle spiegazioni, secondo lui fantasiose, sulle scie chimiche che sarebbero scie di condensa. Lui vede scie nel cielo che giudica strane, e quindi quelle scie sono strane! Gli dico che sbaglia, perché credere solo a quello che si vede può portare a prendere immense cantonate. Tralasciando l'esempio delle illusioni ottiche che a volte ci lasciano di stucco, immagino che quindi egli creda anche che Silvan seghi realmente  in 3 pezzi Raffaela Carrà, ci passi il cerchio in mezzo, e poi la ricomponga tra gli applausi del pubblico. Questo è quello che si vede, e io, come sono certo anche lui, onestamente non so darne una spiegazione.

Insomma, a me questi sciachimisti ricordano tanto quegli ipocondriaci che si autodiagnosticano un male pazzesco e vanno dal medico non sperando che egli dica loro che non hanno niente, ma per avere la conferma della loro convinzione. E quando il medico invece dice loro che non sono malati, si incazzano, lo tacciano di incompetenza e cambiano medico. E siccome la diagnosi di tutti i medici sarà la stessa, e cioè che non hanno niente, tutti i medici diventano ai loro occhi incompetenti.

E infine il mio interlocutore, che vive a Ferrara, aggiunge, indicando la finestra, che "un cielo così lui non lo aveva mai visto", e quindi questo conferma che le scie chimiche esistono, perché le scie chimiche sono la causa della foschia. La giornata infatti è afosa, molto umida, con foschia e cielo lattiginoso. Si addensano nuvole cariche di umidità, e per il pomeriggio prevedono temporali (e infatti dopo è piovuto). Ora, ragioniamo con calma. Io potrei capire che un tibetano, abituato ai cieli tersi dell'Himalaya, se catapultato in Val Padana dicesse "io una chiavica di cielo come questo non l'avevo mai vista!". Lo capirei, detto da un tibetano. Ma da un ferrarese, porcaputtana, da un ferrarese!!! Che d'inverno a Ferrara sulla nebbia ci appoggiano le biciclette!!!  Un ferrarese che mi dice che lui un cielo con la foschia non lo aveva mai visto prima d'ora, ma dove è vissuto durante i suoi trent'anni, età che a occhio e croce dimostra? Sarà stato sempre chiuso in camera di fronte a un poster delle Maldive convinto che quello fosse la finestra?

La considerazione che mi viene in mente a questo punto è che questa gente, che vede complotti e attentati contro la propria incolumità ad ogni angolo, vive malissimo!  Se un ferrarese, che tipicamente impara a dire nebbia ancor prima di mamma, vede in una giornata con un po' di foschia il risultato di un complotto contro di sé, ordito da menti raffinatissime e che coinvolge mezzo mondo, dalla CIA al fruttivendolo, vuol dire che la vita di questa persona è un inferno, perché questo vedrà complotti nelle cose più banali. E' uno che se gli lasciano una pubblicità di un centro dimagrante sul tergicristallo pensa che sia un'intimidazione dei Templari!

E poi qualcuno chiede a uno dei complottari: "Ma voi a cosa pensate che servano le scie chimiche? " La risposta è: "Preferisco non rispondere a questa domanda". E con questa risposta che la dice tutta sulla logica dei sostenitori del complotto, stendiamo un pietoso sipario.


PS. E' giusto aggiungere una cosa successa alla fine. Uno di questi bravi ragazzi, prima di andare via, è entrato in un bagno e ha defecato per terra, urinando sui muri, e intasando il water con la carta. Anche questo può succedere negli incontri ravvicinati coi complottisti delle scie chimiche.

mercoledì 9 luglio 2014

Astrologia. Ma quella seria, stavolta!

Viaggio semiserio nei meandri dell'astrologia. Quella seria, però!


La premessa da tenere presente leggendo quello che seguirà è l’affermazione che tutti gli astrologi fanno quando si parla della loro disciplina: l’astrologia è una cosa seria. Gli oroscopi che si leggono sui giornali, essi puntualizzano, non hanno niente a che fare con i veri oroscopi, quelli seri, che invece si basano sui dati specifici della persona, l’ora precisa e il luogo esatto di nascita. Questo perché la posizione degli astri varia da istante a istante e è funzione della latitudine e della longitudine di dove ci si trova sulla terra, e solo conoscendo queste informazioni è possibile stilare una mappa esatta del cielo nel momento della nascita, condizione indispensabile per effettuare la previsione astrologica.

Quindi gli oroscopi dei quotidiani, quelli che se anche leggi un segno zodiacale qualunque si adattano sempre al caso tuo, sono stupidaggini che i veri astrologi aborriscono. E' una precisazione importante, che traccia un solco netto e profondo tra gli studiosi seri e i ciarlatani, tra chi si dedica all’astrologia con metodo e i sedicenti astrologi, che tali non sono. Poi perché gli stessi astrologi che affermano tutto questo tengano contemporaneamente una loro rubrica sui giornali, dove ogni giorno pubblicano proprio quegli oroscopi che essi stessi definiscono fasulli, è un mistero che non ci è dato conoscere.

Prendo comunque atto del fatto che esiste un’astrologia seria, e vado a cercare in rete alcuni siti “seri” di astrologia.  Oltre a essere ricchi di documentazione e di dettagli, come premessa tutti sottolineano proprio la necessità di affrontare questa materia con metodo, studio e dedizione. Uno di questi dice addirittura testualmente: "le approfondite interpretazioni astrologiche della nostra serie sono considerate le migliori analisi (computerizzate) del mondo". Confortato da tutto ciò mi dirigo sul link che propone l’oroscopo personalizzato, il quale, mi dico, avrà certamente una valenza e un’affidabilità del tutto diversa da quelle frasette a caso che si leggono nelle ultime pagine dei quotidiani e che ci vengono spacciate per oroscopo. Mi immagino insomma la stessa differenza che c’è fra la mozzarella di bufala comprata in un caseificio artigianale a Battipaglia e quella industriale in busta sigillata con scadenza a un mese. Può sembrare prosaico ma per me è un abisso di differenza.

In pratica funziona che bisogna compilare una form con il proprio nome, il sesso, la data, il luogo e l’ora esatta della nascita e, complice la moderna tecnologia che ha dato in pasto le effemeridi al computer, in tempo reale si ottiene il proprio profilo astrologico e, in certi siti, anche l’oroscopo per la giornata in corso. A questo punto la mia mente perversa mi dice che, grazie a questa astrologia sedicente seria, c’è un intero universo da scoprire davanti a me, e mi metto al lavoro con sorrisetto satanico.

venerdì 4 luglio 2014

Gli incredibili effetti benefici del peperoncino

I cibi che fanno bene, quelli che fanno male, e il buon senso.

Alla radio, mentre sono bloccato sulla tangenziale, un ospite in studio parla dei "cibi che fanno bene", e tra una canzone e l’altra magnifica le incredibili proprietà terapeutiche del peperoncino. In particolare imparo che il peperoncino può curare il raffreddore, la bronchite e la sinusite, ha grandi effetti antibatterici e antiossidanti, e che una molecola in esso contenuta ha potenti proprietà antitumorali. Tale molecola avrebbe anche la capacità di bloccare la sensazione del dolore (ma non quella della lingua in fiamme, mi dico mentalmente).


Non sono un medico, né un chimico, e non voglio questionare sul fatto che una data molecola contenuta nel peperoncino possa avere evidenziato, in particolari test in laboratorio, alcune o tutte queste proprietà. Non ne avrei le competenze, anche se in un angolo della mia mente riservo il solito spazio che d’ufficio dedico al dubbio in queste situazioni, ma questi sono problemi miei, dovuti al mio personale scetticismo nei confronti di risultati che dovrebbero essere scientifici e che vengono presentati come “eccezionali”. Sarà che nelle pubblicazioni scientifiche, a cui sono abituato, il tono è in genere tutt'altro, sempre molto "piatto", che diffido in partenza dei toni sensazionalistici in materia scientifica.

Potrebbe però essere vero, perchè, come ripeto, non sono un medico, né un chimico, o un esperto di alimentazione. Ma di una cosa sono più che certo: non sarà mangiando peperoncino che si potrà mai guarire dal raffreddore, dalla bronchite, dalla sinusite, o addirittura dal cancro.

Perché il fatto che il peperoncino contenga una particolare molecola con importanti proprietà terapeutiche eventualmente verificate in provetta o in altri tipi di esperimenti, non significa affatto che l'alimento peperoncino abbia importanti proprietà terapeutiche. E' la molecola contenuta nel peperoncino ad avere le proprietà terapeutiche, non il peperoncino! Infatti la domanda importante, quella che mette ogni cosa al suo posto, è: quanto peperoncino dovrei mangiare per assumere in dose utile per la mia salute quella molecola? Senza peraltro sviluppare, in questo caso più che mai, altri fastidiosi effetti collaterali sui quali l'esperto in studio tace colpevolmente?

Penso che le notizie date in questo modo possano essere potenzialmente dannose, perché vengono propinate, spesso con grande superficialità e incompetenza, sotto la veste di un “importante risultato scientifico”, e come tale sono prese alla lettera e fraintese da chi non sa come funziona la scienza e allo stesso tempo si è dimenticato il buon senso.

E immagino quindi gente che, dopo la trasmissione, intraprenderà estenuanti tour de force a base di penne all’arrabbiata immangiabili per quanto sono piccanti, perché si sentono un po’ di naso chiuso e “la radio ha detto che il peperoncino lo fa passare” (se lo avesse detto “la televisione”, poi, non ne parliamo!).

Il buon senso e i medici, invece, ci insegnano che semplicemente bisognerebbe avere un'alimentazione varia e uno stile di vita sano, senza esagerare in cibi grassi, e preferendo frutta, verdura e fibre. Lo stesso buon senso (sempre assieme ai medici) ci ricorda però anche che, se non si hanno patologie particolari, è una sciocchezza intestardirci a ingozzarci di cibi che abbiamo letto fare benissimo e contemporaneamente evitare come la peste quegli alimenti che la Rubrica Salute del quotidiano ha detto che fanno malissimo.

E’ sbagliato esagerare in un alimento credendo che “più ne mangi e meglio stai”, anche se magari non ti piace neanche tanto, e allo stesso tempo essere convinti che se ti fai una bistecca alla griglia e ti si bruciacchia un po’ puoi contattare direttamente le pompe funebri perché in tv hanno detto che la carne alla brace fa venire il cancro. Basterebbe solo usare il buon senso, la cui mancanza è l’humus su cui attecchiscono e proliferano tutte le idiozie che circolano e si diffondono in rete su quello che servirebbe a curare qualunque malattia e quello che invece di qualunque malattia è la causa.