lunedì 8 luglio 2019

Questo blog, e i congiuntivi

Ogni tanto qualcuno mi scrive per criticare il mio uso disinvolto dei congiuntivi.

Ad esempio, in un post recente, questa frase ha fatto storcere il naso ad alcuni: "...forti di questa intrinseca ambiguità di fondo, concluderebbero che non è vero che a buttarsi da un aereo senza paracadute si muore."

E ancora: "... mi aspetto che (i Novax) da domani intraprendano tranquillamente una vita di bevitori compulsivi di Jack Daniels fra una sniffata di colla e una pippata di coca, forti del fatto che la pericolosità di questo stile di vita non soddisfa i loro criteri di ciò che è scienza."

Mi viene criticato che avrei dovuto usare "si muoia" nel primo caso, e "non soddisfi", nel secondo.

In generale, ogni tanto, ricevo messaggi più o meno infastiditi per il mio uso del presente indicativo al posto del congiuntivo, a volte corredati da esclamazioni del tipo "povera lingua italiana!".

Vorrei tranquillizzare tutti quelli che interpretano il mio modo di scrivere come un calpestare l'italiano da parte di un ignorante, dicendo loro che conosco i congiuntivi, ma che deliberatamente, per mia scelta, decido di scrivere in questo modo.

Il motivo è che credo - anzi sono fortemente convinto - che per parlare di scienza, magari tentando di spiegare anche argomenti complessi, uno stile colloquiale, come se stessi parlando con un amico davanti a una birra, sia molto più efficace. Credo - ma non ho la pretesa che tutti lo condividano - che funzioni meglio. Credo che il modesto (modestissimo!) successo di questo blog si basi anche sul mio modo di scrivere. Credo infine che un blog come questo, dove si usano in modo disinvolto espressioni tipo "eccheccazzo", "mecojoni" o "porcaputtanaporca" possa permettersi ogni tanto di usare l'indicativo presente al posto del congiuntivo senza far indignare nessuno.

6 commenti:

  1. Ma sì Stefano va benissimo così. Meglio guardare la luna anziché in dito. Comunque la mia condivisione del tuo articolo no-vax su Twitter ha avuto un buon successo, e io ho pure pochi follower :) Grazie Renato.

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  2. Concordo.
    Lo stile "quattro chiacchere tra amici" funziona bene e i pochi, lievi "errori" grammaticali sono ben poca cosa rispetto ai contenuti.
    Continua così!

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  3. Nel primo caso, eleganza linguistica, ma solo eleganza, non obbligo, avrebbe voluto "si muoia".
    Nel secondo caso, l'indicativo è assolutamente esatto, perché la secondaria è di tipo affermativo: "forti del fatto che". Il congiuntivo è destinato solo all'incertezza. Esempi, non per te, ma per i critici ignorantelli:
    So chi sei - Non so chi tu sia
    So che Mario è partito - Penso che Mario sia partito

    Ah...questi censori

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  4. Sono particolari stilistici che rendono più personale il blog... Continua così.

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  5. In realtà le frasi che hai scritto sono assolutamente esatte, anche grammaticalmente o sintatticamente parlando.

    Non è una mera opinione o ipotesi che, gettandosi da un aereo (sottinteso in quota), ci si spiaccica al suolo e si muore; né che, per chiunque non conosce e/o capisce i veri criteri scientifici, nulla soddisfa i suoi criteri di ciò che è ("sarebbe" solo per le loro menti bacate) scienza.
    Si tratta di realtà dei fatti, inoppugnabile e certa oltre ogni dubbio ragionevole.

    Quindi l'indicativo, che appunto indica la realtà dei fatti, non supposizioni o congetture, è più che corretto, anche se segue un congiuntivo o un condizionale.

    Chi non si fida, riporti (congiuntivo esortativo, per i pignoli rompiballe) le frasi "incriminate" sul sito dell'Accademia della Crusca e vedrà (indicativo, dato che si tratta di certezza) che sono perfettamente compatibili con la lingua italiana corretta, considerato il preciso concetto che l'autore voleva compiutamente esprimere.

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  6. P.S.

    Prima che qualcuno venga a fare il P.d.F. (Precisino della Fungia), straparlando di gente che è sopravvissuta a un lancio senza paracadute (magari rivangando l'articolo precedente di questo blog) come se fosse un'eventualità da prendere seriamente in considerazione, faccio due precisazioni (riguardo appunto all'articolo precedente del blog):
    - nel primo esempio si tratta di un tizio che, che invece di arrivare al suolo, e quindi inevitabilmente spiaccicarsi, è caduto su una rete ipertecnologica, parecchio aiutato da altre persone (dotate di paracadute) nell'avvicinamento;
    - nel secondo, si tratta di un tizio che il paracadute l'aveva eccome, ma si era aperto male, quindi ha inevitabilmente funzionato male, però abbastanza per non farlo ammazzare.

    Quindi, ricapitolando: se ci si butta da una aereo in quota senza paracadute (e non con un paracadute che funziona male, ma qualcosa fa) e senza altre forme di protezione (quindi niente reti o similari), ci si spiaccica al suolo (o in mare) e si crepa, senza se e senza ma.

    Chi non è d'accordo con me, può sempre fare la prova (indicativo, dato che la prova viene richiesta senza ipotesi), dopo di che portare documentazione a riguardo (sempre indicativo, quindi sempre richiesta diretta senza ipotesi) su come sarebbe (questa volta non indicativo bensì condizionale, dato che si tratta di mere ipotesi e speculazioni) sopravvissuto...

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