mercoledì 10 maggio 2017

Celiaco per moda: il peggior nemico del vero celiaco

Una mia amica è celiaca. Lo ha scoperto a quasi 40 anni, e da allora non può sgarrare sulla dieta. Basta una piccola contaminazione di glutine nel cibo e sta male anche per giorni. Inoltre il non rispetto della dieta priva di glutine, per un celiaco, implica una progressiva distruzione della mucosa intestinale, con conseguenze che possono essere anche estremamente gravi.

Stare attenti a cosa ci si cucina è l'aspetto più facile. Un celiaco, quando va al ristorante, o quando è invitato a cena da amici, deve combattere anche col mondo dei non celiaci. Deve far capire che la sua richiesta di mancanza assoluta di glutine nei cibi non è un vezzo, una fissa, una esagerazione, una questione di gusti particolari, ma è un vero problema di salute. Non tutti comprendono questo aspetto, perché pensano "ma cosa ti potrà mai fare una mollichina di pane o mezzo cucchiaino di farina che neanche si sente!".

Ed ecco quindi che dopo aver chiesto che non ci fosse Pan di Spagna nel dolce, magari ti ritrovi una bella spolverata di polvere di biscotto sul gelato, o il wafer infilato nella crema, che tanto se non piace basta toglierlo, no? Oppure dopo esserti assicurato che non ci sia il dado nel risotto, perché il dado spesso contiene glutine, scopri che il cuoco ha aggiunto un po' di farina per addensare il sugo della carne, e il cameriere non ti ha detto niente, perché tanto figurati se se ne accorge!

Morale, il celiaco deve combattere non solo con la sua malattia, ma anche con i pregiudizi e l'ignoranza della maggior parte della gente, che non percepisce la richiesta che non ci sia glutine come un serio problema di salute, ma solo come un fatto di gusto un po' estremo nel mangiare. Soprattutto non comprende che una contaminazione anche minima di glutine può causare problemi seri a chi ne soffre.

Detto ciò, è notizia di questi giorni che circa 6 milioni di italiani seguono, magari sgarrando qualche volta, una dieta senza glutine senza essere affetti da celiachia. Più del 30% della spesa nei prodotti gluten-free è da parte di italiani che non ne avrebbero bisogno. Una moda dilagante con un consumo dei prodotti senza glutine in continuo aumento, così come il numero di siti web che consigliano i vantaggi di questo tipo di dieta (vedi un sito scelto a caso qui), nonostante numerosi studi scientifici mostrino che se non si è affetti da celiachia non esiste alcun tipo di vantaggio nel seguire questo tipo di dieta (fonte).

Non solo, ma i cibi senza glutine, oltre a essere ovviamente più costosi degli analoghi con glutine, mediamente sono anche più ricchi di grassi, dato che, in assenza di glutine, necessitano di un maggiore contenuto di addensanti per avere la voluta consistenza (fonte) oltre al maggiore indice glicemico che spesso li caratterizza (fonte).

E' la classica moda che prende piede tra chi sostanzialmente non ha grossi problemi nella vita, e un conto in banca che non teme il rosso. Ce lo vedete un cassintegrato che matura la decisione di mangiare le tagliatelle gluten-free? Uno a rischio di licenziamento, che non dorme la notte perché non sa se potrà pagare la rata del mutuo, che si mette alla ricerca del negozio specializzato dove vendono i muffin senza glutine?

E' l'università di internet, in cui nascono e si moltiplicano le convinzioni più strampalate e spesso dannose. Che poi fossero almeno più buoni, i cibi senza glutine! La mia amica mi dice che non sa cosa darebbe per un vero panino al salame, per una tagliatella come dio comanda, o per una pasta che non devi distrarti  30 secondi di troppo perché altrimenti scuoce!

Ma c'è un altro aspetto da non sottovalutare, legato a questa moda del senza glutine. Dal punto di vista di chi è realmente affetto da celiachia, questa sconclusionata mania collettiva costituisce secondo me un potenziale pericolo: quello di sminuire la malattia. Di renderla agli occhi della gente un vezzo, una mania, una moda, una fissa, come i vegani integralisti, i fruttariani, i crudisti, quelli che mangiano tonnellate di mele, o quelli che bevono litri di succo di limone perché vogliono alcalinizzarsi.

E tutto questo rischia di vanificare la sensibilizzazione che in questi anni le associazioni dei malati di celiachia hanno cercato di fare presso il grande pubblico, ovvero convincere la gente che la celiachia è una malattia e non una fissa sulla dieta. Convincere i cuochi nei ristoranti che un pizzico di dado con glutine, per un celiaco, costituisce un serio pericolo per la salute, anche se non si sente.

Invece questo branco di modaioli (in crescita, secondo le statistiche) che si informa su internet e è convinto che mangiare senza glutine faccia stare meglio, faccia dimagrire, prevenga l'infarto, il cancro e il diabete, anche se tutti i test scientifici dicono il contrario, rischia di azzerare in un attimo tutto il lavoro fatto finora per fare capire quali rischi corre un vero celiaco se non segue una dieta adatta. E quindi magari succederà che tanti cuochi aggiungeranno il cucchiaino di farina per addensare, fregandosene di "quei rompicoglioni dei celiaci", che tanto non se ne accorgono.

3 commenti:

  1. Innanzitutto, piacere di fare la tua conoscenza.
    Ora:
    smarcell scripsit: "La mia amica mi dice che non sa cosa darebbe per un vero panino al salame, per una tagliatella come dio comanda, o per una pasta che non devi distrarti 30 secondi di troppo perché altrimenti scuoce!"
    A dire il vero, come genitore di bambina celiaca da circa 6 anni, devo dire che la qualità dei prodotti senza glutine va sempre più migliorando.
    Ad esempio, ci sono delle paste (la Rummo, giusto per fare un esempio) che farei fatica a riconoscere da un "normale" piatto di pasta se non magari assaggiandola senza condimento; la pizza senza glutine recentemente messa in commercio dalla Buitoni mi ha quasi sorpreso ma un prodotto presente da tempo in commercio come la pizza della Schär era già più che dignitoso.
    Sul pane non mi posso esprimere più di tanto perché mia figlia ne consuma poco ma mi sembra di ricordare che, ad esempio, le rosette della già citata Schär non siano affatto malvagie per un panino col salame.
    Mia sorella ha scoperto 6 mesi fa di essere celiaca a 45 anni (opppss... forse avrei dovuto dire "a più di 20 anni") e, sembrerà strano, abitando negli USA ha maggior difficoltà a trovare prodotti senza glutine di buona qualità organolettica; infatti spesso, quando qualche amico o parente la va a trovare, si fa portare pasta, biscotti e (soprattutto) le farine che da quel che dice sono nettamente migliori.
    Io?!? Da parte mia, avendo scoperto con la conclamazione della celiachia in mia sorella che la patologia genetica proviene dal ramo della mia famiglia, mi imbottisco di glutine il più possibile ché non si sa mai... :-)

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  2. Ho letto l'articolo del "sito scelto a caso" (myprotein). E' scritto un po' male, ma a me non sembra che dica quello che viene sostenuto qui, basta leggerlo con attenzione e fino in fondo.

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    1. Hai ragione, tra tutti quelli estremi ne ho scelto uno molto moderato. Lo cambio...

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