giovedì 31 marzo 2016

10 modi per riconciliarsi con la fisica.

Dieci domande banali, dieci risposte per niente scontate


Diciamocelo chiaramente: fisica alle superiori era una gran palla. Per me, per lo meno, lo era decisamente. Tutti quei piani inclinati, molle, fili infiniti percorsi da corrente e pendoli inestensibili, che allo studente gli viene da chiedersi: ma in che mondo vivono i fisici? Un universo parallelo? Quando mai nella vita ti trovi a dover affrontare il problema di quanto si allunga una molla di massa nulla e costante elastica k su un piano inclinato senza attrito con attaccata una massa m avente carica elettrica q, attirata da un campo elettrico costante di valore E? Ma dove sta il nesso con il mondo reale, quello vero?

E quando ti portano in laboratorio poi cosa ti fanno vedere? Ancora il piano inclinato coi campanelli che suonano quando cade la pallina, o delle assurde ruote che girando fanno scoccare scintille. Di nuovo, dove sta il mondo reale in tutto questo?

Adesso poi, nei licei scientifici, c'è la rincorsa alla risoluzione di problemi di fisica sempre più complessi. Le simulazioni delle possibili prove per l'esame di maturità (perché per la seconda prova potrebbe anche uscire fisica) propongono esercizi praticamente a livello universitario. In tutto questo ci si dimentica che la fisica, se non la si apprezza nel profondo, se non se ne capisce la bellezza, diventa qualcosa di non troppo diverso dai quesiti della settimana enigmistica, e il libro un formulario dove pescare la formula giusta da applicare.

Personalmente penso che il peggiore affronto che si faccia alla fisica a scuola sia far sì che gli studenti la percepiscano soprattutto come un incomprensibile e inutile guazzabuglio di formule fini a se stesse, senza riuscire a trasmettere quello che essa ha di magico, e cioè che dietro quelle formule apparentemente aride e svincolate dalla realtà, dietro quegli stupidi noiosissimi esperimenti c'è il mondo, quello vero. Ci siamo noi! E soprattutto che dietro certe affermazioni che spesso ci vengono propinate per scontate e banali - quattro righe sul libro di testo - si nascondono a volte problemi concettuali incredibilmente profondi e affascinanti.



La grandezza e il fascino della fisica stanno invece nel fatto che quelle formule apparentemente applicabili a eventi ideali e inesistenti nella realtà, e che vengono utilizzate per descrivere esperimenti con marchingegni antiquati e assurdi, sono le stesse che ci permettono di descrivere il mondo e di interpretarne i fenomeni, dal funzionamento delle stelle alle cose più banali e insospettabili su cui sbattiamo il naso tutti i giorni. La grandezza della fisica è che essa è ovunque, in qualunque nostra interazione con la realtà, e non esiste, come ci induce a credere la scuola (certa scuola, ci sono ovviamente le eccezioni), soltanto in un mondo parallelo popolato da molle, leve, piani senza attrito, pendoli che oscillano e formule da ricordare a memoria piene zeppe di lettere greche.

Ecco quindi dieci domande che implicano dieci riflessioni su fenomeni banalissimi, che tutti abbiamo osservato o che diamo per scontati (ma su cui quasi mai ci siamo soffermati, perché all'apparenza troppo ovvi e banali) per riconciliarsi con l'odiata fisica. Dieci piccoli-grandi problemi scelti più o meno a caso, dieci domande apparentemente stupide che nascondono grandi questioni fondamentali per la comprensione della natura. Dieci perché che testimoniano la magia della fisica.

Perché non cadiamo nel pavimento?
Una cosa che proprio non capivo al liceo era che se appoggiavi un corpo su un piano, il piano reagiva con la famosa "reazione vincolare", che era sempre uguale e opposta al peso del corpo. Come se il piano fosse intelligente. Ci metto un corpo da un chilo? Pronti con la reazione vincolare da un chilo! Ce lo metto da 10 chili? Ecco a voi una bella reazione vincolare da 10 chili giusti giusti! Il piano pensante!

Io di sicuro non ero una cima, ma se semplicemente mi avessero fatto notare che mettendo un corpo da 10000 chili non avrei prodotto una reazione vincolare da 10000 chili ma avrei sfondato il pavimento, avrei capito. Sarebbe bastato così poco! La reazione vincolare è il risultato della modifica della struttura della superficie del piano quando ci si appoggia sopra un peso. La struttura del piano di supporto si modifica (a livello microscopico se il peso è piccolo, e anche a livello macroscopico se non lo è) a causa del peso, e finché il corpo non sprofonda, per forza di cose la reazione vincolare è uguale e opposta al peso stesso, perché la somma delle forze deve essere zero. Se il corpo pesa poco, il piano non c'è bisogno che si scomodi troppo a modificarsi per bilanciare il peso e non farsi trapassare. Se invece il corpo pesa molto, il piano deve adattarsi di brutto chiedendo ai legami delle molecole che lo compongono un grosso sforzo collaborativo. E se il corpo pesa troppo, le molecole dicono "basta, questo è troppo per noi" e il pavimento schiatta sotto il peso.

Ci sono casi in cui la reazione vincolare non fa il proprio dovere


Quello che mi sarebbe piaciuto sapere, al liceo, è però che cosa causa la mitica reazione vincolare. Adesso so che la modifica del pavimento che localmente sostiene il peso dell'oggetto è dovuta alla repulsione elettrica tra gli elettroni degli atomi del pavimento e quelli degli atomi dell'oggetto che ci appoggio sopra. E' una forza elettrica! E' merito dell'elettricità, che non serve solo a far accendere le lampadine, ma anche a non farci sprofondare nel pavimento!

In parte, però. Oltre alla repulsione elettrica fra elettroni c'è in realtà un altro capolavoro della natura che in qualche modo ci mette del suo: il Principio di Pauli. Il principio di Pauli impedisce a particelle di spin semi-intero (1/2, per capirci) di stare nello stesso posto con la stessa energia e spin (con gli stessi "numeri quantici", per essere precisi). E gli elettroni, guarda caso, sono particelle di spin 1/2. Il risultato è che quando cerchiamo di avvicinare troppo gli elettroni degli atomi dell'oggetto che appoggiamo sul tavolo con gli elettroni degli atomi del piano di supporto, il Principio di Pauli entra in azione, e si manifesta tenendo lontano il peso quel tanto che basta a non essere violato. Questa stralunata legge che si studia a chimica al liceo ancor prima che a fisica, ci impedisce di sprofondare al piano di sotto. Ma fa anche altre incredibili magie, che vedremo più avanti.

PS: esiste un certo dibattito su quanto sia effettivamente rilevante il Principio di Pauli nel non sprofondare nel pavimento. Molti dicono che il motivo sia sostanzialmente nella repulsione elettrica e basta. La mia opinione è che il Principio di Pauli sia comunque fondamentale, perché senza di esso gli atomi sarebbero radicalmente diversi, e sostanzialmente la materia non avrebbe il volume che ha. E la reazione vincolare, alla fine, è la materia che si ribella a chi vorrebbe ridurre il suo volume all'interno.


Perché gli atomi sono diversi fra loro?
Perché l'atomo di idrogeno è diverso dall'atomo di ossigeno, e ogni atomo ha quella che chiamiamo "valenza", cioè la capacità di appiccicarsi ad altri atomi per formare legami chimici di vario tipo? E soprattutto, perché ogni atomo ha le SUE specifiche proprietà chimiche?

Uno potrebbe pensare che sia una domanda stupida, e chiedersi perché mai dovrebbe essere il contrario. Atomi diversi, proprietà diverse, no? E invece c'è sotto qualcosa di speciale.

Per capirlo vediamo come si costruisce un atomo. Cominciamo dal più semplice, l'atomo di idrogeno. Per fare un atomo di idrogeno si prende un nucleo di carica +1 (è una convenzione che sia +1), e gli si avvicina un elettrone che, una volta decisa la convenzione, ha carica -1. L'elettrone tenderà ad andare il più vicino possibile al nucleo, perché la natura è sempre molto pigra (una legge fondamentale anche questa), e se può stare nel minimo stato di energia lei ci va di corsa. E l'elettrone vicino al nucleo rappresenta lo stato di energia minore.

L'elettrone in realtà non andrà proprio addosso al nucleo, perché il principio di indeterminazione di Heisenberg glielo impedisce. Andare addosso al nucleo significherebbe essere localizzato in posizione e velocità, e Heisenberg lo vieta. La natura su piccole distanze fa cose strane. Quindi l'elettrone andrà il più vicino possibile al nucleo, ma quel tanto che basti da non essere sufficientemente localizzato, muovendosi qua e là a caso, in modo da tenere buono Heisenberg. Abbiamo fatto l'atomo di idrogeno.

Adesso aggiungiamo un +1 di carica al nucleo mettendoci un protone (bisognerà metterci anche dei neutroni ogni tanto, che hanno carica elettrica zero ma si attraggono con i protoni grazie alla forza nucleare, e rendono quindi più stabile il nucleo, ma questo al momento è irrilevante) e avviciniamo un altro elettrone, per fare il secondo atomo in ordine di complessità, l'atomo di elio. Anche questo secondo elettrone vorrebbe avvicinarsi il più possibile al nucleo, per rispettare la ben nota regola di pigrizia massima della natura, però...

Però oltre al solito principio di indeterminazione di Heisenberg c'è anche il Principio di Pauli. Il Principio di Pauli, di cui abbiamo parlato poco sopra, impedisce al nuovo arrivato di occupare la zona dove si è piazzato l'altro elettrone. Gli impedisce di "spalmarcisi" sopra, come il principio della massima pigrizia vorrebbe. Altrimenti ci sarebbero due elettroni nello stesso posto con le stesse proprietà, e questo fa molto arrabbiare Pauli.

E allora la natura dice al secondo elettrone: va bene, puoi stare assieme all'altro tuo amico nello stato di minore energia possibile, ma almeno qualcosa di diverso lo devi avere. E l'elettrone sceglie l'unica cosa che può avere di diverso dall'altro suo amico: lo spin. E ci si mette accanto ma con lo spin rovesciato! Sempre 1/2, ma "girando" in senso opposto. E quindi l'atomo di elio è obbligato dal Principio di Pauli a essere sostanzialmente diverso da quello di idrogeno.

Tavola periodica degli elementi. La posizione degli elementi riflette le loro proprietà chimiche, che a loro volta sono dettate dal Principio di Pauli


E capiamo che se l'atomo di idrogeno, con quell'elettrone da solo all'esterno, cerca di acchiappare tutto quello che gli passa accanto, l'elio ha raggiunto la pace dei sensi e se ne fotte di tutto (lo chiamano "nobile", infatti). Non lo smuove nemmeno il Carbonio, che fa balotta con tutti.

Adesso, se vogliamo costruire altri atomi, man mano che aggiungiamo elettroni il principio di Pauli obbligherà i nuovi arrivati ad assumere caratteristiche sempre diverse in modo da non sovrapporsi mai con i precedenti. In pratica, quindi, permetterà ai vari elettroni di posizionarsi nel minore stato di energia possibile sempre compatibilmente con i livelli già occupati, creando livelli via via diversi. Quelli che in chimica si chiamano "orbitali".

Questo si traduce in una differenziazione tra i vari tipi di atomi, requisito essenziale per produrre la varietà della materia. Senza principio di Pauli tutti gli elettroni si sarebbero cacciati nella stessa configurazione più "basica", tutti spiaccicati il più vicino possibile al nucleo, come i fan di Springsteen sotto il palco, e in pratica tutti gli atomi sarebbero stati praticamente uguali, senza differenziarsi in modo sostanziale fra loro, e quindi senza avere la possibilità di legarsi in maniera diversa e peculiare con gli altri atomi. E voi non sareste qui a leggere questo meraviglioso blog! (e nemmeno io a scriverlo).


Perché gli atomi hanno carica elettrica zero?
Ce lo insegnano a scuola, no? La somma delle cariche elettriche degli elettroni dell'atomo compensa la carica elettrica del nucleo. D'altra parte la carica elettrica dell'elettrone è -1, e quella dei protoni che compongono il nucleo è +1, e ci sono tanti elettroni quanti sono i protoni e quindi è aritmetica elementare: la somma fa zero.

E sì, ma chi l'ha detto che la carica elettrica dell'elettrone deve essere esattamente uguale e opposta a quella del protone? Elettrone e protone sono due particelle molto diverse fra loro. Come dare per scontato che galline e condor abbiano lo stesso esatto numero di penne. Anzi, galline e condor hanno di sicuro più cose in comune che elettroni e protoni.

L'elettrone, da quello che ne sappiamo, non ha una sua struttura interna. E' una particella "elementare". Il protone invece è una particella composta da sottostrutture che chiamiamo quark e gluoni. L'elettrone è molto leggero, il protone è 2000 volte più pesante. L'elettrone non sente la forza nucleare, il protone invece sì. Quindi non esiste proprio nessun motivo ovvio per cui queste due particelle debbano avere cariche elettriche che si compensano alla perfezione, a parte certi estetismi (simmetrie, dicono i fisici) nelle leggi della natura. Piuttosto, il fatto che questo accada ci sta a indicare che forse, tutto sommato, non abbiamo capito che cosa sia questa proprietà che chiamiamo "carica elettrica" di cui parliamo tranquillamente.

Schema di un atomo. Il motivo per cui gli elettroni sono sempre azzurri e i protoni rossi resta tuttora un mistero.

Un altro aspetto interessante e veramente speciale è inoltre che la carica elettrica è "esattamente" quel valore lì (noi diciamo + o -1, ma è una convenzione). Non è che un elettrone ha un pochino più di carica e un altro un po' di meno, e in media hanno carica -1. No, hanno tutti, ma proprio tutti, esattamente la stessa carica elettrica. Non si sgarra da quel valore, e questo rende gli elettroni tutti perfettamente identici. E lo stesso per i protoni.

In genere, qualunque oggetto costruiamo, sebbene fatto in serie nella catena di montaggio, se lo guardiamo in dettaglio notiamo minuscole differenze da esemplare a esemplare. Cinque micron di vernice in più in un punto, una minuscola bavetta di metallo che non è andata via, etc. Con gli elettroni o con i protoni, invece, e in generale con tutte le particelle del mondo microscopico, la natura ha prodotto un numero spropositato di esemplari tutti perfettamente identici nel vero senso della parola.

E' la differenza fra il mondo macroscopico e quello microscopico. Se così non fosse, se qualche elettrone venisse male, e se tra gli elettroni e i protoni ci fosse un piccolissimo sbilancio di carica, la materia non sarebbe elettricamente neutra, e formarne grandi aggregati diventerebbe impossibile. E il mondo sarebbe governato da enormi forze di attrazione o repulsione elettrica. E esistere sarebbe un problema.


Perché quando la luna è una piccola falce nel cielo, il resto del cerchio della luna è comunque un po' visibile?
La luna non ha atmosfera, e quindi il leggero chiarore visibile sulla parte non direttamente illuminata dal sole non può essere imputabile alla diffusione della luce solare da parte della sua atmosfera, che per l'appunto non esiste. La risposta è che quel debole chiarore che si vede sulla parte "buia" della luna viene dalla nostra terra. La terra riflette parte della luce del sole, e di riflesso illumina la luna. E' bello vedere una traccia dell'esistenza del nostro pianeta fuori nello spazio, anche se in modo indiretto. E' bello sapere che lassù, sulla luna, la notte in quel momento sarebbe rischiarata dalla terra. E' bello sapere che da lassù, dalla luna, se ci fosse qualcuno, in quel momento ci vedrebbe e direbbe: "guarda, stanotte c'è la terra piena!".

PS: Metto le mani avanti per i nerd. La "terra piena" sarebbe in realtà passata da uno o due giorni, perché si verifica quando dalla terra c'è luna nuova. Se dalla terra vediamo una piccola falce di luna, dalla luna vedono la terra "quasi" piena ma non completamente piena.

La parte non illuminata della luna è comunque luminosa grazie alla luce riflessa dalla terra.


Perché la luna durante l'eclissi totale (di luna) diventa rossa?  
Durante l'eclissi di luna la terra si frappone fra sole e luna, e quindi la oscura. Però la luna non diventa completamente nera e invisibile, ma si colora di un bel rosso cupo. Perché? Per lo stesso motivo per cui al tramonto il sole diventa rosso. Infatti durante l'eclissi di luna i raggi solari vengono intercettati dalla terra, e per questo la luna si oscura. Però i raggi solari che attraversano l'atmosfera terrestre, che è solo un sottilissimo strato attorno alla terra, vengono diffusi così come avviene al tramonto. E come al tramonto la componente azzurra della luce visibile proveniente dal sole (le lunghezze d'onda più piccole) è diffusa maggiormente mentre quella rossa lo è molto meno, tanto da proseguire quasi in linea retta. Il risultato è che soltanto le lunghezze d'onda corrispondenti al rosso (quelle maggiori) arrivano sulla superficie lunare, da cui il suo colore durante le eclissi. Dalla luna vedrebbero la terra completamente nera, ma circondata da un sottile anello rosso.

Luna rossa durante un'eclissi di luna

domenica 13 marzo 2016

Il raggio della morte, sette miliardi di umani e l'espansione dell'universo.

Misurare l'espansione dell'universo dal semplice fatto che esistiamo.


Il principio antropico nasce dalla constatazione che la nostra esistenza come esseri umani è subordinata a una serie di condizioni a cui l'universo e le leggi fisiche devono sottostare. In altri termini la natura deve essere tale da permettere lo sviluppo, da qualche parte dell'universo (ad esempio  su un anonimo pianeta in un'anonima galassia, che visto da distante appare blu) la comparsa della vita. Non solo, ma ancor prima di ciò la natura deve essere tale da permettere che possa esistere una anonima galassia e che all'interno di essa si formino stelle sufficientemente longeve e stabili con attorno pianeti contenenti una ampia varietà di elementi chimici da permettere alla vita di svilupparsi. No materia, no stelle, no party!

Tutto questo è subordinato ad una precisa scelta, da parte della natura, delle sue leggi e  delle cosiddette costanti fondamentali. Ad esempio se quantità come la carica elettrica dell'elettrone, o la massa del protone, o l'intensità della forza nucleare, fossero anche solo di poco diverse, tanto per citare alcuni parametri più o meno a caso, l'universo sarebbe radicalmente diverso, e non sarebbe possibile la formazione degli atomi, né dei nuclei atomici, né sarebbero possibili le reazioni nucleari che permettono alle stelle di esistere, e quindi non ci sarebbe nulla di ciò che conosciamo, compresi gli eventuali osservatori in gradi di porsi queste domande, la cui esistenza è subordinata a tutto il resto.

Il principio antropico ci dice sostanzialmente che la semplice nostra esistenza impone severe limitazioni sulle leggi fisiche della natura. Il fatto stesso che siamo qui implica una lunga serie di conseguenze sulle leggi della natura anche in campi che apparentemente nulla hanno a che fare con l'uomo, tipo la vita media del neutrone, il tasso di espansione dell'universo, la quantità di materia oscura presente nel cosmo, il valore della velocità della luce, etc. Se queste quantità (e molte altre) fossero diverse, se la natura avesse fatto scelte diverse, adesso semplicemente non saremmo qui a cazzeggiare. Il problema stesso del principio antropico, quindi, esiste solo se la natura ha fatto le scelte "giuste".

Un recente lavoro scientifico, leggibile qui, applica il principio antropico per valutare importanti conseguenze sulle caratteristiche globali dell'universo. Quella che segue è una storia veramente affascinante e sorprendente, che mescola assieme aspetti della conoscenza scientifica tra i più disparati, e che ci ricorda, ancora una volta, come la scienza sappia essere incredibilmente avvincente.

La storia inizia dal fatto che nel cosmo esistono fenomeni astrofisici che si chiamano "gamma ray bursts" (GRB), ovvero "impulsi di raggi gamma". Esistono oggetti celesti che improvvisamente, senza preavviso, e in modo del tutto occasionale, emettono brevissimi impulsi di raggi gamma di altissima energia. Questi impulsi, visibili al meglio dai satelliti fuori dall'atmosfera, possono durare da meno di un secondo ad alcune ore, e sono tra gli eventi con maggiore emissione di energia del cosmo (leggi ad esempio qui). Mediamente se ne osserva uno al giorno.

Osservati per la prima volta negli anni 60 dagli americani con i primi satelliti in orbita, all'inizio furono ritenuti opera dei russi, essendo quello  il periodo della guerra fredda, e la loro scoperta venne tenuta segreta. Verso la metà degli anni 70, capito che i russi non c'entravano proprio, i militari americani consegnarono i GRB agli scienziati.

In questi ultimi anni i GRB sono stati studiati da svariati esperimenti, e si è capito che essi sono associati ad eventi astrofisisici catastrofici, come la caduta di materia all'interno di un buco nero o l'esplosione di una supernova. In queste fasi la materia, "strizzata" in condizioni estreme, si surriscalda e può emettere raggi gamma a manetta. Ovviamente molto resta ancora da capire e da scoprire sui meccanismi responsabili di questi incredibili fenomeni.

Le sorgenti di GRB sono ovunque nel cielo, e non sono raggruppate nel piano della Via Lattea, a testimoniare il fatto che sono principalmente esterne alla nostra galassia, e quindi anche molto lontane. Sono state identificate sorgenti di GRB distanti oltre 10 miliardi di anni luce. In questo link i GRB rivelati dai vari satelliti vengono mostrati in tempo reale, e per ognuno è possibile visualizzarne le caratteristiche (ci vuole qualche secondo a caricare la mappa).

Ma la cosa veramente peculiare di queste sorgenti è che esse non emettono i loro intensi e improvvisi impulsi di raggi gamma in tutte le direzioni in modo isotropo, come una stella emette la luce, ma soltanto in una direzione ben specifica, che dipende dalla forma e dalla struttura della sorgente, e che dal nostro punto di vista di terrestri appare del tutto casuale. Una specie di fascio impulsato di altissima energia, come un raggio della morte, che all'improvviso fende lo spazio in modo collimato. Pertanto noi vediamo solo quei GRB che sono stati emessi, casualmente, nella direzione della terra. Gli altri vanno in direzioni diverse, e per noi sono invisibili.

Data l'energia emessa in questi fenomeni sotto forma di raggi gamma, qualora un pianeta, metti di colore azzurro se visto dallo spazio e dotato di un'atmosfera che protegge esseri viventi di varia foggia e dimensione, dovesse trovarsi per sfiga nella direzione giusta (che poi sarebbe quella sbagliata...) a distanza "relativamente breve" dalla sorgente emettitrice, quel pianeta sarebbe fottuto.

Infatti i fotoni dei GRB sono di tipo X o gamma, ovvero di alta energia, al contrario di quelli che arrivano dal sole che sono principalmente di luce visibile (quelli che non lo sono e che sarebbero pericolisi ci vengono intercettati dall'atmosfera). Questi fotoni di tipo incazzoso interagiscono subito nella stratosfera, la parte alta dell'atmosfera terrestre, avendo un libero cammino medio piccolo (il libero cammino medio è la distanza media che riescono a percorrere i fotoni senza interagire con la materia, le sue molecole o i suoi nuclei). Nella parte alta dell'atmosfera c'è l'ozono, un gas che è essenziale per schermare i raggi ultravioletti e quindi proteggere gli esseri viventi che vivono sotto di essa. L'ozono verrebbe pertanto largamente distrutto da questo arrivo massiccio di agguerriti raggi gamma, privando gli abitanti del pianeta del suo schermo protettivo. In aggiunta questi fotoni causerebbero tutta una serie di danni aggiuntivi, tipo ionizzare le molecole dell'atmosfera, che a loro volta emetterebbero fotoni ultravioletti, che pure raggiungerebbero in grande quantità la superficie terrestre, aggiungendo danno al danno. I dettagli di questi ed altri processi che verrebbero indotti da un arrivo massiccio di GRB sull'atmosfera terrestre sono elencati ad esempio qui e qui.

domenica 6 marzo 2016

Nuovo misterioso messaggio lasciato dagli alieni

Gli alieni ci osservano e ci lasciano messaggi indecifrabili.


Dopo il recente misterioso cerchio nel grano scoperto in provincia di Udine (leggi qui), chiara opera di una tecnologia a noi sconosciuta e che quindi ci induceva a supporre un'origine non umana, un nuovo inquietante manufatto di una probabile civiltà aliena è comparso alcune notti or sono nel bolognese, nei pressi della cittadina di Castel San Pietro.

Gli abitanti della zona al loro risveglio hanno trovato una misteriosa scritta sulle pendici della collina antistante. Quattro segni incomprensibili, incredibilmente somiglianti ad alcune lettere del nostro alfabeto, perfettamente allineati come a comporre una parola il cui significato ci è tuttavia completamente oscuro: B O N A.

Numerosi esperti ufologici sono immediatamente accorsi sul luogo, effettuando meticolose misurazioni con i loro raffinati strumenti, misurazioni che hanno rivelato strane anomalie gravimetriche, fluttuazioni del campo magnetico terrestre e un odore intenso che alcuni hanno definito "come di letame". Difficile anche spiegare, secondo gli ufologi, la tecnica usata per incidere i simboli, in quanto l'asportazione dell'erba è avvenuta quasi alla base ma non esattamente alla base, e a tratti in modo volutamente approssimato, cosa che la rende praticamente impossibile da riprodurre. "Nessuna tecnologia terrestre sarebbe in grado di asportare il prato con quella millimetrica precisione, e quella incredibile varietà di dettagli", ha dichiarato ai cronisti il portavoce del gruppo ufologico "Alien contact e naturismo responsabile".  L'insieme di queste osservazioni converge pertanto inequivocabilmente verso l'ipotesi extraterrestre dell'enigmatico graffito.

C'è grande dibattito fra gli esperti se i misteriosi segni lasciati sul prato, incisi come abbiamo sottolineato con tecnologia sicuramente non umana, siano soltanto casualmente simili alle lettere B, O, N e A del nostro alfabeto, (sebbene alcuni esperti si siano dichiarati in aperto disaccordo sulla seconda lettera, che pare più simile alla P o addirittura alla D) o se essi rappresentino arcani simboli di tutt'altro significato.

Alcuni esperti hanno infatti sottolineato la forte analogia con un'iscrizione degli Elohim risalente al 797412 A.C., ritrovata a margine di un complesso graffito che sembra evocare ancestrali riti per propiziare il concepimento, recentemente scoperto in modo fortuito da un archeologo indipendente sul lato interno di una porta dei bagni degli uomini nell'autogrill Viverone Sud. Tuttavia, come argutamente ha fatto notare il portavoce del gruppo "OVNI manca poco al contatto", la supposizione prettamente di cultura umano-occidentale che questi segni debbano essere letti da sinistra a destra chiaramente non può valere per gli alieni, e pertanto, alla luce di ciò, il significato del graffito rupestre assume connotati ancora più oscuri e inspiegabili.
 
Anche la dimensione dei segni è impressionante, se si considera che l'intero prato misura circa 100 metri per 30. Nessuna tecnologia a noi nota, afferma il presidente del Comitato Ufologico Nazionale, sarebbe in grado di realizzare questa opera in una sola notte con tale chirurgica precisione. Lo studioso, pur con la consueta cautela che caratterizza il metodo scientifico, è quindi fortemente propenso ad identificare le miseriose incisioni come possibili mappe astrali il cui significato è tuttavia a noi sconosciuto. Questo anche in virtù dell'impressionante somiglianza con le celebri linee di Nazca in Perù. L'eminente scienziato conclude quindi che, come per esse, questi simboli rappresentano certamente piste di atterraggio per ignoti visitatori provenienti dalle profondità più remote dell'universo. A riprova di ciò, ha sottolieato l'ufologo, sembra che, come avviene anche per i disegni di Nazca, la misteriosa iscrizione sia apprezzabile nella sua interezza soltanto se osservata dallo spazio, come effettivamente pare abbiano prontamente confermato gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale.




Insomma, che si tratti di extraterrestri non sembrano esserci dubbi, e le testimonianze degli abitanti della zona non fanno altro che corroborare questa ipotesi.

A tale proposito un abitante di una palazzina della zona, G. P. (il testimone ha voluto mantenere l'anonimato perché teme di essere "addotto", ovvero rapito dagli extraterrestri per essere studiato e infine abbandonato in un campo con i pantaloni misteriosamente abbassati e privo di qualunque ricordo, come spesso accade in questi casi) ha dichiarato di essere stato svegliato nel cuore della notte da rumori sordi e ritmici, come di corpi e oggetti che sbattevano con violenza contro i muri della casa. Tuttavia, prontamente affacciatosi alla finestra per controllare, la campagna antistante appariva completamente deserta e silenziosa.

"Ho avuto paura" - ha dichiarato G. P. ai giornalisti. "Pensavo che volessero sfondare la parete e entrarmi in casa". I rumori, ha inoltre dichiarato il testimone, erano accompagnati da saltuarie grida di chiara origine non umana: ruggiti, rantoli e suoni gutturali, grugniti alternati a strilli acutissimi e sospiri demoniaci dapprima rari e separati da lunghi momenti di silenzio, per poi diventare sempre più frequenti e di intensità via via maggiore. In alcuni casi, aggiunge l'anonimo testimone, i suoni sembravano voler imitare la voce umana, articolando tuttavia frasi la cui sintassi appariva completamente incoerente.

Altri testimoni concordano con la versione data da G.P. e aggiungono che la serie di grida e suoni misteriosi si è ripetuta ciclicamente con struttura alquanto simile per almeno quattro volte durante la notte, con brevi intervalli di pausa fra i vari episodi.

"Non ho mai sentito una cosa del genere", ha dichiarato la signora Minguzzi Serafina, che ha reso note le sue generalità affermando di non non essere preoccupata da un'eventuale adduzione da parte degli alieni. "Soltanto esseri dotati di facoltà eccezionali possono aver compiuto una cosa simile".

E' pertanto oltremodo comprensibile lo sconcerto e lo stupore degli abitanti della zona quando, di buon mattino, hanno constatato la presenza di zone di prato nelle quali l'erba era stata meticolosamente rimossa a formare simboli di difficile decifrazione.

Oltre agli ufologi anche gli esperti del CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze, sono prontamente accorsi sul luogo, e con le loro tecniche rudimentali hanno mostrato che è in linea di principio possibile riprodurre l'indecifrabile incisione utilizzando assi di legno, bastoncini e funi, o, al limite, un trattorino falciaprato. Tuttavia, nonostante i ripetuti tentativi, nessuno fra i loro esperti è stato capace di riprodurre i rumori e i grugniti uditi dai testimoni, la cui origine resta pertanto inspiegata.