sabato 27 giugno 2015

Guido Ceronetti e Samantha Cristoforetti

Quando tacere sarebbe più dignitoso.


Leggo sull'ottimo blog di Andrea Coccia (link) di un intervento di Guido Ceronetti (poeta, filosofo, scrittore, giornalista e drammaturgo italiano, cit. Wikipedia) sulla pagina di Repubblica cultura (ebbene sì!) dal titolo "Samantha, lo spazio e il signor Freud" (link).

Essendo per fortuna relativamente breve, riporto qua sotto per chiarezza l'intero scritto del filosofo, poeta etc:

Che senso ha il viaggio e il lungo soggiorno nello spazio di Samantha Cristoforetti? Domandiamoci perché l’abbia voluto affrontare: forse per provare a se stessa e al mondo il proprio sprezzo del pericolo e in specie la sua vittoria, che a me appare per l’eccesso di paura che mi ispira, sulla claustrofobia? Camminare fuori gravità sostenuta da un vuoto immenso, sarebbe una superiore aggiunta di libertà o una vertigine vasocostrittiva da perderci la circolazione e la ragione? L’allenamento astronautico da Marine, l’arsenale sedativo e nutritivo chimico dell’equipaggio, sono sufficienti a persuadere che non avere la terra sotto i piedi è bello? Di fisiologia ginecologica la sfidante intrepida non avrà certamente avuto più nessuna traccia, fin, credo dalla base, come in un evento patologico. Non so, ma quella ragazza sorridente, ormai obbligata a vita alla stranezza del suo record femminile di vacanza extragravitazionale, mi fa molta pena.
Per un’analisi freudiana si potrà interpretare una donna fluttuante fuori gravità come desiderio soddisfatto di un rapporto incestuoso col padre, senza nozze tragiche, senza esplicazione, irrorazione e amorosa redenzione scenica. Qualcosa di molto simile alla violenza a cui soggiace e a cui consente, nel romanzo Adelphi di cui sono autore “In un amore felice” la protagonista dalla doppia vita Ada dove il Padre esoterico e simbolico evocato emana il proprio sé dagli Elohim, remote vestigia veterotestamentarie.
Le imprese spaziali non sono portatrici di luce: chiamarle scientifiche è estenderle oltre le mura umane, e sgomenta la veemenza del loro urto con l’ambiente, che dura dai primi Sputnik e Apolli in cui sempre più incollati gli uni agli altri tentiamo di sopravvivere ai maleodoranti purgatori politici. La Civitas Dei non è più una speranza, la città umana si va trasformando sempre più in un mostro. La nave spaziale è inabitabile, le fughe sui pianeti impossibili. Dateci sogni, sogni, sogni…



Cercando di estrarre un qualche vago significato da questo delirio sconclusionato nel quale l'autore, molto più attento al suono delle sue frasi che al loro significato, sconfina in sgrammaticature da urlo e punteggiature da brivido, si evince la solita e stantia critica alla donna che non si colloca nello stereotipo di quelle che dovrebbero essere molto più preoccupate del loro ginecologico benessere che di compiere azioni che elevano l'essere umano dalla banalità. Un poeta, scrittore, drammaturgo etc etc poteva fare di meglio, onestamente.

Ma d'altra parte il nostro uomo di cultura a tutto campo ci ha abituati a simili vaneggiamenti, come ad esempio in questo articolo (link) in cui se la prende con l'architettura moderna, i cellulari, internet e già che ci siamo anche la musica rock, preoccupandosi infine che con tutti questi immigrati in futuro nessuno leggerà più Dante.

Non credo che valga la pena stare ad argomentare su questi scritti senza senso, che si commentano da soli. Però vorrei dare a Guido Ceronetti un consiglio.

Caro Ceronetti, tu hai avuto una vita certamente interessante e stimolante, ma alla soglia dei novanta, quando si percepisce che l'arteriosclerosi sta prendendo il sopravvento con prepotenza, perché non fai come tanti tuoi coetanei e non te ne vai a fare che so, qualche bella passeggiata, una coda mattutina all'ufficio postale, magari sperando di imbatterti strada facendo in qualche rotonda in costruzione, un cordolo da sistemare, un parcheggio da asfaltare? Nonostante la crisi ci sono tanti cantieri aperti, sai! Cercatene uno comodo vicino casa, e lasciati travolgere dalla magia dell'incessante roteare della betoniera, o dal suono deciso, secco e metallico della cazzuola mentre raspa e raccoglie il cemento.

Io capisco che, quando non si ha più niente da dire, lo sparare cazzate a raglio rappresenti una tentazione fortissima per guadagnarsi un minimo di visibilità. Molti tuoi colleghi sono maestri in questo. Però, e sono certo che se ci riflettessi un attimo lo capiresti anche tu (persino tu, oserei dire, dato quello che scrivi), a volte il silenzio è molto più dignitoso.

martedì 23 giugno 2015

Stanno atterrando gli alieni! Presto, prendi la cinepresa peggiore che abbiamo!

L'eterna lotta fra gli extraterrestri e i megapixel


Non c'è niente da fare, tra tutte le scemenze spacciate per vere che circolano in rete, gli alieni sono di gran lunga i miei preferiti. E' più forte di me, di fronte al filmato segretissimo dell'alieno rinchiuso nell'Area 51, o la foto del pleiadiano avvistato accovacciato in un boschetto, o dell'uomo di luce mentre si accinge ad accoppiarsi con un cassintegrato di Barletta, non riesco a tenere un contegno. Penso sia per l'incredibile serietà con cui gli ufologi prendono per veri filmati e notizie a cui non crederebbero nemmeno Stanlio e Olio, e la dotta convinzione con cui commentano immagini che in confronto il Gozzilla giapponese sembrava vero.









Il video di oggi (vedi qui) è una raccolta di filmati effettuati, dice la fonte, nientepopodimenoche dal KGB. Roba sovietica quindi, perché pare tra l'altro che la Russia sia uno dei luoghi preferiti di atterraggio degli alieni (fonte). Non si sa perché questi extraterrestri snobbino Capri o le Seichelles ma abbiano una passione morbosa per i deserti tipo Nevada e New Mexico, dove non c'è un cavolo di niente e d'estate fa un caldo porco, oppure la Siberia, che anche lei nella classifica dei posti più ameni della terra stenta a piazzarsi. Forse soffrono di agorafobia, o si vergognano perché non sanno la lingua.

Il video presenta una sintesi del materiale raccolto tra gli anni 1941 e 1969, materiale contenente avvistamento di Ufo, il recupero e infine lo studio di forme di vita extraterrestri. La fonte che ha diffuso il video rimane anonima, naturalmente, e ci informa che la durata complessiva del video originale era di 1280 minuti, ma questo divulgato, in un estremo lavoro di sintesi, riprende solo alcuni frammenti tra i più significativi, per un totale di soli 3 minuti. Alla faccia della sintesi! Che poi, se fossero stati 1280 minuti di gerani in fiore uno potrebbe capire che 3 minuti bastavano e avanzavano. Ma essendo filmati di extraterrestri, e quindi qualcosa un filo inusuale, viene da dire che se su 1280 minuti ne hanno tirati fuori solo 3, forse non c'era gran che nei restanti 1277...

Gli spezzoni dei film - ci dicono i titoli di testa - sono stati postati su YouTube da un certo Ivan, nome tipico russo. I titoli poi ci danno un'informazione determinante: Ivan ha postato il primo filmato il giorno stesso in cui si è iscritto a YouTube. Doveva essere proprio un bisogno impellente!

Il filmato inizia con un oggetto nel cielo che sembra il dirigibile GoodYear, e poi le immagini frammentarie di un disastro, con spazzatura varia sparsa al suolo. Infine la scena cruda, consigliata a un solo pubblico adulto, di un alieno in terra, presumibilmente morto, o comunque sofferente, poverino. Le immagini sono pessime. Sarà pure l'emozione, ma questi erano operatori del KGB, che cavolo! Pretendevano di vincere la guerra fredda e poi facevano filmati del genere?

Infatti la caratteristica di qualunque filmato su ufo e alieni, è di essere sempre di qualità indecente. Gli ufo sono insensibili all'aumento dei megapixel, e comunque li fotografi vengono sempre mossi, sfuocati e sgranati. In un mondo in cui la gente riesce a fotografare e filmare di tutto, documentando con qualità perfetta perfino un meteorite (video) che ti cade proprio davanti mentre guidi (che sarà ben raro un meteorite che ti cade proprio davanti mentre guidi, no?!) nessuno che riesca a fare un filmato decente di un ufo.

La particolarità di chiunque filmi eventi inerenti gli ufo e gli alieni è quella di avere la zoomata compulsiva. Avanti e indietro avanti e indietro, con sfocature e mano tremolante, da far invidia agli sciachimisti quando filmano una conferenza del CICAP (fonte). E poi, come se non bastasse, si girano continuamente mentre riprendono, a destra e a sinistra, con telecamera al seguito incollata all'occhio. "Oh, hai una scarpa slacciata!" "Dove?", e via che si girano puntando la cinepresa sulla scarpa. "Cos'hai dietro la schiena?!" e dai che fanno una piroetta continuando a riprendere! Se non hai il Parkinson conclamato e un esaurimento nervoso di quelli brutti, per riprendere gli UFO non sei adatto.

Che poi viene da dire: devo filmare un extraterrestre, mica il compleanno di mia suocera! Mica un evento banale, di quelli normali! Un evento pazzesco: un extraterrestre! E quindi per l'occasione scelgo un'attrezzatura più che professionale, un cameraman bravo, metto bene le luci, insomma cerco di fare una cosa fatta bene! E invece no! Riprendo la scoperta piu' sensazionale della storia dell'umanità impegnandomi in tutti i modi possibili per tirare fuori un filmato che sia una schifezza totale: mosso, sfuocato, e tutto un girare di qua e di là che dopo due minuti che lo guardi hai bisogno di prendere una Xamamina.

Lo stesso fenomeno, curiosamente, accade con lo Yeti e con il suo cuginone stupido americano, Bigfoot.  Sono riusciti a prendere foto e filmati fantastici del leopardo delle nevi, che ce ne saranno 3 in tutto e vivono in culo al mondo ma con le trappole fotografiche li hanno comunque beccati (vedi qui), ma con l'abominevole non c'è verso, in fotografia viene comunque male. Come gli ufo.

Tornando agli alieni, gira in rete un altro filmato del genere (vedi filmato) di un alieno ripreso in un interrogatorio dentro la base supersegreta Area51. Quella dove gli ufologi vanno in viaggio di nozze, tanto per intenderci, rischiando di farsi sparare (la base è supersegreta e quindi supercontrollata) con la speranza di vedere un extraterrestre che gli attraversa la strada. Tanto per cominciare nel filmato non c'e' l'audio. Vabè, è normale, dai! Faccio un interrogatorio a un extraterrestre cosa sto sto a accendere l'audio! A chi potrà mai interessare di sentire la voce di un alieno! Magari poi viene fuori che parla come Sandra Milo, e sai che delusione! Tanto poi dirà le solite cose che ci si dice fra sconosciuti: con questo tempo non si sa più cosa mettersi... (sarà per questo che gli alieni in genere girano sempre nudi), certo che da Andromeda a qua sembra vicino ma il viaggio alla lunga stanca..., la carbonara noi ci mettiamo la panna..., le solite cose insomma.

Il filmato dell'Area 51 ha poi una luce ad illuminare l'alieno che e' praticamente una candela. Eccheccazzo, filmi un extraterrestre, e non accendi la luce per far venire un film decente? Un tipo commenta saggiamente dicendo che probabilmente gli extraterrestri sono molto sensibili alla luce. Sarà per quello che hanno quegli occhioni da cerbiattone? Ma poi come si spiega che gli ufo sono sempre luminosissimi, se temono la luce più di Dracula? E a questo punto faranno anche un uso smodato di crema solare, visto che si ostinano a atterrare sempre nel deserto del Nevada, dove il sole a picco non scherza. Prima di atterrare si ungeranno tutti, spalmandosi bottiglioni di Nivea protezione 40 sulla schiena e soprattutto sul capoccione.

Ma torniamo al filmato russo: nella tradizione della cinematografia russa un film deve notoriamente spaccare i maroni, e quindi come minimo deve durare più di tre ore. Qui si è voluto esagerare: 1280 minuti di film muto con qualità che in confronto il primo film dei fratelli Lumiere era in blue ray. 1280 minuti sono 21 ore, per la cronaca. 21 ore di film con una qualità del genere ti riducono i maroni in poltiglia e rendono la Trilogia di Tarkowskij vista alla moviola un film d'azione.

La caratteristica degli alieni che emerge prepotentemente anche da questi filmati e' di avere una testa enorme, ormai questo è assodato: tutti gli alieni che capitano dalle nostre parti, che pare vengano da Epsilon Orionis, hanno un capoccione pazzesco. Roba che se ti capita uno cosi davanti al cinema sei fottuto. Al cinema della galassia vai in anticipo per sceglierti un posto che vedi bene, che davanti non hai nessuno per tre o quattro file e poi, subito prima dell'inizio, vedi entrare uno di Epsilon Orionis e dici "No valà! Speriamo che non si metta qui davanti, no no nonoNoNO, CAZZO lo sapevo!!!". Per fortuna degli alieni ormai sulla Terra non ci sono più le tribù dei cacciatori di teste. Una squadra di alieni che atterra proprio in mezzo a una tribù di tagliatori di teste è come un gruppo di suore novizie che entra per sbaglio nel reparto stupratori seriali della Cayenna: un inaspettato dono del Padreterno!

Che poi, guardando il film, l'ufologo medio sicuramente si chiede ammirato e stupito quali incredibili strutture cerebrali si nasconderanno dentro quella capa enorme, mentre lo scettico come me si chiede come cazzo ha fatto l'alieno, con una testa così, a indossare quella tutina elasticizzata aderente a collo alto! Una tutina che sembra quella di Troisi quando faceva La Smorfia. Gli avranno dato la tutina quelli del KGB, perché anche se gli alieni girano sempre nudi si sa che in Siberia la sera fa freschino. Sono i classici errori di valutazione che si fanno nei viaggi intergalattici: parti da Epsilon Orionis che c'è il sole (o meglio, c'è Epsilon Orionis) e non pensi che in Siberia è più ventilato. Però, poverino, dargli una tutina del genere da parte dei russi è stata una vera cattiveria. Si sa, d'altra parte, che i russi del KGB erano tremendi. Si sarà incastrato a metà, con quella capa, rischiando il soffocamento. Avrà detto: ma sicuro che mi ci passa la testa? E i russi "Da Da!" (E intanto ridevano bevendo vodka e dandosi di gomito). "Ma sicuro sicuro? Mi sembra così strettina..." Sono intelligenti, quelli di Epsilon Orionis, ma a volte anche un po' coglioni. Non è un caso, d'altra parte, che fra tutti i pianeti della galassia abbiano scelto di visitare proprio il nostro.


sabato 13 giugno 2015

Selvaggia Lucarelli su Samantha Cristoforetti: un'occasione persa per tacere.

Sul suo profilo Facebook Selvaggia Lucarelli, nota "opinionista, conduttrice televisiva, blogger, conduttrice radiofonica e scrittrice italiana" (cito da Wikipedia) ha esternato il suo fastidio sulle celebrazioni per il ritorno sulla Terra di Samantha Cristoforetti, l'astronatura italiana, prima donna del Belpaese nello spazio, spiegando poi che si lamentava "della pallosa retorica della stampa e non di lei o dei suoi meriti" (cit.). Lo ha fatto così: 
"Abbiamo capito che la Cristoforetti è tornata a casa e mi spiace per lei che ora si ritrovi appiccicato addosso il nomignolo AstroSamanta come una cartomante barese, ma davvero, basta. Non se ne può più. C'è tanta gente che lavora mesi su una petroliera o in cantieri sperduti nel mondo o a tirar su le case in Nepal e quando torna a casa si festeggia senza tutta 'sta melassa spaccacoglioni."
A parte le 19515 persone che hanno messo mi piace, per lo meno al momento in cui scrivo,  in molti (ma certamente meno di 19515) hanno protestato. A parte i toni disgustosamente maleducati e arroganti di alcuni, e fastidiosamente (almeno per me) retorici di altri, vorrei spiegare a Selvaggia Lucarelli perché anche io ho ritenuto fuori luogo il suo intervento.

Intanto sono certo che se la Lucarelli fermasse 100 persone a caso per strada e chiedesse loro chi è Samantha Cristoforetti, quelle che sarebbero in grado di dare una risposta corretta sarebbero una netta minoranza. Sicuramente meno di quanti invece saprebbero rispondere con dovizia diparticolari alla domanda su chi è il numero 10 della Juventus o l'ultimo vincitore di Amici. Certo, Samantha Cristoforetti verrà invitata qua e là in qualche programma tv, Fabio Fazio le stenderà fra mille sleccate il tappeto rosso che stende a chiunque, da Toto Cutugno a Spielberg, ma onestamente non vedo in giro tutte queste "spaccacoglioni". Non vedo tutto questo trasporto emotivo. Sicuramente molto meno di quello per i vincitori del Grande Fratello quando escono dalla casa, o quando prendono 3000 euro a botta per firmare 10 minuti di autografi in discoteca.

Perché è proprio questo il punto che la Lucarelli non ha compreso. In Italia l'interesse per tutto ciò che è cultura è tipicamente vicino allo zero. Ancor più se si tratta di argomenti in qualche modo legati alla scienza, che è ancora vista da tanti come una pratica da stregoni di cui fidarsi il giusto. E il post di Selvaggia Lucarelli aggiunge un mattoncino al disinteresse nazionale per tutto questo. Non solo, la Lucarelli mostra fastidio, insofferenza, sostanzialmente invitando ad appiattire le menti. E' l'invito subliminale a puntare verso il basso invece che verso l'alto, a evitare di interessarsi a qualunque cosa che richieda l'utilizzo di più di 10 neuroni per essere compreso.

Certo, Selvaggia Lucarelli non voleva dire questo. Sono certo che non era questo il suo pensiero. La reputo sufficientemente intelligente da esserne certo. Ma in pratica si è comportata come se lo pensasse. In pratica ha implicitamente suggerito a tutti quelli che la leggono, o per lo meno a 19515 di loro, che si sta bene anche fottendosene di donne che invece di ambire a sposarsi uno ricco decidono di farsi un mazzo così per inseguire un sogno. Si sta bene fottendosene di ambire a un lavoro che ti permetta di emergere dalla media. La Lucarelli ci dice, senza volerlo, che di avere questo tipo di sogni non vale nemmeno la pena.

Ma la cosa che mi sorprende e che secondo me la Lucarelli non ha affatto compreso è che con questa uscita lei ha fatto un pessimo servizio soprattutto a se stessa. Sì perché la Lucarelli è una persona intelligente, e le cose che scrive spesso fanno pensare. Richiedono di pensare, quantomeno per farsi la propria opinione. Con la sua uscita sulla Cristoforetti invece, la Lucarelli senza rendersene conto ha detto a tutti che è molto più comodo assumere una posizione nazional-popolare di quelle passive verso il mondo. Chi se ne fotte! Non vale la pena entusiasmarsi per qualcosa. E' mentalmente troppo faticoso! Basta stare a guardare, che già basta e avanza, e cambiare subito canale se stanca.

venerdì 12 giugno 2015

Che cos'è e cosa non è la Teoria della Relatività.



Vero e falso in quello che dicono i media sulla Teoria della Relatività



Quest'anno ricorrono 100 anni dalla formulazione della Teoria della Relatività Generale di Einstein, e 110 anni dall'articolo originario della Teoria della Relatività Ristretta.  La ricorrenza diventa il pretesto per parlare sui media di Relatività, a volte in modo corretto e a volte, come spesso accade, a sproposito. Per cui ecco, per un non addetto ai lavori, una lista sintetica di cosa è e cosa non è la Teoria della Relatività, per districarsi nel rutilante mondo della scienza divulgata.

La Teoria della Relatività non è un'unica teoria. Esiste una Relatività Ristretta e una Relatività Generale. La prima riguarda i corpi soggetti a moto rettilineo e uniforme (i cosiddetti "sistemi inerziali") mentre la seconda riguarda qualunque tipo di moto. Tuttavia la Relatività Generale è sostanzialmente una nuova teoria della gravitazione che ingloba la teoria classica di Newton come caso speciale di situazioni "tranquille", come quasi ovunque accade nel nostro sistema solare.  Vero è che, in linea di principio, si può considerare la Relatività Ristretta un caso particolare della Relatività Generale, anche se nessuna persona sana di mente partirebbe dalle equazioni della Relatività Generale per descrivere il moto di una particella in un acceleratore.

La Teoria della Relatività non è soltanto una teoria. Alcuni credono che il termine "teoria" renda la Relatività soltanto un'ipotesi, una possibilità, un'ardita estrapolazione mentale tutt'altro che verificata dagli esperimenti. E invece 100 e passa anni di scienza hanno rivoltato la Relatività come un calzino, in particolare la Relatività Ristretta, tanto che essa è ormai un tutt'uno con gran parte dei fenomeni della fisica, dalla corrente elettrica all'antimateria. Non esiste esperimento di alcun tipo che abbia evidenziato discrepanze dalle previsioni della Relatività Ristretta. Non solo gli acceleratori di particelle e il GPS, tanto per fare alcuni esempi, non potrebbero funzionare se la Relatività fosse sbagliata, ma nemmeno una semplice lampadina. Dire a un fisico, oggi, che la Relatività possa essere banalmente sbagliata, come qualcuno ogni tanto scrive, è come insinuare a un elettricista che la corrente elettrica non esista. Anche la Relatività Generale ha ricevuto conferme sperimentali strabilianti, sebbene il suo naturale campo di applicazione sia nei fenomeni astrofisici estremi, come ad esempio le pulsar e i buchi neri, cosa che rende per forza di cose più complessa la sua verifica sperimentale.  Nonostante tutto questo esistono alcuni la cui missione primaria nella vita sembra essere quella di dimostrare che la Relatività è sbagliata (vedi ad esempio qui). Ognuno ha le sue fisse...

Lo spostamento del periastro di una pulsar: i dati sperimentali
sovrapposti alla previsione della teoria della relatività generale.

La teoria della relatività non è un aspetto marginale della fisica. Si potrebbe credere che la Relatività sia una teoria marginale nell'ambito di ciò che si utilizza normalmente in fisica. Astrusa e geniale quanto vi pare, ma sostanzialmente di poca utilità pratica. In fin dei conti andare a velocità prossime a quelle della luce o vivere nei paraggi di un buco nero sono attività talmente estreme e fuori della normalità che, si potrebbe pensare, rendano la Relatività uno passatempo per fisici che hanno perso il contatto con la realtà. E invece la Relatività Ristretta è un tutt'uno con le leggi fondamentali della fisica, a partire dall'elettromagnetismo classico (la Relatività Ristretta è l'elettromagnetismo classico), con la fisica nucleare e con tutti i processi microscopici, mentre la Relatività Generale è lo strumento indispensabile per descrivere l'universo su grande scala.

La Teoria della Relatività non è una teoria filosofica. Nonostante a certi filosofi della domenica affascini la cosa, la Relatività è una teoria estremamente attaccata ai reali fenomeni fisici e non ha nessuna velleità di effettuare voli pindarici su questioni che non sono strettamente attinenti ai fenomeni sperimentabili tramite il metodo scientifico. Il primo articolo scritto da Einstein sull'argomento non si intitolava "Sulle questioni dello spazio e del tempo", né apriva la porta a disquisizioni scientificamente mal definite, ma aveva il titolo molto concreto di "Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento". Niente che lasciasse spazio a divagazioni di tipo metafisico, quindi.

La Teoria della Relatività Ristretta è facile da capire. Contrariamente a come spesso ci viene presentata, cioè il prodotto di un genio che pochi al mondo sono capaci di comprendere, la Relatività Ristretta è concettualmente e matematicamente sorprendentemente semplice, e comprensibile nei dettagli anche a uno studente con le conoscenze matematiche dell'ultimo anno di liceo.

La Teoria della Relatività Generale è invece una teoria difficile. E questo per la matematica che utilizza, che è il calcolo tensoriale, ovvero una cosa tutt'altro che banale. Lo stesso Einstein spese molti anni nell'incapacità di formalizzare quello che aveva intuito concettualmente, proprio perché non conosceva gli strumenti matematici adeguati. Strumenti della cui esistenza imparò quasi casualmente, e il cui apprendimento lo costrinse, sue testuali parole, a uno sforzo enorme. E se ha fatto fatica lui...

La Teoria della Relatività Ristretta era già nell'aria prima di Einstein. C'erano già tutti gli ingredienti pronti, e tutte le osservazioni sperimentali sull'invarianza della velocità della luce indipendentemente dal moto dell'osservatore. E le trasformazioni di Lorentz, che sono alla base della relatività ristretta, esistevano già (non a caso si chiamano di Lorentz, e non "di Einstein"). Solo che nessuno aveva ancora capito il significato fisico di quello che si era scoperto. Einstein ebbe il merito di collegare tutto assieme e di intuire le implicazioni fisiche di ciò che si era appreso dalle osservazioni sperimentali. Probabilmente, quindi, la Relatività Ristretta sarebbe stata scoperta a breve anche senza Einstein.

La Teoria della Relatività Generale era tutt'altro che nell'aria prima di Einstein. Al contrario della Relatività Ristretta, la Relatività Generale rappresentò qualcosa di realmente innovativo e imprevisto nel panorama della fisica dell'epoca. L'interpretazione da parte di Einstein del campo gravitazionale come una distorsione dello spazio-tempo è radicalmente nuova, e probabilmente senza Einstein avrebbe dovuto attendere parecchio prima di venire alla luce.

E infine, last but not least, la Teoria della Relatività non dice che "tutto è relativo!" Anzi, la frase è del tutto priva di senso, perché la Relatività rappresenta le conseguenze del fatto che le leggi fisiche restano le stesse, non cambiano, indipendentemente dal sistema di riferimento da cui le si osservano. Sulla terra, su Plutone, su un aereo supersonico o sulla schiena di un bradipo le leggi della natura sono sempre uguali, e sempre scrivibili con le stesse formule. Quindi, eventualmente, dovremmo dire che la Relatività afferma che "Niente è relativo"!



venerdì 5 giugno 2015

La scienza inesatta e le scale

Ma veramente la fisica è una "scienza esatta"?


Spesso si sente dire che la fisica è una "scienza esatta". Non so bene che cosa si intenda veramente, e secondo me non lo sa nemmeno chi lo afferma. E' probabilmente una cosa che si ripete per sentito dire, forse perché un libro di fisica in genere è pieno di formule matematiche, e le formule matematiche possono indurre a credere che tutti quei calcoli diano per forza di cose risultati "esatti". O magari lo si dice per distinguere la fisica dalle scienze naturali, dove ci sono forse meno formule (ma non così poche come si potrebbe pensare!) equiparando quindi erroneamente la difficoltà legata alla complessità dei sistemi trattati (gli esseri viventi) con l'incapacità intrinseca di dare risposte "esatte" rispetto alla fisica.

In ogni caso la fisica è tutt'altro che una scienza esatta. Nessuna scienza è "esatta", e anzi la scienza stessa è ben lungi dall'essere esatta. Ma poi, chiediamocelo, cosa vuol dire "esatta"?

La fisica sa dare previsioni realmente "esatte" dei fenomeni naturali? Vediamo se è vero. Prendiamo il moto di una palla da biliardo: la fisica sa calcolarne la traiettoria. Una predizione "esatta", quindi. Ma nella realtà? Sarà "esatta" quella predizione? Assolutamente no, perché esiste l'attrito del panno e quello dell'aria, che rallentano la palla, e il cui effetto "esatto" dipende dalla temperatura dell'aria o del panno, dalla densità, dall'umidità, e da eventuali turbolenze presenti nell'aria, nonché dalle minuscole asperità della palla e da quelle molto più macroscopiche del panno, dalla massa della palla e dalle piccole disuniformità nella sua densità all'interno, tutte quantità impossibili da conoscere con precisione e che remano decisamente contro le nostre ambizioni di dare una previsione "esatta" del fenomeno. E se vogliamo aggiungere altre complicazioni, le piccole variazioni della densità locale attorno al luogo in cui ci troviamo, o la presenza/assenza di masse nelle vicinanze (un lago, una grotta) possono influenzare il moto della palla in modo impercettibile ma sufficiente da non rendere "esatta" la nostra previsione.


Al limite possiamo dire che la fisica permette una previsione "esatta" in una situazione ideale, in cui non esiste attrito, la forza di gravità è costante e diretta verso il basso, e i bordi del biliardo sono perfetti. Una situazione che ovviamente nella realtà non esiste.  Ma anche in questo caso particolare la previsione fornita dalle formule della dinamica "quanto è esatta"? Al centimetro? O al millimetro? O al micron? Se fossimo interessati a altissime precisioni dovremmo tener conto anche degli effetti relativistici, e perfino dei fenomeni quantistici. Insomma, avete capito che tutto dipende da quello che intendiamo per "esatto".

Però non dobbiamo nemmeno demoralizzarci troppo. Non è che adesso dobbiamo buttare via la fisica, convincendoci che alla fine crediamo di sapere ma non sappiamo un bel niente! Non facciamo come certi filosofi della domenica, tipo Benedetto Croce, che sosteneva che la conoscenza scientifica, essendo imperfetta e effimera, non è quindi degna di essere presa in considerazione. Perché le previsioni della fisica e della scienza in generale nella pratica funzionano, e se saliamo su un aereo e tutto sommato ci fidiamo è perché quelle previsioni, sebbene intrinsecamente imprecise, assolvono al loro scopo alla grande, che è, nel caso in questione, quello di far volare l'aereo. Non ci interessa che siano precise da tener conto di tutti i fenomeni fisici che possono avvenire attorno e dentro un aereo in volo: ci interessa semplicemente che siano sufficientemente precise da farlo assolvere al suo scopo.

Questo preambolo per introdurre un aspetto fondamentale della fisica, e della scienza in generale: quasi sempre, nello studiare un problema, non serve darne una descrizione totalmente completa e esauriente, ma è invece sufficiente fornire una risposta "efficace". Per tornare all'esempio del moto della palla di biliardo, non ci interessa di tenere conto degli effetti quantistici o relativistici, che pure esistono, se il nostro scopo è calcolare la traiettoria in modo sufficientemente esatto da mandare la boccia contro il boccino per farlo finire in buca. Se un giorno invece dovessimo andare a giocare a biliardo dalle parti di un buco nero o di una stella di neutroni, allora serviranno i calcoli che tengano conto della relatività generale di Einstein. Ma se siamo al bar, ci basta Newton.

La teoria che usiamo per descrivere i fenomeni fisici varia a seconda della "scala". Se ci occupiamo di ammassi di galassie, in generale non ci interessa di conoscere la composizione e la dinamica delle stelle che le compongono. E se studiamo le stelle non ci interessa sapere la posizione e il moto di tutti gli atomi che le compongono. E se studiamo la chimica, e quindi il comportamento di atomi e molecole, non ci interessa, in generale, sapere come sono fatti i nuclei atomici al loro interno. La scala delle galassie è completamente disaccoppiata dalla scala delle stelle, e quella delle stelle da quella degli atomi, e quella degli atomi da quella dei nuclei e delle loro sottostrutture. Per ognuna di queste "scale" esistono "teorie efficaci", utili per descrivere il mondo a quella scala, e che tipicamente inglobano le teorie alle scale inferiori, come tante scatole cinesi.

I precisini a questo punto si scateneranno a cercare i controesempi, ma ho sottolineato che questo discorso è valido "in generale"! La fisica, ma oserei dire la scienza, è anche questo: sintesi. E' saper individuare il concetto valido in generale da quello che è valido solo in casi particolari, e capire che senza avere compreso l'importanza dei fenomeni validi in generale a quest'ora saremmo ancora ai tempi delle caverne.

Quindi, per riprendere l'esempio del biliardo, nessun giocatore sano di mente, per quanto esperto di Relatività e di Meccanica Quantistica, si metterà a usare le previsioni di queste due teorie se sta giocando con gli amici al bar. Questo perché la "scala" a cui sta lavorando non ha bisogno di preoccuparsi di ciò che avviene a scale completamente diverse. La fisica che si usa alla scala "del biliardo" è sufficientemente precisa da poter ignorare le complicazioni rilevanti alle scale di campi gravitazionali fortissimi e fortemente variabili, delle velocità prossime a quelle della luce o delle dimensioni simili a quelle dell'atomo.

Nel campo della fisica atomica e subatomica le scale di riferimento sono relative alle energie in gioco nei fenomeni che si studiano, e che sostanzialmente corrispondono alle dimensioni spaziali che sono coinvolte in quei fenomeni: più alta è l'energia in gioco, infatti, e più piccola è la distanza che si sta considerando (ecco perché per studiare le particelle si studiano gli acceleratori!). Per gli atomi si parla di scala di energia dell'elettronvolt, per i nuclei del milione di elettronvolt, per le particelle subatomiche del miliardo di elettronvolt o più.

Al momento nel campo della fisica delle particelle elementari la teoria di riferimento, quella capace di descrivere (e quindi prevedere con sufficiente precisione) la fenomenologia di (quasi) tutti i fenomeni osservati negli acceleratori e negli urti fra particelle, si chiama Modello Standard. Il Modello Standard funziona benissimo fino alle energie a cui è stato finora testato (ad esempio all'acceleratore LHC del CERN), che sono quelle dell'ordine del TeV, mille miliardi di elettronvolt. 

Domanda: il Modello Standard è una teoria fondamentale o è una teoria efficace? Vale in linea di principio per qualunque scala di energia (anche se per studiare le palle di biliardo solo un malato di mente lo utilizzerebbe) o risulta un'approssimazione valida alle energie a cui si fanno gli esperimenti odierni, ma che risulterebbe inutilizzabile a energie maggiori? E quanto maggiori? Dove sta la nuova eventuale "scala" di energia alla quale il Modello Standard non funzionerebbe più bene?

Nel Modello Standard non è inclusa la forza di gravità. I fisici, per ora, non lo sanno fare, anche se ci provano da un bel po'. Sappiamo, o per lo meno supponiamo, che la scala a cui la forza di gravità diventerebbe di grande rilevanza nel mondo subnucleare è a energie enormemente più alte di quelle attualmente studiabili: 10 alla 19 GeV, cioè 10000000000000000 volte maggiore, zero più zero meno,  di quella studiata oggi a LHC.  Questa scala di energia si chiama Scala di Planck. Alle energie della scala di Planck le "distanze" in gioco sono così piccole da dover considerare contemporaneamente sia gli effetti quantistici (cosa che viene fatta anche alle scale di energia studiate agli acceleratori) che quelli gravitazionali. In tutti gli esperimenti finora effettuati nel campo della fisica delle particelle, invece, la forza di gravità fra le particelle si può tranquillamente ignorare. Tanto per dare un numero, la forza di gravità fra l'elettrone e il nucleo in un atomo di idrogeno è 10 alla 55 (10 seguito da 54 zeri) volte inferiore alla loro mutua attrazione elettrica. Dedicato ai vari scienziati pazzi (ci sono) che affermano che l'atomo è in realtà tenuto assieme dalla forza di gravità! Però alla scala di Planck, cioè se elettrone e protone fossero vicini 10 alla -35 metri, invece che "soltanto" 10 alla -10 metri, che sono le dimensioni di un atomo, la forza di gravità fra di essi non potrebbe essere ignorata, ma anzi sarebbe determinante.

Quindi sicuramente alla scala di Planck si instaurerebbero fenomeni che noi al momento non conosciamo affatto nemmeno dal punto di vista teorico. Nuove particelle, nuova idea di spazio-tempo, nuovo tutto, chissà. Di sicuro, se mai disponessimo di un acceleratore di particelle che producesse urti a quelle energie, (e quindi capace di sondare dimensioni spaziali di 10 alla -35 metri) le nostre conoscenze di fisica attuali sarebbero completamente inservibili per studiarle.

Però per fortuna per studiare le particelle alle energie di LHC, di questi fenomeni che non conosciamo e che sarebbero rilevanti alla scala di Planck non dobbiamo preoccuparcene, perché alla scala di LHC sono irrilevanti.

E quindi possiamo trattare il Modello Standard come una teoria efficace. Non sarà una teoria fondamentale, non sarà LA teoria, ma per quello che ci serve adesso funziona alla grande. Questo perché la natura ci fa il regalo di "schermarci" dagli effetti di ciò che avverrebbe a scale di energia molto più elevata. Non ci serve conoscere quel tipo di fisica per descrivere quello che avviene in questo mondo, insomma.

Questo è un grosso favore che ci fa la natura, perché altrimenti sarebbe un bel casino, e per giocare a biliardo in modo decente occorrerebbe conoscere la fisica alla scala di Planck. Sicuramente questa piccola difficoltà avrebbe influito diminuendo in modo drastico il tasso di fughino a scuola.

E se esistessero altri fenomeni fisici non noti a scale di energia intermedie fra quella attualmente studiata agli acceleratori e la scala di Planck? Beh, noi sappiamo che sicuramente questi fenomeni ci sono! Sappiamo ad esempio che esiste la "materia oscura", e la natura di questo tipo di materia ci è completamente sconosciuta. Quello che di certo sappiamo, però, è che la materia oscura non è descritta dal Modello Standard. La scala di energia probabilmente associata alla materia oscura, chiamata scala della nuova fisica, e pertanto le eventuali particelle non incluse nel Modello Standard, sono la nuova fisica che gli scienziati stanno cercando: un nuovo capitolo da aggiungere alla nostra (approssimata) conoscenza della Natura.

La speranza è che questa scala di nuova fisica faccia sentire i suoi effetti, seppure diluiti, anche alle energie di LHC, sotto forma di sottili discrepanze dalle previsioni del Modello Standard, così come gli effetti della Teoria della Relatività Generale si sono manifestati subdolamente in piccole alterazioni del moto del pianeta Mercurio, altrimenti perfettamente descritto dalla vecchia fisica Newtoniana. La speranza dei fisici è che la natura ci mostri finalmente qualcosa di nuovo e inaspettato, perché dopo un po' gli scienziati si stancano di vedere le loro teorie sempre confermate dagli esperimenti. Gli scienziati ambiscono a saperne sempre di più, ma in realtà amano quello che non si sa.