sabato 27 giugno 2015

Guido Ceronetti e Samantha Cristoforetti

Quando tacere sarebbe più dignitoso.


Leggo sull'ottimo blog di Andrea Coccia (link) di un intervento di Guido Ceronetti (poeta, filosofo, scrittore, giornalista e drammaturgo italiano, cit. Wikipedia) sulla pagina di Repubblica cultura (ebbene sì!) dal titolo "Samantha, lo spazio e il signor Freud" (link).

Essendo per fortuna relativamente breve, riporto qua sotto per chiarezza l'intero scritto del filosofo, poeta etc:

Che senso ha il viaggio e il lungo soggiorno nello spazio di Samantha Cristoforetti? Domandiamoci perché l’abbia voluto affrontare: forse per provare a se stessa e al mondo il proprio sprezzo del pericolo e in specie la sua vittoria, che a me appare per l’eccesso di paura che mi ispira, sulla claustrofobia? Camminare fuori gravità sostenuta da un vuoto immenso, sarebbe una superiore aggiunta di libertà o una vertigine vasocostrittiva da perderci la circolazione e la ragione? L’allenamento astronautico da Marine, l’arsenale sedativo e nutritivo chimico dell’equipaggio, sono sufficienti a persuadere che non avere la terra sotto i piedi è bello? Di fisiologia ginecologica la sfidante intrepida non avrà certamente avuto più nessuna traccia, fin, credo dalla base, come in un evento patologico. Non so, ma quella ragazza sorridente, ormai obbligata a vita alla stranezza del suo record femminile di vacanza extragravitazionale, mi fa molta pena.
Per un’analisi freudiana si potrà interpretare una donna fluttuante fuori gravità come desiderio soddisfatto di un rapporto incestuoso col padre, senza nozze tragiche, senza esplicazione, irrorazione e amorosa redenzione scenica. Qualcosa di molto simile alla violenza a cui soggiace e a cui consente, nel romanzo Adelphi di cui sono autore “In un amore felice” la protagonista dalla doppia vita Ada dove il Padre esoterico e simbolico evocato emana il proprio sé dagli Elohim, remote vestigia veterotestamentarie.
Le imprese spaziali non sono portatrici di luce: chiamarle scientifiche è estenderle oltre le mura umane, e sgomenta la veemenza del loro urto con l’ambiente, che dura dai primi Sputnik e Apolli in cui sempre più incollati gli uni agli altri tentiamo di sopravvivere ai maleodoranti purgatori politici. La Civitas Dei non è più una speranza, la città umana si va trasformando sempre più in un mostro. La nave spaziale è inabitabile, le fughe sui pianeti impossibili. Dateci sogni, sogni, sogni…



Cercando di estrarre un qualche vago significato da questo delirio sconclusionato nel quale l'autore, molto più attento al suono delle sue frasi che al loro significato, sconfina in sgrammaticature da urlo e punteggiature da brivido, si evince la solita e stantia critica alla donna che non si colloca nello stereotipo di quelle che dovrebbero essere molto più preoccupate del loro ginecologico benessere che di compiere azioni che elevano l'essere umano dalla banalità. Un poeta, scrittore, drammaturgo etc etc poteva fare di meglio, onestamente.

Ma d'altra parte il nostro uomo di cultura a tutto campo ci ha abituati a simili vaneggiamenti, come ad esempio in questo articolo (link) in cui se la prende con l'architettura moderna, i cellulari, internet e già che ci siamo anche la musica rock, preoccupandosi infine che con tutti questi immigrati in futuro nessuno leggerà più Dante.

Non credo che valga la pena stare ad argomentare su questi scritti senza senso, che si commentano da soli. Però vorrei dare a Guido Ceronetti un consiglio.

Caro Ceronetti, tu hai avuto una vita certamente interessante e stimolante, ma alla soglia dei novanta, quando si percepisce che l'arteriosclerosi sta prendendo il sopravvento con prepotenza, perché non fai come tanti tuoi coetanei e non te ne vai a fare che so, qualche bella passeggiata, una coda mattutina all'ufficio postale, magari sperando di imbatterti strada facendo in qualche rotonda in costruzione, un cordolo da sistemare, un parcheggio da asfaltare? Nonostante la crisi ci sono tanti cantieri aperti, sai! Cercatene uno comodo vicino casa, e lasciati travolgere dalla magia dell'incessante roteare della betoniera, o dal suono deciso, secco e metallico della cazzuola mentre raspa e raccoglie il cemento.

Io capisco che, quando non si ha più niente da dire, lo sparare cazzate a raglio rappresenti una tentazione fortissima per guadagnarsi un minimo di visibilità. Molti tuoi colleghi sono maestri in questo. Però, e sono certo che se ci riflettessi un attimo lo capiresti anche tu (persino tu, oserei dire, dato quello che scrivi), a volte il silenzio è molto più dignitoso.

3 commenti:

  1. Premessa: un signor "poeta, filosofo, scrittore, giornalista e drammaturgo italiano" che si permette di filosofare a proposito di un'impresa scientifica è calzante quanto un rotolo di carta vetrata in gabinetto. Detto questo, a me sembra l'inveire di un povero misogino frustrato incapace di inchinarsi di fronte al successo di una donna, crede di dar sfoggio di profondità usando grandi paroloni mentre sta solo vomitando insulti (non troppo velati) e qui mi chiedo chi sia davvero ad avere problemi con la figura paterna o materna. Alla fine tutta questa critica a cosa serve? Solo per farsi notare e nulla più, alla fine molti leggeranno il suo bolo e questo personaggio brillerà di luce riflessa grazie all'impresa della donna sulla quale ha riversato tutto il suo astio, quindi perchè non mettere una bella auto promozione citando un suo libro? Ho cercato ma non trovo il titolo in nessuna classifica di vendite, confido nell'intelligenza dei lettori, che non si facciano trarre in inganno fornendogli profitti sulla scia di questa esternazione.

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    1. chiedo un minuto di riflessione sull'espressione: Si permette di filosofare a proposito di un'impresa scientifica.

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  2. Ceronetti è un autore amante del paradosso e della provocazione, ma la sua ironia tagliente non è alla portata di tutti.

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