domenica 22 marzo 2015

L'eclissi e l'allarme energetico


  

Cosa c'è di falso, cosa c'è di vero, e cosa penso io


La recente eclissi di sole è stata accompagnata da un annuncio che proprio nessuno si aspettava: rischio black-out in tutta Europa!(leggi ad esempio qui).

Ma come! - viene da dire - cosa potrà mai contare un'eclissi parziale rispetto a una nuvola che passa davanti al sole?  Un'eclissi parziale, che in Italia sarà (è ormai stata) mediamente sotto il 60% in termini di copertura del sole?

Devo dire che anche io avevo pensato la stessa cosa, complice il modo approssimativo con cui la notizia è stata riportata dai media nostrani, la cui priorità è sempre quella di usare almeno una decina di volte la parola "allarme" piuttosto che spiegare i fatti.

Quindi mi sono informato meglio, e quello che segue vuole fare un po' di chiarezza, con annessa la mia opinione personale su alcuni aspetti della questione.

Il punto di partenza della discussione è che oggi, contrariamente all'ultima eclissi che coinvolse l'Europa nel 1999, l'utilizzo del fotovoltaico è molto aumentato. In Italia al momento circa il 10% dell'energia è prodotta con questa fonte, mentre in Germania si raggiunge anche il 40% nei picchi in pieno giorno (fontefonte ).

Durante un'eclissi come quella appena avvenuta, in Italia la quantità di luce che è arrivata al suolo è stata in ogni caso decisamente maggiore di quella che arriva normalmente in una giornata nuvolosa o con la nebbia, come accade nella gran parte delle giornate invernali.  Tuttavia la quantità di energia che arriva dal sole non è il punto della questione, come invece in molti, me compreso, inizialmente hanno creduto, ma quanto velocemente la quantità di luce, e quindi di energia, cala e poi riaumenta durante l'eclissi.

Il punto cruciale del problema è infatti che un'eclissi implica un calo simultaneo ovunque della luce solare. Quello che conta è quindi ciò che in gergo matematico si chiama la derivata, e cioè che durante un'eclissi la luce solare varia abbastanza velocemente in modo sincrono ovunque. 



Il problema legato a questa variazione relativamente repentina (in 2 ore circa si passa dal massimo al minimo e poi di nuovo al massimo della luce) è che la corrispondente variazione dell'energia proveniente dagli impianti fotovoltaici deve essere compensata da altra energia immessa nella rete e prodotta in altro modo, tipicamente tramite combustibili fossili. E questo processo ha ovviamente delle criticità, e  deve essere gestito opportunamente per evitare che la gente rimanga senza energia elettrica. Tutto qui. Bastava spiegarlo con qualche "allarme" in meno ma con un po' di chiarezza in più.

A questo punto guardiamo come la cosa è stata gestita nel Belpaese. La Terna, l'azienda che gestisce le reti per la trasmissione dell'energia elettrica in Italia, ha pensato: ma perché dobbiamo stare a sbatterci a gestire come varia l'energia dal fotovoltaico, che cala e poi ricresce, e compensare quello che viene a mancare immettendo il corrispondente da fonti di altro tipo? Facciamo una bella cosa, spegniamo di pacca tutto l'input proveniente dal fotovoltaico, così non avremo nessuna variazione nel tempo! Se l'input è zero, più costante di così! Una variazione del 60% di zero è sempre zero! E già che ci siamo - hanno pensato - spegniamo anche quello che proviene dall'eolico, hai visto mai che col calo della temperatura durante l'eclissi dovesse variare il vento e poi le pale ci si mettono a girare in modo diverso dal previsto e non sappiamo come gestirle. Una decisione alla Alessandro Magno con il nodo di Gordio: non sapeva come scioglierlo, e lo ha tagliato con la spada.

All'inizio alla Terna l'avevano presa un po' larga, e avevano deciso di spegnere il tutto per 24 ore, da mezzanotte a mezzanotte del giorno dopo (fonte). Poi qualcuno deve avergli fatto notare che l'eclissi dura solo 2 ore, e che forse era un filo esagerato stare spenti per un giorno intero, per cui hanno optato per staccare il fotovoltaico dalle 7 alle 14.  In quell'intervallo di tempo la costanza dell'energia immessa nella rete è stata garantita bruciando un po' più di carbone, gas, o petrolio, che tanto quello si sa fare bene.

Alla fine della giornata la Terna se ne è uscita con un comunicato di tripudio (leggi): "grande successo, la rete ha retto, tutto bene!" Grazie al cavolo - scusate - avete spento tutto! Ci mancava pure che non reggeva la rete!

No perché la cosa curiosa è che l'Italia è stata la sola a spegnere il fotovoltaico per paura di non saper gestire la cosa. Per "evitare criticità". La Germania, che pure usa un bel po' di fotovoltaico in più rispetto a noi, non lo ha fatto. Non solo, ma ha giudicato che sarebbe stato controproducente farlo, nonché una perdita importante dal punto di vista economico (fonte). Anche la Spagna, che pure ha un uso importante del fotovoltaico, ha lasciato tutti gli impianti collegati, e così tutti gli altri paesi europei.  Noi no. Perché?

Questo che segue è il mio parere schietto su questo aspetto: perché le reti elettriche italiane sono vecchie e inadeguate a tollerare variazioni importanti di carico (fonte), e assolutamente non sono pensate a gestire le nuove fonti rinnovabili, concetto peraltro anche sostenuto dalla Terna stessa (fonte).

Quindi non stupisce affatto che la Terna abbia deciso di tagliare la testa a toro e di spegnere tutto, piuttosto che dover constatare sul campo che la rete elettrica italiana è una mezza chiavica.

A questo punto ci si potrebbe anche chiedere se effettivamente la variazione di flusso di luce solare a cui si è assistito qui in Italia durante l'eclissi fosse veramente così repentina e difficile da gestire da giustificare le drastiche procedure adottate. Quando arriva un fronte di una perturbazione la copertura nuvolosa può instaurarsi sul sereno in poche ore. Per non parlare dell'arrivo della notte, o del giorno, che avvengono tutti i giorni in un tempo anche esso breve.

La variazione di luce che si ha in inverno quando alle 3 di pomeriggio è ancora giorno pieno e alle 4 e mezzo è buio totale (altro che eclissi parziale!) è una variazione importante, con una bella derivata. Gli esperti di Terna dicono che non è la stessa cosa, e che l'eclissi è peggio. Sarà! Ma la riaccensione da zero a uno alle 14 non è un evento abbastanza veloce? Non ho competenze sufficienti in materia e lo ammetto, per cui potrebbe sicuramente sfuggirmi qualcosa di importante, ma mi resta comunque in testa l'idea che la cosa sia stata gestita un po' - come si dice in gergo tecnico - alla cazzo. O forse semplicemente all'italiana, definizione che spesso peraltro coincide con la precedente. Ma questa, ripeto, è solo una mia opinione.



1 commento:

  1. No, no ha senso. L'arrivo di una perturbazione temporalesca può abbattere l'irraggiamento da 800 W/mq a 40 W/mq in MINUTI (misurato). L'avviamento degli impianti industriali causa una rampa di aumento di carico pazzesco in secondi. No, tutta questa manfrina è fatta per giustificare l'inqualificabile trattamento che le rinnovabili stanno subendo, a causa delle pressioni degli incumbent.

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