giovedì 1 gennaio 2015

Sgarbi e la Città della Scienza

Come iniziare l'anno con disgusto


La prima cosa che mi trovo davanti accendendo il computer nel 2015 è una vecchia intervista a Vittorio Sgarbi nella quale il noto personaggio chiosa nel modo che gli è consono, l'unico che probabilmente conosce, sull'inutilità della Città della Scienza di Napoli, sul fatto che sono soldi buttati, sul fatto che, addirittura, hanno fatto bene a bruciarla. Il filmato è visionabile qui.

Non ce l'ho con Sgarbi, che agli occhi delle persone intelligenti si qualifica perfettamente per quello che è: un essere insignificante che deve la sua notorietà escusivamente al modo arrogante e volgare con cui si propone. Se Sgarbi esponesse le sue idee, ammesso che ne abbia, in modo pacato e educato, sarebbe un perfetto sconosciuto. Sgarbi ha bisogno di insultare per farsi notare, per emergere, per distinguersi, per piacere a un pubblico, quello italiano, che si disinteressa dei contenuti ma ha bisogno del piazzista per lasciarsi affascinare. Ringraziamo la TV italiana, Maurizio Costanzo in primis, per averci fatto conoscere e avere portato alla ribalta un simile personaggio.

Ce l'ho invece con quelli che chiamano in causa Sgarbi appena possono: intervistatori televisivi, famosi e non, che non resistono di fronte alla possibilità di fare audience con il personaggio che dice "merda" e "vaffanculo" al microfono. Ce l'ho con quelli che, in questo filmato, ridacchiano quando l'intervistato dice "non sa un cazzo", come i ragazzetti a scuola quando il prof maltratta lo studente impreparato. Ce l'ho con chi ha bisogno della merda per trovare una propria visibilità. In questo senso Sgarbi e gli intervistatori sono esattamente sullo stesso piano. Faremmo volentieri a meno di entrambi.

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