mercoledì 30 aprile 2014

Le nuove frontiere dell'astrologia

Viaggio immaginario nel futuro dell'astrologia. 

 

L’astrologia nasce con i Babilonesi. All’epoca  oltre alla Terra, i pianeti noti erano Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, gli unici ben visibili a occhio nudo. Da allora l’astrologia prospera e si diffonde, finché, qualche migliaio di anni dopo, un certo Galileo Galilei inventa uno strumento demoniaco: il cannochiale! Da allora è finita la pace fra gli astrologi, perchè il cannocchiale, dato in mano agli astronomi, significa nuove scoperte. E infatti nel 1781 William Herschel scopre il pianeta Urano. Era lì, in realtà a saperlo si poteva vedere anche a occhio nudo, soprattutto a quell’epoca, quando il cielo notturno era ancora buio, solo che nessuno ci aveva mai fatto caso. Lo avevano preso per una stella poco luminosa, il povero Urano, e invece anche lui vagabondava attraverso le costellazioni dello Zodiaco come i suoi fratelloni già noti. E gli astrologi cosa fanno? Includono immediatamente Urano negli oroscopi, naturalmente! E lo fanno diventare mica un pianeta da poco, il vecchio Urano! Sarà restato pure in incognito per tutti quei millenni, ma quando si fa scoprire entra in scena alla grande! Infatti chi lo ha nel suo segno natale:
"fisicamente è agile ma fragile. Fronte ampia, capelli folti, occhi grandi a volte sporgenti. Il nativo ha buona intelligenza, caratterizzata però dall’incostanza e dalla volubilità. Per giudicarlo è meglio conoscerlo bene, la prima impressione sarebbe sicuramente sbagliata. E’ un’anticonformista e si diverte sconcertando gli altri. Raramente si piega alle regole sociali che prevedono diplomazia o convenevoli. Vive nei suoi sogni, nelle sue utopie, ma difficilmente riesce a realizzarle. Tende ad essere polemico in tutto. E’ insofferente, e nella sua alternanza è coerente con se stesso. Nel campo sentimentale è facile ai colpi di fulmine, alle grandi passioni momentanee.”
Mica uno qualunque, quindi! Mica un tipo anonimo, che spiegherebbe come mai la presenza di Urano nel proprio oroscopo era risultata inosservata per 3000 anni! E allora viene da chiedersi: ma gli oroscopi fatti fino ad allora? Avranno avuto dei vuoti pazzeschi, delle carenze spaventose, delle lacune incomprensibili, se Urano era così importante. Insipegabili aspetti della personalità e delle attitudini delle persone finalmente chiariti dalla sua scoperta. Ecco perchè la suocera era così polemica in tutto, mentre dal suo oroscopo veniva fuori tanto gentile e accomodante: mancava Urano!
Però gli astronomi (accidenti a loro non si accontentano mai di quello che sanno già!) scoprono anche Nettuno. E lo fanno in un modo speciale: si accorgono che l’orbita di Urano aveva delle strane anomalie, non spiegabili dalla presenza dei pianeti noti. Non riuscivano a calcolare la sua orbita con precisione, insomma. Prevedevano che il giorno x sarebbe stato lì, e invece era in ritardo. Poi prevedevano che il giorno y sarebbe stato laggiù, e invece Urano gli tirava uno scherzo, si metteva a correre e arrivava a destinazione in anticipo. E chissà che dramma sarà stata, anche per gli astrologi, questa incertezza nel calcolo preciso dell’orbita. Non vogliamo neanche pensarci! Me li immagino a dire: “Eeeh, guardi, io le farei pure l’oroscopo a 3 mesi, ma sa, con questo Urano che non si capisce mai cosa vuol fare, piu’ di tanto non mi azzardo“.

Gli astronomi ipotizzarono quindi che l’orbita di Urano fosse perturbata da un altro corpo celeste, sconosciuto ma non troppo distante, che con la sua forza di gravità ne modificava la traiettoria. E John Couch Adams e Urbain Jean Joseph Le Verrier, che in matematica erano bravini, da queste anomalie arrivarono a calcolare addirittura l’orbita di questo nuovo, sconosciuto oggetto del cielo. Nettuno viene scoperto subito dopo, soltanto un grado distante dalla sua posizione prevista teoricamente: un successo clamoroso della teoria di Newton della gravitazione.

A questo punto non ci sono dubbi: anche gli astrologi avevano certamente notato che i caratteri delle persone previsti dai loro oroscopi certe volte non quadravano proprio, pur tenendo conto di Urano! La suocera continuava ad avere comportamenti che proprio rimanevano inspiegabili e non previsti dal suo profilo zodiacale. E essendo l’astrologia, come è ben noto, assolutamente credibile e predittiva, anche gli astrologi ci stavano per arrivare a Nettuno! Anche i precursori di Van Wood e Lucia Alberti stavano giusto per ipotizzare un pianeta aggiuntivo proprio lì dove Nettuno è stato scoperto, i cui effetti zodiacali erano necessari per spiegare le anomalie riscontrate nei profili astrologici. Era solo questione di giorni e ci sarebbero arrivati anche loro, grazie al potente potere predittivo e alle solide fondamenta dell’astrologia. Come dite? Ne dubitate? Che malfidati che siete!

E anche Nettuno mica ha un effetto da poco sugli oroscopi! Sarà lontano, ma l’astrologia se ne sbatte della legge dell’inverso del quadrato della distanza. Quella e’ una quisquilia che ha i suoi effetti sulla luce o sulla forza di gravità, che più sei distante e più il segnale ti arriva debole (solo Radio Maria sembra violare questa legge fondamentale della natura). L’astrologia va oltre e, distantissimo o vicino, l’effetto è lo stesso, basta che il pianeta ci sia. Ma chissà perché, prima che lo scoprissero gli astronomi, nessun astrologo si era mai accorto di Nettuno. Però vai a toglierglielo adesso, il loro Nettuno! Vagli a dire che un profilo zodiacale puo’ ignorare la presenza di Nettuno come lo aveva tranquillamente fatto per qualche migliaia di anni senza che nessuno ne sentisse la mancanza, e senti cosa ti rispondono! Per inciso, chi ha la fortuna di avere Nettuno nel suo segno ha :
“fisico longevo e aspetto tranquillo. Sguardo sognante, capelli fitti, pelle chiara. Sensibili e sentimentali, idealisti a volte geniali. Buono d’animo, spesso si dedica all’arte, intuitivo, ma anche ricettivo e passivo. Può sentirsi attratto dalle attività umanitarie. Si trascura per far spazio alla sua vita interiore. In campo amoroso è molto romantico, sensuale. Nella vita la volontà non è abbastanza forte e preparata a fronteggiare i problemi. Così può vivere sacrifici e privazioni.”
E poi, mannaggia a loro, che Nettuno li fulmini, gli astronomi nel 1930 scoprono pure Plutone!
E gli astrologi? Ah, non si fanno mica cogliere impreparati! Pronti, “signore e signori, ecco a voi l’oroscopo aggiornato con Plutone!”. Peraltro recentemente si è scoperto che Plutone non è proprio un pianeta, ma piuttosto un pianeta nano, addirittura più piccolo di un altro pianeta nano scoperto di recente che si chiama Eris. Però di Eris l’astrologia se ne infischia, mentre Plutone è importante. Ho il dubbio che semplicemente non siano stati informati di questo Eris, e che se a Eris fosse toccata la sorte di essere stato scoperto nel 1930 al posto di Plutone, adesso negli oroscopi farebbe bella mostra Eris e nessun astrologo parlarebbe di Plutone, ma questa è veramente una malignità, una cattiveria da miscredente. Per inciso ecco una lista, certamente non esaustiva, delle cose che sa fare Plutone:

governa con Marte gli organi SESSUALI, i GENITALI, i TESTICOLI, il LIQUIDO SEMINALE, lo SPERMA, gli SPERMATOZOI, la VIRILITA', gli ORMONI, le cellule, è associato alla proliferazione cellulare e ai tumori, alla putrefazione, alla cancrena, alla disintegrazione e alla ricostruzione. Aspetti NEGATIVI di Plutone inclinano all'indurimento e all'ispessimento delle arterie, all'acidosi cronica, alla decadenza senile, alla distruzione delle cellule, all'insorgenza dei tumori, alla degenerazione del processo vitale, a livello psicologico provocano impulsività, aggressività, perversioni sessuali, sadismo, vandalismo, brutalità, ribellione, perversità, tendenza alla criminalità. Aspetti POSITIVI di Plutone, donano equilibrio, buona distribuzione degli ormoni, buona rigenerazione delle cellule, buon sistema nervoso.

Il maiuscolo proviene dall'originale. Chissà, per inciso, perché gli è partito il maiuscolo quando parlava degli organi sessuali? A parlare di sesso gli è scattato l'ictus? Da dove avrà origine tutta questa enfasi improvvisa? Comunque, per un pianeta che governa la disintegrazione, ci si chiede come abbiamo fatto a starne senza per 3000 anni senza nemmeno accorgerci della sua assenza. In ogni caso la prossima volta che vado dal medico gli chiedo se secondo lui ho una buona distribuzione degli ormoni, e poi vedo che faccia fa. Interessante anche il fatto che Plutone donerebbe aggressività, perversioni sessuali, sadismo, vandalismo, brutalità, ribellione, perversità, tendenza alla criminalità, ma anche, bontà sua, equilibrio. Il classico un colpo al cerchio e uno alla botte tanto caro agli astrologi, per cui puoi essere Ghandi o Charles Manson e ti ci ritrovi comunque. Avrei anche la curiostà di sapere se queste caratteristiche indotte da Plutone sono il risultato di un lungo studio statistico in doppio cieco sulla popolazione, o da che altro complesso algoritmo sono state dedotte, ma in cuor mio so già la risposta...

E comunque mi viene da chiedere: e tutti questi pianeti extrasolari che si stanno scoprendo in questi ultimi anni? Avranno anche questi il loro bravo effetto astrologico sugli abitanti dei loro rispettivi sistemi solari! Non sara’ mica che i nostri colleghi alieni abitanti di lontani sistemi planetari siano privati degli effetti dell’astrologia! Non avremo solo noi questo privilegio, no? E se nell’universo ci sono infiniti pianeti, e il loro impatto sull’oroscopo è comunque importante e non dipende dalla distanza (per gli astrologi non dipende, lo sappiamo, lo abbiamo appena visto), e non dipende neanche dalle loro dimensioni (anche questo lo abbiamo appena constatato) la somma totale dei loro contributi sul carattere anche di noi umani sarà enorme, tanto da rendere del tutto marginale l’effetto astrologico dei pianeti già noti. Un “Paradosso di Olbers(1)” astrologico: infiniti pianeti, effetto astrologico infinito. Un fondo astrologico spaventosamente assordante in confronto al quale i nostri Marte e Saturno sono due grilli sfiatati che cercano di farsi sentire mentre sul palco suonano i Motorhead. Eppure per gli astrologi tutti gli altri pianeti non contano.

E le comete? Perche’ gli astrologi se ne accorgono solo quando diventano visibili? Non è che quando sono invisibili non ci siano. Sono sempre lì, e non sono neanche troppo distanti dalla terra, in realtà. Non molto più che Plutone. Solo in genere non sono luminose, perché solo in prossimità del sole lo diventano. Però quando ci sono ma non si vedono non sono degne di essere considerate dagli astrologi, mentre Plutone, che non è un pianeta e non si vede mai a occhio nudo, è importante. Su un sito di astrologia, parlando della cometa ISON, trovo scritto questa frase sconcertante: 
"quando (la cometa ISON, n.d.r.) è apparsa ad occhio nudo, perché solo questo noi dobbiamo considerare, gli antichi non avevano cannocchiali, osservavano i fenomeni ad occhio nudo e solo a questi si può riferire il nostro studio astrologico". 
Ma come! E allora Urano, Nettuno e Plutone ? Ma astrologi, ma insomma, ma mettetevi almeno d'accordo sulle basi dell'astrologia! Forse semplicemente gliel’hanno data su con queste recenti scoperte dell’astronomia, e avranno fatto una specie di moratoria, un condono tombale astrologico: tutti i corpi celesti scoperti dopo Plutone non si vedono e quindi non contano. Basta, non si puo’ mica riaggiornare tutto l’oroscopo ogni tre settimane per stare dietro alle manie da scienziati degli astronomi, ecchediamine! Mica si possono dare continuamente al macero tonnellate di manuali di astrologia solo per il vezzo di tenere dietro a tutte queste continue scoperte scientifiche! Quasi quasi si stava meglio ai tempi di Tolomeo, che quello che si sapeva quello era e quello doveva restare, senza discutere. Ma anche questa, lo so, è veramente una insinuazione di chi è in mala fede e è sopraffatto dai preconcetti.

E mettiamo che in futuro andremo ad abitare e a fare figli su Marte. A quel punto l’astrologo, che certamente non potrà mancare nella base marziana, dovrà considerare, nel fare l’oroscopo al neonato, la presenza di un pianeta bello luminoso nel cielo, vagamente azzurrognolo, che finora nessun astrologo aveva mai preso in considerazione: la Terra. Ma come abbiamo fatto a dimenticarci della nostra vecchia Terra! Sarà che ci siamo seduti sopra, ma accidenti, per uno che nasce su Marte c’è la Terra nel cielo, e avrà anche lei il suo carnet di effetti astrologici importanti, no? In fin dei conti e’ un corpo celeste nel cielo, assieme a Mercurio, Venere, Giove… E stavolta non c'è nemmeno la scusante che non si vede! E di nuovo, se l’effetto non dipende dalla distanza, perché la Terra non ha effetto astrologico per i terrestri? Chi nasce a Sidney o a Oslo, pur nello stesso istante, ha la terra dalla parte opposta del cielo. Se quello di Sidney quando nasce ha la terra nei Gemelli, quello di Oslo ce l'ha nello Scorpione.

E se un giorno colonizzeremo un altro sistema solare? Se andremo a fare figli dalle parti della stella Rigel? I vecchi pianeti continueranno a giocare il loro ruolo nell’oroscopo, visto che l’effetto astrologico non dipende dalla distanza, ma ci saranno anche i nuovi pianeti, belli grandi nel cielo, e bisognerà tenerne conto. Proprio quelli di cui adesso gli astrologi  si disinteressano, anche perché non sanno nemmeno che esistono. Ah, dimenticavo, che sciocco, anche le costellazioni saranno diverse dalle parti di Rigel, e bisognerà anche aggiornare tutto lo Zodiaco. Insomma, dopo 3000 anni di tranquilli oroscopi sempre uguali sono arrivati questi scassaballe di astronomi e la loro fissa di voler scoprire continuamente cose nuove: superlavoro in arrivo per gli astrologi del futuro!

(1) Il paradosso di Olbers, suggerito dall'astronomo Heinrich Olbers all'inizio del 1800, nasce dalla supposizione che le stelle siano eterne, infinite in numero, e uniformemente distribuite nell'universo. In base a queste assunzioni anche la quantità di luce totale da esse proveniente e percepita sulla superficie terrestre sarebbe infinita, rendendo il buio della notte impossibile. Infatti, sebbene l'intensita' luminosa di una singola stella decresca con l'inverso del quadrato della distanza della stella dalla terra, a distanze via via piu' grandi corrisponde un numero di stelle maggiore, proporzionalmente al quadrato della distanza stessa, compensando esattamente il primo effetto, e rendendo pertanto il cielo uniformemente illuminato a giorno. Il paradosso di Olbers è sbagliato perché le stelle non sono uniformemente distribuite, essendo raggruppate in galassie, ma soprattutto perché l'universo si espande, e la luce delle galassie distanti si sposta verso frequenze via via minori. Inoltre il Paradosso di Olbers si basa sull'assunzione di un universo eterno e immutabile, cosa ampiamente smentita dalle osservazioni degli ultimi decenni.

sabato 26 aprile 2014

Un prontuario sulla scienza


La mancanza di cultura scientifica nella società è soprattutto la scarsa conoscenza dei meccanismi che sono alla base del metodo scientifico, e che sono rilevanti per interpretare i risultati della scienza. Per questo riprendo qui un bellissimo articolo uscito sulla rivista Nature, modificandolo secondo la mia percezione e le mie personali priorità, sulle cose da sapere per interpretare correttamente le notizie in cui è in qualche modo coinvolta la scienza, dall’alimentazione al clima, dall’energia, alla medicina. Un prontuario per evitare fraintendimenti, inutili allarmismi o facili entusiasmi, e che in particolare qualunque persona con la responsabilità di decidere per la comunità (i politici), o di informare (i giornalisti) dovrebbe avere ben stampato in mente per agire in modo consapevole. Dovrebbe…


La scienza è imperfetta. Gran parte dei fraintendimenti nei confronti della scienza si basa sulla convinzione che essa non possa sbagliare, e che un risultato scientifico resti scolpito sulla pietra per l’eternità. E siccome non è così, ma anzi la scienza continuamente modifica, aggiusta, amplia, sintetizza, adatta i suoi risultati alle nuove scoperte, questo viene interpretato come un’incapacità di dare risposte definitive. Le risposte definitive invece non esistono perché la nostra conoscenza, per fortuna, non è mai definitiva ma si amplia continuamente, creando come conseguenza anche nuovi problemi e nuove domande. Questo non significa però, come certi sostengono quando si improvvisano filosofi per attaccare la scienza, che quello che sappiamo oggi potrebbe rivelarsi completamente sbagliato in futuro, e che quindi nessuna reale conoscenza è possibile tramite la scienza. Significa invece che in particolari situazioni potrà essere necessario introdurre nuovi modelli e nuove teorie per spiegare le eventuali nuove osservazioni. Ad esempio la legge di Newton funziona benissimo da secoli, e ci abbiamo mandato l’uomo sulla Luna, ma adesso che abbiamo scoperto che esistono i buchi neri sappiamo che da quelle parti essa non andrebbe più bene, e occorrerebbe usare la Teoria della Relatività di Einstein. La gravitazione di Newton è diventata quindi un’approssimazione di una teoria più completa, ma resta ancora perfettamente applicabile in situazioni tranquille come il nostro sistema solare.

Nessuna misura è esatta. Qualunque misura scientificamente valida è affetta da un certo grado di incertezza che dipende dal metodo di misura utilizzato, dal campione statistico e dalle condizioni in cui è stata fatta la misura. Se una misura viene data senza errori semplicemente non è una misura di senso scientifico. Se ci dicono allarmati che in questo mese la vendita delle auto è calata del 2% rispetto al mese precedente, non vuol dire affatto che la vendita delle auto sia realmente andata male. La domanda giusta è: di quanto fluttua in media la vendita mensile delle auto da mese a mese? Se fluttua del 5-10%, (ovvero l’incertezza del dato di cui si sta parlando) quel 2% di calo non è affatto significativo, perché rientra ampiamente nelle normali fluttuazioni mensili. L'esempio eclatante di come, per valutare la significatività di una misura, occorra sempre tener presente la sua incertezza, sono le proiezioni dei risultati elettorali, che tipicamente vengono presi alla lettera come se fossero numeri esatti (scatenando inutili e futili discussioni) dimenticando che quelle percentuali hanno un margine di errore spesso molto significativo.

Attenzione ai tranelli (bias).  Bisogna sempre chiedersi se il risultato ottenuto può essere stato influenzato da effetti che non abbiamo tenuto sotto controllo. Un caso tipico: i sondaggi telefonici. Se i sondaggi si svolgono di giorno, e vengono chiamate per telefono le persone a casa, è molto probabile che risponderanno prevalentemente casalinghe, pensionati e disoccupati. Quindi il campione che risponderà al sondaggio, sebbene scelto assolutamente a caso, non sarà affatto un campione omogeneo e rappresentativo della popolazione. Il caso estremo sono i sondaggi effettuati dai quotidiani. A volte capita di leggere che il quotidiano X ha effettuato un sondaggio che indica che che il 90% degli italiani è a favore della legge Y. Ma i lettori del quotidiano X hanno un’orientazione politica ben particolare, e quindi in nessun modo possono rappresentare il pensiero della media degli italiani. Questi sono casi estremi, e facilmente individuabili, ma il bias, l’effetto subdolo e non considerato che può falsare il risultato, è la bestia nera di qualunque misura scientifica.

Una teoria scientifica non è necessariamente vera. Il fatto che qualche scienziato abbia pubblicato su una rivista scientifica una teoria che prevede particolari fenomeni non significa affatto che la natura abbia deciso di rispettare quella teoria e di far avvenire realmente quei fenomeni. E non significa neanche che, qualora quei fenomeni avvengano, quella teoria sia necessariamente vera. Potrebbero esserci altri motivi che fanno avvenire quei fenomeni, in modo del tutto indipendente dalla teoria presa in considerazione. Finchè una teoria non passa il setaccio del controllo sperimentale in modo meticoloso, resta solo una teoria, senza alcun riscontro con la realtà.

Una correlazione non implica necessariamente una causa. Se muoiono i pesci in un lago e contemporaneamente aumentano le alghe, non necessariamente la causa è nelle alghe, ma potrebbe risiedere in una causa esterna che fa sia aumentare le alghe che morire i pesci. Un esempio interessante sul rischio di mal interpretare le correlazioni si trova nelle misure di incidenza di alcune malattie dopo il disastro di Cernobil. Si osserva nelle zone attorno alla ex centrale l’aumento dell’incidenza di particolari patologie, e si imputa la causa alle radiazioni. Poi però si osserva che lo stesso aumento, con incidenza simile, è riscontrabile anche in popolazioni dell’ex Unione Sovietica molto lontane da Cernobil, e non influenzate dal disastro. Pertanto è probabile che la causa dell’aumento dell’incidenza di quelle particolari patologie non sia dovuta alle radiazioni ma a qualcos’altro, come ad esempio, alcuni ipotizzano, il drastico peggioramento delle condizioni di vita nella Russia rurale dopo il crollo del regime comunista.

Il campione di controllo è fondamentale. Riallacciandosi all’esempio sopra citato, è fondamentale, quando si ricercano particolari effetti di una causa, in questo caso patologie imputabili alle radiazioni, controllare se, in campioni in cui le cause (le radiazioni) non esistono, si osservano gli stessi effetti. Se si vuole testare l’efficacia di un farmaco, non basta determinare la percentuale dei malati che il farmaco fa guarire, ma occorre controllare se la guarigione avviene con simile entità anche nel caso in cui si somministri un placebo, cioè qualcosa che viene spacciato per farmaco e farmaco invece non è.

Una misura “inspiegabile” non certifica una teoria strampalata. Se si misura qualcosa di anomalo e apparentemente inspiegabile con le attuali conoscenze, questo in nessuno modo rende vere le eventuali teorie alternative, specialmente se queste ultime sono strampalate e si appigliano a fenomeni mai riscontrati se non addirittura sconosciuti. Il fatto che si sia misurata una velocità dei neutrini significativamente (secondo la precisione stimata dagli sperimentatori) maggiore di quella della luce, non significa affatto che i neutrini viaggino realmente più veloci della luce. E’ molto più probabile che sia sbagliata la misura (come infatti è avvenuto), e prima di prendere in considerazione le eventuali ipotesi alternative è importante assicurarsi che  la misura sia stata effettuata in modo corretto e sia realmente  incompatibile con quello che già si conosce.

In generale la spiegazione più ovvia è anche quella più probabile. Non sempre, naturalmente, ma se un fenomeno è spiegabile con ciò che si conosce già, non è conveniente inventarsi nuove leggi fisiche per spiegarlo. E anche se la spiegazione conosciuta sembra poco compatibile con quello che si osserva, non è affatto detto che allora sia vera l’ipotesi alternativa (vedi il punto precedente). Se ci può sembrare apparentemente poco credibile che gli uomini abbiano costruito le piramidi con la tecnologia dell’epoca, pensare che lo abbiano fatto gli extraterrestri è infinitamente meno credibile! E se ci può apparire difficile in certi casi spiegare una scia bianca nel cielo come una normale scia di condensa, ritenere che allora debba esistere un complotto mondiale che irrori quotidianamente l’atmosfera di sostanze tossiche per vendere più medicine e contemporaneamente modificare il clima e causare terremoti è infinitamente meno plausibile.

Il risultato di una singola misura non autorizza a trarre conclusioni. La convinzione errata che molti hanno è che se si è misurata una certa cosa, allora quella cosa è vera. Falso! Un esempio molto terra terra? Il test di gravidanza. Una donna che sta cercando di avere un figlio fa il test di gravidanza e risulta positiva, quindi è incinta. Invece non è detto, perché esistono i falsi positivi. Il test può dare risultato positivo anche se non esiste gravidanza. Fa parte, come si diceva prima, delle incertezze intrinseche di qualunque misura scientifica, e è una cosa che a molti risulta difficile da comprendere. Non vuol dire che il test funzioni male, ma che possono esistere particolari condizioni, non sempre prevedibili a priori, in cui il test non dà il risultato corretto. Soltanto ripetendo la misura più volte e con metodi diversi si può avere la ragionevole certezza del risultato. Per inciso questo dubbio mi assale ogni volta che vado negli USA, dove le procedure anti terrorismo implicano un controllo della valigia per evidenziare possibili presenze di polvere esplosiva. Gli operatori prendono una specie di tampone, lo passano qua e là sulla valigia, e poi lo mettono in una macchina che dice SI oppure NO. Mi chiedo se sono consci dell’esistenza dei falsi positivi, o se prima spediscono comunque a Guantanamo e poi, con calma, si informano. In ogni caso non ci tengo a scoprirlo.

Non osservare un certo fenomeno non vuol dire che quel fenomeno non esista. Il fenomeno potrebbe essere molto raro, o difficilmente evidenziabile nell’ambito della tecnica scelta per rilevarlo. Ad esempio finora non si è mai riusciti ad evidenziare in modo certo gli eventuali rischi per la salute dei telefoni cellulari. Gli studi sono controversi e non c’è una chiara indicazione. Questo non vuol dire che i telefoni cellulari siano certamente sicuri per la salute, ma semplicemente che gli studi finora effettuati non avevano sufficiente sensibilità per evidenziare un eventuale effetto nocivo.  Studi più precisi potrebbero rilevarlo. Tuttavia è anche vera la conclusione opposta, e cioè che, qualora ci fosse un effetto nocivo per la salute, esso non può essere grande a piacere, ma deve comunque essere sufficientemente piccolo per non essere stato evidenziato dagli studi finora fatti. I risultati di una ricerca di un certo fenomeno, quindi, non dicono, contrariamente a ciò che molti pensano, se il fenomeno esiste, “si o no”, ma pongono dei limiti su quanto al massimo può essere grande quel fenomeno.

Il fatto che avvenga un certo fenomeno non significa che quel fenomeno sia determinante. Quando studiamo un problema, che sia il comportamento di un materiale, di un ecosistema o di un insieme di particelle elementari, ci troviamo necessariamente di fronte a una concomitanza di effetti che, in modo più o meno predominante, caratterizzano il comportamento di quel sistema. E’ quindi necessario individuare ciò che è importante da ciò che lo è meno, o è addirittura del tutto irrilevante per quello che vogliamo studiare. Ad esempio bloccare il traffico delle auto Euro3 a targhe alterne il giovedì sicuramente riduce le emissioni di polveri sottili, in quanto riducendo il numero di veicoli circolanti la quantità di polveri sicuramente un po' diminuirà. Ma se la diminuzione non è misurabile con gli strumenti a disposizione (come normalmente accade), vuol dire che la causa della presenza di polveri sottili nell’aria delle nostre città non è imputabile alle auto Euro3, o comunque che quel provvedimento è assolutamente inefficace nell’affrontare il problema. Non è quindi importante la presenza di un effetto, ma quanto grande è quell' effetto rispetto a tutti gli altri, per capire se esso è rilevante o meno per i nostri scopi. E quindi, per fare un altro esempio, non è sufficiente dire che una certa tecnologia è capace di produrre energia per ritenerla utile a produrre energia per scopi pratici: è importante quantificare l’energia che essa può produrre e confrontarla con quella di cui si ha effettivamente bisogno.

La significatività di un risultato conta. L’affidabilità di un risultato scientifico dipende dalla precisione della misura, e da quanto l’effetto osservato si discosta dal normale fondo, cioè da quell’insieme di fenomeni che simulano l’effetto cercato senza averne niente a che fare. Espressa come P, la significatività statistica è la probabilità che un evento avvenga per caso. Ad esempio P=0.01 significa che se si fa lo stesso esperimento un numero molto grande di volte, al massimo nell’1% dei casi si ottiene quel risultato. Ad esempio, supponiamo di voler testare un nuovo farmaco che faccia scomparire l’eruzione cutanea della varicella (i medici mi scuseranno di eventuali imprecisioni di terminologia, non essendo io un medico). Supponiamo che, somministrato al paziente alla comparsa dell’eruzione, essa scompaia dopo 5 giorni. Ci si chiede: il farmaco è efficace? Bisogna confrontare quello che succederebbe in media dopo 5 giorni ai pazienti malati di varicella senza che ad essi venga somministrato alcun farmaco, ovvero determinare P, cioè la frazione di pazienti a cui scompare spontaneamente l’eruzione cutanea al massimo dopo 5 giorni senza l’uso di farmaci. Se questo numero è l’1 per mille possiamo pensare che il farmaco abbia effetto, perché vuol dire che mediamente l’eruzione cutanea scompare spontaneamente ben dopo i 5 giorni. Ma se questo numero è il 30% è probabile che il farmaco sia acqua fresca. In realtà il test definitivo sull’efficacia del farmaco implica che si faccia la prova su più pazienti, per verificare quanto spesso si guarisce in almeno 3 giorni, in 4, in 5 etc. e confrontare i risultati con la situazione in cui non si è utilizzato alcun farmaco. Quindi il lavoro da fare è molto complesso, e la risposta non necessariamente univoca e definitiva. Tuttavia quello che invece spesso la gente si aspetta dalla scienza è una risposta secca: il farmaco serve oppure non serve, il terremoto ci sarà oppure no, etc.. Spiegare questi distinguo, che sono intrinseci del metodo scientifico, può apparire come un’incapacità della scienza nell’affrontare e risolvere i problemi concreti, mentre si tratta in realtà di onestà nel presentare i risultati. Al contrario, invece, i ciarlatani non hanno mai dubbi, e dispensano certezze a piene mani.

I controlli sono essenziali. Qualunque scoperta scientifica, specialmente se sensazionale, specialmente se sovverte le nostre conoscenze e convinzioni o se promette effetti mirabolanti e inattesi, deve poter essere controllata e replicata da altri scienziati nel mondo in modo indipendente. Un singolo risultato scientifico non replicato e non replicabile non è scienza, e non diventa parte delle conoscenze scientifiche. Non basta dire “a me e successo” per trasformare una osservazione in scienza, e non basta dire che un esperimento ha evidenziato un certo effetto per dire che effettivamente le cose stanno così. L’esperimento potrebbe essere affetto da errori, e non aver stimato correttamente alcuni fattori rilevanti ai fini della misura. Soltanto più misure indipendenti e effettuate possibilmente con tecniche diverse possono confermare (o smentire) l’esistenza del fenomeno. Inoltre lo stesso sperimentatore può essere influenzato dai suoi stessi pregiudizi, e, prendendo come esempio il campo medico, valutare un farmaco più o meno efficace indipendentemente dai dati oggettivi. Per questo si usa il metodo doppio cieco, nel quale nè lo sperimentatore nè il paziente conoscono se è stato somministrato un farmaco o un placebo. Queste tecniche, apparentemente pedanti, sono indispensabili per ottenere risultati scientificamente credibili.

L'importanza della peer-review. I risultati di esperimenti o di studi teorici in campo scientifico vengono sempre pubblicati su riviste dedicate, soggette a peer review, ovvero, letteralmente il controllo fra pari. Essa consiste nel sottoporre qualunque lavoro scientifico al vaglio di esperti del settore a cui il lavoro fa riferimento, scelti dai curatori della rivista facendo sì che gli autori del lavoro non conoscano la loro identità. I curatori della review in genere chiedono agli autori delucidazioni e eventuali ulteriori controlli prima di avvallare la pubblicazione. Questo processo ha lo scopo di garantire la qualità della pubblicazione dal punto di vista scientifico, e tutti gli scienziati seri al mondo ambiscono a pubblicare i loro lavori su riviste soggette a peer review. E questo è tanto piu' vero quanto più il lavoro è importante o addirittura innovativo o rivoluzionario. Per questo bisogna guardare con estremo sospetto tutti quelli che sbandierano ai quattro venti di aver effettuato un'importante scoperta scientifica, magari capace di curare malattie mortali, e tuttavia rifuggono di confrontarsi con il resto della comunità scientifica dicendosi non interessati a pubblicare i loro risultati su riviste soggette a peer review. La principale ambizione di uno scienziato che avesse scoperto la cura della SLA, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, sarebbe quella di presentare i suoi risultati ad un congresso scientifico e vederli pubblicati su una prestigiosa rivista medica, in modo da informare tutti i suoi colleghi del lavoro da lui svolto, così che esso possa essere vagliato e confermato da studi indipendenti, e non, come invece a volte accade, accedere alla ribalta tramite un programma di intrattenimento televisivo. 

Generalizzare o estrapolare è spesso rischioso. Quello che è valido in certe condizioni può non esserlo in altre. L’alimentazione ideale per una persona sana può essere completamente sbagliata per chi è affetto da particolari patologie. Inoltre estrapolare quello che si ritiene valido in condizioni note può portare a conclusioni radicalmente sbagliate quando queste situazioni cambiano. Un ecosistema può sopportare una caccia regolamentata e moderata per brevi periodi, ma potrebbe soccombere se questo dovesse perdurare per molti anni. Constatare che il peperoncino contiene una molecola con proprietà anticancerogene non significa affatto che ingozzarsi di peperoncino prevenga nè tantomeno curi il cancro. A ancora, il fatto che le cellule cancerogene proliferino più facilmente in ambiente acido non significa affatto che tracannare bicarbonato (che è basico), o peggio iniettarselo in vena, curi il cancro. Anzi, casi recenti hanno mostrato che questa pratica può essere mortale per il paziente.


La percezione dell’importanza di un fenomeno non rispecchia la sua vera entità. Questo accade in particolare con i rischi. Spesso sovrastimiamo pericoli piccoli e remoti ma sottostimiamo rischi ben più grandi o più concreti. Sebbene la probabilità di restare uccisi in un incidente d’auto sia immensamente maggiore di quella di risultare seriamente invalidati da una vaccinazione, molti genitori sono estremamente sospettosi o addirittura, in certi casi, decisamente contrari alle vaccinazioni, ma non si paralizzano dal terrore ogni volta che devono salire in auto con i loro figli. E ancora, i pungiglioni delle api uccidono migliaia di esseri umani ogni anno al mondo, mentre le mucca pazza ne ha uccisi una sessantina in 30 anni, eppure ad un certo punto mezza Europa ha smesso di mangiare carne pur continuando senza timore a fare scampagnate all’aperto.

Non esiste il principio di autorità. Capita a volte di leggere che il fisico X, il famoso genetista Y, il professor Z sostengano che... e segue un'affermazione di quelle che scuotono le fondamenta della conoscenza. Il parere del singolo nella scienza non conta, se non è supportato dalla verifica sperimentale di gruppi di ricerche indipendenti. Un premio Nobel può sostenere con convinzione che l’aids non esista o che l’acqua abbia una sua memoria, ma non sarà la sua onorificenza a rendere valida la sua affermazione se nessun altro riesce a verificarla, o se numerosi esperimenti la smentiscono.

Le grandi scoperte scientifiche richiedono anni di lavoro. La scienza oggi richiede estrema specializzazione e lavoro di equipe. Sono finiti da decenni i tempi in cui lo scienziato lavorava praticamente da solo o con pochi collaboratori, e perveniva in poco tempo a scoperte eclatanti. Oggi i progressi scientifici sono lenti, richiedono tempo e mezzi, necessitano di tecnologie innovative e procedono attraverso il continuo lavoro di molti gruppi di ricerca che, in modo indipendente, aggiungono piccoli tasselli utili alla conoscenza. Per questo è estremamente improbabile che un singolo scienziato, da solo, improvvisamente, arrivi a risolvere questioni scientifiche fondamentali come prevedere i terremoti, curare il cancro, produrre energia in modo pulito e illimitato. Quando leggiamo notizie simili, se non sono riportate in modo distorto dalla stampa (spesso è così) sono in genere delle bufale o sono dichiarazioni di ciarlatani da cui dovremmo istintivamente diffidare.

La specializzazione conta.  La scienza, come tante altre discipline umane, necessita, oggi più che mai, di specializzazione, che si acquisisce con anni di lavoro sul campo. Questo vuol dire che non ci si improvisa biochimici, nè astrofisici, nè esperti di genetica. Quindi è estremamente improbabile che un non esperto del settore sia in grado di contribuire a progressi importanti in un determinato campo a lui estraneo. Pertanto un fisico delle particelle, ancorchè di fama riconosciuta nel suo settore, è estremamente poco credibile quando prende posizione in tema di evoluzionismo o di cambiamenti climatici, ponendosi in contrasto con la quasi totalita' degli esperti di quel campo. E a maggior ragione è impossibile che un elettricista in pensione scopra, unico al mondo, come prevedere i terremoti, disconosciuto dall'intera comunità di geofisici, o un dottore in scienza della comunicazione apprenda come guarire malattie autodegenerative per la cui cura l'intera comunità scientifica brancola ancora nel buio.

Possono barare gli scienziati ma non la scienza. Esiste la convinzione, specialmente in campo medico o quando si parla di produzione di energia, che la scienza possa sottostare al potere/volere delle multinazionali o dei poteri forti, e insabbiare deliberatamente scoperte di immensa utilità per l’uomo in cambio di vantaggi economici o di altro tipo. Questo discorso non regge per almeno tre motivi. Innanzitutto perché il sogno di qualunque scienziato è di scoprire qualcosa di sensazionale, qualcosa che sovverta tutte le conoscenze, e che obblighi a riscrivere i libri di scienza, e di farlo sapere a tutti al più presto! Quindi è impensabile immaginare che uno scienziato decida deliberatamente di tacere quella che potrebbe essere una scoperta epocale, che tra l’altro gli renderebbe anche fama e in certi casi anche denaro, per soggiacere al volere di altri. Chi lavora nella scienza sa quanto impossibile questo sia. Il secondo motivo è che, per quanto detto prima, le grandi scoperte avvengono in equipe, e quindi sarebbe difficile immaginare che decine o centinaia di scienziati nel mondo decidessero di censurare e occultare di comune accordo una scoperta che rivoluzionerebbe la nostra conoscenza. E il terzo motivo è che, anche supponendo che i singoli scienziati, essendo esseri umani, possano decidere di barare o falsare i risultati delle loro ricerche per motivi personali di vario tipo (anche se, per esperienza diretta, tutti gli scienziati che conosco sono assolutamente onesti e scrupolosi in un modo che a volte potrebbe apparire perfino esagerato), questo certamente non accade alla scienza in toto, e un risultato falso, deliberatamente falso o falso per caso, prima o poi viene scoperto, proprio perché alla base del metodo scientifico c’è la necessità di dover replicare i risultati in modo indipendente. La possibile scoperta dei neutrini superluminali ha scatenato una chiamata alle armi dei fisici delle particelle per controllare questo risultato, e le misure di Fleischmann e Pons sulla fusione fredda nel 1989 hanno immediatamente messo al lavoro centinaia di scienziati al mondo per verificare se quelle misure erano corrette. Questa attitudine degli scienziati a voler controllare il lavoro degli altri, specialmente se si tratta di risultati di grande impatto, rende impensabile qualunque complotto globale della scienza nel falsificare i suoi risultati. Chi afferma questo non ha veramente idea di come essa funzioni.

Tutta la scienza serve. Non esiste scienza utile e scienza inutile. Oltre a produrre conoscenza e competenze, la scienza ha sempre un impatto importante sulla società. Anche se spesso risulta difficile prevedere le possibili applicazioni pratiche di un risultato scientifico, la storia ci insegna che prima o poi quel risultato, o i sottoprodotti ottenuti per raggiungere quel risultato, saranno importanti per qualcosa di determinante per la vita dell’uomo. Non solo, ma la realizzazione delle cosiddette innovazioni, di tutte quelle scoperte o invenzioni che hanno un forte impatto sulla nostra esistenza, necessitano sempre di una moltitudine di conoscenze scientifiche accumulate in anni e anni di studi a volte completamente scorrelati fra loro. La cura del cancro ha bisogno della chimica, della biologia, della genetica, della farmacologia, della fisica nucleare, delle nuove tecnologie elettroniche e informatiche e di tutto quello che, quasi sempre in modo tortuoso e imprevisto, si è appreso nel tempo nelle varie discipline del sapere. Pensare di poter scegliere a priori la ricerca che serve e quella che non serve è una grossa sciocchezza. Non lo dico io, ma la storia.

martedì 22 aprile 2014

La consapevolezza di vivere su un baratro

La natura certe volte sa essere veramente perversa

 

Come vi sentireste nei panni del tipo della foto, se vi portassero bendati e inconsapevoli sulla punta della roccia, vi facessero sedere comodi, e poi vi dicessero di togliervi la benda? Sareste presi dal panico scoprendo che quella che credetevate una comoda posizione è in realtà il bordo di un precipizio che non vi lascerebbe scampo? La recente scoperta della particella di Higgs al Cern di Ginevra, assieme a recenti nuove misure molto precise nel campo della fisica delle particelle elementari, sembra indicare che la nostra situazione nell'universo non sia molto diversa da quella del signore della figura: ci sembra di stare comodamente seduti, ma tutto attorno a noi c'è il baratro. Se riuscirete a leggere fino in fondo, senza arrendervi di fronte a un paio di grafici semplici semplici, scoprirete qualcosa di veramente inaspettato (subdola tecnica comunicativa per convincere il lettore a non cambiare canale!).  


Il bosone d Higgs, scoperto nel luglio del 2012, era il tassello mancante di una teoria, detta Modello Standard, che è in grado di descrivere con grande precisione l'insieme dei fenomeni al momento conosciuti nel campo della fisica delle particelle elementari. La teoria è in realtà in grado di fare previsioni molto accurate sulle caratteristiche di questi fenomeni, e è supportata da innumerevoli evidenze sperimentali. Insomma, si chiama teoria ma è molto di più di una semplice teoria: allo stato attuale delle conoscenze il Modello Standard è lo strumento che i fisici hanno per comprendere il mondo subnucleare.

Secondo il Modello Standard gli effetti del Bosone di Higgs, ovvero quello che i fisici chiamano il Campo di Higgs, riempiono tutto l'universo, e fanno sì che tutte le particelle, attraversando questa specie di presenza nello spazio, ci appaiano avere una massa. Massa che è tanto diversa quanto le varie particelle interagiscono con il campo di Higgs. Ad esempio un elettrone, che è leggero, sarà quasi indifferente alla presenza del campo di Higgs attorno ad esso, mentre il quark di tipo top, che è la particella più pesante finora conosciuta, farà molta fatica a muoversi al suo interno. Il risultato di questa sua fatica è appunto la sua massa molto elevata. In questo momento anche chi sta leggendo questo appassionante scritto si trova immerso, più o meno inconsapevolmente, nel campo di Higgs, al quale deve la sua esistenza in quanto fatto di materia.
Quello che noi comunemente chiamiamo il vuoto, ovvero la configuriazione di energia più bassa possibile, è per i fisici il minimo stato di energia del campo di Higgs, una situazione venutasi a creare nei primi istanti di vita dell'universo e da allora rimasta tale ovunque nello spazio. I fisici delle particelle descrivono il vuoto come la pallina nel disegno: il vuoto è la situazione di minore energia, ovvero il valore del campo di Higgs H per il quale la pallina se ne sta bella comoda e stabile nel fondo dell'avvallamento, circondata da invalicabili pareti. Tutto quello che c'è attorno è di energia maggiore, ovvero tutto quello che non e vuoto ha un'energia maggiore del vuoto. Ovvio no?

Il punto interessante è che la misura della massa del Bosone di Higgs da poco scoperto (circa 125 GeV, ovvero più o meno 130 volte la massa del protone), assieme a misure molto precise di altre quantità che interessano i fisici delle particelle, ha permesso di calcolare la forma e la ripidezza di quelle pareti inviolabili che circondano la pallina, e che le garantiscono di restare sul fondo, ovvero che garantiscono al vuoto di essere stabile e restare per l'eternità lo stato di minore energia. E la sorpresa è che quelle pareti sono tutt'altro che inviolabili, ma anzi, esse assomigliano piuttosto a una collinetta smussata, dalla quale la pallina potrebbe facilmente fuoriuscire, come disegnato nella figura successiva.

Ora, uno potrebbe chiedersi come faccia una pallina, da sola, senza che nessuno la disturbi, senza che nessuno le dia l'energia sufficiente, a scavalcare la collienetta di destra e precipitare di sotto. In effetti una pallina come la immaginiamo normalmente non potrebbe mai farlo da sola. Se la sera la mettiamo nel fondo di un vaso, lì rimane, e non ci aspettiamo, la mattina dopo, di trovarla di fuori in giro per casa.

Però la nostra pallina è un oggetto che obbedisce alle leggi della meccanica quantistica, e in meccanica quantistica possono avvenire cose molto strane. Potrà sembrare strano, ma un concetto così apparentemente stupido e banale come il vuoto, ovvero una situazione in cui non c'è niente, in fisica è in realtà qualcosa di estremamente complicatato, e comprensibile solo con il linguaggio della fisica dell'estremamente piccolo. Il prezzo da pagare e' che per descrivere il vuoto bisogna convivere con le stranezze della fisica quantistica.

E quindi può accadere ad esempio un fenomeno che si chiama effetto tunnel, che prevede che una pallina quantistica (il nostro vuoto, in questo caso) possa acquisire da sola abbastanza energia da scavalcare la collinetta e ritrovarsi dall'altra parte.  Come se un carcerato potesse all'improvviso acquisire da solo sufficiente energia da ritrovarsi al di là del muro che lo separa dalla libertà. Per un carcerato questo rimane solo un sogno, perchè egli è un oggetto macroscopico, ma nel mondo dell'estremamente piccolo questi fenomeni sono normali. E infatti l'effetto tunnel è alla base del funzionamento di svariati dispositivi elettronici. Niente di esoterico, quindi, nè tantomeno di ipotetico.

E quindi cosa significa tutto ciò? Beh, dobbiamo ricordarci che la nostra pallina rappresenta la configurazione che noi chiamiamo il vuoto, ovvero lo stato di minima energia possibile. Ci aspetteremmo che il vuoto fosse una situazione stabile, perennemente stabile. Ci aspetteremmo che il vuoto non possa dare all'improvviso da matto e trasformarsi in energia, e mettersi a produrre particelle a gogò! Certo, il fatto che l'universo esista come tale da più di 13 miliard di anni certamente ci rassicura: il vuoto è certamente sufficientemente stabile da farci dormire sonni tranquilli. Però solo apparentemente, perchè le recenti scoperte mostrano che quello che noi consideriamo come la configurazione di energia minore possibile (cosa c'e' di meno energetico del vuoto?) in realtà non lo è affatto, e anzi, giusto poco poco al di fuori di quella che riteniamo essere la situazione di massima stabilità c'è un enorme baratro dove, casomai la nostra pallina dovesse precipiarci, sarebbero dolori, perchè il nostro universo si trasformerebbe all'istante in un'immenso lampo di energia. E quindi, proprio per colpa dell'effetto tunnel, il nostro vuoto, che ci ha degnato della sua tranquilla presenza per 13 miliardi di anni, potrebbe giocarci questo improvviso scherzetto, e farci sparire tutti, la terra, le galassie, e perfino questo blog appena nato, in un solo attimo. Se questo non avviene è semplicemente perche' la natura ha scelto di rendere questo fenomeno possibile ma molto improbabile.

La natura, infatti, è stata così perversamente gentile da far sì che questa transizione, dal vuoto in cui l'universo si trova adesso, a quello vero che si trova giusto fuori della porta e che ci annienterebbe in un lampo, sebbene possibile grazie all'effetto tunnel, sia tuttavia sufficientemente improbabile da avere dato tempo all'universo di evolversi, da avere permesso la formazione delle galassie, delle stelle, e persino di una stirpe di esseri viventi molto propensa a fare ogni genere di cazzate sul loro pianeta. Il vuoto del nostro universo, dicono i fisici, si trova in una situazione metastabile, come si capisce (spero) nella figura qua a fianco, che adesso vado a spiegarvi.

Il grafico mostra la regione di stabilità del vuoto (in verde, corrispondente a muri invalicabili attorno alla nostra pallina), di instabilità (in rosa, dove non esiste alcun luogo dove la pallina riuscirebbe ad arrestarsi e garantire un vuoto stabile per permettere l'esistenza dell'universo come lo conosciamo), e di meta-instabilità, ovvero una situazione in cui il vuoto è apparentemente stabile, ma che nasconde il rischio di passare di colpo dall'altra parte e precipitare nel baratro, distruggendo l'universo all'istante in una immane produzione di energia. Tutto questo per colpa del famigerato effetto tunnel. Il nostro universo vive da più di 13 miliardi di anni in questa condizione di precariato. Il punto nella figura rappresenta infatti la situazione del nostro universo. Notate che la posizione del punto dipende dal valore della masa del quark top (riportato sull'asse y), e del bosone di Higgs (sull'asse x). La figura a destra è l'ingrandimento della figura a sinistra, attorno al punto in cui si colloca il nostro universo. La natura è stata così perversa da piazzarsi come il tipo della figura iniziale, giusto sul bordo del precipizio. Cosa le sarebbe costato mettersi comoda al centro della zona verde ? Bastava un quark top appena appena più leggero, o un Higgs di poco più pesante, e si evitava tutto questo guazzabuglio! E invece no, la natura e' andata a scegliere quella sottile strisciolina di metastabilità che garantisce all'universo di vivere abbastanza a lungo, ma sempre a rischio tracollo.
La natura si è sistemata come quei gatti che si acciambellano comodi sulla sottile striscia del davanzale,  del tutto incuranti che di fianco hanno 10 piani di strapiombo.  E a questo punto, però, dobbiamo pure ringraziarla, la natura, perchè se decideva di fare il quark top appena appena più pesante, o l'Higgs un pelo più leggero, non saremmo mai stati nell'universo a gozzovigliare. Anzi, non solo, l'universo stesso sarebbe stato un posto tutt'altro che ospitale. Perchè tutto questo? Perche questo giocare sul filo dei numeri da parte delle leggi della natura? Non lo sappiamo. Non sappiamo se sia un semplice caso, o se esista un meccanismo a noi sconosciuto che obblighi la natura a scegliere di collocarsi in bilico fra la tranquillità e la catastrofe. A noi umani non resta che prenderne atto, sperando che l'effetto tunnel decida di aspettare a mostrare i suoi effetti. Consapevoli però che stavolta, comunque andra' a finire, non potevamo proprio farci niente.




venerdì 18 aprile 2014

FATE GIRAREEEEE !!!!1!1! ….SVEGLIAAAA !!!1!...

Una nuova figura che recentemente sta destando grande interesse fra gli psichiatri di tutto il mondo e' il complottista. Avete presente quelli che credono nelle scie chimiche, nei microchip installati sottopelle a nostra insaputa, nelle nanomacchine che ci fanno respirare per poterci controllare, nel cancro che si potrebbe curare bevendo semplicemente una limonata ma loro preferiscono farci morire per vendere piu' medicine, nella luna che non ci siamo mai andati, nell'11 settembre che tutti i filmati degli aerei che si schiantano sulle torri sono finti? Insomma, la gente che crede a queste cose, spesso tutte assieme, appartiene alla categoria dei complottisti.

Il complottista medio ha mille peculiarita’ che lo caratterizzano: teme qualunque cosa, vede correlazioni e macchinazioni dietro qualunque fatto casuale, si sente vittima del resto del mondo, scorge in chiunque un pericolo per se stesso, e come unica arma di difesa da questa sopraffazione a tutto campo ha il web, dove grida la sua rabbia e denuncia le nefandezze dei futuri padroni del mondo, che comprendono sia il capo della CIA che il panettiere giu’ all’angolo.

Oggi non voglio interessarmi di cio’ che egli normalmente dice, ma di come lo dice. Perche’ il linguaggio del complottista in rete e’ veramente un universo a se’. Vediamone le caratteristiche salienti.